Giudici, presidenti e musicisti

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Siccome la Giustizia italiana va a gonfie vele e di lavoro ce n’è poco, Clementina Forleo, ex Gip di Milano, trasferita a Cremona, in punizione per aver indagato i sinistri, e il vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, Nicola Mancino, invece di sgobbare, parlano.

Partiamo da quest’ultimo.

Lo scoop (o presunto tale) lo fa Il Giornale, quotidiano di Silvio Berlusconi che non sospetto abbia simpatie nei confronti di Luigi De Magistris: secondo il quotidiano diretto da Mario Giordano, Mancino sarebbe coinvolto nell’inchiesta della Procura di Salerno sul “complotto” contro de Magistris, il cui trasferimento è stato deciso proprio dal Csm. Nell’articolo pubblicato dal Giornale si fa riferimento al decreto di perquisizione nei confronti dei magistrati di Catanzaro emesso dalla Procura di Salerno, in cui – alla pagina 442 – si dà conto di una telefonata giunta a Saladino da un numero fisso intestato a Mancino.

Ma il vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura si difende:

“Non ho mai telefonato a Saladino, la chiamata partita da uno dei miei numeri di telefono è stata fatta da un’altra persona, da un rappresentante di Comunione e liberazione, Angelo Arminio, che nel 2001 era nella schiera dei miei collaboratori. Saladino non lo conosco, mi è stato presentato nel 1985 per un comizio che fece un candidato delle liste Dc e appartenente a Cl, pensavo fosse milanese, non ho mai avuto rapporti con lui”.

Poi la promessa o, forse, la minaccia:

“Il giorno in cui una campagna di stampa dovesse incidere sulla mia autonomia non ho difficoltà a togliere l’incomodo”.

Non usa la parola “delegittimazione”, Nicola Mancino, ma, in pratica, parla proprio di quella. Parla di una delegittimazione, quella a mezzo stampa, diversa, forse un po’ meno grave, da quella che avrebbe subito Luigi De Magistris, vittima, ma questo bisognerà ancora accertarlo, di un complotto da parte dei suoi stessi colleghi. Una delegittimazione sulla quale Nicola Mancino, da presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, ha messo becco poco e male.

Nel frattempo, Clementina Forleo, Gip dell’inchiesta Unipol-Antonveneta, quella che coinvolse esponenti dei ds (D’Alema, Latorre) in un libro-intervista, afferma:

“Fino a quando s’era attaccato il nemico della magistratura, il nemico di destra, era andato tutto bene. Avevo avuto la solidarietà. La magistratura era stata compatta nel proteggere il giudice Forleo. Poi, quando spunteranno caimani d’altro colore, tutti si dilegueranno”.

Anche lei, come Mancino, non usa l’affermazione diretta ma, in definitiva, parla delle cosiddette “toghe rosse”.

Ma esisteranno davvero?

A ben guardare l’operato di Gerardo D’Ambrosio, ex pm di Tangentopoli, eletto nel senatore dei Ds nel 2006 e riconfermato, nel 2008 nel Pd, si direbbe di sì.

Ma magari l’apparenza inganna.

Vi consegno, però, le riflessioni, che non disprezzo affatto, di Clementina Forleo:

“Se qualcuno lascia la toga per diventare un politico, poi dovrebbe avere il buon gusto di non creare confusione di ruoli”.

E concludo parlando proprio di Tangentopoli. Sull’abitudine di consegnare gli indagati a quello che la letteratura battezzerà come “carcere preventivo”, Clementina Forleo dice:

I fatti erano “gravissimi, ma lo strumento carcerario doveva essere limitato ai più gravi”.

La risposta di Francesco Saverio Borrelli, che, ai tempi, era Procuratore capo di Milano e che oggi ha finalmente trovato la sua strada, essendo direttore del conservatorio milanese, fa rabbrividire:

“È assurdo, e questo sì lo capisco oggi più di allora, che la custodia cautelare venga effettuata in galera e che non esistano strutture apposite. E del resto anche nei confronti del carcere come punizione sono diventato un critico molto aspro: il recupero è un’altra cosa”.

A distanza di sedici (quasi diciassette) anni Borrelli ha capito. Meglio tardi che mai…

Ma la cosa più simpatica, e qui concludo davvero, l’ha detta, come spesso accade, il presidente emerito della Repubblica, Francesco Cossiga:

“Buona la notizia che la procura della Repubblica di Salerno indaga sull’operato del Procuratore Generale di Catanzaro e di altri magistrati della Calabria, e presto credo anche dello stesso Consiglio Superiore della Magistratura. Finche’ si indagano tra di loro e forse anche tra di loro si arrestano, non violano la liberta’ dei cittadini!”.

Chissà cosa pensa il musicista Borrelli…

Aggiornamento da www.corriere.it

La Procura di Catanzaro ha bloccato gli atti già sequestrati dalla Procura di Salerno. Il provvedimento è stato firmato dal procuratore generale Enzo Jannelli e dai sostituti Garbati, De Lorenzo e Curcio. Il provvedimento di sequestro è stato notificato ai carabinieri di Salerno che erano negli uffici della Procura generale per effettuare l’indicizzazione dei documenti sequestrati relativi all’inchiesta ‘Why Not’ e ‘Poseidone’. Un gruppo di carabinieri del Reparto operativo provinciale di Catanzaro è partito alla volta di Salerno per notificare ai magistrati campani il provvedimento di sequestro emesso dalla Procura generale del capoluogo calabrese. Inoltre sette magistrati della Procura di Salerno, fra cui il procuratore capo Apicella, sono indagati dalla Procura di Catanzaro.

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