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Il “sacco di Reggio” nelle 159 pagine della relazione della Commissione d’indagine

giugno 15, 2009

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da www.strill.it

Il sindaco Scopelliti non c’è, è impegnato a Cosenza per sostenere la candidatura alla Provincia di Gentile, e molti consiglieri di maggioranza asseriscono di non aver avuto modo di visionarla, ma, finalmente, a distanza di quasi un anno dall’istituzione, datata 27 giugno 2008, la relazione della Commissione d’indagine presso Palazzo San Giorgio, composta da dieci membri e presieduta da Nuccio Barillà, giovedì verrà discussa dal Civico Consesso. A parte il duro scontro, oggi in Aula, sul rinvio, l’aspetto fondamentale riguarda, soprattutto, la fine di un percorso, avviato, di fatto, il 17 settembre del 2008, e concluso il 18 febbraio del 2009: 49 riunioni, 24 audizioni e 2 denunce alla Procura della Repubblica.

Il focus di Nuccio Barillà e dei dieci consiglieri (6 di maggioranza, 4 d’opposizione) nasce in seguito alle pesanti dichiarazioni del Presidente del Consiglio Comunale, Aurelio Chizzoniti che, nella Conferenza dei Capigruppo del 21 maggio 2008, paventa la grave ipotesi delle “mazzette” in alcuni settori cruciali di Palazzo San Giorgio: quelli di Urbanistica, dei Lavori Pubblici e della Manutenzione. Tra la Commissione e lo stesso Chizzoniti, poi, dei duri contrasti che, col tempo, però, vengono colmati.

“E’ stato un lavoro difficile”, Nuccio Barillà, nella relazione, lo ripete più volte: difficile perché i settori interessati sono i più delicati, quelli più redditizi, difficile perché non tutti hanno mantenuto le proprie promesse che, soprattutto prima dell’inizio dei lavori, lasciavano presagire audizioni dai contenuti sconvolgenti: un politico regionale, due storiche ditte reggine (una tuttora attiva), il responsabile di un’associazione di categoria, tanti soggetti che, come scrive Nuccio Barillà, hanno preferito “la ritirata strategica”.

I lavori, però, sono andati avanti e si sono occupati, innanzitutto, della cosiddetta costruzione selvaggia:

“Si è costruito dappertutto, si sono realizzate superfetazioni e chiusure terrazzi al centro, sopraelevati  piani, realizzati edifici in zone franose. Ci sono in questo responsabilità della politica per il cattivo, o forse più propriamente mancato, governo del territorio. Però anche i tecnici privati e i funzionari comunali e degli altri Enti , hanno dato il loro contributo”.

Assai dura è l’accusa lanciata, in sede di audizione, dall’Ordine dei Geologi:

“Non solo viene denunciata  l’esclusione sistematica dei geologi dagli avvisi pubblici per le opere relative al piano triennale ma, addirittura, ci sarebbe, da parte degli uffici tecnici comunali, il ricorso dell’affidamento della prestazione geologica per mezzo di subappalto, per il tramite del cosiddetto progettista. Ciò è tassativamente vietato dalla legge”.

Accusa respinta dall’Amministrazione per bocca del dirigente dei Lavori Pubblici, Crucitti che spiegato

“come il settore Lavori Pubblici abbia utilizzato la professionalità del Geologo interno, in considerazione che il costo di una parcella, riferita ad un Geologo esterno, è sempre sproporzionata rispetto alla effettiva prestazione fornita”.

L’Ordine, a distanza, ha replicato che lo stesso criterio non vale per le altre professionalità, selezionate in gran parte all’esterno.

La parte più corposa e interessante della relazione, però, è quella relativa agli abusi edilizi:

“si coglie come l’abusivismo sia stato l’anello di saldatura di fasce compattamente edificate. Sono sorti quelli che qualcuno ha chiamato “quartieri senza architettura”.

Il coordinatore Barillà, per argomentare, sceglie i numeri, citando il recente rapporto “Paesaggi e Identità” promosso dall’Assessorato all’Urbanistica della Regione Calabria:

“Emerge che il Comune di Reggio Calabria, assai vasto per estensione territoriale, accoglie quasi la metà degli abusi SIC individuati nell’intera costa calabrese e la parte nettamente prevalente su scala provinciale( ben 215 su un totale di 280). Anche per quanto riguarda le consistenti “abusive offese edilizie”, collocate nell’ambito di pregiate aree sottoposte a vincolo archeologico, su  72 casi, la quasi totalità sono concentrati nel nostro Comune”.

Particolarmente esaustiva l’analisi del dirigente del settore Urbanistica, Putortì, che, però ha stigmatizzato i rischi di generalizzazione per un comparto così chiacchierato: “noi di urbanistica – questa è la verità ( ha detto) – siamo carne da macello”. Il lavoro della Commissione, però, non è stato semplice anche a causa di un numero assai elevato di denunce anonime che, proprio per tale motivo, vanno interpretate con grande cautela. Una lettera anonima, in particolare, è assai dura:

“viene portata all’attenzione del Procuratore della Repubblica e di altre 30 persone la descrizione di un vero e proprio sistema che da tempo impererebbe nel Settore Urbanistica. Si parte dal racconto degli ostacoli frapposti, in modo ricattatorio, all’anonimo cittadino in relazione alla richiesta di un condono “impossibile” di un fabbricato abusivo, sfociato nella pretesa da parte di due funzionati, “per sciogliere il dilemma” e operare la forzatura , di 40 mila euro. Senza sconto. La somma stando alle parole, che l’anonimo denunciante attribuisce ai due funzionari corrotti, di cui fa nome e cognome, doveva servire per “accontentare un po’ di persone, a partire dal dirigente (addirittura 50%), fino alla segretaria(10%) e all’usciere(5%)”.

Alcune, la maggior parte, di queste lettere anonime non trovano riscontro nella realtà e si mostrano piuttosto fantasiose, purtuttavia è assai onesta e significativa l’ammissione del dirigente Putortì che non si è sentito di escludere la possibile presenza di una organizzazione di malaffare all’interno dei suoi uffici.

Di casi sospetti, comunque, ve ne sono parecchi: si va dai registri manomessi, ai permessi di costruire realizzati, artificiosamente, tramite un pc in uso alla segreteria degli uffici comunali, fino alle firme false, ottenute tramite una fotocopia, fino alla cosiddetta teoria dei “vasi comunicanti” che denuncerebbe, secondo alcune voci, un contatto tra determinati dipendenti di Urbanistica e taluni studi professionali privati che farebbero da prestanome, firmando i progetti, venendo privilegiati nell’ iter autorizzativo: si tratta, comunque, e lo scrive anche Nuccio Barillà, di “un sistema fragile”, come testimoniato dall’audizione dell’ex assessore all’Urbanistica, Adornato, che rende conto di una lettera che aveva  scritto e intendeva consegnare al Sindaco in cui denunciava  di non riuscire ad avere alcun potere sui dirigenti del proprio settore. Un sistema che, nella relazione, viene definito di “maglie larghe di cui approfitta chi vuole perseguire azioni illecite”.

Una spiegazione di un simile abusivismo, del “sacco della città”  oltre a comportamenti forse illegali, di sicuro poco edificabili, viene fornita adducendo grosse responsabilità all’artifizio dell’articolo 22 che regolamenta la procedura finalizzata all’ottenimento al permesso di edificare zona agricola, consentendo, previo parere favorevole del Consiglio Comunale, di edificare “industrie estrattive e cave, attrezzature sportive, turistiche, ricreative pubbliche e private, impianti tecnologici o servizi di interesse pubblico che richiedono localizzazioni isolate”. Uno strumento che nasce come straordinario, per evidenti interessi pubblici, ma che si trasforma ben presto in un utile escamotage per la costruzione dissennata e selvaggia.

L’analisi dei casi, delle testimonianze, anche dei dirigenti, porta la Commissione a una dura conclusione:

“Dalle relazioni, dalle denunce, dalle audizioni, oltre che dalla conoscenza della città e dei fenomeni del territorio, la Commissione ha tratto il convincimento che la Vigilanza, sugli interventi edilizi e di controllo del territorio, in fase preventiva e repressiva, rappresenta l’anello più debole della catena del Settore Urbanistica”.

Il tutto dovuto, anche, a un serio problema di comunicazione tra il settore dell’Urbanistica e la Polizia Municipale cui, ovviamente, toccherebbe l’opera di controllo e repressione:

“Lo conferma, tra l’altro, un rilievo forte venuto dalla Polizia Municipale, riguardante i ritardi riscontrati nella trattazione dei fascicoli da parte dell’U.O. Pianificazione Territoriale. Spesso si va avanti per mesi tra rinvii e solleciti…. Si va dai  4 mesi ai nove, dodici, ventitré,venticinque mesi tra la richiesta di sopralluogo e il sequestro, o tra la richiesta di sopralluogo e le notizie d reato alla Procura… Le pratiche di abusivismo che aspettano, avendone i requisiti, di chiudersi con le demolizioni  sono tantissime. Dai tabulati trasmessi alla Commissione dall’Ufficio Urbanistica, le ordinanze di demolizione esecutive  risultano essere un numero elevato:194 nel 2006, 201 nel 2007, 171 (parziale) nel 2008”.

Rimpallo delle responsabilità, veri e propri atti da scaricabarile che portano, inevitabilmente, al fatto che le pratiche giacciano, sommerse dalla polvere, in fondo ai cassetti.

Il caso più emblematico, riguardante il settore dell’Urbanistica, riguarda, paradossalmente, una sede istituzionale, quella della Direzione Investigativa Antimafia, a Calamizzi: costruita abusivamente, come la Caserma dei Carabinieri del Viale Calabria, allorquando la Società si è avvalse, di una concessione edilizia piuttosto datata, indebitamente e incredibilmente data, all’epoca, dall’Ufficio Urbanistica (n.39 del 18.03.1987). Una vicenda che arriva fino al febbraio del 2007, quando viene portata alla valutazione del Consiglio Comunale la proposta che l’edificio, piuttosto che demolito, venga mantenuto in vita, per via dei prevalenti interessi pubblici, dati dal fatto che è utilizzato dalla D.I.A.

Quanto al settore della Manutenzione, i disastri comportati dai lavori di realizzazione delle condutture del metano sono certificati dalla Commissione tramite diversi sopralluoghi che hanno

“confermato un quadro generale non certo rassicurante. Troppo spesso le imprese incaricate della metanizzazione non hanno eseguito i lavori ad opera d’arte, con gravi danni inflitti al patrimonio stradale ed a quello del sottosuolo urbano. In particolare, in fase di ripristino, contrariamente agli accordi, non viene messo lo strato di cemento e  non viene fatta bene la copertura. Inoltre l’area di scavo non è quella prevista ma molto più estesa. Per non parlare dei tempi di realizzazione, protratti oltre ogni ragionevole tolleranza”.

Assai significative, in questo senso, due audizioni. La prima è del dirigente al settore Manutenzione, Cammera, che la dice lunga su un certo modo di lavorare da parte delle ditte interessate:

“Durante l’esecuzione dei lavori e degli scavi venivano danneggiate le condotte idriche che non venivano prontamente riparate o se coperte subito dopo spuntava la perdita idrica e poi chiamavano noi che dovevamo affrontare le spese attingendo al bilancio comunale…veniva estratto sotto il manto bituminoso il basolato che costituiva la sottostante pavimentazione”.

La seconda è, addirittura, del sindaco Scopelliti:

“il nostro tecnico di riferimento che deve seguire queste cose è stato da me tempestato e insultato più volte e anche minacciato che l’ avrei tolto da responsabile. Questo soprattutto nei primi anni, quando bastava guardare i danni che si facevano. Io passavo, telefonavo in continuazione, facevo anche qualche riunione, ho più volte bloccato i lavori del metano, perchè chiedevo che le aziende realizzassero i lavori in maniera adeguata e perfetta”.

Problemi che attengono al decoro, ma anche alle casse comunali, dato che le richieste di risarcimento danni che attengono al problema “manutenzione strade” costituiscono l’oggetto prevalente degli atti di citazione nei confronti del Comune: Nel 2004 sono state notificate all’Ente 91 sentenze di condanna che hanno comportato una spesa di 708.546,41 euro, nell’anno 2005 sono state notificate 114 sentenza di condanna che ha comportato una spesa di 748.576,89 euro. Nell’anno 2006, notificato al 30 giugno, sono state notificate 46 condanne di risarcimento danni di manutenzione stradale. A queste spese vanno naturalmente aggiunte quelle legali per CPT e difesa dell’Ente.

Per quanto riguarda il settore degli appalti pubblici, che adesso otterrà una grossa mano, in termini di trasparenza, da parte della Stazione Unica Appaltante Provinciale approvata dal Civico Consesso il 19 novembre del 2008, il nodo più difficile da sciogliere è quello relativo ai lavori per affidamento diretto:

“Oggetto di grande contestazione da parte di numerosi imprenditori (che purtroppo non hanno inteso esporsi) è il fatto che per anni i lavori sarebbero stati assegnati, in modo fiduciario, più o meno sempre alle stesse ditte e con una “fiducia” attribuita sulla base di criteri che non sarebbero stati oggettivi, che non sempre avrebbero rispettato la competenza e la professionalità e, addirittura, in molti casi, la disponibilità adeguata di mezzi e di addetti o il rispetto delle norme sulla sicurezza”.

Si tratta di storie difficili da capire appieno, di storie pericolose, fatte anche di gravi attentati, come quelli subiti dai dirigenti Putortì e Crucitti. Storie portate alla luce dal lavoro della Commissione d’indagine che, accanto alla “denuncia” offre delle soluzioni: informatizzazione dei servizi che offrirebbe meno discrezionalità e “potere” ai dipendenti comunali, rotazione dei dipendenti (peraltro annunciata dal sindaco Scopelliti), che eviterebbe le “incrostazioni” negli uffici, dato che in alcuni settori vi sono dipendenti che operano da trent’anni, e l’incremento del personale, che faciliterebbe la velocità con cui l’Ente offrirebbe il servizio al cittadino.

Questo il parere della Commissione. Per sapere cosa ne pensa la compatta maggioranza e, soprattutto, il sindaco Scopelliti, bisognerà aspettare giovedì.

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Come cambierà l’ex Fiera di Pentimele: le idee, i rischi, e quei 30 milioni di euro che ballano in una zona “calda”

maggio 4, 2009

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da www.strill.it

Nel degrado da anni, quando, in realtà, per tanto tempo, ha rappresentato uno dei pochi polmoni verdi di Reggio Calabria: quel che resta della Fiera delle attività agrumarie di Pentimele, nella periferia nord della città, difficilmente può fare pensare al fatto che, in passato, quella stessa area ospitasse una prestigiosa fiera internazionale. Il complesso è da parecchi anni abbandonato al proprio destino: regnano incuria e sterpaglie, nonché lamiere e porte divelte e anche la recinzione muraria presenta diverse falle, facile accesso per chiunque volesse “colonizzare” la struttura.

Per quell’area, l’Amministrazione Comunale di Reggio Calabria ha in mente una riqualificazione, sdoganando la zona dall’antica destinazione d’uso. Il progetto, sul quale, probabilmente, sarebbe bene riflettere con attenzione, è particolare e ambizioso, ed è inserito all’interno del Piano triennale delle opere pubbliche 2009-2011: l’Amministrazione Comunale avrebbe infatti intenzione di riqualificare la zona attraverso la “realizzazione di strutture ad indirizzo sportivo-alberghiero e congressuale”.

Un investimento da 30 milioni di euro che, però, non graverebbe sul bilancio comunale: l’aspetto più particolare dell’idea è la volontà, da parte dell’Ente, di costruire l’opera in project financing.

Contattato telefonicamente, l’assessore ai Lavori Pubblici, Franco Sarica, spiega a strill.it le ragioni della scelta:

“Quella di riqualificare l’area dell’ex Fiera di Pentimele – dice – è una ferma volontà dell’Amministrazione Comunale di Reggio Calabria. L’attuale, vergognoso, stato di incuria in cui versa quella zona ci impone di fare qualcosa”.

In Italia il Project Financing è attuabile secondo quanto prescritto dalla normativa sui lavori pubblici. La legge di riferimento, la legge 109/1994, è stata sottoposta fino ad oggi una serie di modifiche. Il project financing è una metodologia rivolta al finanziamento di uno specifico progetto produttivo di un reddito autonomo e sufficiente a remunerare il capitale investito: in parole povere, il project financing è riservato alle opere che, una volta realizzate, saranno in grado di finanziarsi e di coprire i costi di progettazione e costruzione. In Italia, Il project financing (o finanza di progetto) ha trovato spazio specialmente nella realizzazione di opere di pubblica utilità. Il primo passo, per la realizzazione di un’opera tramite lo strumento del project financing, è la costituzione di una nuova società (Special Purpose Company) che avrà il compito di reperire i fondi necessari per costruire l’opera tramite azioni, fornite generalmente dai promotori e sponsor, che non dovranno superare l’ammontare del 15-20%, mentre il rimanente 80-85% da obbligazioni ottenute da un pool di banche.

La tecnica del project financing, verso la quale gli Enti guardano con crescente interesse, permette alle Pubbliche Amministrazioni di non sovraccaricare i propri bilanci con spese eccessive:

“La scelta di inserire il progetto nel Piano triennale delle opere pubbliche, approvato venti giorni fa dal Consiglio Comunale – spiega ancora l’assessore Sarica – ci permette di accelerare i tempi per la necessaria riqualificazione dell’area. In più – aggiunge – la scelta del project financing permetterà la realizzazione dell’opera senza spese eccessive per il Comune. In questo senso abbiamo già un precedente positivo, riguardante il porticciolo turistico di Catona (25 milioni di euro, ndi), per il quale, circa due mesi fa, è giunta una proposta”.

Come detto, però, la tecnica del project financing è, solitamente, adoperata per la costruzione di opere di pubblica utilità, quelle che si ripercuotono positivamente, e in maniera tangibile, sulla pelle dei cittadini: le operazioni effettuate seguendo gli schemi del project financing hanno prodotto cimiteri, parcheggi, tratti autostradali, scuole, ospedali, tunnel. La costruzione del ponte sullo Stretto di Messina, per fare un esempio illustre, dovrebbe avvenire tramite project financing.

Carlo Sinatra, già responsabile dell’Associazione Italiana Giuristi di Impresa per la Lombardia e la Liguria, a tal proposito afferma:

“Appare evidente che ad esempio il settore dello smaltimento rifiuti, quello dell’energia, del petrolchimico, della telecomunicazione, dei trasporti e dei servizi, quest’ultimo inteso in senso lato, anche sotto il profilo delle infrastrutture in un contesto connesso alle privatizzazioni in atto nel sistema Italia, appaiono strutturalmente idonei a beneficiare di un sistema puro, di project financing”.

Ed effettivamente, consultando svariate statistiche in merito, non si può fare a meno di notare che i settori nei quali, in Italia, la tecnica del project financing viene utilizzata con maggiore frequenza sono quelli relativi all’arredo urbano e verde pubblico, ai parcheggi e ad acqua, gas, energia, e telecomunicazioni. Li chiamano opere di pubblica utilità: sono quelli che migliorano il traffico, l’aspetto e la funzionalità di una città e, di conseguenza, la vita dei cittadini che la abitano.

Resta da capire se un centro congressuale, che risponda alle ambizioni turistiche di Reggio Calabria, possa essere inteso come opera di pubblica utilità. Secondo l’assessore ai Lavori Pubblici, Franco Sarica, sì:

“Reggio Calabria negli anni, grazie all’operato della Giunta Scopelliti è cambiata molto, e ci proponiamo di cambiarla ancora, in senso positivo. L’implementazione di strutture ricettive e congressuali rende appetibile una realtà, adesso per di più nobilitata dal titolo di città metropolitana”.

A dire il vero l’idea di realizzare “strutture ad indirizzo sportivo-alberghiero e congressuale”, viene lanciata già nel passato: è il movimento “Forza Reggio” a farsene promotore. In un intervista di circa due anni fa (il 25 aprile 2007), in vista delle elezioni comunali a Reggio Calabria, Enzo Ricordo, esponente di “Forza Reggio” e candidato nei ranghi di Forza Italia, afferma:

“L’area dell’ex fiera di Pentimele deve accogliere un complesso turistico alberghiero. È bene non dimenticare che il Consiglio Comunale nel 2002 aveva approvato la nostra petizione popolare, la quale, sottoscritta da migliaia di cittadini, prevedeva di dotare la città di duemila e cinquecento nuovi posti letto”.

I rischi che la realizzazione dell’opera tira in ballo, in particolare, sono soprattuto due: il primo riguarderebbe l’ambiente e l’eventualità che l’area dell’ex Fiera possa essere ricoperta da una colata di cemento. Ma, d’altronde, in città, movimenti come Legambiente, che pure dovrebbero fare “opposizione”, non hanno mosso un dito nemmeno dopo l’abbattimento degli alberi, proprio nella zona in questione. Dall’altra parte, mettere sul piatto una cifra così alta per un’opera edile, in una città come Reggio Calabria, in una zona come Pentimele, appannaggio delle cosche, della famiglia Tegano, soprattutto, comporta, inevitabilmente, delle possibilità di infiltrazioni mafiose.

Insomma, l’investimento di 30 milioni di euro destinato per l’opera e riservato all’anno 2009, che però slitterà agli anni successivi se non dovesse giungere alcuna offerta, può far sorgere diverse, legittime, perplessità:

“La nostra idea – precisa Franco Sarica – è quella di svolgere le attività nella piena trasparenza, come, peraltro, è sempre avvenuto. Per quanto riguarda il progetto, è bene sottolineare che quanto scritto nel Piano delle opere pubbliche non è affatto vincolante: se una società, in futuro, dovesse presentare un progetto convincente per un’opera diversa da quella indicata, l’Amministrazione potrebbe prendere tutto in seria considerazione. Dal canto mio – conclude – la speranza è quella di salvaguardare anche l’ambiente, mantenendo vivo il polmone verde dell’area, magari tramite la costruzione di un porticciolo turistico”.

Trenta milioni di euro per un centro congressuale che dovrebbe sorgere grazie alla tecnica del project financing: quella dell’Amministrazione Comunale di Reggio Calabria è, come detto, un’idea ambiziosa e particolare. Farà discutere, soprattutto qualora giungesse davvero una società vogliosa di realizzare qualcosa all’interno dell’area dell’ex fiera agrumaria; in quel momento il Comune dovrà valutare i cosiddetti “pro e contro”: l’effettiva pubblica utilità di un centro congressuale a Pentimele, il rischio, assolutamente da scongiurare, di una cementificazione della zona, i possibili, ancorché probabili, tentativi di infiltrazioni delle cosche in una parte della città in cui il predominio mafioso è innegabile. Fino a quel momento, come sottolineato anche dall’assessore ai Lavori Pubblici, Franco Sarica si resterà “nella fase delle idee”.

Reggio Calabria Film Fest: costa solo 250mila euro

aprile 23, 2009

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L’unico a non avere alcuna responsabilità nel caso è l’assessore all’Ambiente, Antonio Caridi, che, alla riunione della Giunta Comunale dello scorso 20 aprile era assente.

Tutti gli altri assessori di Reggio Calabria, con il sindaco Giuseppe Scopelliti in testa, hanno dato il proprio voto favorevole alla delibera n.135.

La delibera elargisce alla Minerva Pictures Group s.r.l. 250.000,00 euro affinchè realizzi la quinta edizione della manifestazione “Reggio Calabria Film Fest – Retrospettiva sul cinema italiano”.

Duecentocinquantamilaeuro.

Perchè? Ce lo spiegano i (pochi) “considerato che” della delibera: 

  1. tale progetto è coerente con l’intervento n° 12 del PSU che ha l’obiettivo di potenziare e valorizzare l’offerta di eventi artistici di qualità della Città dello Stretto;
  2. la realizzazione del Film Fest consentirà inoltre l’inserimento della Città di Reggio Calabria in circuiti culturali di rilevanza nazionale ed internazionale;
  3. valutato che la realizzazione di siffatto progetto potrebbe risvegliare interesse e coinvolgimento di larghe fasce di cittadini, nonchè essere di richiamo per ulteriori soggetti interessati, provenienti da realtà vicine e lontane e che il piano di comunicazione in esso contenuto dovrebbe diffondere ulteriormente l’immagine positiva della città.

Una manifestazione “simpatica e importante”, direbbe qualcuno: infatti, con separata votazione, valutata l’urgenza, la Giunta ha anche deliberato di dichiarare l’atto immediatamente esecutivo.

Duecentocinquantamilaeuro.

Un bel gruzzolo, potrebbe pensare qualcuno, soprattutto in tempo di crisi. Ma d’altronde, come espresso nella delibera di Giunta e come riporta il sito ufficiale della manifestazione, il “Reggio Calabria Film Fest”

si inserisce nel quadro di iniziative che da alcuni anni l’amministrazione porta avanti per rendere la città calabrese un polo di attrazione turistica e culturale.

E la Minerva Pictures Group s.r.l. è una casa di produzione assai prestigiosa, ha prodotto anche dei film di Asia Argento, figlia del celebre Dario: la Minerva Pictures Group s.r.l. viene fondata nei primi anni ’70 da Ermanno Curti e poi, come ci dice il sito ufficiale,

Nel 1987, l’ingresso nel management aziendale di Gianluca Curti, permette di sviluppare notevolmente l’internazionalizzazione del marchio e consente alla Minerva di affermarsi nel settore dell’entertainment e dell’audiovisivo a livello nazionale e internazionale producendo, distribuendo e commercializzando diritti filmistici.

Gianluca Curti, il patròn, è anche direttore della manifestazione e conduttore delle serate che si stanno tenendo, in questi giorni, al Teatro Francesco Cilea.

Questa piccola presentazione della Minerva Pictures Group s.r.l., è doverosa per introdurvi al prospetto finanziario che la stessa casa di produzione aveva inoltrato al Comune di Reggio Calabria.

Sedici voci, comprese le classiche “varie ed eventuali”, per un totale di 422.600,00 euro.

Quattrocentoventiduemilaeseicento euro.

Si andava delle 75.000,00 euro per “compensi e rimborso spese per collaboratori, consulenti etc. compresi viaggi a/r” ai 3.500,00 euro da versare alla SIAE, fino alle 3.000,00 di “missioni e trasferte.

E se 20.600,00 euro erano le risorse quantificate per le già citate “varie ed eventuali” dalla casa di produzione di Curti (che per sè, in quanto direttore della manifestazione, aveva richiesto 15.000,00 euro), la richiesta più buffa, quantificata in 25.000,00 riguardava la voce “premi, targhe, omaggi”

Anche qui: un po’ troppo per delle targhe, soprattutto in tempo di crisi.

Ma poi, dato che il bene trionfa sempre, l’Amministrazione Comunale di Reggio Calabria è riuscita a stringere i cordoni della borsa liquidando la manifestazione con 250.000,00.

Duecentocinquantamilaeuro.

Urrà!