Ecco come funziona la sanità in Calabria

Nulla è più cristallino delle conclusioni stilate dal Prefetto Silvana Riccio nella sua relazione sullo stato della sanità calabrese: “…la “metodologia” del disservizio risulta essere l’aspetto prevalente del sistema sanitario in Calabria, mostrando sempre le stesse caratteristiche di un sistema caratterizzato da debolezza strutturale in una micidiale combinazione tra governo regionale che non riesce a imporre scelte di rinnovamento, governo aziendale troppo spesso senza capacità di gestione, degrado e inadeguatezza strutturale dei presidi sanitari, disorganizzazione amministrativa e gestionale, comportamenti professionali non adeguati, che a volte può risultare fatale, e che pregiudica le esigenze assistenziali, impedisce un efficace governo della spesa e conduce a rilevanti disavanzi finanziari di cui spesso non si conosce l’effettivo ammontare”.

Nei 39 ospedali 36 sono risultati irregolari, nelle 63 strutture sanitarie (guardie mediche, laboratori di analisi, case di cura convenzionate, S.E.R.T., poliambulatori) 38 sono risultate irregolari, e le sei case di cura  accreditate ed  ispezionate sono risultate tutte irregolari.

Numeri sconcertanti dai quali non può che scaturire un giudizio affossante della sanità calabrese, fondato su mesi di ricerche, colloqui, audizioni e sopralluoghi. Si va dalla situazione finanziaria, a quella gestionale, relativa quindi anche all’efficienza delle cure prestate e dei servizi forniti, fino a giungere alla situazione igienica. E sotto tutti questi punti di vista la sanità calabrese esce a pezzi, nonostante l’impegno, più volte ribadito dal prefetto Riccio, dell’assessore Spaziante che però si è dovuto scontrare, al momento del suo insediamento, oltre che con un crescente stato di isolamento, con “una certa difficoltà a ricostruire la reale situazione finanziaria delle Aziende, data la mancanza di alcuni bilanci e la presenza, in altri, di dati non del tutto attendibili…Il Governo ha, inoltre, sospeso l’erogazione di una parte delle somme destinate al finanziamento del servizio sanitario, relativamente alle annualità 2001 e 2005, per inadempimenti nella corretta gestione del sistema sanitario e per mancato rispetto dei limiti di spesa”. Eloquente, in questo senso, la situazione riscontrata presso l’Azienda di Reggio Calabria, dove il Collegio sindacale, chiamato a esaminare i bilanci consuntivi 2001-2006 riferiti all’ASL n. 11 di Reggio Calabria, ha rilevato l’inconsistenza e l’inadeguatezza del bilancio di previsione 2006 considerato che lo stesso, a consuntivo, è totalmente disattesoDovrebbe essere inaccettabile per un amministratore non riuscire a conoscere con esattezza e quando necessario, l’esatto ammontare dei decreti ingiuntivi notificati in azienda.” In quell’occasione il Collegio sindacale segnalò l’incremento iperbolico della spesa farmaceutica, passata da € 73.061.000 (anno 2005) ad € 84.227.809 (anno 2006), mentre alla voce “altra assistenza” (che riguarda l’assistenza fornita dalle casa di cura private) si registrò un aumento da € 11.845.000 (2005)  ad € 14.213.000 (2006). Tutto a causa di controlli superficiali e inefficaci da parte del Dipartimento Sanità della Regione sulle modalità con cui le risorse economiche vengono utilizzate, ma anche per l’inadeguatezza degli stessi manager o commissari straordinari che, nella maggior parte dei casi, mancano dei requisiti previsti dalla legge per ricoprire i propri ruoli: riferimenti particolari alla mancanza dell’esperienza dirigenziale, alla mancata protrazione della stessa per cinque anni, alla mancanza del certificato di frequenza del Corso di formazione richiesto, anche a distanza di più di diciotto mesi dalla nomina. E così la Calabria  risulta, in base ai dati forniti dall’Agenzia Regionale di Sanità (ASSR) essere l’ultima delle Regioni d’Italia per ricavi aziendali derivanti dall’Attività Libero Professionale Intramoenia (la spesa pro capite in Calabria è la più bassa a livello nazionale e si attesta sui €2,93 rispetto ad una media nazionale di €16,97. Per cogliere il distacco rispetto al contesto nazionale basti osservare come la seconda peggiore performance sia riscontrabile in Campania che però con i suoi €5,89 di spesa pro capite ottiene un risultato superiore alla Calabria del 100%). Impossibile, inoltre, portare avanti alcun tipo di progetto aziendale dato che i Dg restano in carica circa 1 anno e 7 mesi contro una media nazionale di 3 anni e 7 mesi: Ciò – scrive il Prefetto Riccio – contribuisce a consolidare un sistema in cui la dirigenza apicale della sanità sembra dover possedere come requisito fondamentale “la vicinanza” alla politica”.

Si spende troppo e si spende male: è bene infatti sottolineare come la Calabria abbia investito in sanità una quota di PIL molto maggiore rispetto alle altre regioni, (8,77% PIL Calabria – 4.66%PIL Lombardia), non riuscendo a ottenere, purtuttavia, risultati accettabili; senza tralasciare, inoltre, che numerose aziende sono in costante disavanzo economico spesso provocato da una esorbitante spesa della sanità privata che in Calabria – va sottolineato – è tutta convenzionata.  La Calabria è, infine, tra le regioni che presenta costi particolarmente elevati per tale forma di assistenza, con un tasso superiore del 30% circa di posti letto accreditati rispetto alla media nazionale. In Calabria sono più alti della media, inoltre, i costi relativi alla medicina generale e per la spesa farmaceutica convenzionata, nonché il saldo della mobilità passiva

Ma non deve essere dimenticato come l’istituzione della Commissione prefettizia sulla sanità sia nata in seguito agli eventi luttuosi che hanno gettato la Calabria sulle prime pagine degli organi d’informazione nazionali. L’attività della Commissione presieduta da Achille Serra prima e da Silvana Riccio poi, si è basata, soprattutto, sulle visite effettuate all’interno dei nosocomi e delle cliniche private. In riferimento agli ospedali si è riscontrata una consistente mancanza strutturale, nonché un ricorrente sottoutilizzo di reparti ospedalieri o anche di intere strutture, dovuto alla mancanza di un’efficiente rete ospedaliera che crea dei veri e propri “ospedali fantasma”, deserti e quasi del tutto inutilizzati: “E’ stato anche riscontrato – scrive il Prefetto Riccio – come molti ospedali calabresi costituiscano il risultato di una sorta di irrazionalità strutturale e organizzativa, nonchè di cedimento a logiche di campanile”. Imbarazzante, ancorchè espressivo di tale condizione è un caso che riguarda gli Ospedali Riuniti di Reggio Calabria dove è stato notato che le opere di ristrutturazione (la costruzione di una sala parto) sono state eseguite, oltre che senza il contributo dei clinici, anche senza tenere conto dei requisiti per l’accreditamento, cioè senza adeguarsi alla normativa vigente ed anche al di fuori di una logica di semplice funzionalità. Ma è l’utilizzo della punteggiatura e, in particolare di un punto esclamativo che tradisce l’assoluto stupore del Prefetto Riccio sulla situazione sanitaria calabrese: “Tra tutte le criticità rilevate non può non farsi specifico cenno alla allarmante circostanza riscontrata pressoché ovunque, della mancanza di un effettivo sistema integrato per la gestione di casi clinici in condizioni di emergenza, la cui soluzione è affidata all’affannosa ricerca telefonica di posti letto, senza una minima programmazione precedente!”.

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2 Risposte to “Ecco come funziona la sanità in Calabria”

  1. valeria Says:

    moltissimi complimenti per la tua analisi sulla condizione sanitaria calabrese. mi sarebbe piaciuto che il tuo pezzo fosse stato pubblicato su strill.it per il quale lavori,sperando che nn te l’abbiano impedito per logiche a me sconosciute. certamente reputo molto più interessante la tua relazione piuttosto che leggere di quanto è costata la villa dei versace o di presunte poetesse!scelte editoriali, dopotutto siamo pur sempre in calabria!

  2. giovanni verdi Says:

    L’esposizione e’ chiarissima! Ma lo sapevamo. Parte dell’ncidenza della spesa sul pil regionale della calabria e’ da attribuire a tangenti, spartizioni e pertinenze di ndrangheta e associazioni criminali ,tollerate e volute dai vari politici ed amministratori calabresi che si sono succeduti alla cionduzione di questa sfortunata regione. Come risolvere? Un colpo di stato! che azzeri tutto e faccia ripartire la macchina .Non vedo altre strade ,anche perche’ le coscienze dei cittadini ,le dignita’ , la vita sono state ormai comprate …..

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