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I professionisti dell’Antimafia

novembre 5, 2008

professionisti_antimafia

Finalmente martedì prossimo si insedierà la nuova Commissione parlamentare antimafia, la cui presidenza verrà affidata, presumibilmente, all’ex ministro dell’Interno, Beppe Pisanu.

Prima di giocare un po’, dico subito che poteva andare molto peggio: all’interno della commissione bicamerale ci sono personaggi di ottimo spessore che hanno fatto della lotta alla criminalità organizzata una ferma battaglia nel corso della loro attività politica. Penso ad Angela Napoli e Fabio Granata, del Pdl, penso a Beppe Lumia, che è, sicuramente, il politico che più stimo in Italia, penso agli ex prefetti Luigi De Sena e Achille Serra, del Pd.

Purtuttavia, tra i componenti della commissione c’è anche qualche personaggio un po’ birichino, per svariati motivi.

A cominciare dal probabile presidente, Beppe Pisanu, intercettato insieme con Luciano Moggi, si interessa per il la Torres Calcio. Coinvolto nello scandalo P2; Beppe Pisanu in persona è stato interrogato, l’ottobre 2005, dalla procura di Cagliari: a proposito di un presunto giro di favori nel corso dell’inchiesta sulla maxi-truffa Ranno-Fideuram per corruzione, peculato, truffa e riciclaggio.

C’è poi Alfonso Papa, del Pdl: magistrato napoletano in aspettativa, vicecapo di gabinetto del ministero della Giustizia sotto i ministeri Castelli e Mastella, viene indagato dal Tribunale dei ministri di Roma per abuso d’ufficio patrimoniale per alcune consulenze “facili” insieme allo stesso Castelli e ad altri dirigenti di Via Arenula. Ma si salva dal processo grazie al voto del Senato, che nel dicembre 2007 respinge la richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti del ministro leghista e dei suoi collaboratori, regalando l’immunità parlamentare anche a quelli che parlamentari non sono. Come, appunto, Papa.

C’è Carlo Vizzini, del Pdl, condannato in primo grado a 10 mesi e salvato dalla prescrizione in appello per il finanziamento illecito di 300 milioni di lire dalla maxitangente Enimont; assolto dal Tribunale dei ministri di Roma dall’accusa di aver preso tangenti quand’era ministro socialdemocratico delle Poste.

C’è Francantonio Genovese, del Pd, ex sindaco di Messina, decaduto per un’opposizione alla regolarità della competizione elettorale, legata alla mancata presenza del simbolo del Nuovo PSI di Gianni De Michelis, a seguito della quale, quasi un anno dopo, il TAR di Catania dichiarò nulle le stesse elezioni.

C’è Luigi Li Gotti, che non ha alcuna pendenza con la Giustizia, ma che è conosciuto per essere stato difensore di noti pentiti quali Tommaso Buscetta, Totuccio Contorno e Giovanni Brusca. Un po’ contraddittorio, dunque.

C’è Luigi Lazzari, del Pdl, già assessore di San Cassiano, in provincia di Lecce, che, dopo appena un anno si dimette insieme al gruppo di maggioranza che amministra il Paese a seguito di vicende giudiziarie che riguardano il “suo” sindaco Raffaele Petracca.

C’è Antonio Gentile, del Pdl, che nel 1987 fu arrestato per la mala gestione della Carical (3500 miliardi di buco. Il processo, comunque, non portò ad alcun tipo di colpevolezza da parte di Gentile.

C’è infine Carolina Lussana, della Lega Nord, moglie del deputato del Pdl, Giuseppe Galati, ex Udc, indagato a Catanzaro per associazione a delinquere, truffa e violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete. Il pm Luigi De Magistris (nell’indagine «Poseidone», poi avocata dal procuratore Mariano Lombardi) ipotizza che Galati facesse parte di un comitato d’affari che si occupava di spartire tra i vari partiti i fondi pubblici stanziati dalla Regione e dall’Unione europea.

C’è poi Tonino Di Pietro, ma su di lui meglio non parlare…

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Generale, mio generale!

ottobre 22, 2008

Il rospo dalla gola me lo caccio subito perchè altrimenti rischio di cominciare a tossire: Massimo Cetola, attuale commissario straordinario dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Reggio Calabria non sta portando con estremo onore il nome dell’Arma dei Carabinieri di cui è generale in pensione.

Magari lo ha fatto in passato, nelle sua lunga e fulgida carriera, ma adesso proprio no.

Massimo Cetola, seduto da alcuni mesi su una comoda e redditizia poltrona di Palazzo Tibi, è una gentile eredità che il governo Prodi ha lasciato alla prediletta Reggio Calabria, prima di essere pugnalato da Clemente Mastella.

Lo scorso 19 marzo il Consiglio dei Ministri, su proposta dell’allora responsabile del Viminale, Giuliano Amato, decise infatti di sciogliere l’azienda di Reggio per infiltrazioni mafiose.

Ma di questo parlerò tra poco.

Dicevo di Massimo Cetola: lui è un generale in pensione dei carabinieri, è nato a Roma il 17 luglio del 1946, ed è indagato, nell’ambito dell’inchiesta Toghe lucane in ordine al reato p. e p. dagli arti. 110 e 323 del codice penale: concorso in abuso d’ufficio.

E inoltre (c’è sempre un inoltre) Federfarma Rc ha presentato un esposto in Procura proprio contro la Commissione Straordinaria di Massimo Cetola, quella che doveva risolvere i guai della sanità reggina!

Scrivono i farmacisti in una nota stampa:

La Federfarma Reggio Calabria comunica di aver inoltrato un esposto – denuncia alle preposte Autorità inquirenti chiedendo di accertare eventuali ipotesi di reato nell’operato posto in essere dalla Commissione Straordinaria posta al vertice dell’Azienda Sanitari Provinciale di Reggio Calabria. L’intollerabile ed irresponsabile gestione dell’ASP ha prodotto l’imminente necessaria chiusura di tutte le farmacie della provincia di Reggio Calabria.

Troppe mensilità non corrisposte (32 in tutto): le farmacie annunciano la serrata. Promettono di consegnare le chiavi delle proprie attività al prefetto Musolino e si autodenunciano per interruzione di pubblico servizio.

Insomma, fanno sul serio.

Cetola invece continua a non versare nemmeno una goccia di sudore all’interno dei suoi bei completi firmati e soggiorna (non a spese sue, ovviamente) in una comoda stanza dell’Hotel Excelsior di Reggio Calabria: uno dei migliori della città.

Indagato in Toghe lucane, denunciato dai farmacisti di Reggio Calabria, c’è ancora qualcuno che ama il generale Massimo Cetola?

Ho usato il verbo “amare”, ma mi risparmio i pettegolezzi: non mi appartengono.

Lo scorso 9 ottobre perviene agli organi di stampa, e quindi anche a strill.it una nota nella quale una delegazione medica composta da 47 professionisti si schiera apertamente con il generale.

Scrivono i 47:

Nel dramma che inevitabilmente consegue allo scioglimento per mafiosità di un’Azienda Sanitaria, qualcosa di positivo, in questo contesto, affiora ed emerge ed è l’affidamento della gestione ad una Commissione Straordinaria di sicura e provata professionalità e moralità tale da poter contrastare e sconfiggere l’illegalità diffusa, riorganizzare dallo sfacelo tutta la struttura  e restituire, quindi, efficienza e credibilità alla Sanità reggina e della Piana.

A scrivere vi sono molti medici nominati in ruolo dirigenziali dal generale Cetola, ma vi sono anche altri di precedente nomina, confermati dall’attuale commissario.

Legittimo che gli siano riconoscenti:

In effetti, l’opera della Commissione è stata fin dall’inizio, pur nel totale disfacimento aziendale, decisa e alacre.

Infine l’invito:

a tutti gli Enti locali (Comuni, Provincia e Regione), a tutte le Istituzioni, a tutte le organizzazioni, a tutti coloro, in sostanza, che, pur potendo farlo , hanno trascurato finora di dare questo sostegno alla Commissione e di contrastare invece le persone ed i gruppi ed i relativi fiancheggiatori che promuovono l’illegalità e la disorganizzazione.

Mi rivolgo soprattutto ai medici di vecchia nomina, quelli messi lì dalle precedenti gestioni, quelle che promuovevano “illegalità e disorganizzazione”, quelle che mancavano di “efficienza e credibilità”: perchè queste denunce arrivano solo adesso? E, ancora, un po’ di imbarazzo nello scrivere queste cose no, eh?