Quel poco che si riesce a sapere

le_iene

Per una volta Le Iene non hanno fatto lo scoop. Alcuni giorni fa, venerdì credo, la trasmissione, in onda su Italia 1, ha mandato in onda un servizio sulla scarcerazione di due killer, Denis Alfarano e Damiano Leotta, avvenuta in seguito al ritardo siderale con cui sono state depositate le motivazioni della sentenza che aveva condannato Alfarano e Leotta a 12 anni e 6 mesi di reclusione per il tentato omicidio di un ispettore di polizia.  Alfarano e Leotta dovrebbero essere in gattabuia, ma il Gup di Reggio Calabria che li aveva condannati, Concettina Garreffa, ha pensato bene di impiegare 18 mesi (invece dei canonici 9o giorni) per protocollare le motivazioni della condanna. Risultato: Alfarano e Leotta tornano liberi. Tutti impuniti. Sia i killer, sia il giudice che, con il proprio marchiano errore, ne ha permesso la scarcerazione.

E’ giusto ricordare lo scempio messo in atto dal giudice Garreffa, ma il servizio de Le Iene, salvo la proposizione, inedita, dell’audio dei preparativi di un omicidio sventato dall’arrivo della polizia e dal successivo conflitto a fuoco tra i killer e le forze dell’ordine, non ha aggiunto granchè a quanto la gente avrebbe dovuto già sapere.

In città non si parla d’altro e, anche su internet, il dibattito impazza, ma, a dire il vero, il caso, lo scandalo, non l’hanno mica scoperto Le Iene.

Solitamente accade il contrario: i giornalisti reggini non sanno fare il proprio lavoro e deve arrivare qualcuno da fuori a informarci. Non in questo caso.

Il 7 agosto avevo personalmente copiato e incollato sul blog un articolo apparso su La Repubblica, a firma dell’ottimo Peppe Baldessarro, corrispondente da Reggio Calabria.

Niente squilli di tromba e cori di indignazione, ai tempi. Oggi, invece, la tipica (e, come vedremo, giustificata) esterofilia del reggino medio mette sul piano del dibattito una notizia vecchia di sei mesi.

Ad agosto non si parlò affatto della scarcerazione di Alfarano e Leotta: forse sarà stata la stagione estiva, ancor più probabilmente sarà stata la poca credibilità (e quindi il poco seguito) di cui gode, meritatamente, la classe giornalistica reggina. Non è il caso di Peppe Baldessarro, uno dei migliori professionisti della città (è redattore del Quotidiano), ma tanti anni di notizie non date, di teste sotto la sabbia, di marchette ai potenti, hanno minato in maniera irrecuperabile la figura professionale dei giornalisti reggini, anche di quelli che si danno da fare con coraggio, accomunati, irreversibilmente e immeritatamente, alla mediocrità generale.

Tutta colpa di quelli che interpretano il giornalismo in maniera clientelare, tutta colpa dei tanti pusillanimi che preferiscono rimanere in redazione a “impastare” i comunicati stampa di politici e associazioni varie, invece di lavorare sul serio. 

Poi arriva il “forestiero” di turno, ci dice qualcosa che già dovremmo sapere e tutti lì a battere le mani come deficienti.

Dovreste incazzarvi, invece. E vi ho anche detto con chi.

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3 Risposte to “Quel poco che si riesce a sapere”

  1. maria Says:

    mi chiamo maria e sono di saline joniche tutto cio mi lascia indifferente perche e risaputo qui a reggio calabria sono poche le persone con le toghe che sanno fare il loro lavoro il giudice di cui parlate (non per prendere le difese di qualcuno che non conosco )sicuramente e stato corrotto oppure intimorito oppure ancora malgrado le prove che sono state presentate pensa ancora che siano innocentei cmq avra aderito al patteggiamento allargato quello che si fa tra avvocati corroti e giudici ..che ci avra guadagnato non lo so pero se si ricorda il giuramento che ha fatto prima di diventare giudice si dovrebbe vergognare di fare questo lavoro

  2. francesca Says:

    Purtroppo oggi come oggi il mezzo di comunicazione più forte per danneggiare o sanare una persona, è la televisione. Quale mezzo migliore di questo? Io non voglio prendere le difese di nessuno, e nè mi interessa prenderle, ma a mio parere parlare di corruzione penso sia una cosa scontata ed affrettata come giudizio. Per quanto riguarda il giudice bisogna riflettere bene su quanti processi in italia sono stati fatti giungere in scadenza, ma poco è stato detto solo perchè non si è parlato di “ndrangheta” (cosi come sono stati descritti), e a ciò è stata subito allacciata la parola corruzione. Io penso che tutto sia andato in scadenza solo per ragioni di tempo, anche perchè questo non ha agevolato nessuno, anche se si può pensare il contrario. E’ meglio continuare e finire una pena, piuttosto che fermare il tempo in questo modo e soprattutto pubblicizzare il tutto aggravando ogni posizione, come in questo caso parlando anche solo di corruzione. E’ giusto comunque che chi sbaglia paga, ma per il giusto reato, e permettetemi di dire, che la corruzione si trova ovunque a maggior ragione dove ce il potere, perchè con il potere si fa tutto…partendo anche solo da questa pubblicità.

  3. Paolo Says:

    Una volta un politico mi disse: “Vedi, noi politici abbiamo necessità che esista il Caos, perchè se non ci fosse noi non potremmo giustificare le nostre manchevolezze” Se iniziassero a combattere veramente la mafia, mancherebbe loro la scusante primaria e dovrebbero spiegarci perchè in mancanza di fattori di disturbo loro non riescono a trovare soluzioni atte a risolvere una volta per tutte i problemi di questa società. Quindi è una strategia ben chiara e conosciuta. Auguri Italiani.

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