Rassegniamoci al Ponte

Nelle email si scrive “come da oggetto”.

Eh già, oggi ho avuto la conferma. Una conferma necessaria per quelli come me, che sono un po’ tardi e che cercano sempre di non accettare fino all’ultimo l’idea di vedersi cadere addosso una tonnellata di merda.

Oggi ho seguito per strill.it l’incontro in Prefettura tra i sindaci dei luoghi interessati dai lavori del tratto finale della A3 e il presidente di Anas, Pietro Ciucci.

Si è parlato di Salerno-Reggio, ovviamente, si è parlato di tangenziali, si è parlato, purtroppo, del Ponte sullo Stretto.

“Un opera necessaria che contiamo di cominciare nel 2010 e di finire nel 2016”.

Parole e musica proprio di Pietro Ciucci.

Non è fesso il garbato presidente dai capelli bianchi: la Stretto di Messina SpA, la società che ha in appalto (da diversi anni) i lavori dell’infrastruttura, è infatti gestita per circa l’81% dalla stessa Anas, che, dopo il ritorno al Governo di Re Silvio, gonfia il petto dato che lo stesso Primo ministro già in campagna elettorale aveva annunciato la volontà di realizzare l’opera; il Ministro delle Infrastrutture, Matteoli, inoltre, pochi secondi dopo la sua nomina non ha trovato niente di meglio che parlare del Ponte: “il progetto ripartirà”, ha detto, mentre per ora tace il Ministro dell’Ambiente, Prestigiacomo che ricordo a me stesso essere di Messina…

Insomma questo Ponte tutti lo vogliono, ma nessuno si interroga (o lo fa e se ne infischia) sulla completa inutilità dell’opera, che collegherebbe Calabria e Sicilia, separate da solo tre chilometri!!!!

Nessuno si interroga sui tempi di realizzazione, che sono ben più lunghi di quelli indicati, con il sorriso sulle labbra, da Ciucci.

Nessuno si interroga sull’impatto ambientale che quell’ammasso di ferro e cemento potrebbe avere sull’ecosistema (non sono assolutamente un ambientalista).

Nessuno si interroga sul fatto che una torta così grande e succulenta potrebbe scatenare gli appetiti delle cosche, calabresi e siciliane, che potrebbero schierarsi l’un contro l’altro armate, ciascuna sul proprio territorio, per accaparrarsi più denaro possibile e controllare i cantieri. Non dico di certo che l’esistenza di mafia o ‘ndrangheta debba bloccare qualsiasi tipo di progresso in Sicilia e Calabria, ma porgere su un piatto d’argento miliardi e miliardi di euro alla malavita (è ormai acclarato che lo Stato non sia in grado di prevenire infiltrazioni), mi sembra davvero un suicidio.

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