San Luca oggi piange

C’è un locale, è una pizzeria, si chiama “Da Bruno”: lo usano per riunirsi, come punto d’appoggio.
C’è sempre un locale d’appoggio: un po’ come accade in “C’era una volta in America”, in “Bronx”, in “Quei bravi ragazzi”, in “Casino”. Ma in questa storia il protagonista non è Robert De Niro.
Ci sono sei ragazzi, sei ragazzi italiani, calabresi, che muoiono a migliaia di chilometri da casa.
E’ il 15 agosto del 2007 quando, sul suolo tedesco, a Duisburg, cadono in sei: Tommaso Venturi, 18 anni quel giorno, Francesco Giorgi, minorenne, Francesco e Marco Pergola, rispettivamente di 22 e 20 anni, Marco Marmo, di 25 anni, e Sebastiano Strangio, di 39 anni.
E’ l’alba, i sei sono appena usciti dalla pizzeria dove hanno festeggiato i diciotto anni di Tommaso Venturi, l’unico delle vittime nato in Germania. Insieme alla maggiore età di Venturi, probabilmente, hanno celebrato anche il suo ingresso ufficiale all’interno della ‘ndrangheta: in una tasca dei pantaloni del giovane, infatti, verrà ritrovato un santino bruciato, testimonianza di un antico rito d’affiliazione, forse ripetutosi, quindi, quella notte.
I sei vengono investiti da una tempesta di piombo. Cadono a terra, agonizzanti; vengono finiti con un colpo di pistola alla testa: tipico clichè da esecuzione mafiosa.
“E’ un regolamento di conti senza precedenti”, dicono a caldo gli inquirenti.
La mattanza di Duisburg si inquadra fin da subito, infatti, all’interno della Faida di San Luca, iniziata nel 1991 per un banale lancio di uova tra giovani del paese, proseguita poi, negli anni, per ragioni ben più grosse. La faida contrappone i Nirta-Strangio ai Vottari-Pelle-Romeo.
E’ una vendetta: alcuni mesi prima, il 25 dicembre, giorno di Natale, a San Luca, un gruppo di fuoco spara per uccidere Giovanni Luca Nirta, considerato uno dei capi dei Nirta-Strangio, ma uccide la moglie, Maria Strangio e ferisce altre tre persone, tra le quali un bambino di 5 anni.
Da quel lontano Carnevale del 1991 vengono scelte, infatti, sempre date significative, spesso coincidenti con le festività. Si vuole lasciare il segno, in modo tale che le ricorrenze, festose per tutti, vengano ricordate, invece, come giornate di lutto e di morte.
Dopo il massacro il cerchio si stringe nel giro di pochi giorni: una telecamera a circuito chiuso “cattura”, nel corso della fuga, le immagini dei due killer che hanno scatenato l’inferno nella notte di Duisburg, la città che circa un anno prima ospitava gli azzurri che sarebbero diventati Campioni del Mondo. Il 30 agosto, quindici giorni dopo la strage, vengono arrestati in quaranta. C’è quello che gli inquirenti ritengono essere il gotha della ‘ndrangheta di San Luca: tra i fermati, appartenenti a entrambe le famiglie rivali -Nirta-Strangio e i Vottari-Pelle-Romeo-, tuttavia, nessuno è direttamente accusato dell’eccidio di Duisburg perché Giovanni Strangio, il ricercato numero uno, colui che avrebbe guidato il commando omicida, del quale prima viene fornito un identikit e, dopo alcuni giorni, diffusa la foto segnaletica, è irreperibile. A suo carico, con colpevole ritardo, verrà spiccato un mandato di cattura internazionale.
San Luca, comunque, balza, nuovamente, sulla prima pagina della cronaca nera: giornalisti da tutto il mondo vengono inviati in Calabria per immortalare, attraverso gli obiettivi di macchine fotografiche e telecamere, il paese, un comune di 4.171 abitanti della provincia di Reggio Calabria, posto sul versante ionico alle falde del massiccio dell’Aspromonte, a 93 chilometri dalla città dello Stretto. Un luogo in cui 134 abitanti si chiamano Pelle, 121 Strangio, 92 Romeo, 85 Nirta e quasi tutti sono imparentati da matrimoni e battesimi.
San Luca, per l’Italia, per tutto il mondo, fa rima con ‘ndrangheta. Se scrivete all’interno di Google, la risposta a ogni problema, le parole chiave “alberghi San Luca Calabria” il primo risultato della ricerca reca questa intestazione: “Faida San Luca, Calabria, ‘ndrangheta”.
Una fama, un’eredità, cominciata diciassette anni fa e che il 15 agosto del 2007 ha raggiunto il proprio, drammatico, apice.
L’operazione di contrasto, da parte delle forze dell’ordine, è continua: l’ultimo arresto “eccellente”, quello di Paolo Nirta, risale poco più di una settimana fa. Non c’è pace a San Luca e, anche quando non si spara, il clima è sempre quello della bonaccia che preannuncia la tempesta.
A San Luca, oggi, è il giorno del dolore: per i familiari delle vittime, per i familiari delle persone arrestate, per i familiari di Giovanni Strangio, latitante: la madre giura, fin dal primo momento, sull’innocenza del figlio.
A distanza di un anno, San Luca oggi piange.

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3 Risposte to “San Luca oggi piange”

  1. Aramis Says:

    io mi commuovo per noi calabresi che siamo costretti a subire offese di ogni sorta da chiunque, che siamo condannati a morire di fame sempre per colpa in gran parte della ‘ndrangheta, che non abbiamo futuro a rimanere qui. certamente non mi commuovo affatto “per i familiari delle persone arrestate” o tantomeno “per i familiari di giovanni strangio, LATITANTE”. che piangano pure come piangono quotidianamente i calabresi onesti.

  2. cervello pensante Says:

    Aramis condivido quasi tutto quello che hai detto, dico quasi perchè scrivere che anche i familiari delle persone arrestate piangono o che la madre di strangio possa soffrire per me significa riportare ciò che verosimilmente può essere accaduto e non per forza esprimere un giudizio in un senso o nell’altro. almeno questo penso io.

  3. francesco Says:

    Io voloevo dire solo che a san luca ci sono tante persone quasi 5.060
    e tutte queste persone non possono mangiare in pace, ne dormire in pace, ne uscire di casa in pace perche’ sanno che quando escono di casa ce qualche fottuto sbirro di merda che gli salta subito a dosso per arrestarlo, vaffanqulo piero grasso e loiero

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