Discorso di fine anno

Mentre scrivo mi accorgo che un altro anno sta scivolando via. Mi capita spesso, come capiterà ad altri, di essere patetico, forse retorico, certamente malinconico e pensieroso. l’ultimo giorno dell’anno.

Quando traccio dei bilanci mi succede regolarmente. Sfaccettature del mio carattere di merda.

Che anno è stato il 2008 che sta andando via per sempre?

E’ stato un anno buono. E detto da me, convinto pessimista, c’è da crederci.

Il 2008 è stato l’anno in cui ho visto terminare, senza rimpianti, un rapporto che durava da oltre quattro anni. Nella vita, credo, bisogna avere il coraggio e la forza di prendere decisioni drastiche e voltare pagina.

E io sono contento di esserci riuscito.

Il 2008 è stato anche l’anno in cui sono riuscito a recuperare alcuni rapporti importanti. Rapporti che avevo interrotto, incrinato, sprecato, perso, per colpa di errori dovuti, soprattutto, al mio carattere.

Sono rapporti a cui tenevo e a cui tengo moltissimo: sono questi rapporti, le parole di queste persone, che mi danno la forza di andare avanti, in ogni cosa della mia vita.

Il 2008 è stato anche l’anno in cui ho cominciato un nuovo rapporto. Un rapporto che mi sta dando soddisfazioni, perchè si basa sulla fiducia e sulla stima reciproca, valori per me fondamentali. Non so definire questo rapporto, nè, al momento, mi interessa: vivo alla giornata. E vivo bene.

Nell’ultima parte dell’anno ho “provato” a rovinare anche altri rapporti di amicizia, senza i quali, certamente, non potrei vivere. Non ci sono riuscito, fortunatamente: come vi ho già detto, Dio, per i pazzi e per i cretini, pensa sempre due volte.

Nel 2008, però, un amico di infanzia se ne è andato. Troppo presto.

Poco importa se non ci si vedeva più con la stessa frequenza: sapevo che c’era e questo mi faceva stare bene. Il mio pensiero, oggi che è l’ultimo giorno dell’anno, non può che andare anche a Bruno.

Dal punto di vista lavorativo il 2008 è stato un anno fantastico: è stato l’anno che mi ha visto diventare ciò che volevo essere fin da quando avevo cinque/sei anni, quando, su un foglio di quadernone scrivevo, con pessima grafia, il mio personalissimo giornalino da distribuire ai parenti.

E’ stato anche l’anno in cui, oltre che diventarlo, ho capito che in questa vita potrò fare solo e soltanto il giornalista. Non avrei mai pensato di dover “ringraziare” un mafioso per questo: e invece è accaduto proprio in quella fredda sera del 18 febbraio, quando fu arrestato Pasquale Condello, che capì che la vita del giornalista, quella del rompicoglioni, quella senza orari, era la vita che volevo fare.

Il 2008 è stato l’anno delle “ronde” insieme al mio amico Antonino Monteleone: i nostri viaggi notturni nei luoghi dove “non si dovrebbe andare”.

E’ un lavoro sporco, ma qualcuno dovrà pur farlo.

Sì perchè ho capito anche, in questo 2008, che per avere speranze di riappropriarci, tutti, della nostra terra, sarà necessario prima liberarci dal giogo della ‘ndrangheta e dei suoi aguzzini: infami, assassini e banditi come Pasquale Condello, come Pietro Criaco, come Giovanni Strangio, come Giuseppe De Stefano.

A tal proposito approfitto per rispondere a chi chiede al signor Google: “chi è il giornalista che parla di Giuseppe De Stefano”. Sono io, mi chiamo Claudio Cordova, ho 22 anni e ho più coglioni di tutti voi stronzi messi insieme.

Sì, perchè il 2008 è stato anche l’anno in cui mi sono preso i miei primi e piuttosto numerosi “fatti i cazzi toi”. Ne vado fiero: vorrà dire che, in mezzo alle minchiate, qualcosa di vero la starò pure dicendo.

Da non trascurare, inoltre, che il 2008 è stato anche l’anno in cui ho dato una decisa accelerata ai miei studi: 8 esami sostenuti e superati, per uno come me, non sono affatto pochi.

Come sarà il 2009 che, tra poche ore, si presenterà a tutti noi, proprio non lo so.

Sarà un anno decisivo per me: decisivo dal punto di vista lavorativo, ma anche per i miei umili studi di letterato. Sarà l’anno in cui dovrò crescere, evitando di mettere a rischio dei rapporti importanti, come ho fatto nell’arco di questo 2008.

E’ proprio questo il mio vero obiettivo del 2009: crescere.

Ha ragione chi mi dice che sono un egocentrico: guardate quanto ho scritto, parlando solo ed esclusivamente di me.

Meglio farla finita.

Non mi resta che chiudere qui quest’anno, augurando a tutti voi di trovare, nei prossimi 365 giorni, ciò che più desiderate.

Buon anno.

5 Risposte to “Discorso di fine anno”

  1. Domenico Malara Says:

    Auguri sinceri da un collega, ma soprattutto da un amico che ha grande stima di te… Un consiglio, non avere fretta di crescere troppo velocemente… Un saluto affettuoso… do.mal.

  2. franco calabrò Says:

    caro claudio, innanzi tutto un affettuoso augurio per un 2009 che ti riservi tante piacevoli sorprese e affermazioni professionali in una terra dura e difficile. mi fai tornare indietro di tantissimi anni quando decisi anch’io, rinunciando a più “comode” sistemazioni, di scegliere il mestieraccio che ancora esercito e che ancora mi offre spunti di vita interessanti e l’opportunità di nuove amicizie, come la tua. se posso esserti utile in qualche modo, fai pure, tanti giovani colleghi hanno avuto in me sostegno e ora mi mandano messaggi affettuosi per le feste, come si fa con un vecchio amico. buon anno e…prudenza dal tuo franco calabrò

  3. Massimo Calabrò Says:

    « Quant’è bella giovinezza, che si fugge tuttavia!
    Chi vuol essere lieto, sia: di doman non c’è certezza »
    (Lorenzo de’ Medici, Canti Carnacialeschi, Canzona di Bacco)

  4. Nino Bonanno Says:

    “Non l’amore, non il denaro, non la fede, non la fama, non la giustizia, datemi la Verità” – H.D. Thureau

    Ecco, che sia anche questo un anno all’insegna della verità.

    L’augurio più sincero che posso farti.

  5. Achiropita/ lisa Capalbo Says:

    sei un piacevole egocentrico

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