Archive for marzo 2009

Voci strozzate

marzo 31, 2009

informazione

Mi ha lasciato tutt’altro che indifferente la vicenda di Pino Maniaci, coraggioso giornalista siciliano rinviato giudizio per esercizio abusivo della professione da un pubblico ministero, Paoletta Caltabellotta, che, ha usato contro il conduttore di Telejato (il direttore è Riccardo Orioles) una vera e propria finezza giuridica: la “citazione diretta”.

Pino Maniaci, infatti, è un giornalista abusivo, nel senso che non ha il tesserino, ma è un giornalista vero nell’animo, nell’indole, nella voglia di dire le cose in una terra di mafia, denunciando proprio le attività di cosa nostra. La sua storia, fatta di minacce, di intimidazioni, potrebbe portarmi a una lunga divagazione sull’inutilità dell’Ordine dei giornalisti.

Una divagazione che, al momento, vi risparmio.

Voglio parlare di come cronisti coraggiosi, giornalisti veri, vengano delegittimati, lasciati soli, in quella solitudine che, in passato, ha portato spesso alla morte.

Oltre al caso di Pino Maniaci, proprio ieri ho avuto modo di leggere la lettera-denuncia scritta da un altro giornalista coraggioso: dobbiamo spostarci in Campania per scoprire la storia di Enzo Palmesano, un coraggioso giornalista che opera nel casertano e in particolare a Pignataro Maggiore, una terra dove è difficile esercitare il mestiere del cronista. Palmesano, come Pino Maniaci in Sicilia, ha sempre provato a mettere in evidenza i traffici e gli intrecci, anche politici, della camorra, ma una parte della stampa locale lo ha isolato e così ha perso il posto di lavoro e ora è costretto a vivere sotto scorta.

Ho cercato sul web: qualcuno ha titolato, giustamente, “Enzo Palmesano, il cronista licenziato dalla camorra”.

Ma, se della vicenda di Pino Maniaci si sono occupati quasi tutti gli organi di stampa nazionali, della lettera di Enzo Palmesano, inviata ad “Articolo 21”, “Micromega” e “Liberainformazione”, non ha parlato nessuno.

Ai nomi di Pino Maniaci ed Enzo Palmesano, uomini coraggiosi, lasciando perdere se possiedano o meno un tesserino, aggiungerei, ovviamente, quelli di Roberto Saviano, Lirio Abbate e Rosaria Capacchione.

Tutte persone più isolate che sole.

Come era isolato Giancarlo Siani, ucciso dalla camorra nel 1985.

Come era isolato Cosimo Cristina de “L’ora” di Palermo. E poi, ancora, Mauro De Mauro, Mario Francese, Pippo Fava, Beppe Alfano.

Una storia già vista: inchieste non pubblicate, licenziamenti, dicerie, le classice storie di donne, fino alle stucchevoli citazioni giudiziarie.

Tutte azioni riconducibili a un solo termine: delegittimazione.

L’inizio della fine.

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Rallegratevi ed esultate!

marzo 29, 2009

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Sono ancora leggermente nauseato da come destra e sinistra reggina abbiano dato vita a una stucchevole lotta per il pennacchio di “Reggio città metropolitana”.

Questione di tempo, passerà. Spero.

Lo scorso 24 marzo, la Camera dei Deputati ha approvato l’emendamento all’articolo 22 della legge inerente il federalismo fiscale.

Da sinistra si ringrazia Maria Grazia Laganà parlamentare del Partito Democratico, da destra invece, tutti a elogiare l’interessamento di Italo Bocchino, del Popolo della Libertà.

Una delle due parti si sbaglia, è evidente.

E molti tra quelli che adesso si compiacciono per la “vittoria di Reggio” sono gli stessi che, nemmeno poche settimane fa, conducevano crociate contro l’invio dei Bronzi di Riace al G8 del prossimo luglio. Voi dite che le cose non siano collegate?

Non divaghiamo. Dove eravamo rimasti? Ah sì, Reggio esulta!

Alè ohhhhhhh, alè ohhhhhh!

Eh sì, basta fare un giro in città: non avete notato i numerosi manifesti di soddisfazione bipartisan? Molti del Pd, molti del Pdl.

Sono uno sciocco: qui ci sono in ballo gli interessi di Reggio Calabria e io sto a parlare di destra e sinistra.

Tanti esultano, ma, parliamoci chiaro, in pochi sanno cosa comporti effettivamente essere una “città metropolitana”.

Ha provato a spiegarcelo, qualche giorno fa, la Gazzetta del sud, intervistando, a riguardo, Gabriella Andriani.

A che titolo? Shhhh, non fate domande impertinenti!

A parte questo, comunque, non è affatto facile sapere a che diavolo servano queste dannatissime città metropolitane e, soprattutto, perchè i cittadini di Reggio Calabria dovrebbero rallegrarsi. Non è facile, se non altro perchè, al momento, le città metropolitane non esistono. Si sa solo che, quando entreranno in funzione, esautoreranno il ruolo delle Province.

Sarà contento il presidente Pinone Morabito.

Insomma, le città metropolitane esistono solo sulla carta e sono le seguenti:

Bari
Bologna
Firenze
Genova
Milano
Napoli
Reggio Calabria
Roma
Torino
Venezia

Sì sa quali sono, ma non si sa quando inizieranno ad avere un ruolo e, soprattutto, che funzioni avranno.

Nel dubbio, però, è meglio esultare e chi non lo fa è:

1) un ignorante

2) un idiota

3) un nemico di Reggio Calabria

E allora, in attesa di sapere perchè lo facciamo, esultiamo!

Esultano tutti: esulta il sindaco Giuseppe Scopelliti, esulta il presidente del Consiglio Regionale, Giuseppe Bova, esulta il segretario provinciale del Partito Democratico, Giuseppe Strangio.

Esulta il Popolo della libertà, esulta il Partito democratico.

A proposito del Pd: il 30 marzo, presso la sala Nicholas Green del Consiglio Regionale si terrà “una grande assemblea aperta a tutti i cittadini per salutare uno dei più importanti successi politici ottenuti dalla città: il via libera della Camera dei Deputati all’Area metropolitana di Reggio Calabria”.

Si discuterà, ma si “saluterà uno dei più importanti successi politici…”.

Una festa, insomma.

E’ il vero banco di prova del Partito Democratico: più sarà noiosa la festa, più si capirà se il Pd è davvero un partito “di sinistra”.

Saviano-Scarpis: io so chi è che le spara

marzo 27, 2009

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Mercoledì scorso ho gustato, con estremo piacere, lo speciale di “Che tempo che fa”, condotto da Fabio Fazio, interamente dedicato a Roberto Saviano, giornalista e scrittore, autore di Gomorra.

Due ore, forse qualcosa in più, di eccellente servizio pubblico televisivo. Saviano ha parlato, ha spiegato, ha informato, come dovrebbe essere fatto ogni giorno, sui temi della criminalità organizzata, della camorra, in particolare.

Saviano ha parlato anche delle infiltrazioni camorristiche al nord, in Emilia Romagna, a Parma: Saviano ha citato la città ducale per gli interessi, di quel Pasquale Zagaria, detto Bin Laden, che, insieme al fratello Michele, le mise occhi e mani addosso nel campo dell’edilizia.

Le dichiarazioni di Saviano, precise e articolate, però, non sono piaciute a qualcuno.

E la cosa grave è che questo qualcuno non è una persona qualunque, ma il rappresentante del Governo a Parma, il prefetto Paolo Scarpis che, dalle colonne di un quotidiano locale, L’Informazione di Parma, dice:

“Sono ‘sparate’ di una persona che sta a 800 chilometri di distanza, che ha visto Parma di passaggio. Durante una riunione del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica avevo chiesto al procuratore ella Repubblica un resoconto di eventuali posizioni aperte nel parmense sentendo anche la Dda di Bologna e la Dia di Firenze: la risposta è stata “non ci sono indagini di questo tipo”. Il tentativo di allarmismo è quindi del tutto fuori luogo e se qualcuno è così convinto di saperne di più dei professionisti del settore, che si faccia avanti facendo nomi e cognomi”. 

Nove colonne per smentire, rimbrottare, uccellare, Roberto Saviano.

Bisogna precisare parecchie cose, però, perchè a Parma qualcosa di strano qualcosa sta succedendo: c’è un magistrato, si chiama Raffaele Cantone, ha coordinato le indagini sul boss dei casalesi Pasquale Zagaria, Bin Laden. In queste indagini, Cantone parla di affari per otto milioni di euro. Di recente, inoltre, ha arrestato anche un uomo, un presunto camorrista, detto “Michè lo Svizzero”, residente proprio a Parma.

Ma, secondo il prefetto Scarpis,

“in città ci sono realtà di criminalità organizzata, cioè messa in opera da più di due persone, ma non infiltrazioni di stampo mafioso”.

Tra l’altro, per una volta, Roberto Saviano non ha scoperto proprio nulla: si è limitato a raccontare, in tv (quattro milioni di telespettatori), ciò che il giornalista de L’Espresso, Ferruccio Fabrizio, scriveva già il 7 giugno del 2007. Quasi due anni fa!

Ma sì sa, i giornalisti dicono bugie.

Nessuno si azzarderebbe, però, a dire che le bugie le dicono i magistrati:

Già nelle precedenti relazioni era stata sottolineata la pericolosità estrema delle infiltrazioni criminali di natura mafiosa riconducibili al clan dei “Casalesi”….In particolare, soggetti camorristici riconducibili alla detta organizzazione criminale risultano stabilmente residenti soprattutto nell’area che abbraccia i comuni di Castelfranco Emilia, Nonantola, Bomporto, Soliera, S. Prospero, Bastiglia e Mirandola.

Questo stralcio che mi sono limitato a copiare e incollare è tratto dalla relazione annuale, per l’anno 2008, della Direzione Nazionale Antimafia. Beh, qualcuno potrebbe dire: “ma in queste righe mica è nominata Parma…”.

E’ vero, in quelle no.

Ma in queste sì:

Innanzitutto, ai protagonisti di tali insediamenti criminosi, attivi soprattutto nella zona di Modena, Reggio Emilia e Parma (ma ormai anche in quelle di Bologna, Rimini e Ferrara) è risultata riconducibile la pressione estorsiva esercitata sul mercato dell’edilizia privata, attraverso l’esportazione dei moduli operativi tipici delle zone camorristiche, ormai non soltanto nei confronti di imprenditori edili provenienti dalla medesima area geografica (nella evidente supposizione che le vittime si astengano da ogni denuncia all’autorità, per timore di ritorsioni dirette o trasversali), ma anche locali.

Sparate?

Non lo so. Quel che è certo è che la relazione della DNA prosegue:

L’obiettivo rilievo di tale pressione estorsiva di matrice mafiosa appare in sé dimostrato in plurimi ambiti investigativi, segnalandosi, in particolare, le risultanze delle indagini direttamente condotte, in ragione della loro obiettiva connessione con la struttura originaria dell’associazione criminosa dei Casalesi coinvolta, dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli con riguardo al nucleo camorristico organizzato in Emilia.

Tra l’altro, a Parma, secondo la DNA, non esistono solo i casalesi:

Peraltro, finalità delittuose di estorsione ed usura risultano connotare anche l’azione nel territorio del distretto di altri gruppi camorristici, come dimostrato dalla grave vicenda estorsiva della quale sono stati protagonisti uomini del clan D’ALESSANDRO di Castellamare di Stabia ai danni di un loro concittadino che aveva aperto un locale pubblico-ristorante in Salsomaggiore (in tal caso, peraltro, la denuncia della vittima è valsa a consentire un efficace intervento repressivo), culminato con la sentenza con la quale il Tribunale di Parma ha condannato i cinque imputati – tutti appartenenti al “Clan D’Alessandro”, compresi i due fratelli D’ALESSANDRO, uno dei quali per lungo tempo latitante e solo di recente arrestato – a pene severe, riconoscendo la sussistenza dell’aggravante di aver agito avvalendosi della forza intimidatrice dell’organizzazione camorristica facente capo alla stessa famiglia D’ALESSANDRO.

Insomma, tra Roberto Saviano e il prefetto Paolo Scarpis chi è che le spara grosse?

Io un’idea ce l’ho.

Le foto di “Dentro la Piovra”

marzo 26, 2009

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Ieri vi avevo parlato del mio esordio teatrale. Tutto sommato è andata bene. Eccovi alcune foto dello spettacolo “Dentro la Piovra”, diretto da Nicola Calì, andato in scena presso l’Auditorium della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Messina.

Da domani si torna a parlare di lavoro. 😉

Io, “Dentro la Piovra”

marzo 25, 2009

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Per una volta non vi segnalo miei più o meno lunghi passaggi in televisione.

Vi segnalo invece che oggi, alle ore 10, presso l’auditorium della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Messina (Polo Annunziata) sarò l’interprete protagonista dello spettacolo “Dentro la Piovra”, diretto dal regista Nicola Calì, che ho contribuito anche a scrivere insieme agli altri colleghi dell’Università

Per circa 40 minuti mi chiamerò Michele Mancuso e interpreterò un giornalista nel mirino della mafia (il primo che ride lo ammazzo).

Al termine dello spettacolo, Antonio Prestifilippo presenterà il proprio libro, edito da Città del Sole, “Morte di un giudice solo – il delitto Scopelliti”.

Un amico mi ha detto: “spero che tu riesca a recitare meglio di come fai il giornalista”.

Sfortunatamente per me, per il regista e per il pubblico, io non faccio niente meglio di come faccio il giornalista.

Ma almeno sarà divertente.

P.S. spero di fornire un book fotografico della mia performance.

In fondo a destra

marzo 21, 2009

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Muore oggi, ufficialmente, la destra italiana.

Alleanza Nazionale si scioglie in due giorni. In due giorni, presso la Fiera di Roma, con un colpo di spugna, si cancellano anni e anni di tradizione: non vi annoierò con il solito discorso sulla svolta di Fiuggi. La storia la conosciamo tutti.

Muore oggi, ufficialmente, la destra italiana.

Dico ufficialmente, perchè era da diversi anni che Alleanza Nazionale, salvo sporadici casi, non rappresentava nemmeno lontanamente i valori della destra. Legalità in primis.

Basta stare attenti quando qualche esponente di Alleanza Nazionale o Forza Italia viene tratto in arresto con accuse, a vario titolo, legate alla criminalità organizzata.

Aennini e forzisti si prodigano in messaggi di solidarietà: “saprà dimostrare la propria innocenza”, dicono. A destra gli unici che sembrano “tifare” per i giudici e per le forze dell’ordine che provano, giorno dopo giorno, a ripulire terre difficili come quelle del Meridione sembrano essere quelli della Fiamma Tricolore che però, non me ne vogliano, sono quattro gatti.

Nel prossimo weekend ci sarà congresso fondativo del Pdl, con la fusione tra An e Forza Italia: firma e controfirma per sancire la morte della destra.

Quella che dovrebbe essere la vera destra, Alleanza Nazionale, si fonde a Forza Italia, il partito che, a memoria (ma chiunque abbia voglia può smentirmi), conta, in tutta Italia, più indagati o condannati.

Ignazio La Russa ha pronunciato una frase, probabilmente per tranquillizzare la folla della Fiera di Roma, che però, per quanto mi riguarda, ha un suono altamente inquietante: con Forza Italia non siamo «fidanzati», ha dichiarato La Russa, ma «gemelli».

Amen.

Padroni di sinistra

marzo 20, 2009

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La Indesit Company la conosciamo tutti. E’ una delle aziende italiane più affermate in Italia, con una storia piuttosto lunga e significativa alle proprie spalle. Sul sito ufficiale della società si legge, infatti:

Nel 1930 Aristide Merloni fonda ad Albacina, una frazione del comune di Fabriano, le Industrie Merloni. L’attività si concentra inizialmente nella produzione di bilance per poi diversificarsi in bombole per gas liquido e scaldabagni.

Il tempo passa, la tecnologia si evolve, e la Indesit diventa un marchio di grande garanzia nel settore degli elettrodomestici: lavatrici, lavastoviglie, frigoriferi.

Sempre all’interno del sito ufficiale della Indesit Company è possibile inoltre scoprire quali sono i valori dei componenti della società. Si autodefiniscono innovativi, rispettosi, ambiziosi, in contatto e genuini.

Basta con la storia, parliamo di cronaca. Lo stabilimento Indesit di None, a Torino, potrebbe chiudere. In Polonia, dove verrebbe aperto un nuovo stabilimento, sarebbero assunti nuovi lavoratori. In Italia, invece, in 650 potrebbero perdere il posto di lavoro.

Oggi, nel capoluogo piemontese, si è tenuta una manifestazione dei lavoratori che hanno protestato contro la decisione della proprietà. Ad aprire il corteo, una bara.

C’era una delegazione del Partito Democratico, con in testa l’ex ministro del Lavoro, Cesare Damiano, c’era il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino che è proprio del Pd.

Bravi! Finalmente qualcosa di sinistra!

Stona l’assenza, però, di Maria Paola Merloni, deputata proprio del Partito Democratico, consigliera e azionista dell’azienda di famiglia.

Anche perchè, sul sito della Indesit Company, come vi dicevo, gli stessi membri della società si definiscono: innovativi, rispettosi, ambiziosi, in contatto e genuini.

Soffermiamoci, in particolare, su due punti:

Rispettosi
perché Indesit Company si impone di agire in maniera attenta e responsabile nei confronti dei consumatori, dei rivenditori, dei dipendenti, dei fornitori, degli azionisti, delle comunità in cui opera e dell’ambiente nella sua definizione più ampia.

In contatto
con gli altri, perché il rapporto costante con tutti gli interlocutori consente a Indesit Company di ascoltarne le esigenze, offrendo così le risposte e le soluzioni necessarie a ottenere i migliori risultati.

Va bene, però, al di là dei valori, lo stabilimento di None rischia davvero di chiudere e Maria Paola Merloni, deputata di quel Pd che scende in piazza (giustamente!) a favore dei lavoratori, non c’è e, anzi, in qualità di azionista della Indesit, continua a difendere la volontà di chiudere lo stabilimento.

Non c’è qualcosa che non quadra?

E se il ponte sullo Stretto fosse un crack finanziario?

marzo 19, 2009

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da www.strill.it

Parliamo del Ponte sullo Stretto di Messina. Ma lasciamo perdere le sicure infiltrazioni della criminalità organizzata negli appalti e lasciamo perdere i probabili danni all’ambiente che l’opera potrebbe arrecare.

In fondo, la mafia (o la ‘ndrangheta) non esiste, è solo un’invenzione dei comunisti. E poi, a chi volete che interessino le rotte dei delfini o il dissesto geologico?

Parliamo di soldi. I soldi esistono, non li hanno inventati i comunisti e, soprattutto, i soldi interessano a tutti.

Dal 1981 c’è una società pubblica responsabile della progettazione, costruzione e gestione del Ponte sullo Stretto, è la Stretto di Messina SpA. La Stretto di Messina SpA ha anche rischiato di sciogliersi, ma, nell’ottobre del 2007, è stata salvata dal voto dei parlamentari dell’Italia dei Valori che si sono opposti allo scioglimento. L’Amministratore delegato della Stretto di Messina SpA è Pietro Ciucci, presidente di Anas, la società che gestisce le autostrade italiane.

Anche la A3, Salerno-Reggio Calabria.

Può sembrare una precisazione inutile, ma tra poco vedremo che non è così.

Ritorniamo a parlare di soldi: il Ponte sullo Stretto di Messina costerà 6 miliardi di euro, 2,5 miliardi saranno messi sul tavolo dalla Stretto di Messina SpA; circa due settimane fa sono stati stanziati 1,3 miliardi di euro, in seguito al via libera all’impegno delle risorse arrivato dal Cipe, il Comitato interministeriale per la programmazione economica. Gli altri 3,5 miliardi dovranno essere reperiti sul mercato finanziario attraverso prestiti o obbligazioni. Una volta costruito e inaugurato il Ponte, tali debiti verranno coperti attraverso gli incassi che il Ponte riuscirà ad accumulare. Il Ponte, insomma, dovrà autofinanziarsi. Dovrà essere costruito con dei soldi che, in futuro, dovranno essere restituiti a chi li ha concessi.

Va bene. Ma se il Ponte si dovesse rivelare un “gioco a perdere”?

Nessun ragionamento finanziario, ma, semplicemente, logico. Il traffico di automobili e camion rappresenta la parte più consistente dei flussi dello Stretto di Messina: i mezzi pesanti partono da Messina alla volta delle più disparate destinazioni. Ma, c’è da chiedersi, una volta giunti a Reggio Calabria, cosa si fa? Le condizioni della A3 sono imbarazzanti, perché un autotrasportatore dovrebbe affrontare un viaggio lungo (esistono numerosi tratti dell’autostrada in cui il traffico procede su un’unica corsia) e costoso?

E’ vero, prima o poi i lavori di ammodernamento della A3 finiranno (e sulla data della fine dei lavori, Pietro Ciucci, che è presidente di Anas, dovrebbe conoscere le cose meglio di chiunque altro) ma è anche vero che i tempi e i costi del viaggio saranno sempre troppo elevati. Poco convenienti.

Poco convenienti perché, per esempio, proprio da Messina esistono delle navi che trasportano mezzi colmi di merci a Salerno e a Civitavecchia. Da quel punto d’Italia la distribuzione dei carichi sarà molto più veloce ed economica. E infatti, il trasporto marittimo, più veloce e meno costoso, in pochi anni è cresciuto in maniera esponenziale.

Insomma, perchè un autotrasportatore dovrebbe percorrere il ponte sullo Stretto, affrontando poi l’inferno della A3 Salerno-Reggio Calabria, quando, invece, tramite il trasporto marittimo potrebbe risparmiare tempo e quattrini?

Infatti, già adesso, a dispetto delle stime effettuate dalla Stretto di Messina SpA, i traffici sullo Stretto sono in caduta libera. La Stretto di Messina SpA sembra aver sbagliato anche i calcoli sui tempi di realizzazione dell’opera. Calcoli teorici, si intende, perchè un’opera del genere non è mai stata costruita, quindi non è possibile fare alcun tipo di paragone. Ad ogni modo, si sa, più tempo si impiega a costruire qualcosa, più si spende, più i cantieri restano aperti, più i costi si alzano.

Continuiamo a parlare di soldi, ma facciamolo sotto un altro punto di vista: il ponte costa tanti quattrini che, per oltre la metà, dovranno essere racimolati attraverso dei prestiti. Più il ponte sarà utilizzato, più si rivelerà un investimento azzeccato, prima sarà possibile estinguere i debiti contratti.

Ma se il ponte, invece, non riuscisse a sostenersi economicamente? Quando un’attività economica o commerciale non riesce a far i soldi necessari per “vivere” viene dichiarata fallita dai proprietari e la bottega si chiude.

Ma il ponte non è una pizzeria. E nemmeno un negozio di abbigliamento.

C’è una clausola nel contratto tra Stato e Stretto di Messina Spa: quest’ultima avrà in gestione, per trent’anni il Ponte sullo Stretto, al termine dei trent’anni, qualora non si sia riusciti a coprire i costi di realizzazione attraverso i pedaggi, la somma restante, fino a un massimo del 50% del costo di investimento, sarà coperta dallo Stato.

Dai cittadini. Si rischia, in buona sostanza, di caricare le generazioni future di un debito per un’opera che, magari, tra trent’anni nessuno vorrà.

Il Ponte, così come è stato pensato avrà una portata di 600 automobili ogni ora e di 200 treni al giorno. Ma se, invece, dovesse rimanere “deserto”?

E’ vero, nella peggiore delle ipotesi lo Stato appianerà i debiti, ma, anche in questo caso, c’è un ultimo interrogativo: se davvero dovesse verificarsi tale ipotesi, tra trent’anni, quando la Stretto di Messina SpA vedrà finire la propria concessione, chi sarà disposto a succedere alla società nella gestione di un’opera che si è rivelata un investimento fallimentare?

Chi avrà voglia di ripescare l’opera e la sua gestione da un eventuale crack finanziario?

Carta canta – Luigi De Magistris

marzo 18, 2009

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14 febbraio 2008, lancio agenzia AGI, in vista delle elezioni politiche dopo la caduta del Governo Prodi:

Luigi De Magistris, sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Catanzaro, Pm, fino a poco tempo addietro, delle inchieste “Why Not” e “Toghe Lucane”, non ha alcuna intenzione di entrare in politica. Le ricostruzioni giornalistiche relative ad una sua possibile discesa in campo con l’Italia dei Valori, anzi, non gli sono piaciute ed all’AGI dichiara: “In relazione all’articolo pubblicato sul ‘Corriere della Sera’ di oggi, che solo adesso ho letto, con riferimento al quale mi rivolgero’ all’autorita’ giudiziaria, in quanto si utilizza a sproposito il mio nominativo, ribadisco per l’ennesima volta che voglio fare il magistrato e non entrare in politica. Il dott. Di Pietro – afferma – diversi giorni fa mi ha chiesto, con cortesia, se volessi candidarmi in Parlamento con Idv. Con altrettanta cortesia – aggiunge – gli ho risposto di no, dicendogli che intendo continuare a fare il magistrato”.

17 marzo 2008, lancio agenzia ANSA in vista delle future elezioni politiche europee:

L’ex pm di Catanzaro Luigi De Magistris sceglie la politica: ”correra’ ” per le prossime elezioni europee con l’Italia dei Valori. ”Lo faro’ come indipendente, insieme ad altri esponenti della societa’ civile”, dice il magistrato che ha chiesto oggi al Csm l’aspettativa per potersi candidare. Il via libera potrebbe arrivare a stretto giro di posta, probabilmente gia’ domani dal plenum del Csm. De Magistris, che e’ stato trasferito d’ufficio e dalle sue funzioni di pm dalla sezione disciplinare del Csm e che ora fa il giudice a Napoli, ha consegnato personalmente la sua domanda a Palazzo dei marescialli. Domanda su cui deve pronunciarsi in prima istanza la Quarta Commissione. Voci su una sua candidatura alle europee circolavano da tempo. E in una recente intervista aveva detto di non poter escludere di scendere in politica, ma di non aver ancora deciso: ”sono stato messo ingiustamente all’angolo, per non nuocere evidentemente. Continuano iniziative disciplinari assolutamente prive di fondamento e incredibili per certi aspetti, quindi io non escludo in questo momento nulla. Ma questo non significa che ho preso delle decisioni”.

Un anno fa…

marzo 17, 2009

Non mi dilungherò più di tanto.

Potrei dire che “di strada ne è stata fatta”, ma risparmio a tutti (me compreso) questa cazzata.

Mi limito a comunicarvi che un anno fa nasceva questo blog, che ormai ha quasi raggiunto i 40mila contatti e che si prefigge, giorno dopo giorno, di rappresentare una voce libera da ogni logica di potere.

Grazie a tutti e auguri di buon compleanno al blog.