Un Pesce piccolo

pesce

Ci aiuterà a capire tutto un po’ meglio. Partiamo, come sempre, dalla relazione sulla ‘ndrangheta della Commissione Parlamentare Antimafia:

Nel versante tirrenico della provincia di Reggio Calabria le investigazioni confermano l’egemonia delle potenti cosche “Piromalli-Molè” e “Pesce-Bellocco”, che gestiscono tutte le attività illecite nella Piana di Gioia Tauro: dal traffico degli stupefacenti e di armi, alle estorsioni e all’usura, ma anche l’infiltrazione dell’economia locale attraverso il controllo e lo sfruttamento delle attività portuali.

Sì, il porto di Gioia Tauro è un bell’affare:

Le attività connesse con la gestione del porto e dunque con il colossale movimento dei containers, le opportunità di traffici illeciti a livello internazionale, rese possibili dal frenetico via vai quotidiano delle merci, hanno attratto gli appetiti dei “Molè”, dei “Piromalli”, dei “Bellocco” e dei “Pesce” e li hanno portati ad imporre la loro presenza, offrendo l’opportunità di un salto di qualità internazionale.

E nella piana di Gioia Tauro i cognomi che contano sono quelli di sempre:

Le cosche Piromalli – Molè, Bellocco- Pesce e le altre ad esse collegate hanno già dimostrato di non trascurare alcun settore economico nelle zone da esse dominate, con una grande capacità di adeguarsi sia dal punto di vista strettamente criminale che da quello finanziario ed imprenditoriale alle nuove opportunità offerte loro sul territorio.

Sono in particolare le operazioni “Decollo” e “Decollo bis” a chiarire i traffici di droga della famiglia Pesce di Rosarno, da sempre alleata ai Bellocco.

Una premessa abbastanza ampia, lo so. Ma serviva per spiegarvi che i Pesce, a Rosarno e non solo, sono una famiglia d’onore, sono dei pesci volanti.

E volano alto.

Un po’ meno, magari, Francesco Pesce, 30 anni, figlio del pregiudicato Antonino Pesce, classe 1953, nipote, a sua volta, dell’indiscusso boss Giuseppe, classe 1923.

Sì perchè Francesco Pesce è stato arrestato, proprio ieri, con l’accusa di aver rapito la propria ex fidanzata di 21 anni.

Di aver rapito una ragazza di 21 anni.

Sì, lei non lo voleva più.

Mi piace pensare che non lo volesse perchè Francesco Pesce appartiene a una delle famiglie più potenti della ‘ndrangheta calabrese, ma non mi illudo.

La realtà, magari, sarà diversa. Magari i due non andavano più d’accordo, non si amavano, lui non le piaceva più.

Chi lo sa.

Poco importa il motivo. Lui, Francesco Pesce, l’avrebbe rapita lo scorso 26 agosto.

La madre della ragazza avrebbe raccontato tutto ai carabinieri di Rosarno, facendo proprio il nome di Francesco Pesce.

Non formalizzerà mai una denuncia, però. Meglio non rischiare.

Adesso, però, Francesco Pesce è in carcere accusato di sequestro di persona. Ma non uno di quei sequestri, di cui la ‘ndrangheta è esperta, che fruttano tanti soldi.

Francesco Pesce, rampollo di una famiglia della ‘ndrangheta da sempre dedita al crimine, al traffico di droga e di armi, in particolare, avrebbe rapito, insieme ad altri tre uomini, una ragazza di 21 anni, sotto la minaccia di una pistola.

Proprio un Pesce piccolo.

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Una Risposta to “Un Pesce piccolo”

  1. Antonino Monteleone Says:

    Post straordinario! 🙂

    Lode al coraggio delle due donne che sono riuscite a denuciarlo. Sprezzo senza limiti per la donna che ha messo al mondo un rifiuto del genere.

    Perché sarà anche un Pesce piccolo. Ma quando puzza, il Pesce, puzza sempre dalla testa. O dalla Fi*a.

    am

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