
Eh sì, quelli di Berlusconi non sono attacchi sferrati al quotidiano “La Repubblica”, ma alla Repubblica Italiana vera e propria.
“La Repubblica” è un organo di informazione palesemente schierato a sinistra. Che male c’è? Anche gli Stati Uniti d’America, che quanto a modo di informazione possono fare scuola a chiunque, hanno testate sfacciatamente democratiche e altre sfacciatamente repubblicane.
Anche in Italia c’è “Il Giornale”, c’è “Libero”, c’è il Tg4, così come deve esserci “la Repubblica”, “L’Unità”, il Tg3, ecc.ecc.
E’ la democrazia, bellezza!
Il berlusconismo, però, tra i tanti guai creati ha generato anche questa psicosi dell’offesa subita: non appena si prova a scrivere qualcosa in più, l’uomo o la donna della strada ti chiedono “ma sei sicuro di poter scrivere certe cose”.
Un virus assai contagioso.
Querelare un giornale perchè si è posto e ha posto delle domande è, nonostante la piena legittimità della decisione (chiunque può querelare chiunque, se si sente diffamato), qualcosa che definire pazzesco è davvero molto poco.
E i potenti di turno, anche su scala locale, magari lontani (almeno ufficialmente) da Berlusconi, si adeguano e querelano: lesa maestà.
Ne sappiamo qualcosa.
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agosto 30, 2009 alle 10:39 am
Resto trasecolato, nel corso della mia lunga carriera di giornalista mi è capitato di incorrere in querele di parte (un gran numero, sempre assolto): in un caso per iniziativa della (allora) potentissima Cassa di Risparmio. Sollevavo, come oggi fa Repubblica, questioni di interesse generale. Io esercitavo il mio diritto all’informazione ed alla critica; la Banca ricorreva a strumenti previsti dall’Ordinamento. Dove stava – dove sta – lo scandalo? Nessuno di noi vecchi giornalisti si è mai sognato di mobilitare le folle, di invocare i sacri principi della libertà e della democrazia. Ci siamo difesi in Tribunale. Chiudo, caro Cordova, con una domada: quali sono i codici sui quali riposa la nuova informazione? un saluto cordiale.