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Ponte sullo Stretto: l’ultima volta fu guerra di mafia

ottobre 16, 2009

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da www.strill.it

“Fratelli di sangue”, di Antonio Nicaso e Nicola Gratteri, pagina 65:

“A infuocare gli animi era stato il controllo dei futuri appalti relativi alla costruzione del Ponte sullo Stretto, ma anche l’influenza dei De Stefano ad allargare la loro influenza su Villa San Giovanni, territorio degli Imerti”.

 Poche righe, per spiegare un fatto difficile da spiegare.

L’11 ottobre del 1985 è un venerdì, sono le 19.10. Nella centrale via Riviera di Villa San Giovanni, a pochi metri dalla caserma della Guardia di Finanza, c’è una Fiat 500. E’ parcheggiata accanto all’automobile blindata di Nino Imerti, il boss che controlla Villa San Giovanni.

Nessuno, probabilmente, nota quella Fiat 500, un’automobile come tante altre, parcheggiate in una delle zone più frequentate di Villa San Giovanni. Quell’auto, però, non è un’auto come le altre. Nino Imerti e i suoi uomini di scorta non lo sanno, ma quella Fiat 500 è imbottita di esplosivo.

Nino Imerti si salverà miracolosamente, moriranno alcuni suoi guardaspalle. Due giorni dopo, però, la risposta sarà dirompente e lascerà sull’asfalto Paolo De Stefano, il boss dei boss di Reggio Calabria, ucciso nel proprio regno, nel rione Archi.

Comincia così la seconda guerra di mafia di Reggio Calabria: nell’estate del 1991, quando si concluderà, si conteranno quasi seicento morti.

Perché Antonio Nicaso e Nicola Gratteri, in “Fratelli di sangue”, una piccola enciclopedia sulla ‘ndrangheta, attribuiscono l’inizio delle ostilità ai lavori del Ponte e agli appetiti della famiglia De Stefano su Villa San Giovanni, dove dovrebbe poggiare uno dei pilastri dell’opera?

Dell’idea di collegare Sicilia e Calabria si parla fin dall’antichità. La prima proposta di realizzazione di un ponte è datata 1866, allorquando il Ministro dei Lavori Pubblici Jacini incarica l’ingegnere Alfredo Cottrau, tecnico di fama internazionale, di studiare un progetto di ponte tra le due sponde.

Perché, nel 1985, una recrudescenza dei contrasti mafiosi così tragica?

Nel 1982 il Gruppo Lambertini presenta alla neonata società concessionaria, la Stretto di Messina S.p.A., il proprio progetto di ponte. Nello stesso anno il ministro per gli interventi straordinari nel Mezzogiorno, Claudio Signorile, annuncia la realizzazione di “qualcosa” “in tempi brevi”. Due anni più tardi si ripresenta agli italiani con una data precisa: “Il ponte si farà entro il ‘94”. Nel 1985 il presidente del consiglio Bettino Craxi dichiara che il ponte sarà presto fatto. La Stretto di Messina S.p.A. il 27 dicembre 1985 definì una convenzione con ANAS e FS.

Ecco, 1985.

Le cosche calabresi cominciano a farsi la guerra anche a causa del ponte. E questo non lo dicono soltanto, benché siano fonti autorevoli, Antonio Nicaso e Nicola Gratteri in “Fratelli di sangue”. Non lo dice soltanto, a pagina 143 del suo “Processo alla ‘ndrangheta”, lo studioso Enzo Ciconte:

“A quanto pare la guerra era da mettere in relazione agli appalti pubblici attorno a Villa San Giovanni in vista della costruzione del ponte sullo stretto di Messina che avrebbe dovuto collegare stabilmente le sponde della Calabria e della Sicilia”.

Lo dicono le sentenze. Tribunale di Reggio Calabria, “Ordinanza-Sentenza contro Albanese Mario + 190”, Reggio Calabria, 1998, p. 312:

“Tra le ragioni alla base della “guerra di mafia” che ha interessato l’area di Reggio Calabria tra il 1985 e il 1991, sembra esserci anche il controllo dei futuri appalti relativi alla costruzione del Ponte sullo Stretto”.

Lo dice anche un collaboratore di giustizia, Filippo Barreca, parlando con il sostituto procuratore Bruno Giordano (lo stesso che, a capo della Procura di Paola, ha indagato e sta indagando, sulle “navi a perdere” e sulle scorie radioattive nel torrente Oliva) degli interessi di Cosa Nostra affinché a Reggio si stipulasse la pace. Le dichiarazioni di Barreca, rese l’11 novembre del 1992, saranno utilizzate proprio nell’ambito del maxiprocesso Olimpia:

“L’interesse a che fosse ristabilita la pace in provincia di Reggio Calabria scaturiva da una serie di motivazioni, alcune di ordine economico (pacchetto Reggio Calabria e realizzazione del ponte sullo Stretto)”.

Proprio ieri, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli, ha dichiarato:

“I lavori del Ponte sullo Stretto di Messina inizieranno il 23 dicembre di quest’anno e termineranno nel 2016”.

 E c’è un ultimo dato.

Le dichiarazioni dello scorso 27 giugno, a Radio 24, di Giusy Vitale, prima donna capo del mandamento mafioso di Partinico (Palermo) e ora collaboratrice di giustizia:

“Tra Cosa Nostra e i calabresi, ci sono già stati contatti in vista dell’ipotesi della costruzione del Ponte sullo Stretto”.

Lo stesso Salvo Boemi, ex procuratore aggiunto a Reggio Calabria, oggi commissario della Stazione Unica Appaltante calabrese ha avuto modo di dichiarare:

“Il ponte è il grande affare del terzo millennio per Sicilia e Calabria, se non se ne interessasse la mafia ne sarei sorpreso”.

I siciliani, storia e sentenze lo dimostrano, vogliono la pace per fare i “piccioli”. In Calabria, a Reggio Calabria, l’ultima volta che si è parlato concretamente di Ponte sullo Stretto si è sparato per sei anni.

E questa è storia.

La stessa storia che Cesare Beccaria definiva così: “La storia degli uomini ci dà l’idea di un immenso pelago di errori fra i quali poche e confuse e a grand’intervalli distanti verità soprannuotano”.

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Una settimana, tre notizie

ottobre 4, 2009

settimana

E’ domenica, ho un po’ più di tempo per scrivere e ho selezionato tre fatti di cui (s)parlare.

1) Il Museo chiuderà per lavori di ristrutturazione (chi legge strill.it e questo blog lo sapeva da mesi) e si approfitterà di questa pausa forzata per effettuare un “check up” sui Bronzi di Riace. Se chi di dovere, sindaco e sovrintendente, sapessero anche che tipo di interventi bisognerà effettuare sulle statue sarebbe anche meglio, ma ci accontentiamo.

Restaurare i Bronzi in un periodo in cui il Museo verrà chiuso mi sembra una soluzione ragionevole.

Ma per molti non è così: Reggio, in questi casi, si dimostra la PROVINCIA per eccellenza.

Molti temono che i Bronzi, che dovranno essere spostati nei laboratori di Roma, si possano rompere durante il trasporto: come se venissero imballati con il polistirolo….

La cosa più buffa, però, è che per anni siamo stati abituati a ritenere che la destra reggina avesse il complesso del “capoluogo scippato” e che quindi vedesse complotti contro la città dietro ogni angolo: oggi invece assistiamo a un sindaco di destra (spero che la vicinanza con Berlusconi non gli faccia dimenticare di esserlo) favorevole allo spostamento e una sinistra (Cgil, Comunisti Italiani, e molti altri) invece contraria, convinta che i Bronzi non rientreranno più. E molti sono gli stessi che alcuni mesi fa, quando era appena partita la giostra per elargire a Reggio Calabria il titolo di Città Metropolitana, si erano invece detti favorevoli a un invio alla Maddalena per il G8.

Eh vabbè: solo gli stupidi non cambiano mai idea…

2) Mentre vi scrivo a Messina la conta dei morti ha superato le 20 unità: intere aree del capoluogo siciliano sono state spazzate via dai nubifragi degli scorsi giorni. Intere abitazioni, costruite ovviamente in modo abusivo, si sono sbriciolate insieme con le colline, oppure sono state sommerse dai torrenti su cui erano state edificate. Per tutta risposta il Ministro dei Trasporti, Altero Matteoli, ha annunciato che ora come non mai il Ponte sullo Stretto è necessario…

Che c’azzecca?

A parte l’inopportuna uscita del Ministro, questo Paese, prima o poi, dovrà fare i conti con la sicurezza del territorio e dovrà capire che lo sviluppo di certe aree, soprattutto meridionali, non passa dalle grandi opere inutili (come il ponte), ma, appunto, dalla messa in sicurezza del territorio che, per essere realizzata, peraltro, fornirebbe anche migliaia di posti di lavoro.

3) Mea culpa. Luigi De Magistris ha finalmente mantenuto la parola e si è dimesso dalla magistratura, come aveva annunciato mesi fa: e io che gli avevo perfino dedicato un “carta canta” non posso esimermi dal complimentarmi. Ha dimostrato serietà e onestà intellettuale: la stessa che, comunque, a prescindere dagli errori di opportunità compiuti, gli ho sempre riconosciuto. Peccato che abbia impattato con l’Italia dei valori: sia nel Popolo della Libertà, quanto nel Partito Comunista sarebbe riuscito a ottenere anche il mio umile voto.

In Idv dovrà accontentarsi dei grillini.

Grandi opere e grandi bufale

febbraio 25, 2009

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Il Ministro dei Trasporti, Matteoli, che di nome fa Altero, ha detto:

“La stragrande maggioranza delle opere previste dal piano da 16,6 miliardi varato dal governo può partire entro il 2009, anche il Ponte sullo Stretto”.

Il Ponte sullo Stretto è una grande opera inutile, dannosa e pericolosa.

Inutile: basterebbe rendere dignitosi i collegamenti marittimi tra Calabria e Sicilia, risolvendo il problema senza spendere decine di miliardi di euro.

Dannosa: tonnellate di ferro e cemento sul territorio e tra le acque. Ora, io non ho mai votato Pecoraro Scanio & C., ma i rischi di impatto ambientale li capirebbe anche un bambino.

Pericolosa: sapete cosa successe l’11 ottobre del 1985? Ve lo dico io: a Villa San Giovanni veniva fatto saltare in aria il boss Nino Imerti, insieme con i suoi guardiaspalle. Imerti rimaneva illeso, ma cominciava la seconda guerra di mafia a Reggio Calabria. 700 morti nell’arco di sei anni. A infuocare gli animi fu il controllo dei futuri appalti relativi alla costruzione del Ponte sullo Stretto.

A questo, giova ricordare la dichiarazione che il presidente dell’Anas, Pietro Ciucci, ebbe modo di fare, a Gorizia, il 6 ottobre del 2008:

”Contiamo di aprire i cantieri per la realizzazione del ponte sullo stretto di Messina alla meta’ del 2010”

Per un’opera della quale, come abbiamo visto, si parlava già negli anni ’80, un anno di differenza cosa volete che sia…? Insomma, i cantieri apriranno nel 2009 o nel 2010?

Speriamo mai.

Ma il Ministro dei Trasporti, Matteoli, che di nome fa sempre Altero, parlando degli eterni lavori di ammodernamento dell’autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria ha anche detto:

“i lavori sulla A3 termineranno entro la fine del 2011, inizio del 2012 e una volta terminata si pagherà il pedaggio”.

Pietro Ciucci, presidente di Anas, il 2 giugno del 2008, però, in un’intervista a La Repubblica, dichiarava:

“Tra la fine del 2008 e la metà del 2009 saranno avviate le gare. Il completamento di tutto il percorso avverrà entro l’inizio del 2013”.

Ora, il 2008 è finito e la metà del 2009 si avvicina sempre di più. E, ancora, per la fine dei lavori di ammodernamento, Ciucci indica come data il 2013, mentre Matteoli, al massimo il 2012: ma d’altronde, cosa volete che sia un anno di differenza per la più grande incompiuta della storia d’Italia?

Sia Matteoli che Ciucci sanno, però, che, in diversi lotti, i lavori sono fermi per mancanza di denaro. Ma Matteoli ha assicurato:

“la Salerno-Reggio Calabria è tutta finanziata, ci sono stati problemi che hanno fatto ritardare i lavori e che hanno costretto il ministro Maroni ad andare in Calabria a portare uomini e mezzi, perché le imprese se ne volevano andare, ma le abbiamo convinte a restare”.

Le imprese se ne vogliono andare perchè non vengono pagate (sono ormai decine e decine i lavoratori licenziati) e perchè vengono, continuamente, taglieggiate dalle cosche che pretendono la “tassa” sui lavori e, di tanto in tanto, a chi sgarra, bruciano una gru o qualche altro macchinario. Difficile biasimare chi si è rotto le scatole di dover obbedire alle leggi di uno stato parallelo. Senza contare le aziende che vengono bloccate per infiltrazioni mafiose, vedi Condotte SpA (poi riabilitata), dilatando, così i tempi.

Matteoli e Ciucci, queste cose, però, non le hanno dette.