Posts Tagged ‘antonio saladino’

Giornalisti mascalzoni

dicembre 23, 2008

loiero_agazio

Anche in pochi si è capaci di fare male. Di buona informazione, in Italia, in Calabria, soprattutto, ce n’è poca, pochissima. Il governatore, Agazio Loiero, vorrebbe, per esempio, una stampa ancor più soporifera.

Ecco un lancio effettuato alcune ore fa dall’AGI:

“C’e’ una complicita’ indecente ed impunita tra una parte dell’accusa e la stampa”: lo ha detto il presidente della Regione Calabria, Agazio Loiero, rispondendo in merito alla questione delle intercettazioni, spesso rese note dai giornali, e del rapporto fra stampa e politica. “Dico impunita – ha aggiunto aprlando a margine di una conferenza stampa sull’inchiesta Why Not – perche’ non c’e’ ancora una sola sentenza in cui si condanni qualcuno per violazione del segreto istruttorio. Che la stampa si butti sopra ad una notizia veicolata e’ normale, ma, ripeto, poi non segue una sola sentenza di condanna per tali violazioni. Questa e’ una cosa che rende barbarica la nostra convivenza. Perche’ tu vieni sbattuto con intercettazioni sulle prime pagine e poi, magari, a distanza di mesi dichiarano che non aveva nulla a che fare con quel contesto, pero’ intanto il danno e’ fatto. Si dice – ha concluso Loiero – che ci sia una tendenza, per certi cittadini, a fare in processo con le indagini preliminari, poi, quando avvengono assoluzioni e condanne non se ne accorge nessuno”.

Insomma, il giornalista è un cattivo giornalista perchè indaga, attraverso le proprie fonti, svela particolari su indagati, imputati, condannati, ecc.ecc.

Si parla, ovviamente, di De Magistris. Un cancro per la nostra regione. Lui che stava tentando di scoprire quanto fosse potente un individuo come Antonio Saladino. Così potente da essere amico di tutti: da destra a sinistra.

Si parla come al solito di De Magistris, ma il problema è più ampio: la colpa è di chi indaga, non di chi, attraverso azioni sicuramente sospette, è finito, con comportamenti e chiacchierate telefoniche talvolta anche assai poco equivocabili, sulla scrivania della magistratura.

Viviamo in una terra in cui è dovuto giungere Attilio Bolzoni per la Repubblica a dirci che, forse, quello che stava facendo l’ex procuratore capo di Crotone, Franco Tricoli, era un pochinino strano.

Viviamo in una terra in cui Crotone si è risvegliata, da un momento all’altro, scoprendo di essere ricoperta, per gran parte della superficie territoriale, di rifiuti tossici.

Viviamo in una terra in cui deve scendere Antonello Caporale, sempre di la Repubblica, per testimoniare gli sprechi messi in atto da una classe dirigente nettamente incapace.

Viviamo in una terra in cui Paolo Mieli, direttore del Corriere della Sera, ha deciso di sollevare dall’incarico il giornalista Carlo Vulpio, uno dei pochi capace di trattare con precisione e competenza le strane vicende che avvenivano (e avvengono in quel di Catanzaro).

Viviamo in una terra in cui, salvo rare eccezioni immediatamente ostacolate, non esiste giornalista che sappia cosa significa “giornalismo d’inchiesta”, eppure, Loiero, riesce a lamentarsi, trova l’informazione calabrese troppo vivace, troppo irrequieta.

Un mio caro amico dice sempre che qui in Calabria quasi tutti hanno “il coraggio di cento leoni morti”.

Eppure a Loiero da fastidio essere sbattuto in prima pagina per delle intercettazioni. Ma Loiero non nega il contenuto di tali intercettazioni (come potrebbe?) e, soprattutto, non sa quanto dia fastidio ai calabresi, soprattutto a chi l’ha votato, vedere una regione che va allo sfascio, incapace di spendere bene (o di spendere del tutto) i fondi comunitari.

Sì, i calabresi sono nauseati da quei politici che esultano perchè “fortunatamente la Calabria non è uscita dall’Obiettivo 1 dell’Unione Europea”. Sì perchè l’uscita dall’Obiettivo 1 certificherebbe una crescita economica, strutturale, ecc.ecc., ma porterebbe una quantità molto meno pingue di denaro da sperperare e, nel caso di alcuni, da intascare.

Sì, probabilmente al Governatore dà fastidio che si sia anche scritto del fatto che i fondi europei finissero alla nazionale di calcio.

E’ tutta colpa della stampa, dell’informazione.

Giornalisti mascalzoni.

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Quando vuole è bravo

dicembre 15, 2008

Qualcuno magari non ha avuto modo di gustarselo giovedì scorso. Questo video di una decina di minuti circa vi dimostrerà quanto sia bravo (probabilmente il migliore) Marco Travaglio quando non parla di Berlusconi, Schifani, di conflitto di interessi, di lodo Alfano, ecc.ecc.

In questi dieci minuti Travaglio racconta in maniera breve, ma assai precisa, quello che aveva scoperto Luigi De Magistris a Catanzaro, parla dell’inchiesta Poseidone sugli impianti che avrebbero dovuto depurare le acque calabresi, parla dell’inchiesta “Why not”, che, per quello che si è speso, avrebbe dovuto rendere la Calabria la regione più informatizzata d’Italia, parla dei rapporti di Antonio Saladino con la politica, spiega perchè Luigi De Magistris è stato mandato via da Catanzaro.

Perchè aveva ragione.

Parla anche di Clementina Forleo, parla degli sprechi italiani nel settore dei trasporti, Salerno-Reggio Calabria e Ponte sullo Stretto, parla di finanziamenti europei che non servono a nulla se non ad arricchire pochi malavitosi.

Un bello, e, purtroppo, raro esempio di giornalismo.

Nei colloqui scolastici, parlando di me, ai miei genitori dicevano sempre “E’ bravo, ma non si applica”.

Un discorso analogo, con qualche sfumatura, vale anche per Travaglio: “E’ bravo, ma si applica male”.

L’ossessione per Berlusconi ha, in passato, appiattito l’ottima preparazione di Travaglio.

La appiattirà anche in futuro.

Vedremo il miglior Travaglio quando Berlusconi sarà uscito definitivamente dalla scena politica italiana.

Per Travaglio e per tutti noi, speriamo presto.

Giudici, presidenti e musicisti

dicembre 4, 2008

csm_riunione

Siccome la Giustizia italiana va a gonfie vele e di lavoro ce n’è poco, Clementina Forleo, ex Gip di Milano, trasferita a Cremona, in punizione per aver indagato i sinistri, e il vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, Nicola Mancino, invece di sgobbare, parlano.

Partiamo da quest’ultimo.

Lo scoop (o presunto tale) lo fa Il Giornale, quotidiano di Silvio Berlusconi che non sospetto abbia simpatie nei confronti di Luigi De Magistris: secondo il quotidiano diretto da Mario Giordano, Mancino sarebbe coinvolto nell’inchiesta della Procura di Salerno sul “complotto” contro de Magistris, il cui trasferimento è stato deciso proprio dal Csm. Nell’articolo pubblicato dal Giornale si fa riferimento al decreto di perquisizione nei confronti dei magistrati di Catanzaro emesso dalla Procura di Salerno, in cui – alla pagina 442 – si dà conto di una telefonata giunta a Saladino da un numero fisso intestato a Mancino.

Ma il vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura si difende:

“Non ho mai telefonato a Saladino, la chiamata partita da uno dei miei numeri di telefono è stata fatta da un’altra persona, da un rappresentante di Comunione e liberazione, Angelo Arminio, che nel 2001 era nella schiera dei miei collaboratori. Saladino non lo conosco, mi è stato presentato nel 1985 per un comizio che fece un candidato delle liste Dc e appartenente a Cl, pensavo fosse milanese, non ho mai avuto rapporti con lui”.

Poi la promessa o, forse, la minaccia:

“Il giorno in cui una campagna di stampa dovesse incidere sulla mia autonomia non ho difficoltà a togliere l’incomodo”.

Non usa la parola “delegittimazione”, Nicola Mancino, ma, in pratica, parla proprio di quella. Parla di una delegittimazione, quella a mezzo stampa, diversa, forse un po’ meno grave, da quella che avrebbe subito Luigi De Magistris, vittima, ma questo bisognerà ancora accertarlo, di un complotto da parte dei suoi stessi colleghi. Una delegittimazione sulla quale Nicola Mancino, da presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, ha messo becco poco e male.

Nel frattempo, Clementina Forleo, Gip dell’inchiesta Unipol-Antonveneta, quella che coinvolse esponenti dei ds (D’Alema, Latorre) in un libro-intervista, afferma:

“Fino a quando s’era attaccato il nemico della magistratura, il nemico di destra, era andato tutto bene. Avevo avuto la solidarietà. La magistratura era stata compatta nel proteggere il giudice Forleo. Poi, quando spunteranno caimani d’altro colore, tutti si dilegueranno”.

Anche lei, come Mancino, non usa l’affermazione diretta ma, in definitiva, parla delle cosiddette “toghe rosse”.

Ma esisteranno davvero?

A ben guardare l’operato di Gerardo D’Ambrosio, ex pm di Tangentopoli, eletto nel senatore dei Ds nel 2006 e riconfermato, nel 2008 nel Pd, si direbbe di sì.

Ma magari l’apparenza inganna.

Vi consegno, però, le riflessioni, che non disprezzo affatto, di Clementina Forleo:

“Se qualcuno lascia la toga per diventare un politico, poi dovrebbe avere il buon gusto di non creare confusione di ruoli”.

E concludo parlando proprio di Tangentopoli. Sull’abitudine di consegnare gli indagati a quello che la letteratura battezzerà come “carcere preventivo”, Clementina Forleo dice:

I fatti erano “gravissimi, ma lo strumento carcerario doveva essere limitato ai più gravi”.

La risposta di Francesco Saverio Borrelli, che, ai tempi, era Procuratore capo di Milano e che oggi ha finalmente trovato la sua strada, essendo direttore del conservatorio milanese, fa rabbrividire:

“È assurdo, e questo sì lo capisco oggi più di allora, che la custodia cautelare venga effettuata in galera e che non esistano strutture apposite. E del resto anche nei confronti del carcere come punizione sono diventato un critico molto aspro: il recupero è un’altra cosa”.

A distanza di sedici (quasi diciassette) anni Borrelli ha capito. Meglio tardi che mai…

Ma la cosa più simpatica, e qui concludo davvero, l’ha detta, come spesso accade, il presidente emerito della Repubblica, Francesco Cossiga:

“Buona la notizia che la procura della Repubblica di Salerno indaga sull’operato del Procuratore Generale di Catanzaro e di altri magistrati della Calabria, e presto credo anche dello stesso Consiglio Superiore della Magistratura. Finche’ si indagano tra di loro e forse anche tra di loro si arrestano, non violano la liberta’ dei cittadini!”.

Chissà cosa pensa il musicista Borrelli…

Aggiornamento da www.corriere.it

La Procura di Catanzaro ha bloccato gli atti già sequestrati dalla Procura di Salerno. Il provvedimento è stato firmato dal procuratore generale Enzo Jannelli e dai sostituti Garbati, De Lorenzo e Curcio. Il provvedimento di sequestro è stato notificato ai carabinieri di Salerno che erano negli uffici della Procura generale per effettuare l’indicizzazione dei documenti sequestrati relativi all’inchiesta ‘Why Not’ e ‘Poseidone’. Un gruppo di carabinieri del Reparto operativo provinciale di Catanzaro è partito alla volta di Salerno per notificare ai magistrati campani il provvedimento di sequestro emesso dalla Procura generale del capoluogo calabrese. Inoltre sette magistrati della Procura di Salerno, fra cui il procuratore capo Apicella, sono indagati dalla Procura di Catanzaro.

Non sempre si può perdere

settembre 19, 2008

Questa volta Luigi De Magistris ha vinto.

Il Tribunale della liberta’ di Catanzaro ha infatti rigettato il ricorso per l’annullamento del decreto di perquisizione e sequestro nei confronti di Antonio Saladino, il principale indagato dell’inchiesta Why not che un tempo era sul tavolo dell’ex sostituto procuratore di Catanzaro.

La perquisizione disposta da De Magistris era ed è legittima.

La difesa di Saladino sosteneva invece che il decreto fosse nullo non essendo configurabile il reato di corruzione elettorale contestato all’indagato che è infatti accusato di aver concesso, durante la campagna elettorale per le regionali del 2005, un contributo economico al Presidente della Regione, Agazio Loiero, che, secondo la difesa, all’epoca dei fatti non era pubblico ufficiale.

De Magistris ha vinto. Ha vinto e la sua è una vittoria importante ai fini dell’inchiesta; non conta nulla, invece, per il destino dell’ex pm.

Una cosa simile accade, di tanto in tanto, nel calcio: una squadra già retrocessa matematicamente va ad espugnare il campo di una concorrente per lo scudetto.

Una storia è già segnata, ma un’altra può cambiare.