De traditione

Erano furbi gli antichi: avevano voglia di parlare di qualcosa? Nessun titolo altisonate, ma il semplice de+l’ablativo dell’oggetto di riflessione. Per esempio, se io volessi parlare della forza attrattiva che la figura femminile esercita nei confronti degli esseri umani di sesso maschile potrei tranquillamente citare il grande Cetto La Qualunque e il suo “De pilu”.

Ma io oggi vorrei parlare della tradizione, una riflessione non legata ad alcun evento in particolare: non posso definirmi un tradizionalista, ma rivendico l’importanza delle tradizioni, in ogni campo, che, a differenza di quanto teorizza qualcuno, se salvaguardate, non implicano la mancanza di progresso.

Di testimonianze ce ne sono parecchie: non mi sposterò fino ai tanto odiati Stati Uniti, ma rimarrò in Europa, andrò in Inghilterra, una nazione che nessuno potrebbe definire arretrata, nè ancorata a principi tradizionalisti che ne frenano il progresso.

Eppure l’Inghilterra è una monarchia in cui i titoli nobiliari contano parecchio, è una nazione in cui le corse di cavalli ad Ascott rivestono ancora un ruolo primario e in cui i giudici indossano tuttora la parrucca.

L’Inghilterra è una Nazione, l’Italia non so davvero cosa sia.

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2 Risposte to “De traditione”

  1. vittorio Says:

    tolkien diceva: “LE RADICI PROFONDE NON GELANO”;
    alcuni hanno estirpato queste radici soggiogandoci con la carota della libertà assoluta(in senso negativo). In parte la rivoluzione senza costrutto del ’68 ha contribuito; i potenti nei hanno approfittato. Un popolo con una tradizione è Nazione. oggi in Italia non c ‘ è più spazio (almeno apparentemente) per la nazione risorgimentale. e non è colpa della globalizzazione: la distruzione dell’idea di nazione avviene come una implosione sorda.
    Grillo ha affermato di aver sempre odiato l idea di patria, ma che oggi si sente patriota; usa la parola PATRIA con disprezzo. Io no, io mi commuovo ascoltando le storie dei nostri PATRES PATRIAE, provo onore e rispetto nel vedere la mia bandiera.
    E’ non è una questione di ideale. Gli inglesi che cantano l inno e guardano con ammirazione la croce della loro bandiera ne sono prova.

  2. vincenzo Says:

    certo che sei proprio un intellettuale vittorio, peccato che del 68 conosci molto poco visto le tue osservazioni. chissà se ti commuovi anche per la storia del tuo Paese compreso il 68 o se riservi la tua commozione solo per la bandiera o l’inno!

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