Il carcere dimenticato di Arghillà

carcere_arghilla

da www.strill.it

Il cosiddetto “piano-carceri” viene annunciato, in pompa magna, dal Ministro della Giustizia, Angelino Alfano, lo scorso 23 gennaio, allorquando riceve il nullaosta dal Consiglio dei Ministri, dovendo essere presentato entro 60 giorni.  Il Guardasigilli afferma che il problema delle galere che “scoppiano” non verrà più risolto con indulti e amnistie, ma con l’edificazione di nuove carceri; gli edifici dovranno essere “ecocompatibili” e per la loro costruzione il governo ha previsto anche il ricorso ai privati. Il provvedimento, ha spiegato poi il Guardasigilli, sarà inserito come emendamento nel decreto “Milleproroghe”.

Sessanta giorni di tempo per presentare il progetto.

In realtà, di giorni, ne passano molti di meno: nel mese di febbraio il testo passa all’esame del Parlamento. Il Governo alza le barricate e si cautela richiedendo la fiducia sia al Senato, sia alla Camera. L’Esecutivo fa 13: quella per l’approvazione del decreto “Milleproroghe” è, infatti,  la tredicesima richiesta di fiducia avanzata e ottenuta dal Governo. Alla Camera, in particolare, sono 284 i voti favorevoli e 243 i voti contrari per la conversione del decreto legge, datato 30 dicembre 2008, in disegno di legge.

Entro il 28 febbraio del 2009, termine ultimo per l’approvazione del decreto, in tutti i suoi emendamenti, il “Milleproroghe” diventa legge. E tra gli emendamenti approvati, c’è, appunto, il cosiddetto “piano-carceri”.

 Secondo il Ministro della Giustizia, Alfano, il piano risolverebbe, senza il ricorso a misure quali l’indulto, il problema del sovraffollamento delle carceri: dai 43mila posti disponibili, si passerebbe infatti a 60mila.

Ecco cosa recita, in particolare, l’emendamento sul “piano carceri” che conferisce

“l’attribuzione al Capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria dei poteri previsti dall’articolo 20 del DL 185/2008 anticrisi, al fine di procedere al compimento degli investimenti necessari alla realizzazione di nuove infrastrutture carcerarie o all’aumento della capienza di quelle esistenti. Entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione del DL 207/2008, il Capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria dovrà redigere un programma degli interventi necessari, specificandone i tempi e le modalità di realizzazione ed indicando le risorse economiche occorrenti”.

Nelle settimane successive il capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap), Franco Ionta, presenta le proprie idee relative all’edilizia carceraria che, da qui al 2012, aumenterebbe di 17mila unità la capacità delle carceri italiane: gli interventi previsti dovrebbero consentire un incremento di 4.907 posti nel biennio 2009-2010, un ulteriore aumento di 1.935 posti nel 2011-2012 e ulteriori 10.400 sempre tra il 2009 e il 2011. I nuovi posti deriverebbero dalla ristrutturazione di sezioni inutilizzate, dalla realizzazione di nuovi padiglioni all’interno di strutture esistenti, e dalla costruzione di nuovi istituti.

Anche Reggio Calabria ha una propria struttura penitenziaria ancora totalmente inutilizzata.
Il carcere di Arghillà, zona collinare a nord di Reggio Calabria, doveva essere, inizialmente un carcere di massima sicurezza, poi, però, fu “degradato” a semplice casa circondariale. L’idea, la necessità, di dotare Reggio Calabria e l’intera regione, di una nuova casa di reclusione, nasce nel lontano 1988, ma, ad oggi, nonostante i soldi spesi, non è stato ancora possibile rendere fruibile la struttura.

E’ l’assessore regionale ai Trasporti, Demetrio Naccari, a riportare sul tavolo della discussione la vicenda del carcere di Arghillà, scrivendo al Ministro della Giustizia, Angelino Alfano:

“Le procedure concorsuali permisero, nell’ormai lontano 1994, di aggiudicare la gara al soggetto concessionario nel R.T.I.  CMC Pizzarotti. I finanziamenti ottenuti nel 2003 permisero di realizzare i primi due lotti della struttura e di stabilizzare il fronte settentrionale di essa. Al 31 gennaio 2003 risultavano in avanzata fase di realizzazione il completamento del muro perimetrale dell’area demaniale asservita all’Istituto penitenziario, la realizzazione del muro di cinta e delle postazioni di guardia delle sentinelle, il completamento del corpo di fabbrica adibito ad uffici della direzione e dei servizi sussidiari, il completamento del primo blocco detentivo con capacità allocativa pari a 250 posti, il completamento del corpo di fabbrica da adibire ad infermeria, nonché la predisposizione degli impianti tecnologici, elettrici, idrici e fognari interni al plesso carcerario. Incompleti allora, ed ancora da realizzare oggi sono: gli alloggi di servizio, la caserma per gli appartenenti al Corpo di polizia Penitenziaria; l’edificio servizi, l’allacciamento stradale per collegare il plesso demaniale alla carreggiata del centro abitato di Arghillà ed i relativi impianti fognari, idrici e di illuminazione”.

Insomma, il carcere di Arghillà è una struttura che manca di servizi essenziali per la sua operatività: è una struttura da completare. Per questo l’assessore regionale ai Trasporti, Demetrio Naccari, ha sollecitato il Guardasigilli per un intervento economico a favore della struttura penitenziaria di Reggio Calabria.

Tuttavia, nel programma di massima stilato da Franco Ionta, capo del Dap, nonché commissario straordinario per l’edilizia carceraria, il penitenziario di Arghillà non è contemplato, né tra gli interventi del biennio 2009-2010, né per quelli del 2011-2012. Sono incluse carceri come quelle di Cuneo, Velletri, Carinola, Avellino, Santa Maria Capua Vetere, Enna e Catanzaro, ma anche Frosinone, Pavia, Cremona, Modena e Livorno. Ma il carcere di Arghillà, carente di strutture essenziali come gli impianti fognari, idrici, di illuminazione e persino di una strada, non è inserito.

E la nuova idea di Franco Ionta, quella di far viaggiare parallelamente “piano-carceri” e “piano-casa”, con l’ampliamento del 35% della cubatura degli edifici penitenziari rifacendosi al programma per il sostegno all’edilizia, non sembra risolvere alcun problema.

Un problema che, forse, a Roma, nessuno si è posto.

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7 Risposte to “Il carcere dimenticato di Arghillà”

  1. Angela Pellicanò Says:

    Abito ad arghillà nord di reggio calabria e il problema della strada nn è ne l’unico o il solo delle carceri abbandonate.
    Pensate che non c’è nemmeno la fibra ottica installata per l’adsl..
    Arghillà nord è abbandonata a se stessa…
    Nulla cambia le cose quassù…Perchè dio ha lasiato persino la scarpa..

  2. Anonimo Says:

    fate veramente schifo non pensate neanche lontanamente al problema di chi nelle carceri lavora e da decenni chide l avvicinamento alle famiglie

  3. anonimo Says:

    i detenuti anno tutti i diritti,anche quello di trasferimento per stare vicino alla famiglia. Noi operatori penitenziari cittadini onesti no.

  4. giuseppe Says:

    salve , sono un appartenente al corpo di polizia penitenziaria, presto servizio fuori regione con un pendolarismo estenuante, mi chiedo perche’ dopo che sono stati spesi soldi publici per questa struttura deve rimanere ancora incompleta?Gli organi istituzionali preposti dove sono? Noi agenti continuiamo a lavorare lontano da casa e delle famiglie quando Oltre l’istituto penitenziario di arghilla’ segnalo anche quello di oppido mamertina, mileto, gerace, ecc… chiedo possibilmente al responsabile di questo blog di continuare la battaglia per sapere la verita’ , dopo tanti anni di silenzio grazie .

  5. Anonimo Says:

    berlusca e un veditore di fumo,secondo me non prendera nussun voto dalla polizia penitenziaria la prossima volta.

  6. cristina Says:

    non capisco .invece di risolvere i problemi di abuso di potere nei carceri-alfano ne costruisce altri

  7. mario Says:

    spero presto che si prenderanno dei provvedimenti per arghilla , le carceri non possono diventare la spazzatura umana della società, ci vuole più rispetto attenzione e dignità verso chi opera lavora ed è detenuto nelle carceri, altrimenti è tutta ispocrisia quando si parla di tale mondo… .

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