Archive for aprile 2008

Soldi, money, dinero, argent, dinheiro, geld, xremata

aprile 30, 2008

Articolo modificato.

In ottemperanza a quanto comunicato dal Garante della privacy, ho valutato e quindi operato la rimozione dei nominativi, che, fino a pochi minuti fa, potevano essere consultati sul questo blog.

Riepilogo per chi si fosse perso questa giornata.

Questa mattina, girovagando sul web alla ricerca di notizie (ma anche di distrazione), mi sono imbattuto in questo link: http://www1.agenziaentrate.it/indirizzi/agenzia/uffici_locali/

Che cos’è?

Sono cosciente del multiforme ingegno che accomuna tutti i “miei” lettori, ma lo spiego ugualmente in poche parole: si tratta del sito internet in cui, con alcuni, oculati, click, si può venire a conoscenza delle dichiarazioni dei redditi di tutti i cittadini italiani, nonchè delle società, delle imprese, degli enti, relativi all’anno 2005.

Io, ovviamente, mi sono concentrato su alcuni reggini “illustri” e su alcune società ed enti territoriali, che, per alcune ore sono rimaste visibili su questo blog.

L’Agenzia delle Entrate intorno alle 13.40 ha detto quanto segue: http://www.strill.it/index.php?option=com_content&task=view&id=14653&Itemid=70

Poi il Garante della Privacy ha detto stop: http://www.strill.it/index.php?option=com_content&task=view&id=14677&Itemid=70

Niente più nomi online.

Siccome ho sempre rispettato le leggi e non ritengo che la bravura di un giornalista si misuri dal numero di querele e/o procedimenti legali a carico, decido quindi di rimuovere i nominativi.

Fermo restando che quegli elenchi non sarebbermo mai dovuti essere comunicati e che la Repubblica delle Banane è certamente uno Stato più equilibrato del nostro.

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Ecco come funziona la sanità in Calabria

aprile 28, 2008

Nulla è più cristallino delle conclusioni stilate dal Prefetto Silvana Riccio nella sua relazione sullo stato della sanità calabrese: “…la “metodologia” del disservizio risulta essere l’aspetto prevalente del sistema sanitario in Calabria, mostrando sempre le stesse caratteristiche di un sistema caratterizzato da debolezza strutturale in una micidiale combinazione tra governo regionale che non riesce a imporre scelte di rinnovamento, governo aziendale troppo spesso senza capacità di gestione, degrado e inadeguatezza strutturale dei presidi sanitari, disorganizzazione amministrativa e gestionale, comportamenti professionali non adeguati, che a volte può risultare fatale, e che pregiudica le esigenze assistenziali, impedisce un efficace governo della spesa e conduce a rilevanti disavanzi finanziari di cui spesso non si conosce l’effettivo ammontare”.

Nei 39 ospedali 36 sono risultati irregolari, nelle 63 strutture sanitarie (guardie mediche, laboratori di analisi, case di cura convenzionate, S.E.R.T., poliambulatori) 38 sono risultate irregolari, e le sei case di cura  accreditate ed  ispezionate sono risultate tutte irregolari.

Numeri sconcertanti dai quali non può che scaturire un giudizio affossante della sanità calabrese, fondato su mesi di ricerche, colloqui, audizioni e sopralluoghi. Si va dalla situazione finanziaria, a quella gestionale, relativa quindi anche all’efficienza delle cure prestate e dei servizi forniti, fino a giungere alla situazione igienica. E sotto tutti questi punti di vista la sanità calabrese esce a pezzi, nonostante l’impegno, più volte ribadito dal prefetto Riccio, dell’assessore Spaziante che però si è dovuto scontrare, al momento del suo insediamento, oltre che con un crescente stato di isolamento, con “una certa difficoltà a ricostruire la reale situazione finanziaria delle Aziende, data la mancanza di alcuni bilanci e la presenza, in altri, di dati non del tutto attendibili…Il Governo ha, inoltre, sospeso l’erogazione di una parte delle somme destinate al finanziamento del servizio sanitario, relativamente alle annualità 2001 e 2005, per inadempimenti nella corretta gestione del sistema sanitario e per mancato rispetto dei limiti di spesa”. Eloquente, in questo senso, la situazione riscontrata presso l’Azienda di Reggio Calabria, dove il Collegio sindacale, chiamato a esaminare i bilanci consuntivi 2001-2006 riferiti all’ASL n. 11 di Reggio Calabria, ha rilevato l’inconsistenza e l’inadeguatezza del bilancio di previsione 2006 considerato che lo stesso, a consuntivo, è totalmente disattesoDovrebbe essere inaccettabile per un amministratore non riuscire a conoscere con esattezza e quando necessario, l’esatto ammontare dei decreti ingiuntivi notificati in azienda.” In quell’occasione il Collegio sindacale segnalò l’incremento iperbolico della spesa farmaceutica, passata da € 73.061.000 (anno 2005) ad € 84.227.809 (anno 2006), mentre alla voce “altra assistenza” (che riguarda l’assistenza fornita dalle casa di cura private) si registrò un aumento da € 11.845.000 (2005)  ad € 14.213.000 (2006). Tutto a causa di controlli superficiali e inefficaci da parte del Dipartimento Sanità della Regione sulle modalità con cui le risorse economiche vengono utilizzate, ma anche per l’inadeguatezza degli stessi manager o commissari straordinari che, nella maggior parte dei casi, mancano dei requisiti previsti dalla legge per ricoprire i propri ruoli: riferimenti particolari alla mancanza dell’esperienza dirigenziale, alla mancata protrazione della stessa per cinque anni, alla mancanza del certificato di frequenza del Corso di formazione richiesto, anche a distanza di più di diciotto mesi dalla nomina. E così la Calabria  risulta, in base ai dati forniti dall’Agenzia Regionale di Sanità (ASSR) essere l’ultima delle Regioni d’Italia per ricavi aziendali derivanti dall’Attività Libero Professionale Intramoenia (la spesa pro capite in Calabria è la più bassa a livello nazionale e si attesta sui €2,93 rispetto ad una media nazionale di €16,97. Per cogliere il distacco rispetto al contesto nazionale basti osservare come la seconda peggiore performance sia riscontrabile in Campania che però con i suoi €5,89 di spesa pro capite ottiene un risultato superiore alla Calabria del 100%). Impossibile, inoltre, portare avanti alcun tipo di progetto aziendale dato che i Dg restano in carica circa 1 anno e 7 mesi contro una media nazionale di 3 anni e 7 mesi: Ciò – scrive il Prefetto Riccio – contribuisce a consolidare un sistema in cui la dirigenza apicale della sanità sembra dover possedere come requisito fondamentale “la vicinanza” alla politica”.

Si spende troppo e si spende male: è bene infatti sottolineare come la Calabria abbia investito in sanità una quota di PIL molto maggiore rispetto alle altre regioni, (8,77% PIL Calabria – 4.66%PIL Lombardia), non riuscendo a ottenere, purtuttavia, risultati accettabili; senza tralasciare, inoltre, che numerose aziende sono in costante disavanzo economico spesso provocato da una esorbitante spesa della sanità privata che in Calabria – va sottolineato – è tutta convenzionata.  La Calabria è, infine, tra le regioni che presenta costi particolarmente elevati per tale forma di assistenza, con un tasso superiore del 30% circa di posti letto accreditati rispetto alla media nazionale. In Calabria sono più alti della media, inoltre, i costi relativi alla medicina generale e per la spesa farmaceutica convenzionata, nonché il saldo della mobilità passiva

Ma non deve essere dimenticato come l’istituzione della Commissione prefettizia sulla sanità sia nata in seguito agli eventi luttuosi che hanno gettato la Calabria sulle prime pagine degli organi d’informazione nazionali. L’attività della Commissione presieduta da Achille Serra prima e da Silvana Riccio poi, si è basata, soprattutto, sulle visite effettuate all’interno dei nosocomi e delle cliniche private. In riferimento agli ospedali si è riscontrata una consistente mancanza strutturale, nonché un ricorrente sottoutilizzo di reparti ospedalieri o anche di intere strutture, dovuto alla mancanza di un’efficiente rete ospedaliera che crea dei veri e propri “ospedali fantasma”, deserti e quasi del tutto inutilizzati: “E’ stato anche riscontrato – scrive il Prefetto Riccio – come molti ospedali calabresi costituiscano il risultato di una sorta di irrazionalità strutturale e organizzativa, nonchè di cedimento a logiche di campanile”. Imbarazzante, ancorchè espressivo di tale condizione è un caso che riguarda gli Ospedali Riuniti di Reggio Calabria dove è stato notato che le opere di ristrutturazione (la costruzione di una sala parto) sono state eseguite, oltre che senza il contributo dei clinici, anche senza tenere conto dei requisiti per l’accreditamento, cioè senza adeguarsi alla normativa vigente ed anche al di fuori di una logica di semplice funzionalità. Ma è l’utilizzo della punteggiatura e, in particolare di un punto esclamativo che tradisce l’assoluto stupore del Prefetto Riccio sulla situazione sanitaria calabrese: “Tra tutte le criticità rilevate non può non farsi specifico cenno alla allarmante circostanza riscontrata pressoché ovunque, della mancanza di un effettivo sistema integrato per la gestione di casi clinici in condizioni di emergenza, la cui soluzione è affidata all’affannosa ricerca telefonica di posti letto, senza una minima programmazione precedente!”.

Un sabato calabrese

aprile 26, 2008

Ricorderò per tanto, tanto, tempo questo sabato.

Gli incastri lavorativi mi hanno portato ad avere il “turno” di aggiornamento di strill.it nelle ore mattutine. Non dico che il sabato ci sia poco da fare, ma, di certo, solitamente, si tratta di una mattinata più “tranquilla” rispetto alle altre giornate della settimana.

Ma questo sabato calabrese, reggino, è stato diverso.

Due notizie, così diverse, così inquietanti, hanno scosso la mia giornata: a Gioia Tauro, Antonino Princi, imprenditore, viene fatto saltare in aria a bordo della propria mercedes; a Reggio Calabria, nella stanza normalmente utilizzata dal pm Nicola Gratteri viene rinvenuta una microspia.

La criminalità è tornata a usare le autobombe per uccidere: un metodo che, negli anni, dopo Musella, dopo Nino Imerti, dopo Gullace, avevo sperato di non rivedere più. Non si usa il tritolo tutti giorni, si usa solo quando non si può, non si deve, fallire. Proprio per questo sono preoccupato. Sono preoccupato anche se la deflagrazione è avvenuta non a Reggio, ma a Gioia Tauro. La vita, in Calabria, continua a valere troppo poco.

A Reggio, invece, e ciò mi inquieta parimenti, una microspia è stata rinvenuta nell’ufficio di Nicola Gratteri. Un magistrato antimafia, uno dei più preparati, quello delle indagini su Duisburg, su De Gregorio, su Dell’Utri. Uno dei pochi magistrati non chiacchierati, uno dei pochi di cui mi fido, a cui mi rivolgerei in caso di necessità. La cimice che lo spiava trasmetteva il segnale per una distanza massima di venti metri. Gratteri aveva una talpa, un traditore delle istituzioni, nella stanza accanto, ma non lo sapeva. Come Antonino Princi non sapeva che, in questo sabato di fine aprile, mettendo in moto l’auto, la sua vita sarebbe cambiata per sempre.

Liberatemi!

aprile 25, 2008

Sarebbe ben accetto qualcuno che spiegasse ai più il significato della Festa della Liberazione, che oggi si celebra in Italia. Lo farei io se non dovessi lavorare.

Oggi, Festa della Liberazione, dicevo, ma invece di ricordare e celebrare il vero significato della ricorrenza, la Sinistra Arcobaleno cosa fa? Scende in piazza contro il Governo Berlusconi.

Scendere in piazza per i propri ideali è estremamente legittimo, ancorchè nobile, anche in un giorno che, a mio avviso, dovrebbe essere dedicato alla memoria. Ma sono costretto a fare una sola, doverosa, precisazione: il Governo Berlusconi non solo non si è ancora insediato, non è stato ancora nemmeno formato!

Ma se la protesta della Sinista Arcobaleno sembra più che altro una scampagnata tra amici che la pensano tutti allo stesso modo, ancora più ipocrita è Beppe Grillo impegnato in quella discutibile e, dal mio punto di vista, incomprensibilmente partecipata manifestazione che risponde al nome di V-Day: una sagra del qualunquismo organizzata da un plurimiliardario che gioca a fare l’amico del popolo.

Problema di chi gli crede, non certo mio. Anche se, e in questo devo dare atto a Grillo, uno dei punti di questo secondo V-Day comprende l’abolizione dell’ordine dei giornalisti: un tema essenziale. Ve lo dice uno che le tenaglie di questa casta le ha sentite e le sente tuttora mordere sulle caviglie.

Un’Asp da rifondare

aprile 23, 2008

In un Paese civile, lo stato di commissariamento dovrebbe essere una condizione straordinaria, negativa, ma straordinaria. Ma a Reggio, si sa, le leggi del buon costume e talvolta anche quelle della fisica si rovesciano: l’Azienda Sanitaria Provinciale n. 5, infatti, è commissariata da oltre un anno ormai: dopo la gestione D’Alessio si sono succeduti, nell’ordine, Renato Caruso, Giustino Ranieri e, da ultimo, il generale Massimo Cetola, insediatosi lunedì scorso.

Un generale dell’Arma per rifondare completamente un’azienda che solo alcune settimane fa il Consiglio dei Ministri ha sciolto per mafia. Ho avuto modo di scambiare qualche battuta con il generale Cetola: mi è sembrato un uomo tutto d’un pezzo, un vero militare.

Ma per Cetola sarà un vero casino: dalla morte di Flavio Scutellà, tanto per fare un esempio, il 118, messo ai tempi sotto accusa, non è stato rimpolpato nè con un nuovo mezzo, nè con un nuovo impiegato. Ma, a proposito di impiegati: prima di avere il breve colloquio con la stampa, da me indegnamente rappresentata per conto di strill.it, il generale Cetola è stato placcato da alcuni impiegati dell’azienda. Riporto qui, integralmente la discussione, alla quale ho assistito:

Impiegati: “Generale, per quei documenti che aveva richiesto, li avrà regolarmente lunedì prossimo (sette giorni dopo, ndclaudio)”

Generale Cetola: “Lunedì?”

Impiegati: “Eh sì perchè mercoledì è San Giorgio, giovedì è ponte, venerdì è Festa della Liberazione e sabato è sabato…”

Generale Cetola (con tono sconsolato): “D’accordo”.

Insomma, l’invio del Generale Massimo Cetola a Reggio Calabria rappresenta per il Governo l’estremo tentativo di risollevare la situazione sanitaria reggina. Se anche Cetola dovesse fallire il passo successivo sarà, probabilmente, l’invio dell’esercito, anche se, per cambiare un certo tipo di mentalità forse non basterebbero nemmeno le bombe.

Potere operaio?

aprile 21, 2008

Anche se l’idea mi fa schifo credo che temporaneamente dovrò accettarla: sono d’accordo con il presidente della regione Calabria, Agazio Loiero. Ci si può vergognare dei propri pensieri? Un giorno o l’altro scriverò qualcosina a tal proposito, ma adesso voglio soffermarmi sulla affermazione, di qualche giorno fa, del Governatore calabrese: “C’è forte bisogno della sinistra estrema”, dice.

Sì, sono d’accordo. Credo che l’esclusione dal Parlamento della Sinistra Arcobaleno sia un vero dramma. E non mi riferisco all’ipotesi, paventata da qualche giornalista illustre (Santoro, ma anche altri) sulla possibilità che, con la sinistra fuori dalle aule che contano, si possa ricreare lo stesso clima degli anni ’70, gli anni di piombo. Non credo che quegli anni possano tornare e lo dico con la massima felicità, ovviamente: non ci sono le condizioni di quel tempo, la temperie sociale è nettamente diversa, ma, soprattutto, non esistono gli uomini del tempo: i vari Sofri, D’Elia, Piperno, che io considero dei criminali, ma che non posso di certo paragonare dal punto di vista culturale a un cialtrone come Caruso.

Esaurisco questa parte del discorso, ma mi soffermo sulla vera importanza del ragionamento che sto cercando di fare: il vero dramma è, a mio avviso, la scomparsa degli interlocutori più adatti oer rappresentare il mondo operaio, che continuerà ad avere una grandissima importanza dal punto di vista sociale, ma smetterà, probabilmente, di vedere valorizzate le proprie istanze dal punto di vista politico: il Pdl per dna non è di certo la parte politica che meglio sposa le cause operaie, mentre il Pd, pur appartenendo a una cultura di tipo comunista, è un partito un po’ troppo “civilizzato” per poter rappresentare appieno il mondo operaio, tradito da chi avrebbe potuto e dovuto (mi riferisco ai venti mesi di Governo Prodi) difendere con il coltello tra i denti i diritti di una classe lavorativa che, ancora oggi, manda avanti il Paese.

Cosa sto pensando?

aprile 20, 2008

 Concludo questa settimana con questa domanda. In attesa di trovare delle risposte vi dico che da domani, tanto per farvi arrabbiare un po’, si ritorna a parlare di cose serie.

Un’altra te

aprile 19, 2008

Un’altra te  dove la trovo io
un’altra che sorprenda me
un’altra te
un guaio simile chissà se c’è
un’altra te con gli stessi tuoi discorsi
quelle tue espressioni
che in un altro viso cogliere non so
quegli sguardi sempre attenti
ai miei spostamenti
quando dal tuo spazio me ne uscivo un po’
con la stessa fantasia, la capacità
di tenere i ritmi indiavolati
degli umori miei
un’altra come te ma nemmeno se la invento c’è
mi sembra chiaro che
sono ancora impantanato con te
ed è sempre più evidente…
e mi manca ogni sera
la tua gelosia
anche se poi era forse più la mia
e mi mancano i miei occhi
che sono rimasti lì
dove io li avevo appoggiati
quindi su di te
mi sembra chiaro
un’altra come te ma nemmeno se la invento c’è
mi sembra chiaro che
sono ancora impantanato con te
ed è sempre più
preoccupante…
evidentemente preoccupante
ma un’altra te
non credo….

Buon anniversario.

“Sai che mi è successo?”

aprile 18, 2008

 Capita, a Reggio Calabria, di addormentarsi avendo lasciato auto e ciclomotori in un posto e di ritrovarli, la mattina successiva, quando si dovrebbe andare al lavoro, a scuola, o chissà dove, nel medesimo posto.

Ma circondati da una rete collettiva.

Può capitare, anzi, è capitato stamattina, in Via Giudecca dove si stanno svolgendo i lavori del famigerato e discusso tapis roulant. Un’opera che, a mio avviso, se fatta bene, potrebbe risolvere alcuni problemi di viabilità nel centro storico. Un’opera che, sempre a mio avviso, non sarà mai terminata nei tempi annunciati.

Ma ho il brutto vizio di perdere il filo del discorso.

Credo che un po’ tutti abbiate visto il celebre film, interpretato da Michael Douglas, “UN GIORNO DI ORDINARIA FOLLIA”. Una pellicola che come poche altre è riuscita a entrare nel tipo di psicologia che gli eventi, banali ancorchè ripetitivi, con i quali abbiamo a che fare ogni giorno, riescono a mettere in moto.

E così, un mio caro e amico e collega di strill.it che abita proprio sul luogo incriminato, non ha potuto fare a meno di ritrovare, stamattina, il proprio ciclomotore circondato da reti, certamente necessarie per il prosieguo dei lavori, ma messe lì dagli operai senza uno straccio di avviso o di cartello informativo.

Gli è toccato divellere le recinzioni, mettere in moto il ciclomotore e presentarsi sul posto di lavoro con gli occhi iniettati di sangue come un novello Michael Douglas.

Piccolo particolare: la persona in questione è una delle persone più affabili e calme che io conosca. Eppure, mentre mi raccontava ciò che gli è accaduto è incazzato, è incazzato come una iena.

Ma io, che sono un amico che sa come comportarsi in queste situazioni, quando mi faceva notare come questo tipo di cose non possa accadere nemmeno in Africa, gli ho risposto: “Beh, però a Reggio c’è il FilmFest…”

Ho sbagliato?

Io e il mio amico Diego

aprile 16, 2008

 

Ho deciso di mostrarmi: ovviamente sono quello più alto, scuro di carnagione e con il pizzetto.