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‘Ndrangheta a parte

settembre 22, 2008

Non sono un anti-Scopelliti, anzi. Non sono uno di quelli che dice “Scopelliti si è mangiato la città”, non sono nemmeno uno di quelli che, quando piove, se la prende con Scopelliti. Credo di essere abbastanza obiettivo nel giudicare l’operato del sindaco di Reggio Calabria e della sua Giunta, valutando i pro (la città ha avuto certamente un netto miglioramento, sotto diversi punti di vista, rispetto al passato) e i contro (la gestione “allegra” dei conti, ma anche delle assunzioni, ecc.ecc.).

Devo dire, però, che le dichiarazioni che il primo cittadino ha rilasciato a Napoli, in occasione della festa dell’MpA, mi hanno deluso e mi hanno lasciato sgomento.

E’ vero, a Reggio Calabria c’è poca microcriminalità. Ma questo, dando merito all’operato dell’Amministrazione e delle forze dell’ordine, accade in quasi tutte le piccole città.

Dire che “Reggio, a parte la ‘ndrangheta, è una città sicura” è come dire che le acque dell’oceano, a parte gli squali, sono acque tranquillamente balneabili, o che Chernobyl, a parte i gas radioattivi, è una località salubre o, ancora, che Charles Manson, a parte gli omicidi, è una persona amabile e di compagnia.

Potrei continuare all’infinito: la ‘ndrangheta e tutto ciò che essa comporta, non deve essere inserita in un compartimento stagno e quindi valutata a parte. La ‘ndrangheta, le bombe, i morti, il pizzo, ecc. ecc. creano insicurezza, rendono il territorio meno appetibile, sotto l’aspetto turistico e sotto quello imprenditoriale: nessun imprenditore onesto sceglierebbe Reggio Calabria per i propri investimenti.

Si tratta di problemi famosi e in ciò Scopelliti, ovviamente, non ha alcuna colpa, ma anche il tentativo (l’ossessione, direi) di portare fuori un’immagine positiva di Reggio deve avere un limite, per non sfociare nel paradosso.

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