A3: citofonare ‘ndrangheta

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E’ vero che dopo la revoca del certificato antimafia a Condotte S.p.A (poi restituito da una sentenza del Tar) non ci si dovrebbe meravigliare di nulla: Condotte è infatti sorta nel 1880 e nel 2006, tanto per fare qualche numero, ha avuto un giro d’affari di 713 milioni di euro con un utile di 6,9 milioni. Insomma, se anche una ditta come Condotte viene “sfiorata” dal sospetto della connivenza con le cosche non ci si dovrebbe meravigliare se altre ditte, certamente con un capitale più modesto, vengono investite dalla revoca del certificato antimafia.

Per uno come me che in matematica aveva uno, avere paura dei numeri è quasi fisiologico, ma apprendere che ben 31 (trentuno!) ditte operanti sul tracciato della A3 Salerno Reggio Calabria sono state interdette per la revoca del certificato antimafia è davvero inquietante.

Non sorprende, ma inquieta.

Inquieta, ancor di più, perchè appena due settimane fa, circa, degli operai di una ditta impegnata presso Bagnara Calabra sono stati minacciati a suon di lupara.

Del resto, le cosche, con la pretesa di ricevere il famoso 3% sul costo dei lavori, hanno messo lo zampino fin dalla realizzazione del primo metro quadro di asfalto della Salerno-Reggio Calabria.

Ma, dagli anni ’60/’70, quando fu cominciata e ultimata la A3, di tempo ne è passato: ma gli ‘ndranghetisti, si sa, sono tipi abitudinari.

Ecco, con l’ausilo dell’ottima relazione sulla ‘ndrangheta di Francesco Forgione, un piccolo riassunto delle più recenti inchieste con al centro gli eterni (e per questo redditizi, per le cosche) lavori della Salerno-Reggio Calabria:

La prima inchiesta, denominata “Tamburo” e coordinata dalla D.D.A. di Catanzaro,  nel 2002 portava all’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 40 indagati, tra i quali imprenditori, capimafia, semplici picciotti e funzionari dell’Anas. Con la stessa ordinanza venivano sequestrate diverse imprese attive nei lavori di movimento terra, nella fornitura di materiali edili e stradali e nel nolo a caldo di macchine.

L’inchiesta della D.D.A. di Catanzaro ha analizzato i lavori ricadenti nel tratto Castrovillari – Rogliano in provincia di Cosenza.

Anno del Signore 2002: ero troppo giovane per occuparmene.

Sull’inchiesta Arca, che invece è molto più recente (estate 2007), so qualcosina in più:

La seconda, più recente, denominata “Arca” e coordinata dalla D.D.A. di Reggio Calabria  ha portato all’emissione di ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 15 indagati. In questo caso, oltre al sequestro di diverse imprese impegnate nei subappalti, tra gli arrestati, assieme ai capimafia e ai titolari di imprese, compare anche un sindacalista della Fillea – Cgil.  

Il sindacalista in questione è Noè Vazzana (da qui il nome “Arca”, che mattacchioni!) e sarebbe il personaggio chiave di tutta la vicenda: l’anello di congiunzione tra la legalità e l’illegalità. L’inchiesta si è occupata dei lavori ricadenti nel tratto Mileto-Gioia Tauro. Ci sono cognomi che contano parecchio nell’occ Arca: Bellocco, Pesce, Raso, Piromalli, De Stefano.

Le cosche mettono lo zampino: è ovvio che se 31 ditte vengono interdette ne devono arrivare di nuove a lavorare sul territorio. E questo richiede del tempo.

Ma questo alla ‘ndrangheta sta più che bene.

Facile capire, infatti, perchè le cosche abbiano tutti gli interessi per rallentare il corso dei lavori: più i cantieri rimangono attivi, più soldi entrano nelle casse della ‘ndrangheta. Con buona pace dell’amministratore Anas, Pietro Ciucci che è convinto di ammodernare l’autostrada A3 entro il 2013.

E, mentre attendo l’avvio dei lavori del commissario Boemi e della Stazione Unica Appaltante, devo dire che allora hanno davvero ragione, e con me sfondano una porta già spalancata, gli onorevoli Franco Laratta (Pd) e Angela Napoli (Pdl) quando invocano l’esercito nei cantieri. Da sempre, infatti, sono un fautore della militarizzazione di tutte le zone calde, quali Palermo, Napoli, Catania, ma, soprattutto, la Calabria intera, dove lo Stato, oramai, è costretto a fare (malissimo) la parte dell’infiltrato.

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Una Risposta to “A3: citofonare ‘ndrangheta”

  1. Salvatore S. Says:

    Bravo! http://www.flickr.com/photos/32358021@N03/3050222386/

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