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L’avvocato della mala

settembre 16, 2008

A Palermo c’è un avvocato che si chiama Domenico Salvo.

Cura l’interesse di due signori, fratelli: Giuseppe e Filippo Graviano.

Costoro, per chi non lo sapesse, sono stati sbattuti in carcere per mafia: tra le tante accuse contestate anche quelle di essere gli esecutori materiali dell’omicidio di don Pino Puglisi e di aver partecipato alla strage di via D’Amelio, dove morì il giudice Borsellino.

Domenico (Memì) Salvo, essendo il curatore degli interessi dei fratelli Graviano sposta con grande disinvoltura ingenti quantità di capitali per tutta Europa, arrivando, come spesso accade, in quell’angolo di paradiso chiamato Lussemburgo. Viene arrestato e condannato definitivamente per mafia. Sconta la pena, ma sente impellente il desiderio di “battersi per la giustizia” e di ritornare a fare l’avvocato.

Viene riabilitato il 14 novembre del 2006. Un rapporto della Questura di Palermo testimonia la buona condotta dopo l’uscita dal carcere e il magistrato di Sorveglianza, avvalendosi del parere positivo della Procura Generale di Palermo, dà l’ok: Domenico Salvo può tornare a fare l’avvocato, nonostante abbia una condanna per mafia nel proprio curriculum vitae.

Misteri italiani.

Salvo, comunque, per la nuova iscrizione, fugge da Palermo per iscriversi al Foro di Locri, dove, esaminati i documenti del caso, il presidente Maio non può che dare parere positivo.

La domande sorgono spontanee: come è possibile che un uomo possa esercitare la professione di avvocato, un uomo di legge, con una condanna così grave come quella per associazione mafiosa? E poi: perchè Memì Salvo, siciliano, sceglie di iscriversi a Locri e non a Palermo o in qualsiasi altro foro della Sicilia?

Il presidente del Foro di Locri dice perchè Salvo ha scelto di lavorare a Gioiosa Jonica, presso l’avvocato Sandro Furfaro che conosceva da tempo.

Ma forse, dico, FORSE, c’è dell’altro.

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