Archive for ottobre 2008

La Commissione d’indagine rischia il naufragio; ma la città merita delle spiegazioni

ottobre 31, 2008

Della Commissione d’indagine di Palazzo San Giorgio avevo già parlato qui.

Ecco, invece, l’articolo che ho scritto oggi per www.strill.it

Come il Titanic, la Commissione d’indagine presso il Comune di Reggio Calabria, nata a furor di popolo e sotto i migliori propositi, rischia di affondare, certificando così una frustrante sconfitta per l’intera città. E infatti, i malumori in seno  alla Commissione presieduta dal consigliere Nuccio Barillà crescono giorno dopo giorno e lo stesso Barillà vede nelle dimissioni un’ipotesi sempre più convincente e seduttiva.

Il gruppo di lavoro, formato alcuni mesi fa, in seguito alle dichiarazioni, rilevate in circostanze diverse, del sindaco Giuseppe Scopelliti e del presidente del Consiglio Comunale, Aurelio Chizzoniti, che parlavano apertamente di “mazzette” in alcuni settori, ha trovato numerose difficoltà nel corso della propria attività. Difficoltà che, evidentemente, giorno dopo giorno, si sono fatte sempre più insormontabili, per svariati motivi.

Ci si è messo di mezzo anche qualche episodio sospetto ancorché inquietante come, per esempio, l’intimidazione subita, qualche settimana fa, dall’architetto Saverio Putortì, dirigente del settore Urbanistica (uno di quelli più attenzionati) cui sono state bruciate due auto proprio nel giorno in cui sarebbe dovuto essere audito dall’equipe coordinata da Nuccio Barillà.

E’ latente nelle dichiarazioni, ma evidente nei fatti, la delusione del coordinatore Barillà per la scarsa collaborazione ricevuta: la Commissione, composta da consiglieri di maggioranza e di opposizione, fa fatica anche a riunirsi, dovendo conciliare gli impegni, peraltro legittimi, dei numerosi professionisti che la compongono

Non lo dice e, probabilmente, non lo dirà mai, ma Nuccio Barillà si sente “sabotato” dai suoi stessi colleghi. Anche per questo Barillà, consigliere esperto e uomo di provata correttezza, sta cercando un modo per svincolarsi dall’incarico.

Ma non sarà facile, perché, oltre alle sue dimissioni bisognerebbe accertare se anche il resto della Commissione sia disposta a lasciare il lavoro intrapreso. Sull’istituzione della Commissione d’indagine ha deciso il Consiglio Comunale, ragion per cui è impensabile che tutto venga spazzato via con un colpo di spugna.

Altro fattore che potrebbe rallentare ulteriormente i lavori: Peppe Raffa, di Forza Italia, componente della Commissione, è stato di recente nominato vicesindaco. Inevitabile, ma non per questo rapida e facile da eseguire, la sua surroga all’interno dell’organo coordinato da Barillà.

Vi sono, insomma, diverse cause che hanno concorso e concorrono a complicare la vita della Commissione d’indagine, chiamata a far luce (ed eventualmente a rivolgersi alla magistratura) su una serie di presunte irregolarità avvenute negli uffici di Palazzo San Giorgio.

Ma, adesso, il lavoro ha subito un’ulteriore, forse decisiva fase di stasi; e, anche se dovesse ultimare il proprio lavoro, ipotesi, al momento, alquanto remota, Nuccio Barillà difficilmente verrà a capo di qualche “magagna”.

E i motivi possono essere molteplici.

A Palazzo San Giorgio è tutto in regola? Può darsi, anche se le dichiarazioni di Scopelliti e Chizzoniti facevano pensare ad altro; Nuccio Barillà è inadeguato per il compito di coordinatore della Commissione d’indagine? Nemmeno a parlarne, le capacità di Barillà, stimato da entrambi gli schieramenti politici, non sono in discussione; molto più probabile, infine, che la Commissione d’indagine abbia trovato, nel corso della audizioni, un muro, una imperforabile reticenza da parte delle persone ascoltate.

Quest’ultima ipotesi, pur rimanendo tale, è quella più preoccupante.

In ogni caso, Nuccio Barillà e la sua Commissione dovranno fornire, per un obbligo morale e istituzionale, un resoconto alla città.

La delicatezza della situazione lo impone, senza alcuna deroga.

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Ci vediamo in tv

ottobre 30, 2008

Sto davvero perdendo colpi: mai, e dico MAI, avrei pensato di citare una vecchia trasmissione di Paolo Limiti!

Comunque sia questa sera, alle ore 21, sarò ospite di Andrea Ripepi nella trasmissione di Reggio TV, Fuorigioco. Analizzeremo la delicata situazione di classifica della Reggina e i disastri di Zio Lillo Foti.

Così non dite che parlo solo di ‘ndrangheta…

Una buona idea

ottobre 29, 2008

Tempo fa Antonino Monteleone, su strill.it, parlando della centrale a carbone di Saline Joniche, realizzava una fedele fotografia della situazione criminale attiva sulla costa jonica, in particolare a Melito Porto Salvo, dove, come tutti sanno, ma si fanno i cazzi propri, regna la cosca Iamonte.

Leggevo ieri che la deputata del Popolo della Libertà, Angela Napoli, già componente della Commissione Parlamentare Antimafia, ha chiesto al ministro dell’Interno, Roberto Maroni, di “autorizzare le procedure per un nuovo accesso al Comune di Melito Porto Salvo”.

Mi sono bastati circa due secondi e mezzo per capire che la parlamentare del Pdl non stesse dicendo una stupidaggine: il Comune di Melito Porto Salvo, già sciolto per mafia nel 1991 e nel 1996, è attualmente guidato dal sindaco Giuseppe Iaria.

C’è un dato, ricordato anche da Antonino Monteleone nel proprio articolo, che viene riportato alla nostra mente dalla relazione sulla ‘ndrangheta realizzata da Francesco Forgione, da presidente della Commissione Parlamentare Antimafia:

La cosca (Iamonte ndr) ha dimostrato “un’elevata capacità di infiltrazione nella pubblica amministrazione, come confermato dall’insediamento nel Comune di Melito Porto Salvo della Commissione d’accesso nominata dal Prefetto di Reggio Calabria il 25.02.2006”.

Nel 2006 il sindaco è Giuseppe Iaria e lo è oggi, quando Angela Napoli chiede una Commissione d’accesso all’interno del Comune.

Iaria è indagato nell’ambito dell’inchiesta “Onorata Sanità”, quella che portò in carcere Domenico Crea. Iaria, nell’ordinanza di custodia cautelare è così descritto:

Altro dirigente dell’ASL 11 che si è rilevato favorire gli interessi del CREA nell’ambito dell’istruttoria riguardante la costituzione della clinica “VILLA ANYA”  è il Sindaco di Melito Porto Salvo, iARIA Giuseppe, Dirigente Amministrativo, nei cui confronti la richiamata commissione d’accesso relaziona quanto segue:
“ATTI UFFICIO:
Con CNR nr. 111/ 2 del 26.09.2005 è stato deferito in stato di liberta’ dai CC. di Reggio di Calabria, alla competente A.G. per favoreggiamento personale ed associazione di tipo mafioso (a seguito dell’arresto dei due fratelli latitanti Iamonte Giuseppe cl. 1949 e Vincenzo cl. 1954);
agli atti d’ufficio e presso banca dati FF. PP. risulta gravato da deferimento all’A.G. per rissa, diffamazione, falsita’ ideologica, interessi privati in atti d’ufficio in concorso, abuso d’ufficio, truffa, associazione per delinquere, omissione / rifiuto di atti d’ufficio ed altro;

Iaria avrebbe favorito Crea in qualcosa di illecito, evidentemente. E, come è possibile leggere all’interno dell’ordinanza di custodia cautelare dell’inchiesta, proprio Crea, alle scorse regionali fece incetta di voti anche e sopratutto a Melito Porto Salvo, il Comune di cui è sindaco Giuseppe Iaria:

Il risultato raggiunto ad Africo, Roghudi, Roccaforte e Melito Porto Salvo/Montebello Ionico, ma anche S. Lorenzo e Condofuri, costituisce, come detto, il frutto dell’accordo di cartello delle consorterie mafiose presenti sul territorio, in particolare i TALIA, IAMONTE, ZAVETTIERI, CORDI’.

Ma, soprattutto, è interessante leggere la valutazione dei magistrati che arrivano alla condizione di affermare:

come le famiglie mafiose, in qualche modo collegate alla cosca MORABITO, abbiano sostenuto CREA Domenico: TALIA, IAMONTE, ZAVETTIERI, CORDI’

Insomma, tutto in perfetta filosofia-Crea: “u cumpari du cumpari è to cumpari”. (da una vecchia puntata di “Annozero”)

Iaria, Iamonte, Crea, Melito Porto Salvo, una commissione d’accesso. Mettendo insieme tutti questi tasselli devo dire che sì, effettivamente quella di Angela Napoli è proprio una buona idea.

Agenda

ottobre 28, 2008

Per chi ne avesse voglia, oggi, alle ore 10, verrà presentato, presso il Salone dei Lampadari di Palazzo San Giorgio, il libro scritto da Giusva Branca, con il mio contributo “Reggina 1914-2008 – la storia”, edito da Laruffa.

Dai che, dopo quasi dieci giorni, per l’occasione, ho anche deciso di radermi…

Attendono speranzosi

ottobre 27, 2008

Nei giorni scorsi sono giunte presso questa redazione (ogni tanto parlo come i carabinieri, scusate) alcune visite attraverso le seguenti parole chiave:

“onorata sanità scarcerato domenico crea”: no, il consigliere regionale Mimmo Crea, arrestato dai Carabinieri lo scorso 28 gennaio per una serie di presunte irregolarità effettuate per agevolare la propria casa di cura, Villa Anya, intestata a moglie e figli, è ancora in carcere. Il lettore digitando queste parole si riferiva probabilmente al fatto che alcuni giorni fa si sono concluse le indagini relative all’inchiesta “Onorata Sanità”;

“inzitari pasquale scarcerato”:  se su Crea c’era un fatto (la conclusione delle indagini), su Pasquale Inzitari, arrestato nel maggio scorso nell’ambito dell’inchiesta “Saline”, siamo nell’ambito della mera speranza. Inzitari, candidato alle ultime elezioni nelle liste dell’Udc, cognato dell’imprenditore Nino Princi, fatto saltare in aria con la sua auto a Gioia Tauro, continua a rimanere in carcere perchè, come si legge nell’ordinanza di custodia cautelare perché, “quale imprenditore commerciale ed esponente politico in Rizziconi, operava ai fini della espansione della ‘ndrina RUGOLO anche al di fuori del territorio di Castellace e, segnatamente, in quello di Rizziconi, ove realizzava iniziative imprenditoriali sotto l’egida del gruppo di appartenenza del quale aveva bisogno per contrastare l’invadenza della cosca mafiosa del territorio (‘ndrina CREA), e che fruiva così dei benefici economici della sua attività, altrimenti non conseguibili in territorio diverso da quello d competenza”.

Entrambi attendono speranzosi la scarcerazione. Ma, forse, non sono i soli a sperarvi.

26 ottobre 1969: Alberto Sabatino scopre la ‘ndrangheta

ottobre 26, 2008

da www.strill.it

Sono trascorsi 39 anni. Il 26 ottobre del 1969 è domenica. Proprio come oggi. Serro Juncari, frazione di Montalto, nel cuore dell’Aspromonte: un posto congeniale per chi vuole nascondersi e, quella mattina, sono tanti a volersi nascondere.

Sono in 150.

Quella mattina, sull’Aspromonte, c’è il gotha della ‘ndrangheta agro-pastorale, la vecchia ‘ndrangheta, quella di Peppe Zappia, ‘Ntoni Macrì, Mico Tripodo. In quella radura si sta celebrando quello che passerà alla storia come il “summit di Montalto”.
Quelli sono anni particolari per l’Italia dove è appena scoppiato il boom economico, dove il “vietato vietare” del ’68 riecheggia ancora, ma sono anni particolari anche per le nuove dinamiche criminali nella provincia di Reggio Calabria. La vecchia ‘ndrangheta vuole organizzarsi, bisogna bloccare il nuovo che avanza; è Peppe Zappia, cinquantasette anni, a presiedere quella riunione: “Non c’è ‘ndrangheta di Mico Tripodo, non c’è ‘ndrangheta di ‘Ntoni Macrì, non c’è ‘ndrangheta di Peppe Nirta”, dovrà tuonare nel corso della riunione. Un rimprovero più che dovuto perché la ‘ndrangheta della provincia di Reggio Calabria fatica a organizzarsi e quel vertice serve proprio per trovare un accordo tra i capibastone: si discute di strategie, si discute di equilibri, si discute dell’alleanza con la destra eversiva, quella di Junio Valerio Borghese che progetterà, nel 1970 (la Rivolta di Reggio è scoppiata da alcuni mesi), il celebre golpe, poi fallito.
Le divergenze tra i clan scaturiranno, invece, negli anni ’70, nella prima guerra di mafia, dove cadranno, tra gli altri, don ‘Ntoni Macrì (assassinato da Pasquale Condello), e don Mico Tripodo (ucciso nel carcere di Poggioreale), oltre ai fratelli Giovanni e Giorgio De Stefano, che fanno parte, però, della “nuova mafia”. Del nuovo che avanza, appunto.
Ma questa è un’altra storia.
In quel summit, a Montalto, i clan cercano un accordo. La ‘ndrangheta, a quel tempo, esiste già da parecchio: gli affari vanno che è una meraviglia: ci sono le sigarette, le “bionde”, ci sono gli appalti dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria; tutto è perfettamente sincronizzato e, quando, di tanto in tanto, qualcosa si inceppa, ci pensano le pallottole, come nella strage di piazza Mercato a Locri, a sbrogliare la matassa. La ‘ndrangheta esiste, ma può contare, ancora, su un alone nebuloso: si conosce poco di essa, per questo tutto, o quasi tutto, fila sempre liscio.
Quella mattina, però, qualcosa cambia.
Quella mattina partono da Reggio Calabria, con tre automezzi, sedici agenti e quattro sottoufficiali di pubblica sicurezza, nonché quattro militari dell’Arma dei carabinieri.

Sono in tutto 24.

Sono pochi, ma si tratta di una scelta inevitabile per non essere scoperti. Il convoglio giunge a Montalto quando sono da poco passate le dieci. Abbandonati gli automezzi, le forze dell’ordine avanzano a piedi e si imbattono in decine e decine di autovetture, disposte disordinatamente nella boscaglia.
Non c’è dubbio: in quella radura sta accadendo qualcosa di strano.
Vi sono tante sentinelle, giovani soprattutto. I poliziotti hanno facilmente la meglio sulle guardie e continuano la propria marcia di avvicinamento; più lontano i boss accorsi al summit sono troppo impegnati a litigare per accorgersi della presenza, sempre più incombente, delle forze dell’ordine. A coordinare l’operazione è il commissario di Polizia, Alberto Sabatino: sarà lui, inviato lì dal questore di Reggio Calabria, Emilio Santillo, a “scoprire”, quel giorno, la ‘ndrangheta, a portarla, per la prima volta nella storia, all’attenzione di tutti. Dal blitz di Montalto, infatti, scaturirà il processo a carico di 72 imputati per diversi reati, tra cui l’associazione a delinquere (quella mafiosa non esiste ancora, ndr).
E’ il primo maxi-processo alla ‘ndrangheta.
“Era solo una pacifica riunione tra onesti cittadini”, diranno gli avvocati difensori.
Già, ma quando scatta il blitz degli uomini di Sabatino, quella mattina, non c’è proprio niente di pacifico: molti si danno alla fuga, altri, invece, impugnano le armi e aprono il fuoco. L’operazione si conclude con un ottimo risultato conseguito dalle forze dell’ordine, ma toghe, arringhe e martelletti, come accade ancora oggi, ribalteranno il tavolo.

Il blitz diretto da Alberto Sabatino si rivelerà, infatti, una vittoria di Pirro dal punto di vista pratico: le indagini giudiziarie, i processi e le successive sentenze non indeboliscono la ‘ndrangheta, ma certamente non sviliscono il valore di quell’operazione di polizia che contribuisce a far luce su un’organizzazione, la ‘ndrangheta, che già ai tempi è in rapida espansione e che adesso, a distanza di quasi quarant’anni, è la più pericolosa forza criminale del mondo.

Pensaci, Giacomino

ottobre 24, 2008

E’ uno bravo Giacomo Mancini junior.

E’ stimato a sinistra, ma è stimato a destra. Intrattiene rapporti cordiali con i sinistri, ma anche con i destri: questa, per esempio, è un’agenzia Asca di qualche mese fa, in cui l’ex deputato socialista si schiera al fianco del sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Scopelliti:

”Conosco il sindaco di Reggio Calabria e, sebbene abbia una formazione politica molto distante e differente dalla mia, lo considero un amministratore attento ai bisogni della sua comunita’ e un dirigente politico apprezzato anche al di fuori del suo partito e della sua coalizione e per questo, nel momento in cui e’ vittima di un ingiusto tentativo di infangare la sua onorabilita’, esprimo a Giuseppe Scopelliti la piu’ sentita solidarietà” . Lo ha dichiarato Giacomo Mancini, del Partito Socialista. ”Mi auguro – ha continuato Mancini – che gli schizzi di fango, che colpiscono Scopelliti, non siano il preludio ad una lunga campagna elettorale, combattuta con i veleni, le insinuazioni e alimentando i verminai. Se cosi’ dovesse essere – ha concluso Mancini – sarebbe l’ennesima sconfitta per la Calabria e per i calabresi”.

Giacomo Mancini junior è nipote di quel Giacomo Mancini che, insieme alla combriccola composta anche da Misasi e Pucci, nel 1970, la mise in quel posto, e senza vaselina, a Reggio Calabria. Ai tempi, infatti, il capo del Governo, quel briccone di Emilio Colombo, aveva promesso che sul capoluogo della Regione Calabria avrebbe deciso il Parlamento, ma Mancini, il cui fantoccio, in quei mesi convulsi, è stato più volte impiccato in città, minacciò la crisi di Governo qualora non fossero stati mantenuti i patti già stabiliti nei salotti della Capitale: capoluogo di regione a Catanzaro, università a Cosenza e le industrie, promesse tramite quella truffa del pacchetto-Colombo, a Reggio Calabria.

Dicevo, Giacomo Mancini è uno bravo: è giovane (ha 36 anni) si è abbracciato per una vita con la sinistra, con i Democratici di Sinistra (pace all’anima loro), con lo SDI, poi con la Rosa nel pugno. Adesso, però, sembra essere rimasto ammaliato dall’indiscutibile fascino di Re Silvio, ma, soprattutto, dal lauto compenso da parlamentare europeo, posto assicurato qualora effettuasse il salto dai Socialisti al Popolo della Libertà.

Sì, Giacomo Mancini è pronto a fare il salto della quaglia: al Pdl, con il culetto poggiato, a Bruxelles, su una comoda sedia del Parlamento Europeo.

Più di 12mila euro mensili, escludendo benefits, rimborsi, ecc. ecc.

Alcuni giornali, come nel calciomercato estivo, danno l’affare per concluso.

Io aspetto l’ufficialità e nel frattempo sono indeciso se fare un appello o stare zitto.

Che faccio lo dico? Lo dico o non lo dico?

Massì lo dico!

“Pensaci, Giacomino!”

La casta

ottobre 23, 2008

Mario il Vecchio ha suonato il corno dell’adunanza, ma non per me.

Ho faticato tanto a entrare nella casta dei giornalisti, ho speso alcuni anni della mia vita, ho lavorato persino per GS Channel, avendo a che fare con i Recupero Brothers (consigliato solo a chi ha pelo sullo stomaco) e, sul più bello, vengo estromesso dalla cena dell’anno!

Noooooooooooooo!

Mario il Vecchio ha suonato il corno dell’adunanza, ma non per me.

Appuntamento ieri sera per i giornalisti più meritevoli: a sceglierli è stato proprio Mario il Vecchio (nella foto), il più saggio tra tutti noi. E’ stata una serata di gala, partecipando alla quale avrei potuto imparare molto.

Ma così non è stato.

Non sono stato invitato e non me ne capacito! Mario, perchè mi hai fatto una cosa del genere? Perchè proprio a me una simile crudeltà?

Mario il Vecchio ha suonato il corno dell’adunanza, ma non per me.

Mario il Vecchio ha suonato il corno dell’adunanza, ma non l’ha suonato nemmeno per Antonino Monteleone, che, stravolto, ha optato per l’esilio volontario.

Il mio pensiero, mentre concludo in lacrime questo post, va a lui.

Adesso vado fare una doccia, dopodichè, disperato, mi impiccherò con la cintura dell’accappatoio.

P.S. Sono troppo patetico? Lo ammetto, ma solo un pochino.

Generale, mio generale!

ottobre 22, 2008

Il rospo dalla gola me lo caccio subito perchè altrimenti rischio di cominciare a tossire: Massimo Cetola, attuale commissario straordinario dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Reggio Calabria non sta portando con estremo onore il nome dell’Arma dei Carabinieri di cui è generale in pensione.

Magari lo ha fatto in passato, nelle sua lunga e fulgida carriera, ma adesso proprio no.

Massimo Cetola, seduto da alcuni mesi su una comoda e redditizia poltrona di Palazzo Tibi, è una gentile eredità che il governo Prodi ha lasciato alla prediletta Reggio Calabria, prima di essere pugnalato da Clemente Mastella.

Lo scorso 19 marzo il Consiglio dei Ministri, su proposta dell’allora responsabile del Viminale, Giuliano Amato, decise infatti di sciogliere l’azienda di Reggio per infiltrazioni mafiose.

Ma di questo parlerò tra poco.

Dicevo di Massimo Cetola: lui è un generale in pensione dei carabinieri, è nato a Roma il 17 luglio del 1946, ed è indagato, nell’ambito dell’inchiesta Toghe lucane in ordine al reato p. e p. dagli arti. 110 e 323 del codice penale: concorso in abuso d’ufficio.

E inoltre (c’è sempre un inoltre) Federfarma Rc ha presentato un esposto in Procura proprio contro la Commissione Straordinaria di Massimo Cetola, quella che doveva risolvere i guai della sanità reggina!

Scrivono i farmacisti in una nota stampa:

La Federfarma Reggio Calabria comunica di aver inoltrato un esposto – denuncia alle preposte Autorità inquirenti chiedendo di accertare eventuali ipotesi di reato nell’operato posto in essere dalla Commissione Straordinaria posta al vertice dell’Azienda Sanitari Provinciale di Reggio Calabria. L’intollerabile ed irresponsabile gestione dell’ASP ha prodotto l’imminente necessaria chiusura di tutte le farmacie della provincia di Reggio Calabria.

Troppe mensilità non corrisposte (32 in tutto): le farmacie annunciano la serrata. Promettono di consegnare le chiavi delle proprie attività al prefetto Musolino e si autodenunciano per interruzione di pubblico servizio.

Insomma, fanno sul serio.

Cetola invece continua a non versare nemmeno una goccia di sudore all’interno dei suoi bei completi firmati e soggiorna (non a spese sue, ovviamente) in una comoda stanza dell’Hotel Excelsior di Reggio Calabria: uno dei migliori della città.

Indagato in Toghe lucane, denunciato dai farmacisti di Reggio Calabria, c’è ancora qualcuno che ama il generale Massimo Cetola?

Ho usato il verbo “amare”, ma mi risparmio i pettegolezzi: non mi appartengono.

Lo scorso 9 ottobre perviene agli organi di stampa, e quindi anche a strill.it una nota nella quale una delegazione medica composta da 47 professionisti si schiera apertamente con il generale.

Scrivono i 47:

Nel dramma che inevitabilmente consegue allo scioglimento per mafiosità di un’Azienda Sanitaria, qualcosa di positivo, in questo contesto, affiora ed emerge ed è l’affidamento della gestione ad una Commissione Straordinaria di sicura e provata professionalità e moralità tale da poter contrastare e sconfiggere l’illegalità diffusa, riorganizzare dallo sfacelo tutta la struttura  e restituire, quindi, efficienza e credibilità alla Sanità reggina e della Piana.

A scrivere vi sono molti medici nominati in ruolo dirigenziali dal generale Cetola, ma vi sono anche altri di precedente nomina, confermati dall’attuale commissario.

Legittimo che gli siano riconoscenti:

In effetti, l’opera della Commissione è stata fin dall’inizio, pur nel totale disfacimento aziendale, decisa e alacre.

Infine l’invito:

a tutti gli Enti locali (Comuni, Provincia e Regione), a tutte le Istituzioni, a tutte le organizzazioni, a tutti coloro, in sostanza, che, pur potendo farlo , hanno trascurato finora di dare questo sostegno alla Commissione e di contrastare invece le persone ed i gruppi ed i relativi fiancheggiatori che promuovono l’illegalità e la disorganizzazione.

Mi rivolgo soprattutto ai medici di vecchia nomina, quelli messi lì dalle precedenti gestioni, quelle che promuovevano “illegalità e disorganizzazione”, quelle che mancavano di “efficienza e credibilità”: perchè queste denunce arrivano solo adesso? E, ancora, un po’ di imbarazzo nello scrivere queste cose no, eh?

E’ solo business

ottobre 21, 2008

E la ‘ndrangheta arrivò a Piazza di Spagna…

Del resto, tutte le strade portano a Roma.

E infatti la Direzione distrettuale antimafia della capitale, nella persona del pm Filippo Vitello, ha richiesto il sequestro di uno dei locali più noti del centro: “Alla rampa”, ubicato a pochi metri dalla scalinata di Trinità de’ Monti. Dietro ci sarebbe un accordo tra le ‘ndrine di San Luca, del gruppo Pelle-Vottari-Romeo, e i casalesi, capi sanguinari della camorra.

Ricapitoliamo: Roma si aggiunge a Torino che è, da sempre, una roccaforte delle cosche calabresi, antico retaggio delle emigrazioni dello scorso secolo; delle infiltrazioni delle ‘ndrine nel mercato ortofrutticolo di Milano hanno scritto, invece colleghi più bravi di me e, in più, mi dicono che anche l’Hollywood, storica discoteca del capoluogo lombardo, chiusa per spaccio, sia riconducibile a una potente famiglia reggina.

Torino-Milano-Roma: niente di personale, è solo business.

P.S. Per la penetrazione della criminalità organizzata al nord consiglio di vedere (o rivedere) la puntata di Blu Notte del grande Carlo Lucarelli.