Il paese immobile

barcellonapg

da http://www.strill.it

Ci sono tanti tipi di paese: i paesi che si affacciano sul mare, quelli di montagna, paesi grandi e paesi piccoli. E ci sono tanti tipi di crisi: la crisi culturale, la crisi delle Istituzioni, politica e magistratura, la crisi dell’economia, la crisi della società che fa sempre il paio con la crisi della legalità.

Ci sono tanti tipi di paese e ci sono tanti tipi di crisi. Barcellona Pozzo di Gotto è un paese.
Un paese in piena crisi.

Barcellona Pozzo di Gotto è un paese di quasi cinquantamila abitanti: non è un paese piccolo, anzi. E’ il centro più popoloso dell’intera provincia di Messina.

PIEDI INCHIODATI

E’ un paese, però, immobile, fermo su se stesso, come se avesse in piedi inchiodati al terreno.
Palazzi lasciati allo stato rustico, decine di strade interrotte che costringono a numerose deviazioni, anche per percorrere poche centinaia di metri.

Qualcuno dice che l’urbanistica di un luogo sia la cartina di tornasole per verificare il livello culturale (nel senso più ampio possibile) del luogo stesso. Ecco, l’aspetto di Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina, rispecchia perfettamente l’humus culturale di gran parte dei suoi abitanti: ristretto. Tutti chiusi in un involucro, difeso da un muro di gomma, contro il quale è impossibile non rimbalzare.

Gli eventi in ricordo di Beppe Alfano, assassinato l’8 gennaio del 1993, sono l’occasione per verificare, in maniera empirica, quanto sia rimasta immobile, nell’arco di sedici anni, Barcellona Pozzo di Gotto. I manifesti che “pubblicizzano” gli eventi in ricordo di Alfano sono pochi, alcuni anche strappati. Così com’è poca, pochissima, è la gente che partecipa ai dibattiti, agli incontri, della giornata: alcune decine, forse un centinaio, tra mattina e pomeriggio, in un paese che conta quasi cinquantamila abitanti.

SCELTE

Dal punto di vista culturale, il dato più sconfortante arriva, però, dal mondo giovanile: sono pochissime le scolaresche che aderiscono alla giornata del ricordo, mentre gran parte dei presidi di Barcellona negano il permesso di assistere agli incontri. Chi vorrà farlo autonomamente, da “disertore”, dovrà collezionare un’assenza sul registro: è una scelta che non fa quasi nessuno.

Una scelta coraggiosa la fa, invece, Chiara Siragusano, 17 anni. Decide di prendere le redini del primo movimento antimafia di Barcellona Pozzo di Gotto: raccoglie alcune adesioni. Non moltissime, ma è già qualcosa: i tempi difficili arriveranno, ma, per vedere l’alba bisogna, necessariamente, superare la notte buia.

LE VICENDE COMUNALI

Il Comune di Barcellona Pozzo di Gotto, il 4 gennaio, concede, sul proprio sito ufficiale,  poche righe a Beppe Alfano. Lo stesso Comune dedica una piazza ad Alfano: prove tecniche di redenzione.

Quello stesso Comune che, per diverso tempo, ha rischiato di essere sciolto, come è capitato a quello di Terme Vigliatore, grazie alle denunce coraggiose del professor Adolfo Parmaliana. L’ex ministro dell’Interno, Giuliano Amato, ha cincischiato troppo, però. A lungo, la relazione della commissione d’accesso, è rimasta sul tavolo del responsabile del Viminale dell’ultimo governo Prodi, prima che il prefetto di Messina, Stefano Scammacca, optasse per il “non scioglimento”.
E questo, nonostante il coinvolgimento di alcuni membri della Giunta in inchieste giudiziarie e le dichiarazioni rese dal Procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, che, il 13 febbraio del 2007, al cospetto della Commissione parlamentare antimafia, ebbe modo di affermare che era “stata la magistratura, a seguito di alcune indagini, a rilevare alcuni fatti di una certa gravità ed a trasmettere una richiesta di accesso ispettivo al comune di Barcellona Pozzo di Gotto da parte del prefetto di Messina”.

PREFETTO PERFETTO

Niente da fare: il prefetto Scammacca suggerisce al ministro Amato di lasciare tutto com’è. Scammacca, commissario straordinario, a partire dal 1993, di S. Giovanni la Punta, cittadina a monte di Catania nella quale Scammacca a lungo aveva abitato e la cui amministrazione era stata sciolta per mafia. In quell’occasione il dottor Scammacca crea, per farsi collaborare nelle scelte amministrative, una “consulta cittadina”, all’interno della quale personalmente inserisce l’imprenditore multimiliardario Sebastiano Scuto. Con quest’ultimo Scammacca instaura anche rapporti di frequentazione personale, allargata anche alle rispettive mogli.

Scuto, nel 2001, finisce in carcere per concorso esterno in associazione mafiosa.

Ma questa è un’altra storia.

PAESE VECCHIO

La nostra storia è quella di Barcellona Pozzo di Gotto e il sindaco di Barcellona Pozzo di Gotto si chiama Candeloro Nania ed è adesso al secondo mandato, avendo prevalso sugli avversari, con il 56,5% dei voti, nel 2007. Il vero capolavoro lo fece, però, nel 2001, quando fu eletto con l’81% dei consensi. In entrambi i casi, la sua candidatura è stata appoggiata da Domenico Nania, attuale vicepresidente del Senato e segretario regionale di Alleanza Nazionale.

Domenico Nania e Candeloro Nania sono cugini.

Il senatore Nania, anch’egli barcellonese, si spende continuamente per il proprio paese natio: Barcellona Pozzo di Gotto, che dista trentasette chilometri da Messina, ha due corsi distaccati dell’Università del capoluogo e circa 200 studenti. Una sede pagata dal Parlamento, che, nel 2003, approva una legge dal seguente titolo: «Interventi per l’espansione dell’università di Messina nelle città di Barcellona Pozzo di Gotto e di Milazzo». Ben 7,5 milioni di euro da spalmare in tre anni. Primo firmatario è il senatore del Popolo delle Libertà, Domenico Nania.

Un modo per far crescere il paese. Per ringiovanirlo.

Barcellona Pozzo di Gotto, tra le altre cose, è un paese destinato a invecchiare precocemente. Un paese nel quale per i giovani non c’è, non potrà esserci, futuro. E’ un paese dove non esiste nemmeno un pub per bere una birra in compagnia.

L’unico circolo ricreativo, non per giovani, è la Corda Fratres, un circolo fra i cui soci hanno militato insieme Domenico Nania, il sindaco di Messina Giuseppe Buzzanca (anch’egli barcellonese), Rosario Cattafi, estremista di destra in gioventù, legato a Pietro Rampulla (l’artificiere della strage di Capaci) in età adulta, il giudice Cassata, promotore del circolo, attuale procuratore generale di Messina, il capomafia Giuseppe Gullotti, condannato in via definitiva, in qualità di mandante, per l’omicidio di Beppe Alfano.

La Corda Fratres: una congrega di vecchi amici.

GIUDICI & C.

Si diceva all’inizio che Barcellona Pozzo di Gotto esistono tutte le crisi possibili: oltre a quelle già brevemente raccontate la più preoccupante sembra essere quella della magistratura.

Partiamo dal giudice Cassata, promotore della Corda Fratres.

Dal maggio del 2008 è procuratore generale presso la Corte d’Appello di Messina, dopo aver ricoperto, dal 1989 il ruolo di sostituto procuratore presso lo stesso ufficio. Le frequentazioni “particolari” del dottor Cassata cominciano nel 1974, quando è protagonista di un viaggio in auto a Milano in compagnia del boss Pino Chiofalo. Oltre alla frequentazione con Gullotti presso la Corda Fratres, ma non solo, Cassata è avvistato, nel 1994, da due carabinieri, mentre conversa in strada con la moglie proprio del boss Gullotti. Il dottor Cassata gestisce a Barcellona Pozzo di Gotto un museo etno-antropologico che riceve considerevoli finanziamenti dalla Regione Siciliana e da enti locali, quali il Comune di Barcellona Pozzo di Gotto e la Provincia regionale di Messina, che operano nel territorio del proprio ufficio giudiziario.

Cassata è sodale del sostituto procuratore di Barcellona, Olindo Canali, che, insieme al luogotenente della Guardia di Finanza, Santi Antonio Pino e all’appuntato dei carabinieri Antonino Granata, intrattiene rapporti con Salvatore Rugolo, medico, ritenuto inserito a pieno titolo ai vertici della mafia barcellonese, una “cerniera” tra gli ambienti criminali e gli ambienti istituzionali. Salvatore Rugolo è figlio di Francesco Rugolo, ucciso nel 1987 nel quadro della guerra di mafia tra barcellonesi e chiofaliani, allorquando era ritenuto il capo indiscusso della mafia barcellonese ed è il cognato del boss Giuseppe Gullotti.

Su queste strane amicizie, su questi inquietanti intrecci, indaga, qualche anno fa, un giovane sostituto procuratore, De Feis che, però, ben presto riceve delle pressioni da parte di Franco Cassata, sostituto procuratore generale della Corte di assise e d’appello di Messina, da parte di Rocco Sisci, procuratore capo del tribunale di Barcellona, e dallo stesso Olindo Canali, che nonostante gli elementi compromettenti emersi a suo carico, sarebbe stato informato più volte proprio da Sisci, affinché le indagini venissero bloccate, insabbiate.

De Feis si ribella, racconta tutto ai carabinieri che svolgono le indagini. Ma il suo destino è segnato: dell’indagine non si sa più nulla, mentre sia il sostituto procuratore De Feis, sia il capitano dei carabinieri, che indagavano sul caso, Cristaldi, sono trasferiti.

Se nel resto del mondo tutto scorre, a Barcellona Pozzo di Gotto tutto resta immobile, compresi gli uomini di potere.

E’ sull’immobilismo che poggia la corruzione e il malaffare.

Barcellona: un paese immobile. Immobile come i suoi palazzi disastrati, privi di facciata. Quella facciata di posto tranquillo, sano, che la città vorrebbe mantenere.

Ma, ormai, non ci crede più nessuno.

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6 Risposte to “Il paese immobile”

  1. Alberto Says:

    Salve, sono un cittadino di Barcellona Pozzo di Gotto, città (o paese…) di Beppe Alfano e, purtroppo, di molte altre grandi persone che non ci sono più…

    Volevo solo dire che sono d’accordo quasi su tutto, tranne che sulla descrizione, che a volte sembra davvero romanzesca, ma giammai aderente alla realtà dei fatti…

    Lei dice: “Palazzi lasciati allo stato rustico, decine di strade interrotte che costringono a numerose deviazioni, anche per percorrere poche centinaia di metri.” Mi scusi ma io abito qui… non mi rendo conto di dove siano tutte queste brutture di cui parla… queste decine di strade interrotte??? Credo che questa sia disinformazione e non altro, giacché non esistono, o almeno io non ne so l’esistenza, queste decine di strade e tutti questi palazzi rustici, etc… Forse si riferisce a una strada (credo sia solo una…) chiusa al transito per il recente gravissimo temporale, che ha fatto persino vittime, quindi giustificherei una strada chiusa o in cui si transita solo a una corsia…

    Continua: “Ecco, l’aspetto di Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina, rispecchia perfettamente l’humus culturale di gran parte dei suoi abitanti: ristretto. Tutti chiusi in un involucro, difeso da un muro di gomma, contro il quale è impossibile non rimbalzare.” Ora, indipendentemente dal fatto che, le assicuro, l’humus culturale dei barcellonesi é abbastanza variopinto, come quello di un’altra città qualsiasi, comunque mi sembra un insulto rivolgersi così a una intera comunità, confondendo mafiosi e gente perbene, ignoranti e persone acculturate, gente che per andare a vedere un’opera fa 3 ore di strada per andare a Catania o a Palermo, etc, etc… Quindi mi sembra un insulto del tutto gratuito…

    Anche Sonia, tempo fa, scrisse che quando lei passava, da giovane, per le strade le serrande delle case si abbassavano… Ma, credetemi, o siamo noi barcellonesi rincretiniti o siete voi alla ricerca di scoop o della notizia bomba per altri scopi più o meno personali… ma queste cose non esistono… Mi batto con tutto me stesso contro questa volontà di far passare la mia città per quello che non è. In questa terra si trovano, oltre ai mafiosi, agli ignoranti, ai collusi e company, anche (e sono senza dubbio la maggior parte) persone perbene, che fanno il loro onesto dovere ogni santo giorno, che lavorano sodo, che rispettano le leggi, che producono cultura con le numerosissime associazioni culturali presenti, nonostante tutto… nonostante manchi un teatro degno di tale nome (come anche a Milazzo, a Patti, a Capo d’Orlando, a Messina stesso, solo per citare i comuni più importanti!!!) E come accade anche nella sua Reggio Calabria, dove, come a Messina, non c’é un Teatro e una Stagione degni di tale nome, a mio modesto avviso. O mi sbaglio?

    A Barcellona Pozzo di Gotto c’è, per esempio, un coro polifonico tra i migliori d’Italia! Che ha vinto numerosi premi nazionali… che rappresenta la parte sana e prolifera culturalmente della città, della provincia e della Sicilia… quindi informiamoci bene, tutti, e poi possiamo parlare… ma a 360 gradi, non facendo emergere solo quello che ci conviene e presentando una situazione che NON ESISTE così come è rappresentata!

    Credo che la gente abbia deciso di non partecipare al ricordo di Beppe Alfano, a causa della piega politicissima che Sonia ha intrapreso, cosa che indispettisce nnon poco la gente… E’ assurdo, invece, le dico io, che una cosa così importante e così aggregante come la lotta alla mafia abbia intrapreso una strada simile: la strada dell’insulto, verso chi sta dall’altra parte politica, la strada delle azioni di forza, dell’insulto verso la propria città e la propria vicina di casa… la strada politica, anzi politicissima, proprio nel momento in cui quella parte politica è con la testa sotto e i piedi per aria, come si suol dire, quella parte che governa da sempre Napoli e la Campania… e tanto altro ancora. Questo è il vero problema: la gente non se la sente di andare a una manifestazione in cui sentirà insultare il proprio sindaco, che ritiene persona perbene, in cui se non si intitola la piazza al carissimo Beppe si fanno questioni e se si intitola si fanno ancora più discussioni… insomma ad andare a quella che sembra una manifestazione di rifondazione comunista.

    Se la signora Alfano fosse più pacata, più distante politicamente, meno facile all’insulto verso chicchessia e molto molto altro ancora, forse la gente si conterebbe a migliaia… ma le assicuro che questo non significa che la gente se ne freghi di Alfano o stia con la mafia: la gente non sta né con la mafia né con queste manifestazioni che ritiene, probabilmente, fini a se stesse…

    Io, per primo, ho ricordato Beppe Alfano ogni giorno della mia vita, anche perché pure io ho avuto un ammazzato per mano (presumibilmente) mafiosa in famiglia… quindi non posso non ricordare Beppe. Ma lo faccio silenziosamente, con dignità, senza urla, senza spot… e cerco di educare i miei (eventuali) figli alla legalità… penso che solo così si può tentare di costruire un futuro migliore nel mondo. Non a Barcellona Pozzo di Gotto, ma NEL MONDO!

    NON è vero che non esiste un pub per bere una birra, sebbene è assolutamente vero che non ne esistono forse due 😉 però la presenza di un pub non credo che tolga di mezzo la mafia… di fatti nella vicina Milazzo i pub sono abbastanza… e sono quasi tutti di proprietà di Barcellonesi… capisci a ‘mme…

    Infine, solo per la cronaca: DE FEIS non è stato trasferito e opera tuttora nella procura; IL PIANO REGOLATORE GENERALE è perfettamente funzionante e credo che siamo uno dei pochi comuni in tutta la regione ad averlo… quindi…

    Fate ottima informazione. Non dite di più pre fare scoop… altrimenti fate il gioco di questi signori, che poi possono andare in giro a dire che avete detto una marea di ca…volate…

    Tutti vi preghiamo in questo senso… perché siamo molti quelli che vorremmo attaccare il volantino “UN INTERO POPOLO CHE PAGA IL PIZZO E’ UN POPOLO SENZA DIGNITA’. Piuttosto… perché non ci organizziamo???

    Cordialmente,

    Alberto.

  2. Achiropita/ lisa Capalbo Says:

    Cooperare e´molto importante sono d´´ accordo

  3. Achiropita/ lisa Capalbo Says:

    Ci sono state e ci sono testimonianze forti di onesta in questo paese non c´e´dubbio, ma sono sempre “fari” soli, unitevi e create una forte fonte delle vostre forze , l´onesta alla lunga e´piu´forte delle armi, ci credete!!??

  4. giovanni Says:

    Ma, ormai, non ci crede più nessuno.

    “Qualcuno che ci crede ancora c’è.”

  5. paola rossi Says:

    Vivo nella città in cui opera il PM ….Andrea de Feis….

  6. Anonimo Says:

    … operava vorrai dire

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