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Tony Vallelonga, “il sindaco di Australia”

marzo 9, 2011

da www.strill.it

In un’esilarante scenetta, interpretata per la Gialappa’s Band, il comico Fabio De Luigi, imitando il celebre scrittore e conduttore Carlo Lucarelli, a un certo punto faceva comparire un personaggio individuato come “il sindaco di Australia”. Ma, siccome spesso la realtà supera la fantasia, un “sindaco di Australia” c’è e finisce all’interno dell’inchiesta “Crimine 2”, coordinata dalla Dda di Reggio Calabria.

E’ Domenico Antonio Vallelonga, per tutti Tony Vallelonga. Sindaco dal 1997 al 2005 della cittadina di Stirling, popoloso sobborgo di Perth, la capitale del Western Australia, avrebbe rivestito un ruolo di vertice nel locale di appartenenza. E’ stato esponente di vari consigli regionali e presidente di importanti associazioni locali, di comitati comunitari e di alcune associazioni di cittadini italiani. Considerato un autorevole membro della Chiesa cristiana locale, nel 2002 è stato insignito del Meritorious Service Award, un prestigioso riconoscimento civile rilasciato dal Western Australia Local Government Association, e, nel luglio del 2009, gli è stato conferito l’esclusivo titolo di “Cittadino Onorario” della municipalità di Stirling.

Un recordman, eletto per ben quattro mandati, anche con percentuali plebiscitarie, originario di Nardodipace, in provincia di Vibo Valentia, Vallelonga viene intercettato dai Carabinieri, all’interno della lavanderia “Ape Green”, centro nevralgico della cosca Commisso di Siderno. La lavanderia, infatti, è gestita da Giuseppe Commisso, detto “u mastru”, elemento di spicco della ‘ndrangheta, finito in diverse inchieste dalla Dda negli ultimi mesi.

Vallelonga sembra di casa all’interno della lavanderia “Ape Green”. Lo stesso Commisso lo presenta a un altro soggetto, Carmelo Muià.

Commisso: C’è quest’amico che è venuto dall’Australia ed è di Nardodipace…entrate compare…—Muià:…(incomp)…—///

Commisso: Questo è un amico mio…—///

Vallelonga: Piacere Tony Vallelonga…—///

Muià: Piacere Muià…—///

Parlando con il “mastro”, Vallelonga sottopone diverse criticità che insisterebbero nel locale australiano. Al centro della vicenda vi sarebbe un tale di nome “Cosimo” che, quattro giorni prima, si darebbe per così dire “distaccato” dal “Crimine” australiano, affermando di volersi “chiamare il posto” direttamente a Siderno. Come se non bastasse, ai rimproveri mossigli dallo stesso Vallelonga – che, nella circostanza gli avrebbe detto “…tu a livello ufficiale non puoi chiamare, io ho chiamato e tu l’uomo non lo puoi fare più…” e, ancora, “…tu l’uomo non lo puoi fare più… Basta!” – costui avrebbe risposto: “sapete vado e mi chiamo il posto a Siderno”. Commisso si rivela molto interessato alla discussione e, allo stesso tempo, adirato: “Non gli possiamo permettere queste cose… non gli permettiamo…”, sostenendone anche la ragione, “Se tu non sei buono la non sei buono neanche qua…”.

Vallelonga  non avrebbe voluto sentire ragioni e, alle richieste di autonomia di “Cosimo” avrebbe risposto:“tu locale? fino a quando campo io, tu locale non ne prendi … e basta!”.

 Personaggio particolare, Tony Vallelonga. Dopo aver discusso, per parecchio tempo, con Commisso, di dinamiche criminali, censurando il secessionista “Cosimo”, si lascia andare a uno sfogo. si lamenta con il “Mastro” per il trattamento che la stampa australiana gli avrebbe riservato all’indomani di una sua schiacciante vittoria elettorale, tacciandolo di appartenerne alla mafia: “Si… sapete che cosa mi hanno combinato a me? …(inc.)… io ho vinto con l’ottantacinque per cento dei voti… e in un giornale hanno scritto che io faccio parte della mafia…”; Commisso biasima i media per le accuse infamanti rivolte al suo amico: “Bastardi! Allora sono tutti mafiosi…”.

 Tutto ciò, spiega Vallelonga, sarebbe frutto di un equivoco, giacché, precisa, egli non conosce neanche il significato della parola “mafia”: “…Ma io non so neanche la parola che significa… “e tu perché (inc.) in giro”…gli ho detto: perché io rispetto la gente… rispetto la gente…”.

 Un ragionamento che, forse, fa ridere anche più della scenetta del comico De Luigi….

I veleni della Pertusola Sud che ammorbano i bimbi di Crotone: un’indagine nel cassetto per 10 anni

settembre 30, 2009

pertusolasud

da www.strill.it

Veri e propri viaggi della speranza, in località del Settentrione. I genitori di molti bambini di Crotone le tentano tutte per salvare i propri figli. Glieli hanno avvelenati.

Andavano a scuola ogni giorno, non potevano pensare di poggiare i piedi su un immenso tappeto di scorie radioattive, non potevano pensare di respirare veleno per diverse ore della giornata. Adesso molti di loro sono affetti da patologie tumorali, devono essere curati. Le sostanze, zinco, cadmio, nichel, gliele hanno trovate nello stomaco, nei capelli.

Appoggiavano i piedi sulle scorie dell’ex Pertusola Sud, respiravano i veleni dell’ex Pertusola Sud.

Lo hanno fatto per dieci anni.

Si perché sui veleni della Pertusola Sud era stata aperta un’indagine già nel 1998. Per dieci anni, però, oblio e polvere hanno avvolto il fascicolo. Ci ha pensato il sostituto procuratore di Crotone, Pierpaolo Bruni, a riaprire il caso nel 2008 con l’inchiesta “Black Mountains”. Secondo la stima effettuata da Bruni, fino al 1996, nei depositi dell’azienda erano stoccati almeno 200.000 metri cubi di materiale, pari a 400.000 mila tonnellate di scorie.

“Black Mountains”, montagne nere. Nere di veleno.

Il sindaco di Crotone, Peppino Vallone, è tra i più attivi: alcuni giorni fa ha disposto la chiusura a tempo indeterminato della scuola elementare San Francesco e dell’istituto tecnico commerciale Lucifero. Deve fare i conti con una città in cui la ‘ndrangheta uccide i bambini mentre giocano a calcetto, “la gente non si indigna più”, ha detto a strill.it il 21 settembre scorso, deve fare i conti con una città avvelenata.

La gente a Crotone muore e i bambini si ammalano. Che qualcosa di strano stesse accadendo, negli anni, è certificato anche nel “Rapporto Annuale su Salute e Ambiente in Italia” del 2001 dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) nel quale viene considerato, tra le diverse zone di criticità ambientale presenti nel nostro paese, anche quello di Crotone. A riguardo è scritto:

“Gli eccessi osservati a Crotone, con particolare riferimento al tumore polmonare tra gli uomini, suggeriscono un possibile ruolo delle esposizioni legate alle attività industriali dell’area, soprattutto di carattere professionale (…). Anche prescindendo dalle singole cause di morte, è inoltre da segnalare un eccesso di mortalità totale intorno al 10 % in entrambi i sessi, ad indicare un carico negativo non trascurabile sulla salute”.

Lo stabilimento della Pertusola Sud, sequestrato nel dicembre del 2008, cessa la produzione nel 1999, lasciando in attività un numero ridotto di unità lavorative per completare lo smaltimento delle ferriti; l’industria trattava solfuro di zinco, proveniente dal Canada, dall’Australia e dall’Irlanda, per la produzione primaria del metallo, con un ultimo passaggio che avveniva di norma presso gli impianti di Porto Vesme, a Portoscuso, in Sardegna. L’inchiesta “Black Mountains” si occupa dell’utilizzo, a Crotone, per l’esecuzione di lavori pubblici, di scorie tossiche derivanti appunto dalla produzione della Pertusola. Sono in tutto 23 i siti sequestrati, dislocati tra i comuni di Crotone, Isola Capo Rizzuto e Cutro. Sarebbero tutti avvelenati dalle scorie dello stabilimento di Crotone, un tempo appartenuto all’Eni, e da quelle dell’Ilva di Taranto, il più grande impianto siderurgico d’Europa.

Zinco, cadmio, nichel e altri metalli pesanti: le basi delle scuole di Crotone, ma anche di altri edifici pubblici e complessi residenziali. Un piazzale sarebbe stato realizzato con il cubilot, una miscela letale di zinco e altri veleni. La ditta Pertusola si difende: l’uso di tali rifiuti per la realizzazione di rilevati e sottofondi stradali di opere pubbliche e private sarebbe previsto dal Decreto Ministeriale del 5 febbraio 1998 relativo alla procedura semplificata per lo smaltimento di rifiuti.

Ma la realtà è questa: un simile smaltimento appare assai conveniente perché permette di risparmiare, eccome, i costi di costruzione e, nello stesso tempo, di far sparire enormi, e scomodissimi, carichi di veleno.

Appena alcuni giorni fa, il sostituto procuratore Pierpaolo Bruni ha notificato l’avviso di conclusione dell’indagine “Black Mountains” ai 47 indagati tra cui figurano Edo Ronchi, Ministro dell’Ambiente dal maggio del 1996 all’aprile del 2000; l’allora direttore generale del Ministero dell’Ambiente Gianfranco Mascazzini; l’ex presidente della Provincia di Crotone, Sergio Iritale, l’ex sindaco ed attuale consigliere regionale della Calabria, Pasquale Senatore. Sono anche indagati il legale rappresentante pro-tempore della Pertusola Sud; quelli di tre imprese edili, due di Crotone e una di Parma, e tre funzionari dell’ex Presidio multizonale di prevenzione dell’ex Azienda sanitaria di Catanzaro. Le accuse sono gravi: si va dal disastro ambientale, alla realizzazione di discariche abusive, passando per avvelenamento di acque, turbativa d’asta e frode in pubblica fornitura.

I tecnici non si sbilanciano sui possibili danni arrecati alla catena alimentare: “Ci vorrà del tempo per capirlo”, dicono. Quel che è certo è che Crotone è, da anni, immersa nel veleno. C’è una perizia inquietante di un consulente della Procura della Repubblica di Crotone: le scorie adoperate per il conglomerato idraulico catalizzato utilizzato nelle aree sequestrate a Crotone sono

“altamente tossiche e cancerogene, le scorie rilasciano veleni nelle falde acquifere. Se ingerite o inalate sono altamente tossiche e cancerogene”.

La Calabria soffocata dalla ‘ndrangheta, dalla malapolitica, da faccendieri senza scrupoli, dopo le navi dei veleni viene risucchiata in un nuovo incubo. Questa volta, però, tutto è ancora più sconvolgente e spregevole per i responsabili, perché di mezzo ci sono bambini che, come unica colpa, pagano il fatto di essere nati in una terra senza speranza.