Messico e nuvole

influenza_suina

La mucca pazza, la SARS, l’influenza aviaria, ora quella suina.

Il mondo corre sul filo delle emergenze, se ne parla per giorni, anche per settimane, a volte anche in maniera esagerata. Non v’è dubbio che sia sempre e comunque meglio parlare di una malattia che, per rimanere all’ultima arrivata, nel solo Messico (da dove si è propagata) ha causato centinaia di vittime, che non dei balletti in casa Berlusconi (e se cede, parlandone, anche Annozero, allora siamo fritti).

Ma ritorniamo alle varie influenze e malattie che, ciclicamente, investono l’intero pianeta, scatenando il rischio di un’epidemia su scala planetaria, che quindi prende il nome di pandemia.

Nel rispetto delle tantissime vittime dell’influenza suina, in Messico e non solo, il mondo sembra essere alla continua ricerca di un male che lo distrugga. Sembra bruciare dalla voglia di trovare un male, naturale, che lo riduca in una landa deserta.

Ciclicamente, quindi, scoppiano le emergenze, come a rievocare le pestilenze medievali, la “morte nera” del 1348 che uccise tra il trenta e il cinquanta per cento della popolazione mondiale.

I governi stanziano enormi quantità di quattrini per fronteggiare l’emergenza: solo quello messicano ha stanziato 450 milioni di dollari su proposta del ministro della Salute, che di nome fa Jose Angel e di cognome Cordova…

E intanto le varie ondate di allarmismo che si sono succedute negli anni, arricchiscono le aziende farmaceutiche: è la cosiddetta “industria della malattia”.

E per trovare dei farmaci adatti, si sa, è necessario fare studi, ricerche ed esperimenti, valutando, in laboratorio, la bontà della terapia. Studi, ricerche ed esperimenti, che le ditte farmaceutiche, le multinazionali, non sono tenute a divulgare, rimanendo ben dentro i paletti fissati dalla legge.

E’ l’industria della malattia.

Come per la realizzazione di un film: i costi di produzione devono essere ampiamente superati dai ricavi totali, dopo l’uscita nelle sale. Allo stesso modo, mesi, o anni, di ricerche, anche piuttosto esose, verranno ripagati dal “successo” del farmaco, perchè chiunque tiene estremamente alla propria pellaccia.

E le vendite si impennano, e tutto va certamente a gonfie vele, se, di tanto in tanto, scoppia una epidemia mortale.

I farmaci allora, anche se inutili, diverranno un blockbuster.

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