Un mondo perfetto

omosessuali

I mondiali in Italia sarebbero cominciati qualche mese dopo: il 17 maggio 1990 l’Assemblea generale dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) ha eliminato l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali.

Fino a quel momento, e non stiamo parlando del Medioevo, il mondo, da Oriente, fino al tecnologico e civilizzato Occidente, considerava l’omosessualità al pari di una nevrosi, o di una psicosi.

Secondo una stima del giugno 2008, un anno fa, sarebbero 450 i milioni di persone nel mondo che soffrono di una qualche forma di malattia mentale, sia essa un disturbo psichico o una malattia neurodegenerativa o una forma di demenza.

Fortunatamente, dal 1990, con un ritardo vergognoso, nei rapporti annuali stilati dall’Oms non figurano più gli omosessuali.

L’Articolo 2 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948 recita:

Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione.

L’8 febbraio del 1994, peraltro, il Parlamento Europeo ha approvato la “Risoluzione sulla parità di diritti per gli omosessuali nella Comunità”.
Nell’ambito delle “Considerazioni generali”, tale risoluzione ha ribadito la convinzione che tutti i cittadini debbano ricevere lo stesso trattamento e che, pertanto, la Comunità Europea abbia il dovere di dare realizzazione al principio della parità di trattamento delle persone indipendentemente dalle loro tendenze sessuali.

Eppure, a parte gli atti di violenza, ma qui siamo in ambito penale, che, continuamente, e in tutto il mondo, gli omosessuali subiscono, vi sono delle discriminazioni, per così dire, “istituzionalizzate”, certificate anche da diverse interrogazioni al Parlamento Europeo.

La prima è del deputato Raül Romeva i Rueda, ed è datata 23 maggio 2006:

L’Associazione dei medici progressisti (Spagna) e il sindacato UGT hanno protestato in quanto il governo del Principato di Andorra non consente agli omosessuali di donare il sangue, adducendo a giustificazione di tale misura motivi di presunto “interesse collettivo”.

C’è da precisare che l’Andorra non è un Paese membro dell’UE, ma ha firmato un rapporto di cooperazione con l’Unione.

La seconda interrogazione è datata 20 ottobre 2006, a firma dei deputati Michael Cashman , Sophia in ‘t Veld , Raül Romeva i Rueda e Alexander Stubb:

Secondo informazioni trasmesse da alcune organizzazioni agli interroganti, negli ospedali degli Stati membri dell’UE viene attualmente impedito alle persone gay, lesbiche e bisessuali, poiché ritenute un gruppo «a rischio», di donare il sangue. Ciò si è verificato, almeno, in Spagna e nel Regno Unito, dove i centri di donazione del sangue rifiutano di accettare le donazioni di qualsiasi persona gay, lesbica o bisessuale unicamente a causa dell’orientamento sessuale.

Falso: un uomo omosessuale o una donna lesbica, in quanto tali, non hanno più probabilità di contrarre il virus dell’Aids rispetto a individui, uomini o donne, eterosessuali.

Arriviamo all’ultima interpellanza, del 17 febbraio 2009, a firma di Raül Romeva i Rueda, Michael Cashman e Sophia in ‘t Veld:

A livello generale, le norme adottate dagli Stati membri in merito all’accesso delle persone omosessuali alla donazione di sangue variano notevolmente di caso in caso. In Slovacchia, ad esempio, gli uomini che hanno avuto rapporti sessuali con altri uomini negli ultimi 12 mesi vengono esclusi dalla possibilità di donare sangue, mentre nel Regno Unito e in Francia tale divieto ha carattere permanente per qualsiasi uomo che abbia avuto un rapporto sessuale, anche se unico e protetto, con un altro uomo. Ritiene la Commissione che le notevoli disparità normative esistenti nell’UE siano pienamente giustificate? Non trova essa che gli Stati membri che impongono regole estremamente rigide (quali Regno Unito e Francia) negano in realtà alle persone omosessuali un accesso equo e giusto alla donazione di sangue?

Europa, il “mondo civilizzato”, Anno del Signore 2009.

Ah, dimenticavo: la foto del post è volutamente provocatoria. Lo dico per chi, magari, si è appena svegliato.

Puoi trovare questo articolo anche su reportonline.it

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Una Risposta to “Un mondo perfetto”

  1. Rosy Says:

    Evviva la libertà!!!
    Penso che ognuno sia libero di fare ciò che vuole. Non spetta a noi giudicare. Io penso che rispettare queste scelte sia anche una forma di rispetto. L’essere gay o lesbica è una scelta che ogni uomo o donna deve sentirsi libero/a di fare senza preoccuparsi del giudizio altrui. Poi, che alcuni paesi si professino moderni e tolleranti e poi vietino ad un omosessuale di donare il sangue è un altro discorso, qui si parla di ignoranza allo stato puro, anche se, si badi bene, ognuno è libero di dare un giudizio, ma questa gente farebbe meglio a proclamare il proprio giudizio tra le mura di casina propria!!! No???

    Pace e Amore a tutti, eterosessuali, gay, lesbiche e bisex!!!

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