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Il carcere dimenticato di Arghillà

aprile 18, 2009

carcere_arghilla

da www.strill.it

Il cosiddetto “piano-carceri” viene annunciato, in pompa magna, dal Ministro della Giustizia, Angelino Alfano, lo scorso 23 gennaio, allorquando riceve il nullaosta dal Consiglio dei Ministri, dovendo essere presentato entro 60 giorni.  Il Guardasigilli afferma che il problema delle galere che “scoppiano” non verrà più risolto con indulti e amnistie, ma con l’edificazione di nuove carceri; gli edifici dovranno essere “ecocompatibili” e per la loro costruzione il governo ha previsto anche il ricorso ai privati. Il provvedimento, ha spiegato poi il Guardasigilli, sarà inserito come emendamento nel decreto “Milleproroghe”.

Sessanta giorni di tempo per presentare il progetto.

In realtà, di giorni, ne passano molti di meno: nel mese di febbraio il testo passa all’esame del Parlamento. Il Governo alza le barricate e si cautela richiedendo la fiducia sia al Senato, sia alla Camera. L’Esecutivo fa 13: quella per l’approvazione del decreto “Milleproroghe” è, infatti,  la tredicesima richiesta di fiducia avanzata e ottenuta dal Governo. Alla Camera, in particolare, sono 284 i voti favorevoli e 243 i voti contrari per la conversione del decreto legge, datato 30 dicembre 2008, in disegno di legge.

Entro il 28 febbraio del 2009, termine ultimo per l’approvazione del decreto, in tutti i suoi emendamenti, il “Milleproroghe” diventa legge. E tra gli emendamenti approvati, c’è, appunto, il cosiddetto “piano-carceri”.

 Secondo il Ministro della Giustizia, Alfano, il piano risolverebbe, senza il ricorso a misure quali l’indulto, il problema del sovraffollamento delle carceri: dai 43mila posti disponibili, si passerebbe infatti a 60mila.

Ecco cosa recita, in particolare, l’emendamento sul “piano carceri” che conferisce

“l’attribuzione al Capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria dei poteri previsti dall’articolo 20 del DL 185/2008 anticrisi, al fine di procedere al compimento degli investimenti necessari alla realizzazione di nuove infrastrutture carcerarie o all’aumento della capienza di quelle esistenti. Entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione del DL 207/2008, il Capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria dovrà redigere un programma degli interventi necessari, specificandone i tempi e le modalità di realizzazione ed indicando le risorse economiche occorrenti”.

Nelle settimane successive il capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap), Franco Ionta, presenta le proprie idee relative all’edilizia carceraria che, da qui al 2012, aumenterebbe di 17mila unità la capacità delle carceri italiane: gli interventi previsti dovrebbero consentire un incremento di 4.907 posti nel biennio 2009-2010, un ulteriore aumento di 1.935 posti nel 2011-2012 e ulteriori 10.400 sempre tra il 2009 e il 2011. I nuovi posti deriverebbero dalla ristrutturazione di sezioni inutilizzate, dalla realizzazione di nuovi padiglioni all’interno di strutture esistenti, e dalla costruzione di nuovi istituti.

Anche Reggio Calabria ha una propria struttura penitenziaria ancora totalmente inutilizzata.
Il carcere di Arghillà, zona collinare a nord di Reggio Calabria, doveva essere, inizialmente un carcere di massima sicurezza, poi, però, fu “degradato” a semplice casa circondariale. L’idea, la necessità, di dotare Reggio Calabria e l’intera regione, di una nuova casa di reclusione, nasce nel lontano 1988, ma, ad oggi, nonostante i soldi spesi, non è stato ancora possibile rendere fruibile la struttura.

E’ l’assessore regionale ai Trasporti, Demetrio Naccari, a riportare sul tavolo della discussione la vicenda del carcere di Arghillà, scrivendo al Ministro della Giustizia, Angelino Alfano:

“Le procedure concorsuali permisero, nell’ormai lontano 1994, di aggiudicare la gara al soggetto concessionario nel R.T.I.  CMC Pizzarotti. I finanziamenti ottenuti nel 2003 permisero di realizzare i primi due lotti della struttura e di stabilizzare il fronte settentrionale di essa. Al 31 gennaio 2003 risultavano in avanzata fase di realizzazione il completamento del muro perimetrale dell’area demaniale asservita all’Istituto penitenziario, la realizzazione del muro di cinta e delle postazioni di guardia delle sentinelle, il completamento del corpo di fabbrica adibito ad uffici della direzione e dei servizi sussidiari, il completamento del primo blocco detentivo con capacità allocativa pari a 250 posti, il completamento del corpo di fabbrica da adibire ad infermeria, nonché la predisposizione degli impianti tecnologici, elettrici, idrici e fognari interni al plesso carcerario. Incompleti allora, ed ancora da realizzare oggi sono: gli alloggi di servizio, la caserma per gli appartenenti al Corpo di polizia Penitenziaria; l’edificio servizi, l’allacciamento stradale per collegare il plesso demaniale alla carreggiata del centro abitato di Arghillà ed i relativi impianti fognari, idrici e di illuminazione”.

Insomma, il carcere di Arghillà è una struttura che manca di servizi essenziali per la sua operatività: è una struttura da completare. Per questo l’assessore regionale ai Trasporti, Demetrio Naccari, ha sollecitato il Guardasigilli per un intervento economico a favore della struttura penitenziaria di Reggio Calabria.

Tuttavia, nel programma di massima stilato da Franco Ionta, capo del Dap, nonché commissario straordinario per l’edilizia carceraria, il penitenziario di Arghillà non è contemplato, né tra gli interventi del biennio 2009-2010, né per quelli del 2011-2012. Sono incluse carceri come quelle di Cuneo, Velletri, Carinola, Avellino, Santa Maria Capua Vetere, Enna e Catanzaro, ma anche Frosinone, Pavia, Cremona, Modena e Livorno. Ma il carcere di Arghillà, carente di strutture essenziali come gli impianti fognari, idrici, di illuminazione e persino di una strada, non è inserito.

E la nuova idea di Franco Ionta, quella di far viaggiare parallelamente “piano-carceri” e “piano-casa”, con l’ampliamento del 35% della cubatura degli edifici penitenziari rifacendosi al programma per il sostegno all’edilizia, non sembra risolvere alcun problema.

Un problema che, forse, a Roma, nessuno si è posto.

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Le sue prigioni

gennaio 24, 2009

alfano

Il Ministro della Giustizia, Angelino Alfano, ha annunciato che il problema delle galere che “scoppiano” non verrà più risolto con indulti e amnistie, ma con l’edificazione di nuove carceri.

Il Consiglio dei Ministri, infatti, ha dato il via libera al “piano carceri”. Esso dovrà essere presentato entro 60 giorni, gli edifici dovranno essere “ecocompatibili” e per la loro costruzione il governo ha previsto anche il ricorso ai privati. Il provvedimento, ha spiegato poi il Guardasigilli, sarà inserito come emendamento nel decreto “milleproroghe”.

E’ una buona proposta.

Confermo: se non fosse per il Lodo Alfano, che definisco con certezza una vergogna, ma che, con altrettanta certezza, definisco un “male minore” nello sgangherato e corrotto mondo giudiziario italiano, l’attuale Guardasigilli, per il lavoro fin qui svolto, sarebbe da me promosso a pieni voti.

Mi riservo, comunque, il diritto di modificare decisamente il mio giudizio qualora Alfano dovessere rendersi correo della riforma-vergogna sulle intercettazioni telefoniche o di qualsiasi altra porcata “made in Silvio”.

Ritornando alle carceri: i posti disponibili dovrebbero passare dagli attuali 43mila agli oltre 60mila.

E’, sulla carta, una buona idea, che segna uno stacco piuttosto marcato rispetto alle scelte buoniste del passato, sulle quali forzisti e comunisti (buon’anime) hanno, per la prima volta, trovato un punto d’unione.

Accanto alle buone idee, però, Alfano continua a ignorare i problemi reali: in Calabria, per esempio, vi sono strutture già completate e mai utilizzate che, qualora fossero aperte alle attività, permetterebbero di tagliare (e anche di parecchio) costi e tempi. Vi riporto una notizia:

Nella sola provincia di Vibo Valentia, una tra le piu’ giovani e le piu’ piccole, meno di 200.000 abitanti, vi sono tre strutture carcerarie nuove di zecca, mai utilizzate, senza contare quelle dismesse. Costruite ad iniziare dagli anni ’80: una nel comune di Soriano, l’altra in quello di Arena e un’altra ancora a Mileto, a suon di miliardi non sono entrate appunto mai in funzione a causa della soppressione delle preture. A denunciarlo e’ l’associazione antimafia “Libera”, tramite il suo presidente provinciale, il sacerdote Giuseppe Fiorillo. “Adesso che il problema della popolazione carceraria e’ nuovamente scoppiato in tutta la sua drammaticita’ – si legge in una nota – a causa del sovraffollamento ed il ministro Alfano non sa come affrontarlo, i sindaci di quei comuni interessati che si sono visti appioppare sulle spalle quegli inutili fardelli, si chiedono perche’ quelle strutture debbono marcire quando invece potrebbero essere utilizzati per snellire l’affollamento del sistema penitenziario”.

Senza poi dimenticare il carcere di Arghillà, a Reggio Calabria.

Ma, per ora, Alfano si è fermato alle chiacchiere.

Ne riparliamo tra 60 giorni quando (si spera) le stesse chiacchiere si saranno trasformati in atti concreti.