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Super partes?

settembre 6, 2009

giornali

Mi dite, per favore, in quale Paese del mondo esiste una stampa “super partes”?

Senza pensarci troppo.

Non vi viene in mente, vero?

Ve lo dico io: in nessuno.

Eppure, in questi giorni di grandi combattimenti su libertà di stampa, scoop (o  presunti tali), attacchi tra colleghi, si discute tanto di giornalismo in Italia. E si arriva, inevitabilmente, alle solite stupidaggini, buttate lì per lobotomizzare il popolo bue: “il giornalismo, i buoni giornalisti, devono essere super partes”, dicono.

Ma perchè mai?

Dove sta scritto che un buon giornalista, o un grande giornalista, non debba avere delle idee e che le possa far trasparire, in maniera netta, nei suoi scritti, nei suoi interventi, nel suo lavoro?

Indro Montanelli era un grande giornalista e aveva delle idee e, vivaddio, non perdeva mai occasione per manifestarle.

Invece ora si chiede al Boffo di turno, al Feltri di turno, al Travaglio di turno, al Piroso di turno di essere “super partes”.

Sapete che sono un acceso sostenitore del giornalismo americano: il vero giornalismo, quello duro, d’inchiesta, esiste, per quanto mi riguarda, solo negli Stati Uniti.

Eh però, chiunque abbia seguito, tanto per non andare tanto indietro nel tempo, la campagna elettorale per le elezioni presidenziali non ha potuto non notare che ogni giornale si schierava con uno o l’altro dei contendenti.

L’Observer sosteneva Obama, mentre il New Hampshire Union faceva il tifo per McCain, Time e New York Times pronosticavano una facile vittoria di Obama, mentre il New York Post ha sostenuto, fin dall’inizio, John McCain.

E così via.

In Italia, invece, ci fu un grande scandalo quando Paolo Mieli, allora direttore del Corriere della Sera, il più importante quotidiano italiano, alla vigilia del testa a testa Prodi-Berlusconi, dichiarò di parteggiare per il primo.

Non è questo il punto. Non è la visione super partes dei giornalisti a rendere un Paese invidiabile dal punto di vista della libertà.

Piccolo esempio: gli Stati Uniti d’America, quegli stessi Stati Uniti d’America in cui i giornali si azzuffavano per sostenere Obama o McCain, sono il Paese in cui il famoso conduttore David Letterman può permettersi di sparare a zero contro il candidato alla Casa Bianca, John McCain, solo perchè quest’ultimo, pochi minuti prima, lo ha bidonato dopo aver promesso la presenza all’interno del David Letterman show.

E il giorno dopo il Paese non si è svegliato nell’indignazione generale, ma, anzi, McCain ha dovuto chiedere scusa! Un po’ diverso in Italia: Lucia Annunziata e tanti altri ne sanno qualcosa.

Non esisteranno mai giornalisti super partes.

Il vero obbligo dei giornalisti non dovrebbe essere quello di essere equidistanti, ma di essere onesti intellettualmente: avere il coraggio di andar contro anche con i propri “simili”.

E da questo punto di vista “La Repubblica” non è diverso da “Il Giornale”: qualcuno ha notato, per esempio, che tipo di (non) spazio sta dando il quotidiano diretto da Ezio Mauro alla vicenda sul presunto caso delle puttane agli assessori regionali della Puglia, amministrata dal sinistro (in quanto comunista) Nichi Vendola?

E’ solo un esempio. Tanto per non dilungarmi troppo.

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Bronzi di Riace: il grande bluff?

febbraio 19, 2009

bronzi_di_riace1

Solo una domanda: davvero qualcuno pensava che Scopelliti si sarebbe opposto alla volontà del Governo di trasferire, in occasione del G8 che si terrà in estate in Sardegna, sull’isola della Maddalena, i Bronzi di Riace?

Sono sicuro di no. C’è da soddisfare un capriccio di Re Silvio, e a Re Silvio è impossibile dire di no.

Partiamo da un presupposto spicciolo: i Bronzi sono “di” Bondi, ministro dei Beni Culturali, e può farci quello che vuole. Sta al sindaco della città che ospita le opere decidere se fare o meno una “guerra” perchè questi non vengano spostati, anche solo temporaneamente.

Ricordate la pagliacciata messa in atto, solo alcuni mesi fa, per il trasferimento, a Mantova, del Kouros? Ai tempi, però, al Governo c’era il centrosinistra e il ministro era Francesco Rutelli.

Scongiurando il rischio di “fuoco amico”, Scopelliti ha scelto per la pace e mi auguro che, frequentando le stanze romane, abbia imparato a fare davvero il politico, per il bene della città.

I Bronzi di Riace al momento non sono affatto valorizzati. Il Museo della Magna Graecia di Reggio Calabria viene visitato da pochissima gente in relazione ai tesori che racchiude e in confronto ai dati che riguardano gli altri musei italiani.

64.945 visitatori nel 1994, 74.641 visitatori nel 1995, 118.100 nel 1996, 126.955 nel 1997, 127.967 nel 1998, 145.933 nel 1999, 151.629 nel 2000, 152.067 nel 2001, 162.057 nel 2002, 158.905 nel 2003, 159.873 nel 2004, 104.006 nel 2005, 137.104 nel 2006, 134.958 nel 2007

I dati definitivi sul 2008 ancora non ci sono, ma le previsioni non sono affatto entusiasmanti. Insomma, Reggio, come al solito, negli anni, non è stata in grado di valorizzare delle risorse. Basta guardare la stanza, desolatamente spoglia, nella quale sono ospitate le sculture. Ma adesso c’è una possibilità: personalmente credo che la presenza dei Bronzi di Riace in Sardegna, in occasione del G8, possa essere un modo per veicolare l’immagine di Reggio e della Calabria nel mondo.

Bisognerà usare il cervello e non farsi uccellare, però. E su questo ho qualche dubbio in più.

La presenza dei Bronzi di Riace in Sardegna, qualora rimanesse fine a sè stessa, sarebbe un’inutile perdita di tempo per tutti, con il rischio, inoltre, che le due statue possano, accidentalmente essere danneggiate durante il tragitto o la permanenza.

Insomma, la domanda è: i Bronzi in Sardegna che ci vanno a fare? Per soddisfare i capricci di Re Silvio? Per mantenere cordiali i rapporti tra la città di Reggio Calabria e Roma? Per essere riposti in un angolo, dopo aver ricevuto un’occhiata fugace e annoiata da parte dei leader internazionali?

Oppure ci vanno per essere davvero attenzionati tramite documenti informativi sull’origine e sul luogo in cui sono custoditi per (quasi) tutto l’anno?

E ancora: cosa resterà poi della permanenza sarda? Faccio un esempio stupido e grossolano: una foto di Obama accanto ai Bronzi, che possa essere veicolata dagli organi di informazione di tutto il mondo sarebbe una grossa reclame per Reggio Calabria e per tutta la regione. Molto più di Gattuso sui taxi di Londra..

Il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Scopelliti, avrebbe dovuto sincerarsi di queste e di altre condizioni, oltre a impegnarsi nelle strette di mano, su vari argomenti, che tra lui e Bondi ci saranno sicuramente state.

E’ chiaro, infatti, che, in cambio della tregua, il sindaco abbia dovuto chiedere qualche garanzia in più per Reggio Calabria. Tralascio la probabile candidatura dello stesso Scopelliti alla carica di governatore della Calabria nel 2010. Tutti gli indizi, in realtà, sembrano portare al riconoscimento di Reggio quale città metropolitana: Bondi ha addirittura promesso, tramite una nota stampa, il proprio impegno istituzionale.

Il Ministro Bondi ha anche assicurato che il Governo si interesserà perchè vengano ultimati, nel più breve tempo possibile, ma questo non ha importanza: quello è semplicemente un atto dovuto da parte del Governo.

Questo “do ut des” non mi piace nemmeno un po’, ma, al momento, mi tocca accettarlo.

In attesa di scoprire se si tratterà o no dell’ennesima presa per i fondelli.

Zibaldone

novembre 4, 2008

E’ uno Zibaldone di pensieri, per cui questo post sarà un po’ più lungo del solito.

Soffermarsi perditempo.

Mi ha affascinato l’articolo apparso su www.terrelibere.org che consulto spesso. L’articolo si intitola “La succubanza. I quotidiani siciliani e la mafia” e consiglio a tutti voi di leggerlo. I pessimi giornalisti, i criminali che, invece di impugnare una pistola impugnano la penna per conto terzi esistono in Calabria, ma esistono anche in Sicilia, una terra dannata come la nostra, che, comunque, qualche passo in avanti l’ha fatto.

L’articolo ricorda come lo scorso 9 ottobre il quotidiano “La Sicilia” abbia dato voce a Vincenzo Santapaola, detenuto in un carcere del nord, figlio del boss di Catania Nitto Santapaola.

 “Questa città non riesce a dimenticare pagine di cronaca e di storia ormai lontane e chiuse. […] Egregio direttore, mi trovo in un carcere di massima sicurezza, detenuto in regime di 41 bis, proprio quel regime creato per i detenuti considerati più pericolosi, capaci di dare ordini ad associazioni criminali, anche dal carcere: un regime che anche nel mio caso è assolutamente ingiustificato, come ingiustificata è la mia detenzione […]”.

E’ uno stralcio della vergognosa lettera pubblicata su “La Sicilia”. Vincenzo Santapaola vorrebbe che Catania dimenticasse. Eh già, a Vincenzino farebbe parecchio comodo che Catania, la Sicilia, e tutta l’Italia dimenticassero i crimini compiuti dalla sua famiglia.

Del fatto che questi individui non debbano trovare posto sulle pagine dei giornali avevo già parlato qui, ma credo sia fondamentale sottolineare ulteriormente il concetto perchè quelle di Santapaola junior sono parole che offendono la memoria delle vittime della mafia, che offendono le persone oneste, non solo siciliane, ancor di più perchè divulgate sul quotidiano per il quale scriveva Beppe Alfano, giornalista coraggioso assassinato dalla mafia nel 1993.

Ma “La Sicilia” è anche una delle testate giornalistiche edite da Mario Ciancio Sanfilippo, chiacchierato giornalista che controlla praticamente tutta l’informazione siciliana e allora, forse, si spiegano molte cose…

Ma, come vi ho detto, quello di oggi è uno Zibaldone di pensieri, per cui, restando in tema, passo da un individuo senza onore (Vincenzo Santapaola) a un altro: oggi compie 52 anni Domenico Condello, latitante, cugino del “Supremo” Pasquale Condello, e, dopo l’arresto di quest’ultimo, lo scorso 18 febbraio, reggente dell’omonima cosca.

Nel giorno del suo compleanno farebbe un regalo a tutti noi se si consegnasse, senza troppi indugi alle forze dell’ordine. Inutile sperarci.

Parlando di onore, invece, oggi ricorre la festa delle forze armate, nonchè il 90esimo anniversario del Bollettino della Vittoria che, nel 1918, annunciava la resa dell’Austria e la vittoria dell’Italia nella Prima guerra mondiale, la “Grande guerra”, non quella “fascista”, per chi avesse due in storia.

Bene ha fatto il Ministro della Difesa, Ignazio La Russa, a promuovere lezioni di storia nelle scuole realizzate da militari e altrettanto bene ha fatto a proporre che il 4 novembre ritorni a essere festa nazionale, “festa rossa” sul calendario. Ma, a proposito di rossi, non saranno di certo d’accordo i comunistoidi dei centri sociali, quelli che cantano “Vaticano talebano”.

Oggi, inoltre, è il grande giorno per gli Stati Uniti d’America: finisce l’era George W. Bush. Gli americani sono chiamati al voto tra John McCain e Barack Obama. Nella mia dichiarazione di voto, per una volta, mi capita di schierarmi col favorito (almeno secondo i sondaggi). Vedo in Obama qualcosa di buono che non vedo in McCain.

“Ma come, hai appena finito di elogiare le Forze armate e ora dici di preferire Obama?”.

Eh sì, sono un incoerente…

Nel mio sconclusionato tour devo, infine, mettere a verbale la bomba contro l’abitazione estiva del consigliere regionale dell’Udc, Franco Talarico, che segue solo di quattro giorni l’altra intimidazione subita dal segretario regionale del partito di Casini, allorquando ignoti esplosero colpi d’arma da fuoco contro la sua abitazione.

Quando ci si accorgerà che in Calabria la democrazia e le elementari norme di legalità e civiltà sono morte da un pezzo sarà sempre troppo tardi.

Detto questo, vado, ahimè, a Messina.