Campagna elettorale: le pagelle

Ci eravate cascati? Credevate davvero che fossi andato a Honolulu? No, sono ancora qui, sono ancora qui e non per soddisfare la curiosità di chi vorrebbe da me una dichiarazione di voto, ma sono qui pur sempre per parlare di politica. La campagna elettorale si è conclusa e, dato che non sono un qualunquista, non mi lascio andare a espressioni del tipo “finalmente!”: a me la campagna elettorale interessa e, vi dirò di più, mi diverte pure! Comunque sia sono qui per dare i miei personalissimi, e altrettanto contestabili, voti alla campagna elettorale che ciascuno dei candidati premier ha svolto in queste settimane. Non sarà un voto alla persona, nè al programma politico, nè, ancora, all’ideologia, nè, infine, una previsione o un auspicio. Sarà un voto che riguarderà le scelte strategiche che i leader hanno deciso di mettere in campo. L’ordine dei candidati è il più semplice, quello che meno si presta a strumentalizzazioni: l’ordine alfabetico.

Silvio Berlusconi (Pdl, Lega Nord e Mpa): la campagna elettorale gliel’ha sempre fatta la sinistra, ma stavolta non è così. Ha impiegato gran parte del tempo per parlare di Alitalia, di brogli, di voto utile e di comunisti. Da una vecchia volpe come lui mi sarei aspettato qualcosa in più.  Mi ha fatto sorridere la proposta di sottoporre i magistrati a perizia psichiatrica: un cattivo magistrato è scarso o, peggio ancora, disonesto. Ma non pazzo. Si è ripreso negli ultimi giorni, soprattutto a “Porta a Porta” e “Matrix” dove, finalmente, ha esplicato il suo programma. Proprio per questo il giudizio si alza leggermente. Voto 5,5: gallina vecchia.

Fausto Bertinotti (Sinistra Arcobaleno): è uno dei politici più intelligenti. Pochi riferimenti agli avversari, ma quando decide di attaccare si rivolge soprattutto a Veltroni, colui il quale potrebbe togliergli più voti. Non trascende mai nei toni e impiega il tempo a sua disposizione per fare proposte concrete. Voto 7: pragmatico.

Enrico Boselli (Psi): anche in questo caso il bersaglio preferito è Veltroni. Non gli è andato proprio giù il fatto di non essere stato ammesso nel Partito Democratico. Per quanto riguarda il resto fa quel che può con i pochi mezzi a disposizione e, quando si impegna, riesce a essere pungente e a centrare il fulcro della discussione. Voto 6,5: isolato.

Pierferdinando Casini (Unione del Centro): per lui questa campagna elettorale era la prova di maturità, non è più un ragazzino e non potendo usufruire più dell’accogliente ombra dell’ex Cdl doveva dimostrare di essere un leader a tutti gli effetti. Missione fallita dal punto di vista della propaganda dato che non fa altro che gettare fango su Berlusconi e sugli stessi alleati (Lega Nord) con cui fino a poche settimane fa non disdegnava baci appassionati. Candida come capolista Cuffaro e dice di prendersi le responsabilità del caso, staremo a vedere… Voto 5: orfano.

Flavia D’Angeli (Sinistra Critica): la sua antipatia è l’arma migliore che ha. Grida, interrompe e non manifesta timore nemmeno nei confronti dei rivali più navigati. Ne ha per tutti, a destra e a sinistra, quella sinistra che vede come una massa di traditori. Penalizzata dalla scarsa presenza in video. Voto 7: combattiva.

Stefano De Luca (Partito Liberale): fa quel che può nelle poche occasioni che la tv gli concede. Lo ricordo a Matrix e in qualche passaggio sui tg nazionali. Lotta con le unghie e non i denti per evitare di rimanere impantanato nelle sabbie mobili dell’indifferenza, ma non riesce a mettersi in luce. Voto 5,5: uomo ombra.

Bruno De Vita (Unione Democ. Consumatori): in difesa dei consumatori che però hanno già deciso di gettarsi tra le fauci del lupo. Dura la vita di De Vita che però, almeno, cerca di essere il più concreto possibile, sfruttando le poche chance di visibilità a sua disposizione. Voto 6,5: propositivo.

Marco Ferrando (Partito Comunista Lavoratori) : si vanta di non aver cestinato Falce e Martello e si propone come l’ultimo dei comunisti. Un highlander che dimostra grande preparazione culturale, buona dialettica e un carisma che disconoscevo. Unico neo: la sceneggiata che fa a “Porta a Porta” andando via per la presenza (che gli era stata comunicata) di Fiore di Forza Nuova. Voto 7: barone rosso.

Luigi Ferrante (Il Loto): finisce nel dimenticatoio ancor prima di entrare nelle case degli italiani attraverso il tubo catodico. Il peggiore dei “figli di un dio minore”, ma è impossibile esprimere un giudizio in forma numerica. Senza voto: desaparecido.

Giuliano Ferrara (Aborto? No Grazie): decide, a mio avviso, di scendere in campo con una lista che propugna idee nè giuste, nè sbagliate, ma, semplicemente anacronistiche. L’eloquenza e l’intelligenza però non gli fanno difetto e quando ha l’opportunità fa sempre un figurone. In alcune “zone rosse” d’Italia, in barba alla democrazia, gli viene impedito di parlare. Voto 7,5: tenace.

Roberto Fiore (Forza Nuova): cerca di scollare di dosso al suo partito il marchio di violento, ma nel contempo non rinnega le leggi razziali del periodo fascista. Dal punto di vista dialettico però non sfigura e tra gli esponenti dei “partitini” è uno di quelli che si vede di più. Voto 6: nostalgico.

Stefano Montanari (Per il Bene Comune): dice di non essere ancora “onorevole” e quindi di non aver ancora commesso danni, ma sogna, nel frattempo, di accedere al Parlamento. Forse più che al Bene Comune pensa al proprio. Voto 5: parolaio.

Renzo Rabellino (Grilli Parlanti): niente a che fare con Beppe Grillo, ma la parola d’ordine è la stessa: antipolitica. Tutti ladri, tutti balordi, tutti da mandare a casa. Pensiero troppo poco originale per lasciare il segno. Voto 5: qualunquista.

Daniela Santanchè (La Destra): non è di certo una contessa, ma delle donne di centrodestra insieme a Giorgia Meloni è probabilmente quella che ha più argomenti da mettere in campo (facile confronto visto che le altre si chiamano Brambilla, Prestigiacomo, Carfagna e Ravetto). E’ combattiva e sembra aver acquisito la furbizia propria di Storace. Voto 6,5: urlatrice.

Walter Veltroni (PD e Idv): la campagna elettorale migliore, a mio avviso, è la sua. Visita tutte e 110 le province d’Italia, parla poco di Berlusconi e si concentra sul programma. Riesce a crearsi un’aura (chissà quanto veritiera) di novità sfruttando l’effetto Obama. A volte è troppo buonista, ma si rivela più scaltro rispetto a tutti gli altri (ex) compari di centrosinistra. Voto 8: pacato e sereno.

Annunci

3 Risposte to “Campagna elettorale: le pagelle”

  1. vittorio Says:

    MI permettod i dissentire.
    penso che il migliore sia stato Casini(che ovviamente non ho votato).
    Veltroni troppo scialbo, poco polso, non è arrivato il cambio di passo tanto aspettato.
    inserirei fini. voto 2. sempre peggio.

  2. vincenzo Says:

    certo fini è troppo poco fascista ormai!voto: nn pervenuto,riciclato!

  3. Antonino Castorina Says:

    Simpaticcismo,ti facico i miei complimenti per il tuo post.
    A Casini darei però 7; Berlusconi un 6,5 e alla Santanchè 9 per la tenacia e la coerenza,per il resto concordo tutto.

    P.S. IO ovviamente ho votato per Marco Minniti quindi per il Partito Democratico

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: