Operazione “Leucopetra”: rifiuti pericolosi a 300 metri dal mare

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E’ una centrale a carbone il nucleo da cui si irradiavano tutte le attività illecite nell’ambito dello smaltimento dei rifiuti pericolosi, scoperte dal Corpo Forestale dello Stato tramite l’operazione “Leucopetra” che ha portato all’arresto di dieci persone nelle provincie di Reggio Calabria, Brindisi e Lecce.

LA PROCEDURA

I rifiuti, infatti, venivano prodotti dalla Centrale ENEL di Brindisi e classificati come rifiuti pericolosi, secondo la normativa del Codice Europeo in materia di rifiuti, ma, mediante certificazioni analitiche, svolte da laboratori privati, venivano declassificati nella categoria di rifiuti non pericolosi. La fase successiva era semplicissima: i rifiuti invece di essere smaltiti in una discarica idonea, venivano avviati al recupero per la produzione di laterizi. Un recupero, che, però, non veniva mai effettuato, perché le scorie venivano occultate sotto terra. La centrale di Brindisi, “Federico II”, tra l’altro, nel documento “Dirty Thirty” del maggio 2007, stilato dal WWF, è stata indicata come la venticinquesima peggiore centrale elettrica d’Europa in termini di efficienza energetica in relazione alle emissioni di anidride carbonica.

IL VIAGGIO

Ricapitolando, i rifiuti venivano prodotti a Brindisi, in località Cerano, per essere trasportati tramite un’Associazione Temporanea d’Impresa, dalle ditte Sabatelli, Ikos e Caserta, fino alla Calabria, in particolare, presso l’industria di laterizi “Caserta S.n.c”, in via Nazionale 197, a Lazzaro, nel Comune di Motta San Giovanni, e presso la Cava d’argilla in località Giammassaro di Lazzaro, sempre all’’interno del Comune di Motta San Giovanni. E si tratta di una quantità ingente di rifiuti: migliaia di tonnellate a distanza di circa trecento metri dal mare, in una zona abitata, peraltro individuata, con Decreto del Ministero dell’Ambiente, come sito di importanza comunitaria (SIC), denominato “Fondali da Punta Pezzo a Capo dell’Armi”.

GLI ARRESTATI E I REATI CONTESTATI

Ai dieci individui arrestati (quattro tradotti in carcere e sei agli arresti domiciliari) viene contestato il reato di disastro ambientale. Tra gli arrestati figurano Antonio Caserta, 47 anni, amministratore della “Caserta snc”, Antonio Giuseppe Marraffa, 55 anni dopodomani, comproprietario della ditta di trasporti “Ikos Puglia srl”, Giovanni Monna, 44 anni, amministratore unico della stessa “Ikos Puglia” e Vito Sabatelli, 52 anni, titolare dell’omonima ditta di trasporti, “Sabatelli”. Assai significativo, invece, è il coinvolgimento di alcuni funzionari dell’ENEL, tra i quali Michele Palermo, 52 anni, dell’ufficio appalti per l’Italia meridionale e Diego Baio, 51 anni, responsabile della sicurezza della centrale ENEL di Brindisi. Ai funzionari dell’ENEL, inoltre, viene contestato anche il reato di turbativa d’asta. Nessuno dei funzionari, però, è stato tradotto in carcere.

I NUMERI DELL’OPERAZIONE

Tra i provvedimenti adottati dal GIP di Reggio Calabria, Filippo Leonardo, il sequestro preventivo di beni a carico degli indagati: un’area di cava e un’industria di laterizi, di proprietà della ditta “Caserta”, nonché ruspe, escavatori e camion della stessa azienda. Le ditte di trasporto, invece, si sono viste sequestrare quindici automezzi che servivano per il viaggio dalla Puglia alla Calabria. La quantità di rifiuti smaltiti illecitamente, stando alle indagini tuttora in corso, è stimata, negli anni 2006 e 2007, in oltre centomila tonnellate. L’attività messa in atto fruttava quasi sei milioni e mezzo di euro annui.

LE VALUTAZIONI INVESTIGATIVE

“Non esiste, al momento, un rischio per la salute delle persone che abitano nelle zone interessate dallo scarico dei rifiuti”, ha affermato il Procuratore capo di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone. Nell’indagine, al momento, non sarebbero coinvolti dipendenti dell’Asl, ma il mirino degli inquirenti sarebbe puntato su alcuni laboratori privati che avrebbero permesso, tramite le proprie certificazioni analitiche, la declassificazione dei rifiuti. Intanto, però, secondo fonti investigative, si starebbe valutando il coinvolgimento di consorterie della ‘ndrangheta nell’attività illecita smascherata dall’operazione “Leucopetra”.

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