Eppur si muove

reggiocomepalermo

La notizia l’avete già letta sia su strill.it, sia sul blog di Antonino Monteleone.

Sono passati alcuni giorni da quando, sui muri di Reggio Calabria, sono apparsi i manifesti antiracket “Reggio come Palermo”.

E’ giunto il tempo di riflettere.

Il racket, le estorsioni, l’usura, sono attività di vitale importanza per le cosche per due motivi.

1) Per l’introito economico, ovviamente.

2) Perchè permettono, alla criminalità organizzata, di mantenere il controllo (nel senso letterale del termine) del territorio.

Nelle ultime due settimane abbiamo assistito ad alcune cose che possono farci sperare, ma, soprattutto, devono innescare, necessariamente, un moto d’orgoglio generale, collettivo.

30 dicembre: la Guardia di Finanza arresta Giuseppe Filice, già condannato per associazione mafiosa. Secondo gli inquirenti Filice estorceva denaro per conto del clan Barreca, operante a Pellaro, rione a sud di Reggio Calabria.

L’arresto di Filice assume notevole importanza perchè arriva in seguito alla denuncia delle vittima, un imprenditore taglieggiato che ha avuto il coraggio di denunciare. L’imprenditore è stato, di recente, incoraggiato, attraverso i giornali, da una lettera inviata dal prefetto di Reggio Calabria, Franco Musolino.

Poi, a gennaio, l’imprenditore Nino De Masi riprende la propria battaglia: si apre il processo d’appello ai tre grandi istituti di credito Bnl, Antonveneta e Banca di Roma e ai suoi manager, Luigi Abete, Dino Marchiorello e Cesare Geronzi, alla sbarra per il reato di usura.

Il capolavoro, però, lo realizza, a Lamezia Terme, Rocco Mangiardi che, in aula, nell’ambito del processo scaturito dall’operazione “Progresso”, rendendo palese la propria faccia, ma, soprattutto, il proprio coraggio, punta il dito e riconosce il proprio estorsore: Pasquale Giampà, 42 anni, figlio di Francesco, detto il “professore”, da tempo in galera, ritenuto a capo dell’omonima cosca.

Alcuni giorni fa, a Reggio Calabria, infine, la manifestazione, al momento anonima, dei manifesti.

Ha ragione Salvatore Boemi quando dice che “è ora che lo stadio cominci a tifare”.

C’è una parte buona, sana e coraggiosa della Calabria.

E’ nascosta.

E’ compito di tutti trovarla e farla uscire fuori.

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Una Risposta to “Eppur si muove”

  1. Achiropita/ lisa Capalbo Says:

    E´assurdo pensare che si vuole ” combattere ” la criminalita organizzata

    in un paese dove viene messa in discussione la certezza ” della pena ( ma

    dove esiste un concetto del genere!!??

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