Archive for agosto 2009

Attacchi alla Repubblica

agosto 29, 2009

repubblicaitaliana

Eh sì, quelli di Berlusconi non sono attacchi sferrati al quotidiano “La Repubblica”, ma alla Repubblica Italiana vera e propria.

“La Repubblica” è un organo di informazione palesemente schierato a sinistra. Che male c’è? Anche gli Stati Uniti d’America, che quanto a modo di informazione possono fare scuola a chiunque, hanno testate sfacciatamente democratiche e altre sfacciatamente repubblicane.

Anche in Italia c’è “Il Giornale”, c’è “Libero”, c’è il Tg4, così come deve esserci “la Repubblica”, “L’Unità”, il Tg3, ecc.ecc.

E’ la democrazia, bellezza!

Il berlusconismo, però, tra i tanti guai creati ha generato anche questa psicosi dell’offesa subita: non appena si prova a scrivere qualcosa in più, l’uomo o la donna della strada ti chiedono “ma sei sicuro di poter scrivere certe cose”.

Un virus assai contagioso.

Querelare un giornale perchè si è posto e ha posto delle domande è, nonostante la piena legittimità della decisione (chiunque può querelare chiunque, se si sente diffamato), qualcosa che definire pazzesco è davvero molto poco.

E i potenti di turno, anche su scala locale, magari lontani (almeno ufficialmente) da Berlusconi, si adeguano e querelano: lesa maestà.

Ne sappiamo qualcosa.

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A settembre discussione su legge Lazzati su voto di scambio. Muro trasversale contro Angela Napoli, prima firmataria

agosto 28, 2009

commissionegiustizia

da www.strill.it

Se il 15 settembre la Commissione Giustizia della Camera dei Deputati dovesse arrivare a una soluzione condivisa, dando un forte impulso, dopo sedici anni di nulla, al disegno di legge Lazzati, il merito sarà soprattutto dell’onorevole Angela Napoli del Popolo della Libertà.

E’ la deputata calabrese, infatti, la relatrice e prima firmataria della proposta, che si dipana in tre articoli: l’onorevole Napoli ha elaborato una proposta assai incisiva per tentare di estirpare la collusione di politici che, soprattutto nelle regioni meridionali, si appellano al capocosca di turno per rastrellare voti utili per l’elezione in consiglio comunale, in quello regionale o, addirittura, in Parlamento. Il disegno di legge Lazzati, infatti, riguarda proprio quel voto di scambio che sancisce l’inquietante abbraccio tra mafia e politica. Da uno a sei anni di carcere la pena prevista dal disegno di legge Lazzati, sia per il sorvegliato speciale che faccia propaganda, sia per il candidato che la solleciti. Il quale, se eletto, dovrà rinunciare.

Sarebbe una mannaia sì per l’affiliato di turno, ma, soprattutto, per i politici collusi, salvati, fino a questo momento da una legislazione, quella vigente, troppo permissiva che  considera “voto di scambio” riconosciuto solo dove sia dimostrata una elargizione di soldi in campagna elettorale. La politica ha bisogno della mafia perché essa porta in dote una cospicua dote di voti, la mafia ha bisogno della politica per la spartizione delle poltrone, degli appalti e, perché no, per l’emanazione di leggi compiacenti.

Il legame va spezzato e, in attesa di una rivolta morale, una legge dura può essere un deterrente fondamentale. Il codice di autoregolamentazione dei partiti proposto dalla Commissione Parlamentare Antimafia presieduta da Francesco Forgione, per quanto nobile come iniziativa, si è infatti rivelato del tutto inefficace.

La discussione sul disegno di legge Lazzati è stata avviata già nel mese di giugno e la riunione del 15 settembre potrebbe essere decisiva perché l’intento di Angela Napoli è quello di arrivare a una proposta unificata (alcuni parlamentari, tra cui Rosa Calipari, Doris Lo Moro, Roberto Occhiuto e Mario Tassone hanno presentato una proposta molto simile alla sua, ndr) che possa essere approvata in sede legislativa, evitando così l’iter di approvazione in Aula e arrivare in Senato in tempi brevissimi.

Serve l’unanimità, però.

Ma non è così semplice. E’ la stessa Angela Napoli, contattata telefonicamente da strill.it a rivelarlo: “Ho pregato i colleghi dei vari gruppi politici – dice – di valutare le proposte di emendamento senza indebolire lo schema generale della proposta, ma mi sto scontrando contro pressioni contrarie molto forti anche perché trasversali”.

Sì, perché per alcuni deputati, anche calabresi, tanto di centrodestra, quanto di centrosinistra, la proposta di legge firmata da Angela Napoli sarebbe troppo dura. Legittimo, ovvio, interrogarsi sui motivi che spingono tali parlamentari a mettere in atto una così tenace opposizione.

Anche perché un vecchio adagio dice “male non fare, paura non avere”…

Delle pressioni non ha certamente paura Angela Napoli: “Vado avanti per la mia strada – dice – cercherò di fare andare in porto questo disegno essenziale per la lotta contro la criminalità organizzata. Spero che alla fine prevalga una linea dura e al momento ho avuto il conforto della Presidente della Commissione Giustizia, Giulia Bongiorno, che si è detta favorevole alla mia proposta”.

Le cosche gli distruggono il negozio, lo Stato lo risarcisce con 4500 euro

agosto 24, 2009

informatica_damico

da www.strill.it

Definire “danno” quello che Salvatore D’Amico ha subito per mano della criminalità organizzata è davvero molto poco. E’ parimenti un eufemismo definire “beffa” il

 risarcimento che lo Stato ha riconosciuto a un uomo, della cui storia strill.it si è già occupato, che, in un sol colpo, si è visto distrutta la propria attività commerciale (un negozio di prodotti informatici sito sulla via Nazionale di Archi a Reggio Calabria) e ha dovuto ricominciare da zero, tra mille difficoltà e senza alcuna sicurezza.

A quasi due anni dall’incendio che distrusse il suo esercizio (era il settembre del 2007), Salvatore D’Amico si è visto accogliere la richiesta di contributo economico, inviata, tramite la Prefettura di Reggio Calabria, al Commissario straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket e antisura.

Si chiude un cerchio, almeno dal punto di vista finanziario. Sul fatto, invece, la Procura della Repubblica di Reggio Calabria sta ancora indagando.

Quanto alla somma che lo Stato elargirà a D’Amico, il Nucleo di Valutazione, esaminati gli atti, consistenti nella perizia di parte, nelle fatture, nelle quietanze relative alle somme ricevute dall’assicurazione a titolo di indennizzo e nella dichiarazione dei redditi del richiedente, ha quantificato il danno emergente subito da Salvatore D’Amico, in seguito alla completa distruzione del proprio esercizio commerciale, in circa 6000 euro e il mancato guadagno in 237 euro.

Questo il danno quantificato.

A Salvatore D’Amico, 39enne con un passato anche nella vita politica locale della Circoscrizione di Archi, verrà elargita, però, solo una provvisionale di 4500 euro, pari al 70% del danno stimato.

“Una miseria, un’offesa”, dice l’interessato.

D’Amico aveva già inoltrato un’istanza di sussidio, ma, con decreto commissariale 371/2008 era stato disposto il non accoglimento  dell’elargizione richiesta. In quel tempo la Procura della Repubblica di Reggio Calabria aveva espresso parere contrario all’accoglimento della pratica “per carenza del requisito previsto dall’art. 3 della legge 44/99, in ordine alla riconducibilità delle azioni delittuose, a estorsione o intimidazione ambientale”.

In parole povere, non emergeva dagli atti dei magistrati alcuna richiesta estorsiva subita da D’Amico. Risultato: non poteva accedere al fondo destinato a chi è vittima del racket.

Oggi, invece, l’inchiesta dei pubblici ministeri che si occupano del caso sembra aver preso una piega diversa, perché la Procura della Repubblica di Reggio Calabria, interpellata dalla Prefettura, in merito all’accertamento di nuove ipotesi investigative relative ai fatti delittuosi, ha dichiarato di aver ascoltato lo stesso D’Amico in merito all’incendio subito dal negozio in Via Nazionale e che le sue dichiarazioni “hanno trovato preliminare riscontro nelle attività di indagini svolte”.

E, questa volta, il parere positivo è arrivato.                   

Ma, in ogni caso, i 4500 euro elargiti dallo Stato ai sensi della legge n.44 del 23 febbraio del 1999, per Salvatore D’Amico sono troppo pochi: “E’ una cifra che non mi consentirebbe di ricominciare. Ho intenzione di non arrendermi – dice con rabbia e delusione – mi rivolgerò al Procuratore Nazionale Antimafia, Piero Grasso, voglio che conosca la mia storia”.

Contro il provvedimento di elargizione fondi è possibile proporre ricorso giurisdizionale al Tribunale Amministrativo Regionale e ricorso straordinario al Presidente della Repubblica e Salvatore D’Amico è deciso: “E proprio quello che farò”.

Nel caos di Idv Calabria l’unico a non tuffarsi nella gazzarra è il “non politico”

agosto 19, 2009

DeMagistris

da www.strill.it

Quando il gatto non c’è, i topi ballano. Antonio Di Pietro, tra Roma e Milano, è troppo impegnato nella propria battaglia personale contro Berlusconi e così, a livello locale, rischia di perdere il polso della situazione del partito di cui è fondatore e presidente. Per carità, il discorso vale esclusivamente per il territorio che, per fortuna o purtroppo, strill.it segue giornalmente: la Calabria.

Eh sì, perché magari in Molise, in Abruzzo, in Puglia, in Veneto o in chissà quale altra regione della Penisola, Italia dei Valori scoppia di salute.

Ma in Calabria proprio no.

Intendiamoci, il risultato alle recenti Elezioni Europee di Italia dei Valori è stato esaltante, in Calabria, come nel resto d’Italia. Ma la fiducia accordata va rinnovata giorno dopo giorno e la retta via non è rappresentata di certo dalle lotte intestine.

Quando sono i giovani a dover riprendere gli adulti, infatti, vuol dire che le cose sono lontane anni luce dalla normalità. La nota di qualche giorno fa dei Giovani di Idv Calabria dovrebbe riecheggiare nelle orecchie dei dirigenti territoriali del partito come una sirena assordante, proprio perché viene dall’unica parte, gli under 30 appunto, nelle condizioni, se ne avranno le capacità, s’intende, di operare in Calabria quel cambiamento più volte auspicato e invocato da Di Pietro & C.

La nota dei Giovani di Idv, infatti, è assai forte. C’è un incipit come questo, per esempio: “C’è sempre una misura passata la quale il vaso, già colmo, trabocca e si può frantumare facendo molto rumore. Questa misura, purtroppo, all’interno del nostro partito calabrese avvertiamo sia stata raggiunta”, ci sono poi espressioni come “mettere la parola fine a questo sciame litigioso” e ancora “noi giovani siamo stanchi di questo vecchio modo di far politica”. Frasi dure che danno la misura del clima che si respira all’interno di Idv in Calabria.

Italia dei valori segue, sotto questo punto di vista, le orme di Pdl e Pd: Feraudo contro Misiti, Misiti contro Feraudo, Arlacchi contro tutti, ecc.ecc.

Facendo, brevemente, ordine: che i rapporti tra Maurizio Feraudo, consigliere regionale, e Aurelio Misiti, segretario regionale del partito siano pressoché inesistenti è storia acclarata. Feraudo, sconfitto da Misiti in un turbolento congresso del  2 dicembre 2007, sfociato in una maxirissa che rese necessario l’intervento dei Carabinieri, da allora non si è più allineato alla strategia della segreteria regionale. Misiti, dal canto suo, ha tirato dritto per la propria strada, facendo a meno, di fatto, dell’azione politica del consigliere Feraudo, unica espressione di Idv in Consiglio Regionale.

E non finisce qui.

Elezioni Europee, il professore Pino Arlacchi, celebre studioso di fenomeni criminali,  viene eletto Parlamentare a Bruxelles e impiega pochi mesi per inimicarsi l’intero partito calabrese: “La posizione di Misiti è del tutto personale”, dice dopo una nota del segretario regionale che apprezza la recente legge, approvata dal Consiglio, riguardante l’istituzione delle primarie per i candidati a Governatore.

Apriti cielo.

Arlacchi viene ripreso in malo modo con una nota dell’intero partito calabrese, compresi i tre giovani (Quartuccio, Imbalzano e Napoli) che invece adesso firmano la nota di dissenso nei confronti di tutto e tutti.

Beghe di partito che coinvolgono uomini di partito: Misiti, Feraudo, Arlacchi.

Un tempo la gente si sarebbe stufata: oggi, però, la soglia di sopportazione (o di indifferenza, fate voi) ha alzato sensibilmente la propria asticella.

In tutto questo marasma, però, tanto per dare un ceffone agli oppositori dell’antipolitica (incluso chi scrive), l’unico a non essere nemmeno stato sfiorato da controversie, litigi, scaramucce e polemiche è un “novizio”, uno che la politica, dal suo interno, la conosce solo da pochi mesi: l’ex sostituto procuratore di Catanzaro, Luigi De Magistris, oggi parlamentare europeo.

De Magistris, eletto presidente della Commissione Controllo Bilancio dell’Unione Europea, sembra aver scelto una strada diversa; non ha abbandonato la Magistratura, come invece aveva annunciato, ma, almeno, allo stato attuale, si tiene fuori da ogni “scazzottata”, e, anzi, si mostra molto più interessato a vicende concrete, soprattutto inerenti il Mezzogiorno e i problemi a esso collegati: il Ponte sullo Stretto, le gabbie salariali, il mancato scioglimento del Comune di Fondi per infiltrazioni mafiose, la cattura di Paolo De Stefano.

Altre battaglie, altro tipo di visibilità.

Fino a quando il “lider maximo”, Tonino Di Pietro, forse troppo impegnato per mettere un po’ d’ordine in Calabria, non si accorgerà che la figura di questo dottor De Magistris, forse, crea un po’ troppa ombra…

I Bronzi, trattati come stronzi

agosto 16, 2009

Bronzi_di_riace

Dovrò scusarmi, lo so, per l’abominevole titolo che ho scelto per questo post. Ma, prima, cercherò di spiegarvi che non si tratta una mera scurrilità, fine a sè stessa.

Come ci ricorda, in un gran bell’articolo, Anna Foti, il 16 agosto del 1972, il mare di Riace, restituiva alla Calabria, al mondo direi, due tesori: due statue di bronzo, ad altezza naturale, raffiguranti due guerrieri greci. I Bronzi di Riace.

Un patrimonio inestimabile che, da subito, attira tantissimi visitatori presso il Museo della Magna Grecia di Reggio Calabria, dove le statue verranno custodite. Un successo di pubblico che, a causa dell’insipienza di tante, troppe, persone messe in ruoli apicali, con eccessiva fretta, porta a un calo vertiginoso delle visite presso il Museo, come già avevo documentato in questo post di qualche mese fa.

Da quel post, però, sono cambiate alcune cose significative: i Bronzi di Riace al G8 non ci sono più andati, ma, soprattutto, e nessuno, tranne il professore Daniele Castrizio ne parla, dal 1° ottobre il Museo della Magna Grecia di Reggio Calabria sarà chiuso per un anno, un anno e mezzo, forse due, per lavori di ristrutturazione.

Che ne sarà dei Bronzi di Riace (ma anche delle altre opere esposte)? Ancora è presto, sarà sufficiente pensarci due, al massimo tre, giorni prima della chiusura del Museo…

E se qualcuno dovesse proporre, sacrilegio, una destinazione temporanea per impedire che i Bronzi di Riace restino per mesi abbandonati nella polvere, allora sì che la città avrà un moto d’orgoglio: i sinistri con la sindrome di Calimero, i destri con il complesso del capoluogo di Regione scippato, gli adepti di Grillo, gli alternativi vari (quelli per cui “le regole sono zero” e “lo Stato è oppressore”) e gli pseudo-intellettuali reggini alzeranno la voce, invieranno comunicati stampa, parlando, con sdegno, “dell’ennesima spoliazione ai danni di Reggio”, come avvenuto, qualche mese fa, quando, per un capriccio di Re Silvio, i Bronzi sarebbero dovuti volare a La Maddalena per il G8, spostato poi a L’Aquila, in seguito al terribile terremoto.

E, invece, a distanza di alcuni mesi, sotto l’ombrellone, le categorie di cui sopra potrebbero cominciare a pensare a soluzioni diverse, per non trattare, come si fa da anni, questi due guerrieri, i Bronzi, come degli stronzi (da qui il pessimo titolo).

Ecco, adesso posso chiedere scusa per la mia volgarità.

Ci aveva già pensato qualcun altro

agosto 13, 2009

berlusconi_bossi

Intelligente?

Macchè.

Educativa?

Macchè.

Innovativa?

Macchè.

La proposta leghista di inserire lo studio del dialetto nelle scuole non è niente di tutto questo: e se per i primi due punti (intelligenza ed educazione) c’è ben poco da dire, dato che qualsiasi persona dotata di senno riuscirà a farsi un’idea sicuramente equilibrata e lineare, sul terzo punto è bene studiare, e fa sempre bene, un po’ di storia.

Sì perchè il dialetto nelle scuole era già arrivato, leggete e tremate, quasi 90 anni fa, nel ventennio fascista!

E’ la celebre Riforma Gentile (dal nome dell’ideatore) a inserire lo studio del dialetto (d’autore) nelle scuole. La Riforma ridimensiona
alquanto l’uso della grammatica e affermava il ruolo positivo dei dialetti.

Con la Riforma Gentile e l’introduzione del dialetto nelle scuole nei primi anni del Ventennio, l’insegnamento del dialetto in classe viene legato al recupero della tradizione folklorica da parte delle maestre e degli alunni, soprattutto della scuola elementare.

Arriva poi un uomo, un certo Benito Mussolini, a cancellare tutto con un colpo di spugna.

“Scusateci abbiamo sbagliato”.

Ma le vie del Signore sono infinite, per cui chi si domanderà: “Ma quest’affaraccio non lo avevamo già liquidato nel corso del Ventennio fascista?

Neanche per sogno: il Governo Berlusconi è il nuovo che avanza!

Insomma, è una proposta che è già stata cassata nei primi anni ’20. I tempi cambiano, direte voi. E’ vero, ma è anche vero che le cazzate sono come i diamanti: per sempre.

Agenda – Reggio Calabria: “La legalità, una lotta Comune”

agosto 10, 2009

Carissimi lettori, sono lieto di annunciarvi che stasera, alle ore 19, a Piazza Duomo, in occasione del terzo meeting antimafia, “Legalitalia”, promosso dal movimento Ammazzateci tutti e dalla Fondazione Antonino Scopelliti modererò il meet-cafè dal tema “La legalità, una lotta Comune”.

Interverranno Antonino Iannazzo, sindaco di Corleone, Vittorio Mete, ricercatore e saggista che ha curato diversi lavori sullo scioglimento delle Amministrazioni Pubbliche e Michele Tripodi, assessore alla Legalità della Provincia di Reggio Calabria.

Lettere al blog: Sulla questione morale

agosto 7, 2009

giustizia_e_questione_morale

di Franco Cascio

Se c’è una cosa rimasta irrisolta negli anni che la politica delle Prime e Seconde Repubbliche non è stata in grado di affrontare esaurientemente e con la giusta attenzione che merita è la questione morale.

L’immoralità non presuppone necessariamente il perseguire la via del male. Basta infatti mantenere una staticità  di fronte all’affermarsi dell’immoralità diffusa per essere considerati quantomeno “complici” .
Chi sceglie di adoperarsi per la comunità intraprendendo la strada della politica non può e non deve permettersi di considerare la questione morale come  appannaggio di pochi illusi permeati da valori etici, che i più (gli immorali) definiscono “disillusi”.

Sembra invece che ad essere premiati, in questo intreccio perverso tra immoralità e perdita di valori etici, siano proprio coloro i quali perseguono il male o, perlomeno, rimangono impassibili dinnanzi all’affermazione dello stesso.

Accade e si manifesta un po’ dappertutto. Ma appare ben più grave quando accade e si manifesta in politica. Perché gli interessi non sono più di un singolo individuo, ma di una intera comunità.

Sembra ormai che tutto sia lecito. Questo il leit-motiv degli attori politici odierni. L’importante, credono, è non farsi scoprire. L’importante è che l’evidente non venga evidenziato. E quando ciò accade, basta fare in modo che  quelle accuse si etichettino come provenienti da quel vasto mondo di “disillusi”. Quindi senza valore. Prodotte  dall’astio di chi non si trova al posto di comando. 

La moralità politica è un concetto molto più vasto di quanto si possa pensare. Non basta che chi governa si ripari dietro il paravento dell’onestà e della trasparenza della propria condotta amministrativa. Paradossalmente spesso è proprio attraverso la “trasparenza degli atti” che si riescano a celare le peggiori nefandezze.

Con l’avvento della nuova fase politica italiana, quella post-tangentopoli per intenderci, qualcuno sostenne  la difficoltà del potere governare brandendo la questione morale, poiché la politica è fatta di competenze, decisioni e anche compromessi.  L’analisi appariva assai delicata, facilmente equivocabile.  Specialmente da quelle voci provenienti da spalti “non disinteressati” che proprio sull’immoralità diffusa avevano basato la loro azione di governo. Ma arrivare a sostenere che non si può governare con il moralismo impoveriva  decisamente il senso di quell’analisi.

L’uomo politico che sposa appieno la questione morale sa a cosa rischia di rinunciare.  Sa cosa rischia di perdere. Quella importante fetta di elettorato manovrata da coloro i quali che sull’immoralità, sui compromessi, morali e non,  rincorrono il potere. Sono i “padroncini” della politica. Quelli in grado di decidere il governo di un paese. Loro avvelenano la politica, perché forniscono i “mezzi” al politico assetato di potere. Cosa volete gliene importi dell’etica, della morale?

Si continua ad urlare al cambiamento. Un urlo che non è ancora cessato. E’ ora di smettere di urlare e cominciare ad agire.

Libera informazione

agosto 5, 2009

tre_scimmiette

Proprio ieri ho sorriso, amaramente, di fronte all’affermazione di un collega cosentino che, in un articolo, evitava di citare i nomi dei dodici individui arrestati nell’ambito dell’inchiesta “Cartesio”, coordinata dal pubblico ministero di Cosenza, Vincenzo Luberto, su un presunto maxi giro di usura, legato, ovviamente, anche alla ‘ndrangheta

“Sono garantista”, mi ha scritto tramite mail. E poi, “se questi tizi vengono assolti rischio di essere querelato per diffamazione”.

Psicosi pidielline.

Da Cosenza, oggi, mi sposto idealmente a Palermo. Leggete un po’ quest’agenzia ANSA:

Inserire notizie di cronaca giudiziaria che riguardano politici sotto processo per mafia e quelle sulla politica regionale nella rassegna stampa dell’azienda siciliana trasporti, rovina ”i sani interessi aziendali” dell’Ast, l’Azienda siciliana trasporti. Per questo motivo la giornalista Valeria Giarrusso, dipendente dell’ azienda, e’ stata sollevata dall’incarico – realizzava la rassegna stampa – e nei suoi confronti il presidente dell’Ast, Dario Lo Bosco, ha pure avviato una contestazione ”a tutela” della societa’. Lo Bosco scrive nella contestazione che nella premessa della rassegna ”con enorme stupore ed amarezza mi accorgevo che, delle sole due notizie a cui veniva dato risalto, una riguardava fatti di politica e l’altra riportava avvenimenti di cronaca giudiziaria (!), ben lungi entrambe da ogni e qualsivoglia interesse specifico di Ast Spa”. La notizia di cronaca riguardava la richiesta di pena per mafia all’ex deputato regionale Giovanni Mercadante (poi condannato) e il commento di Salvatore Borsellino all’inchiesta sulla morte del fratello Paolo. A queste notizie seguivano poi quelle sui trasporti. L’Ast, fino a pochi mesi fa, era stata al centro di polemiche per la nomina, avvenuta senza alcun passaggio in consiglio, alla guida della societa’ controllata Ast Turismo, dell’avvocato Gaetana Maniscalchi, condannata con il patteggiamento a un anno e sei mesi per favoreggiamento alla mafia, in particolare di un boss latitante agrigentino.

Non sono abituato a essere solidale con chi subisce ingiustizie, come è il caso della collega Valeria Giarrusso. Piuttosto preferisco condividere l’incazzatura per un’informazione, quella italiana, quella meridionale, che, salvo poche eccezioni, non esiste.