Esercito italiano: una risorsa per il Paese

esercito

Dino Tricarico, ex capo di Stato maggiore dell’Aeronautica militare, in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, a proposito dei presidi militari nei pressi delle discariche in Campania dichiara che “Questa storia dei militari a guardia delle discariche mi è sembrata fin dal primo momento un’iniziativa sbagliata. E ora devo proprio dirlo: stiamo umiliando i soldati e distruggendo la loro professionalità”.

Stiamo umiliando i militari.

Ma la gente si sente più sicura, dice, giustamente, Marco Nese del CorSera. La risposta di Tricarico: “E questo è un rischio. L’opinione pubblica si sta abituando a un impiego tutt’altro che ortodosso e le istituzioni si sentono legittimate a utilizzare lo strumento militare in modo sempre più abnorme. Siamo il Paese delle emergenze, e domani i soldati potrebbero essere chiamati a vigilare attorno alle carceri, a tenere sotto controllo gli stuoli di clandestini, a proteggere obiettivi di ogni tipo. Ma non sono questi i motivi per i quali ci siamo dotati di forze armate professionali”.

Tricarico vorrebbe, magari, che i militari stessero di guardia, come a Guantanamo, e che tenessero sempre sotto osservazione il loro “specchio” di nazionalità cubana e, sotto certi aspetti, avrebbe pure ragione. In condizioni normali l’esercito non dovrebbe, anzi, non deve, ricoprire compiti di pubblica sicurezza.

E però, sul sito ufficiale dell’esercito italiano lo slogan è il seguente: “una risorsa per il Paese”.

E inoltre la Campania è una terra molto particolare, la terra che, insieme alla Calabria, condivide, sul territorio, la più grave e marcata perdita di sovranità, da parte dello Stato, dai tempi delle stragi in Sicilia.

In quel caso, per ristabilire le gerarchie, fu inviato l’esercito con l’operazione “Vespri siciliani”.

Non sono assolutamente in grado di dare lezioni, anche per questo cerco sempre di usare toni spiccioli. Ma questa volta voglio fare un’eccezione.

La citazione è tratta dal volume “Elementi di geografia economica e politica” di Mario Casari, Giacomo Corna-Pellegrini e Fabrizio Eva, ed. Carocci: “La sovranità viene concepita generalmente come un legame forte e reale col territorio su cui si esercita. L’esercizio della sovranità deve dunque trovare una forma concreta nel e sul territorio. Quando una legge dello stato non viene rispettata da pochi singoli individui, ci si trova di fronte a una situazione di illegalità; ma quando le leggi trovano una sistematica e diffusa disapplicazione, si parla di perdita di sovranità dello Stato sul proprio territorio”.

Mi soffermo, in particolare, sull’ultima frase, quella in grassetto.

In Campania le infiltrazioni della camorra in ogni settore (anche in quello dei rifiuti) sono certificate dall’attività investigativa di magistratura e polizia. La perdita di sovranità, invece, è testimoniata dalla cadenza, pressocchè giornaliera, di crimini e omicidi. In Campania la legge non la detta più lo Stato, se pensiamo che alle forze dell’ordine è persino inibito l’accesso a determinati quartieri.

E in Calabria?

In Calabria la situazione è, all’incirca, la medesima.

In ordine sparso, negli ultimi giorni del 2008 e nei primi del 2009, abbiamo registrato un agguato a Bovalino che ha coinvolto anche un minorenne, il duplice omicidio di Cutro, in provincia di Crotone, l’omicidio di un imprenditore a Isola Capo Rizzuto, l’intimidazione alla giornalista di Calabria Ora, Angela Corica, a Cinquefrondi, e, da ultimo, un giovane, nel catanzarese, è stato picchiato a sangue e bruciato vivo e adesso lotta, in condizioni gravissime, tra la vita e la morte.

Senza contare, ovviamente, le decine di vetture che, in tutta la Calabria, prendono fuoco ogni notte, nonchè le continue intimidazioni subite dagli amministratori pubblici (l’ultima, dal punto di vista cronologico, è l’ennesima minaccia subita dal sindaco di Taurianova, Romeo).

Io non me ne intendo, ma, seguendo la logica, una situazione del genere, in Campania, quanto in Calabria, dovrebbe imporre la scelta, per lo Stato, di mostrare nuovamente i muscoli, almeno per tentare di porre rimedio alle numerose “emergenze” presenti nel Meridione.

Sarà un’idea vagamente fascista, ma, alla luce di quanto vi ho descritto e tutto quello che già sapete, mi sento di ribadire e rilanciare la mia linea di pensiero, che ho già espresso tante volte su questo blog: militarizzare immediatamente le “zone calde” del Sud. Palermo, Napoli, Caserta, Reggio Calabria, la Piana di Gioia Tauro, Crotone e tutte le aree su cui lo Stato, allo stato attuale, è costretto a “chiedere permesso” prima di entrare.

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Una Risposta to “Esercito italiano: una risorsa per il Paese”

  1. daniele Says:

    Siamo sicuri che gli uomini dell’Esercito Italiano siano in grado di poter effettuare simili compiti? Io ho dei forti dubbi, il personale di truppa mi pare veramente poco addestrato e per quel che riguarda chi dovrebbe comandarli sul campo sottoufficiali e ufficiali, ho dei dubbi ancora più grandi. Fisicamente e psicologicamente i nostri militari mi sembrano a dir poco fragilini, corpi speciali a parte.

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