Archive for novembre 2008

Onori e disonori

novembre 12, 2008

nassirya1

Il consigliere circoscrizionale di Reggio Calabria, Giuseppe Daniele Canale, a distanza di cinque anni dalla strage di Nassirya ha inviato alla redazioni giornalistiche, il seguente, bellissimo, ricordo:

“Il ricordo del sacrificio di questi eroici italiani non deve essere mai dimenticato”

Cinque anni fa, 12 novembre del 2003, un mercoledì

Tenente Massimiliano Ficuciello: Presente!

Maresciallo Silvio Olla: Presente

Caporal Maggiore Emanuele Ferraro: Presente!

Caporale Alessandro Carrisi: Presente!

Luogotenente Enzo Fregosi: Presente!

Aiutante Giovanni Cavallaro: Presente!

Aiutante Alfonso Tricone: Presente!

Maresciallo Capo Alfio Ragazzi: Presente!

Maresciallo Capo Massimiliano Bruno: Presente!
 
Maresciallo Daniele Ghione: Presente!

Maresciallo Filippo Merlino: Presente!

Vice Brigadiere Giuseppe Coletta: Presente!

Vice Brigadiere Ivan Ghitti: Presente!

Appuntato Domenico Intravaia: Presente!

Carabiniere Scelto Horatio Maiorana: Presente!

Carabiniere Scelto Andrea Filippa: Presente!
E ancora, i Civili:

Stefano Rolla

Marco Beci

Piero Petrucci

 

L’Italia tutta, vi è riconoscente!
Riposate in pace!!!

                                         di Giuseppe Daniele Canale

Non ho il piacere di conoscere Giuseppe Daniele Canale, ma, rinnovando la mia stima nei suoi confronti per questo messaggio, sono costretto a contraddirlo, a segnalare una sua enorme gaffe.

Quando Canale scrive “L’Italia tutta, vi è riconoscente” sbaglia clamorosamente: avrebbe dovuto escludere dal ricordo di questi eroi della Patria i soliti comunistoidi dei centri sociali.

Quelli che cantano “Una, dieci, cento, mille Nassirya”.

Quelli che infangano l’onore dei caduti e che di onore non ne hanno nemmeno un po’.

C’azzecca?

novembre 10, 2008

Dite la verità, vi piace molto Tonino Di Pietro, vero?

Sì?

Lo immaginavo.

A me, invece, non piace nemmeno un po’, per questo, in maniera anche schifosamente tendenziosa cerco sempre di coglierlo in errore.

Non difficile, a dire il vero.

Nel breve video che vi propongo potete ascoltare con le vostre orecchie e osservare con i vostri occhi le evidenti difficoltà con cui il leader dell’Italia dei Valori cerca di giustificare la non candidatura nelle liste Idv alle ultime elezioni (l’intervista è stata inserita su youtube il 4 marzo 2008) del giornalista e blogger Piero Ricca, conosciuto per le proprie invettive e per il proprio modo (urlato, come quello di Grillo, tanto amico del buon Tonino) di denunciare le magagne italiane.

Preciso: non sono un fan sfegatato di Ricca, ma riconosco la bontà di parecchie sue iniziative.

Il fatto, invece, di essersi candidato nel 2006 proprio con l’Italia dei Valori alle elezioni comunali di Milano, non fa onore, ai miei occhi, allo stesso Ricca.

Ma il Comune di Milano è un conto, il Parlamento, invece, è un altro.

E sono sicuro che da Tonino, leader dell’Italia dei Valori, paladino della Giustizia, voi tutti vi sareste aspettati un’attenzione maggiore, indipendentemente dagli improbabili calcoli matematici in cui si lancia nel corso dell’intervista.

Io, francamente, non sono per nulla sorpreso.

E io pago!

novembre 8, 2008

unime

I tagli della bella Ministra dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, cominciano a farsi sentire: visitando il sito dell’Università degli Studi di Messina, www.unime.it, oltre a riportare alla mente l’esistenza del monoscopio (era da un po’ che non lo vedevo), apprendo che il suddetto portale, sarà offline fino alla mattina di lunedì, causa assenza di corrente elettrica.

E io pago!

Quali istituzioni?

novembre 7, 2008

toghe

Siamo alle solite.

C’è un magistrato, a Reggio Calabria, accusato dal Ministro della Giustizia, Angelino Alfano, sulla scorta delle ispezioni ministeriali avvenute negli scorsi mesi, di fatti gravissimi, ma il Consiglio Superiore della Magistratura, anche in presenza di accuse di inaudita gravità, sceglie una linea morbida e ambigua. Il magistrato in questione è il pm Santi Cutroneo e queste sono le accuse che Alfano gli rivolge:

Frequentazione con esponenti di cosche criminali”; ”insanabili” contrasti con i colleghi e ”sfiducia” anche nei confronti del capo dell’ufficio, che non informo’ della possibile presenza di una microspia in Procura e della ‘bonifica’ fatta fare nella propria stanza, impedendo cosi’ l’avvio di indagini sulla vicenda.

Ma, se possibile, questa è la parte più soft delle accuse di Alfano. Quello che inquieta di più è infatti la presunta frequentazione con esponenti di cosche criminali, che il Guardasigilli chiarisce così:

Cutroneo non aveva iscritto sul registro degli indagati Ugo Marino “persona con cui coltivava rapporti di frequentazione, sia prima che dopo l’avvio dell’indagine” nonostante una denuncia a suo carico per associazione a delinquere di stampo mafioso. Cutroneo avrebbe condotto le indagini su Marino senza informare il collega coassegnatario del fascicolo Salvatore Boemi delle sue frequentazioni con l’indagato; avrebbe partecipato anche un evento a Taormina, ospite di questo.

Per comprendere la gravità delle accuse lanciate contro il pm Cutroneo, è bene precisare che Ugo Marino, appare numerose volte nelle dichiarazioni rese al pm Mollace dal collaboratore di Giustizia Paolo Iannò, quale affiliato alla cosca Condello.

Oltre alle ostilità tra magistrati, le omissioni, e tutto il resto, a mio avviso è proprio la presunta vicinanza del pm Cutroneo, a questi ambienti a costituire la parte più grave delle accuse formulate da Alfano. Cutroneo, infatti, arriverebbe financo ad accettare l’ospitalità offerta da Marino: un fatto inaccettabile, soprattutto per un magistrato della Repubblica italiana.

Ma, come dicevo all’inizio, siamo alle solite. il provvedimento cautelare preso dal Consiglio Superiore della Magistratura nei confronti di Cutroneo è davvero grottesco: trasferimento d’ufficio e destinazione ad altre funzioni.

Come può un magistrato accusato di cose così gravi essere trasferito  e destinato ad altre funzioni?

Assistiamo all’ennesima decisione illogica del Csm, dopo quella di De Magistris, ritenuto un “cattivo magistrato” e poi trasferito come giudice del Tribunale del Riesame a Napoli. Quello stesso De Magistris che, da tempo, denuncia collusioni della magistratura con la criminalità organizzata. Ignorato.

E’ vero, e lo ribadisco ad alta voce, si tratta di un provvedimento cautelare: Santi Cutroneo avrà la sua sacrosanta facoltà di difendersi da accuse così infamanti, e, personalmente, gli auguro di sapersi dimostrare estraneo ai fatti (sarebbe una vittoria per lui e per tutte le Istituzioni) ma, il provvedimento più corretto sarebbe stato una sospensione da ogni incarico per il magistrato, in attesa della sentenza definitiva sui fatti che il Ministro della Giustizia crede di aver scoperto. Lo stesso Ministro della Giustizia che avrebbe dovuto chiedere al Csm la sospensione del pm e non lo spostamento. Ma Giustizia e Magistratura continuano, imperterrite, a camminare lungo una strada sbagliata, fatta di non-decisioni e/o di decisioni incomprensibili, prese senza alcun criterio.

I professionisti dell’Antimafia

novembre 5, 2008

professionisti_antimafia

Finalmente martedì prossimo si insedierà la nuova Commissione parlamentare antimafia, la cui presidenza verrà affidata, presumibilmente, all’ex ministro dell’Interno, Beppe Pisanu.

Prima di giocare un po’, dico subito che poteva andare molto peggio: all’interno della commissione bicamerale ci sono personaggi di ottimo spessore che hanno fatto della lotta alla criminalità organizzata una ferma battaglia nel corso della loro attività politica. Penso ad Angela Napoli e Fabio Granata, del Pdl, penso a Beppe Lumia, che è, sicuramente, il politico che più stimo in Italia, penso agli ex prefetti Luigi De Sena e Achille Serra, del Pd.

Purtuttavia, tra i componenti della commissione c’è anche qualche personaggio un po’ birichino, per svariati motivi.

A cominciare dal probabile presidente, Beppe Pisanu, intercettato insieme con Luciano Moggi, si interessa per il la Torres Calcio. Coinvolto nello scandalo P2; Beppe Pisanu in persona è stato interrogato, l’ottobre 2005, dalla procura di Cagliari: a proposito di un presunto giro di favori nel corso dell’inchiesta sulla maxi-truffa Ranno-Fideuram per corruzione, peculato, truffa e riciclaggio.

C’è poi Alfonso Papa, del Pdl: magistrato napoletano in aspettativa, vicecapo di gabinetto del ministero della Giustizia sotto i ministeri Castelli e Mastella, viene indagato dal Tribunale dei ministri di Roma per abuso d’ufficio patrimoniale per alcune consulenze “facili” insieme allo stesso Castelli e ad altri dirigenti di Via Arenula. Ma si salva dal processo grazie al voto del Senato, che nel dicembre 2007 respinge la richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti del ministro leghista e dei suoi collaboratori, regalando l’immunità parlamentare anche a quelli che parlamentari non sono. Come, appunto, Papa.

C’è Carlo Vizzini, del Pdl, condannato in primo grado a 10 mesi e salvato dalla prescrizione in appello per il finanziamento illecito di 300 milioni di lire dalla maxitangente Enimont; assolto dal Tribunale dei ministri di Roma dall’accusa di aver preso tangenti quand’era ministro socialdemocratico delle Poste.

C’è Francantonio Genovese, del Pd, ex sindaco di Messina, decaduto per un’opposizione alla regolarità della competizione elettorale, legata alla mancata presenza del simbolo del Nuovo PSI di Gianni De Michelis, a seguito della quale, quasi un anno dopo, il TAR di Catania dichiarò nulle le stesse elezioni.

C’è Luigi Li Gotti, che non ha alcuna pendenza con la Giustizia, ma che è conosciuto per essere stato difensore di noti pentiti quali Tommaso Buscetta, Totuccio Contorno e Giovanni Brusca. Un po’ contraddittorio, dunque.

C’è Luigi Lazzari, del Pdl, già assessore di San Cassiano, in provincia di Lecce, che, dopo appena un anno si dimette insieme al gruppo di maggioranza che amministra il Paese a seguito di vicende giudiziarie che riguardano il “suo” sindaco Raffaele Petracca.

C’è Antonio Gentile, del Pdl, che nel 1987 fu arrestato per la mala gestione della Carical (3500 miliardi di buco. Il processo, comunque, non portò ad alcun tipo di colpevolezza da parte di Gentile.

C’è infine Carolina Lussana, della Lega Nord, moglie del deputato del Pdl, Giuseppe Galati, ex Udc, indagato a Catanzaro per associazione a delinquere, truffa e violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete. Il pm Luigi De Magistris (nell’indagine «Poseidone», poi avocata dal procuratore Mariano Lombardi) ipotizza che Galati facesse parte di un comitato d’affari che si occupava di spartire tra i vari partiti i fondi pubblici stanziati dalla Regione e dall’Unione europea.

C’è poi Tonino Di Pietro, ma su di lui meglio non parlare…

Zibaldone

novembre 4, 2008

E’ uno Zibaldone di pensieri, per cui questo post sarà un po’ più lungo del solito.

Soffermarsi perditempo.

Mi ha affascinato l’articolo apparso su www.terrelibere.org che consulto spesso. L’articolo si intitola “La succubanza. I quotidiani siciliani e la mafia” e consiglio a tutti voi di leggerlo. I pessimi giornalisti, i criminali che, invece di impugnare una pistola impugnano la penna per conto terzi esistono in Calabria, ma esistono anche in Sicilia, una terra dannata come la nostra, che, comunque, qualche passo in avanti l’ha fatto.

L’articolo ricorda come lo scorso 9 ottobre il quotidiano “La Sicilia” abbia dato voce a Vincenzo Santapaola, detenuto in un carcere del nord, figlio del boss di Catania Nitto Santapaola.

 “Questa città non riesce a dimenticare pagine di cronaca e di storia ormai lontane e chiuse. […] Egregio direttore, mi trovo in un carcere di massima sicurezza, detenuto in regime di 41 bis, proprio quel regime creato per i detenuti considerati più pericolosi, capaci di dare ordini ad associazioni criminali, anche dal carcere: un regime che anche nel mio caso è assolutamente ingiustificato, come ingiustificata è la mia detenzione […]”.

E’ uno stralcio della vergognosa lettera pubblicata su “La Sicilia”. Vincenzo Santapaola vorrebbe che Catania dimenticasse. Eh già, a Vincenzino farebbe parecchio comodo che Catania, la Sicilia, e tutta l’Italia dimenticassero i crimini compiuti dalla sua famiglia.

Del fatto che questi individui non debbano trovare posto sulle pagine dei giornali avevo già parlato qui, ma credo sia fondamentale sottolineare ulteriormente il concetto perchè quelle di Santapaola junior sono parole che offendono la memoria delle vittime della mafia, che offendono le persone oneste, non solo siciliane, ancor di più perchè divulgate sul quotidiano per il quale scriveva Beppe Alfano, giornalista coraggioso assassinato dalla mafia nel 1993.

Ma “La Sicilia” è anche una delle testate giornalistiche edite da Mario Ciancio Sanfilippo, chiacchierato giornalista che controlla praticamente tutta l’informazione siciliana e allora, forse, si spiegano molte cose…

Ma, come vi ho detto, quello di oggi è uno Zibaldone di pensieri, per cui, restando in tema, passo da un individuo senza onore (Vincenzo Santapaola) a un altro: oggi compie 52 anni Domenico Condello, latitante, cugino del “Supremo” Pasquale Condello, e, dopo l’arresto di quest’ultimo, lo scorso 18 febbraio, reggente dell’omonima cosca.

Nel giorno del suo compleanno farebbe un regalo a tutti noi se si consegnasse, senza troppi indugi alle forze dell’ordine. Inutile sperarci.

Parlando di onore, invece, oggi ricorre la festa delle forze armate, nonchè il 90esimo anniversario del Bollettino della Vittoria che, nel 1918, annunciava la resa dell’Austria e la vittoria dell’Italia nella Prima guerra mondiale, la “Grande guerra”, non quella “fascista”, per chi avesse due in storia.

Bene ha fatto il Ministro della Difesa, Ignazio La Russa, a promuovere lezioni di storia nelle scuole realizzate da militari e altrettanto bene ha fatto a proporre che il 4 novembre ritorni a essere festa nazionale, “festa rossa” sul calendario. Ma, a proposito di rossi, non saranno di certo d’accordo i comunistoidi dei centri sociali, quelli che cantano “Vaticano talebano”.

Oggi, inoltre, è il grande giorno per gli Stati Uniti d’America: finisce l’era George W. Bush. Gli americani sono chiamati al voto tra John McCain e Barack Obama. Nella mia dichiarazione di voto, per una volta, mi capita di schierarmi col favorito (almeno secondo i sondaggi). Vedo in Obama qualcosa di buono che non vedo in McCain.

“Ma come, hai appena finito di elogiare le Forze armate e ora dici di preferire Obama?”.

Eh sì, sono un incoerente…

Nel mio sconclusionato tour devo, infine, mettere a verbale la bomba contro l’abitazione estiva del consigliere regionale dell’Udc, Franco Talarico, che segue solo di quattro giorni l’altra intimidazione subita dal segretario regionale del partito di Casini, allorquando ignoti esplosero colpi d’arma da fuoco contro la sua abitazione.

Quando ci si accorgerà che in Calabria la democrazia e le elementari norme di legalità e civiltà sono morte da un pezzo sarà sempre troppo tardi.

Detto questo, vado, ahimè, a Messina.

Non mi lego a questa schiera

novembre 3, 2008

E’ successo anche questa mattina, appena sveglio: un altro invito.

Ma che bell’invenzione!

“Vieni con noi”, mi dicono.

Beh, effettivamente di gente ce n’è: ci sono politici, ci sono giornalisti, ci sono calciatori, ci sono stelle della televisione, ci sono professionisti, gente per bene, all’apparenza; ci sono, da ultime, tante persone che conosco, ma, mi dispiace, come diceva il peggior Presidente che la Repubblica italiana ricordi “Io non ci sto” (sì, vabbè lo dice anche qualcun altro…).

“Non sei ancora iscrittoooooo?”.

“Iscriviti, il social network è il futuro!”.

“Dai, che ci divertiamo!”.

“Claudio, iscriviti, c’è fica…”.

Non se ne parla, lo prometto ufficialmente.

Lo so, presto sarò isolato, tutti, attorno a me parleranno di lui: “Sai chi mi ha aggiunto come amico?”, oppure, “Ho 12 fans!” e ancora “Abbiamo creato un gruppo che si chiama…”, e ancora “Oggi tizio aveva come status personale…”, “Stasera esco con gli amici del gruppo…”.

E io lì, senza argomenti, in un angolino, autoescluso dalle irrinunciabili tendenze della società moderna, guardato come un “diverso”, come uno di quelli che ha la puzza sotto il naso.

Organizzeranno cene e io non verrò invitato (ma questo accade già…), verrò escluso persino dalle partite di calcetto, condurrò ben presto una vita da vegetale.

Da “non iscritto”.

Ma resisterò, lo prometto.

Vedere la presenza di certi cialtroni mi darà la forza di proseguire in questa mia battaglia.

P.S. Un elogio pubblico, in mezzo alle tante malefatte di cui si macchia quotidianamente, lo merita Marco Travaglio: uno dei pochi personaggi pubblici a non essere (al momento) iscritto. Magari un giorno lo aggiungerò ai miei amici. Nella vita reale.