Quando la natura si ribella

terremoto_abruzzo

Il terribile terremoto in Abruzzo mi ha toccato profondamente. Oltre all’ovvio dolore per le vittime, arrivate, mentre vi scrivo, quasi a 300, c’è, parimenti, la disperazione per i sopravvissuti, persone che, nel giro di trenta secondi hanno perso tutto quello che avevano.

E i tempi, lenti, lentissimi, della ricostruzione, non lasciano intravedere nemmeno un bagliore di ottimismo sulle migliaia di persone colpite, a L’Aquila e non solo, dal sisma.

Al dolore, però, ho fatto seguire una riflessione. Niente di particolarmente illuminante. Qualcosa di cui mi sono già occupato nelle scorse settmane: il “piano-casa” che il Governo Berlusconi ha elaborato.

Il piano casa, infatti, comprende un aumento della cubatura dei palazzi. E l’aumento della cubatura (in altezza o in larghezza) può comportare, mi sembra ovvio, una minore stabilità in caso di catastrofi naturali come quella avvenuta in Abruzzo.

L’Abruzzo è una regione ad alto rischio sismico, ma L’Aquila, come potete vedere, non rientra nella cosiddetta “zona 1” (la più pericolosa, per intenderci). Nonostante ciò, il sisma ha raso al suolo interi paesi, palazzi moderni e quindi, si presume, costruiti o rinforzati secondo le normative antisismiche vigenti. Ha reso inagibili anche edifici come l’ospedale de L’Aquila.

E qui ritorniamo al “piano-casa”: il nuovo progetto del Governo avrà criteri antisismici? Oppure, oltre all’evidente e, a mio avviso devastante, impatto ambientale, produrrà ulteriori rischi sismici, soprattutto in zone addirittura più pericolose, come, per esempio la Calabria?

Come vi ho detto più volte, non sono mai stato, nè lo sarò mai, credo, un “integralista ambientale”. Non mi ossessionano questi temi, ma ho ormai maturato la convinzione che la natura, ciclicamente, si ribelli agli scempi che subisce da parte dell’uomo.

E il terremoto del 1908, dovrebbe farci riflettere sui “corsi e ricorsi storici”.

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