Nel caos di Idv Calabria l’unico a non tuffarsi nella gazzarra è il “non politico”

DeMagistris

da www.strill.it

Quando il gatto non c’è, i topi ballano. Antonio Di Pietro, tra Roma e Milano, è troppo impegnato nella propria battaglia personale contro Berlusconi e così, a livello locale, rischia di perdere il polso della situazione del partito di cui è fondatore e presidente. Per carità, il discorso vale esclusivamente per il territorio che, per fortuna o purtroppo, strill.it segue giornalmente: la Calabria.

Eh sì, perché magari in Molise, in Abruzzo, in Puglia, in Veneto o in chissà quale altra regione della Penisola, Italia dei Valori scoppia di salute.

Ma in Calabria proprio no.

Intendiamoci, il risultato alle recenti Elezioni Europee di Italia dei Valori è stato esaltante, in Calabria, come nel resto d’Italia. Ma la fiducia accordata va rinnovata giorno dopo giorno e la retta via non è rappresentata di certo dalle lotte intestine.

Quando sono i giovani a dover riprendere gli adulti, infatti, vuol dire che le cose sono lontane anni luce dalla normalità. La nota di qualche giorno fa dei Giovani di Idv Calabria dovrebbe riecheggiare nelle orecchie dei dirigenti territoriali del partito come una sirena assordante, proprio perché viene dall’unica parte, gli under 30 appunto, nelle condizioni, se ne avranno le capacità, s’intende, di operare in Calabria quel cambiamento più volte auspicato e invocato da Di Pietro & C.

La nota dei Giovani di Idv, infatti, è assai forte. C’è un incipit come questo, per esempio: “C’è sempre una misura passata la quale il vaso, già colmo, trabocca e si può frantumare facendo molto rumore. Questa misura, purtroppo, all’interno del nostro partito calabrese avvertiamo sia stata raggiunta”, ci sono poi espressioni come “mettere la parola fine a questo sciame litigioso” e ancora “noi giovani siamo stanchi di questo vecchio modo di far politica”. Frasi dure che danno la misura del clima che si respira all’interno di Idv in Calabria.

Italia dei valori segue, sotto questo punto di vista, le orme di Pdl e Pd: Feraudo contro Misiti, Misiti contro Feraudo, Arlacchi contro tutti, ecc.ecc.

Facendo, brevemente, ordine: che i rapporti tra Maurizio Feraudo, consigliere regionale, e Aurelio Misiti, segretario regionale del partito siano pressoché inesistenti è storia acclarata. Feraudo, sconfitto da Misiti in un turbolento congresso del  2 dicembre 2007, sfociato in una maxirissa che rese necessario l’intervento dei Carabinieri, da allora non si è più allineato alla strategia della segreteria regionale. Misiti, dal canto suo, ha tirato dritto per la propria strada, facendo a meno, di fatto, dell’azione politica del consigliere Feraudo, unica espressione di Idv in Consiglio Regionale.

E non finisce qui.

Elezioni Europee, il professore Pino Arlacchi, celebre studioso di fenomeni criminali,  viene eletto Parlamentare a Bruxelles e impiega pochi mesi per inimicarsi l’intero partito calabrese: “La posizione di Misiti è del tutto personale”, dice dopo una nota del segretario regionale che apprezza la recente legge, approvata dal Consiglio, riguardante l’istituzione delle primarie per i candidati a Governatore.

Apriti cielo.

Arlacchi viene ripreso in malo modo con una nota dell’intero partito calabrese, compresi i tre giovani (Quartuccio, Imbalzano e Napoli) che invece adesso firmano la nota di dissenso nei confronti di tutto e tutti.

Beghe di partito che coinvolgono uomini di partito: Misiti, Feraudo, Arlacchi.

Un tempo la gente si sarebbe stufata: oggi, però, la soglia di sopportazione (o di indifferenza, fate voi) ha alzato sensibilmente la propria asticella.

In tutto questo marasma, però, tanto per dare un ceffone agli oppositori dell’antipolitica (incluso chi scrive), l’unico a non essere nemmeno stato sfiorato da controversie, litigi, scaramucce e polemiche è un “novizio”, uno che la politica, dal suo interno, la conosce solo da pochi mesi: l’ex sostituto procuratore di Catanzaro, Luigi De Magistris, oggi parlamentare europeo.

De Magistris, eletto presidente della Commissione Controllo Bilancio dell’Unione Europea, sembra aver scelto una strada diversa; non ha abbandonato la Magistratura, come invece aveva annunciato, ma, almeno, allo stato attuale, si tiene fuori da ogni “scazzottata”, e, anzi, si mostra molto più interessato a vicende concrete, soprattutto inerenti il Mezzogiorno e i problemi a esso collegati: il Ponte sullo Stretto, le gabbie salariali, il mancato scioglimento del Comune di Fondi per infiltrazioni mafiose, la cattura di Paolo De Stefano.

Altre battaglie, altro tipo di visibilità.

Fino a quando il “lider maximo”, Tonino Di Pietro, forse troppo impegnato per mettere un po’ d’ordine in Calabria, non si accorgerà che la figura di questo dottor De Magistris, forse, crea un po’ troppa ombra…

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