Arrivano i nostri

L’arrivo a Reggio del Procuratore Capo Giuseppe Pignatone ha rivoluzionato la situazione.

Con Pignatone, ex aggiunto di Palermo, si può davvero aprire una nuova era in riva allo Stretto. E questo lo avevo capito fin dalla prima conferenza stampa, relativa all’arresto di Pasquale Inzitari: “Non so come funziona qui a Reggio, ma per inciso – disse Pignatone – alle conferenze stampa parlo solo io che sono il Procuratore Capo”.

Fino al suo arrivo funzionava invece così: si procedeva ad un arresto, di un pericoloso latitante o di un ruba galline, e il pm, o i pm, di turno facevano passerella davanti alle telecamere, con tanto di vestiti nuovi e cravatte sartoriali.

Ma adesso le cose possono cambiare, anche se a qualcuno questo proprio non va giù.

E la testimonianza che Pignatone fosse sgradito è fornita dalla cimice nella stanza di Gratteri, dalla lettera del “Corvo”, strappata dalla premiata ditta Vacca-Boemi, dal ricorso presentato da Scuderi nei confronti dello stesso Pignatone.

Con Pignatone le cose possono cambiare, può andar via quell’aria stantìa che si respira da anni all’interno della Procura reggina, ma devono andar via coloro i quali hanno creato, in tutto questo tempo, un clima così disgustoso.

Nel frattempo non va via nessuno, ma arriva un altro magistrato di enorme spessore: Michele Prestipino da Palermo sarà applicato alla Procura reggina per sei mesi, si occuperà delle indagini relative le cosche di Gioia Tauro, lavorerà in stretto contatto col procuratore, Giuseppe Pignatone, ed il dirigente della Squadra mobile, Renato Cortese, insieme ai quali condusse le indagini che portarono all’arresto di Bernardo Provenzano.

Arriva a Reggio su richiesta esplicita di Pignatone ed è l’ennesimo segnale sul fatto che il Procuratore Capo si fida solo dei “suoi” e non di quelli che si è ritrovato, suo malgrado, a Reggio.

E fa bene.

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Una Risposta to “Arrivano i nostri”

  1. antonino monteleone Says:

    Sperando che non si elegga un nuovo cuffaro. E che le talpe palermitane rimangano lì.

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