Posts Tagged ‘comunisti’

Politica da ombrellone

febbraio 5, 2009

palazzo_san_giorgio

da www.strill.it

di Giusva Branca e Claudio Cordova – Centrodestra e centrosinistra: due facce della stessa medaglia. In provincia di Reggio i problemi delle due coalizioni sono crescenti e, in qualche modo, speculari e caratterizzati dal medesimo immobilismo. I mesi sono passati inutilmente e lo stato dell’arte è quasi il medesimo di quando eravamo tutti sotto l’ombrellone. 

Focus sul centrosinistra
L’opposizione non si comporta da opposizione o, peggio ancora, non esiste. Demetrio Delfino, consigliere comunale di Reggio Calabria, appartenente a Rifondazione Comunista, avrebbe inviato una lettera, lo scorso primo ottobre, al proprio segretario provinciale,  Antonio Larosa, e, per conoscenza, ai componenti della segreteria del Prc, con un durissimo atto di accusa nei confronti dei suoi stessi colleghi che siedono tra gli scranni del centrosinistra in Consiglio Comunale.

Delfino non scopre l’acqua calda, per carità.

Che l’opposizione, a Palazzo San Giorgio, abbia dei grossi, enormi, problemi, è un fatto, oggettivo, detto e scritto più volte. Fin dalla candidatura, poi finita in disfatta, di Eduardo Lamberti Castronuovo, rivale di Scopelliti, la coalizione di centrosinistra ha sempre dato segni di eccessiva eterogeneità, parola che, non a caso, fa rima con fragilità.

Fin dalla campagna elettorale, alcuni candidati scelsero di omettere, sui propri manifesti di propaganda, la dicitura “con Lamberti sindaco”.

Qualcuno, oggi, siede anche in Consiglio Comunale.

Insomma, la spaccatura all’interno del centrosinistra reggino è storia vecchia, nota e, soprattutto, incontrovertibile. Ma lettera che Delfino avrebbe scritto e inviato ai vertici del proprio partito, cambierebbe, e anche di parecchio, lo scenario, perché a denunciare, oltre che le spaccature, anche il comportamento dell’opposizione non sarebbero più i giornalisti, sciacalli inaffidabili, ma sarebbe un membro della stessa minoranza.

Parlando della coalizione di centrosinistra, Delfino, descriverebbe al proprio segretario provinciale una realtà non coesa, non compatta, che affronta la politica dentro il Palazzo a compartimenti stagni.

Un’accozzaglia di partiti, insomma. E’ bene ricordare, infatti, che, oltre al gruppo, mai costituito, del Partito Democratico, composto da ex Ds e Margherita e da un esponente del Pdm, l’opposizione alla Giunta Scopelliti si avvale anche di un consigliere del Pdci, di un esponente dell’Udeur, di un indipendente, e dello stesso Delfino, di Rifondazione Comunista.

La politica che marcia a “gruppetti”, senza un coordinatore in grado di dare un indirizzo politico all’esigua forza di contrasto delle minoranze che, in una democrazia, è anche più importante dell’azione degli amministratori. Azione di contrasto impossibile dato che il Pd, secondo la lettera-denuncia di Delfino, spaccato al suo interno, avrebbe sempre messo al margine del dibattito politico l’ala della cosiddetta “sinistra radicale”.

E per chi segue con assiduità e attenzione le vicende del Consiglio Comunale di Reggio Calabria, è facile capire, fin da subito, che tali affermazioni non sarebbero affatto fantascientifiche, ma assai aderenti alla realtà e al comportamento, talvolta bislacco e inspiegabile, di alcuni consiglieri comunali del centrosinistra.

Ritornando alla missiva, Delfino accuserebbe anche alcuni consiglieri, uno in particolare, di “flirtare” con la maggioranza, di dare vita a inciuci con il centrodestra, con preciso riferimento a una votazione per il riequilibrio di bilancio, di qualche mese fa. Un atteggiamento imbarazzante che farebbe perdere credibilità all’intera coalizione.

Atteggiamenti strani, controversi, talvolta ridicoli, sui quali avrebbe dovuto e potuto spingere con maggiore insistenza l’informazione locale, che, come l’opposizione politica, dovrebbe essere il “cane da guardia” della democrazia.

Le proteste di Delfino sono sicuramente tardive, ma sbattono contro un muro di gomma. Vista la data della missiva (1 ottobre 2008), forse il consigliere del Prc avrebbe voluto scatenare una nuova “rivoluzione d’ottobre”. Una speranza disattesa, a quanto pare, dallo stesso segretario provinciale Antonio Larosa: nelle ultime righe della lettera al partito, Delfino, infatti, avrebbe chiesto a Larosa la convocazione di una riunione con i dirigenti del Pd. Una sorta di chiarimento con quelli che avrebbero dovuto e dovrebbero essere gli alleati e un’occasione, ottimisticamente parlando, per elaborare sinergie comuni per dare vita a un’opposizione seria alla Giunta Comunale del Sindaco Scopelliti.

Niente da fare: la riunione, a quanto pare, non si sarebbe mai tenuta.

“Mancano gli interlocutori”, potrebbe obiettare qualcuno.

Difficile controbattere: il Pd, al momento, non è ancora riuscito a formare un gruppo unitario in Consiglio Comunale, viaggia a cavallo di scelte discutibili, si affida alla solita storia dei candidati unici e spera che un’ottima personalità come Peppe Strangio riesca, a livello locale, a toglierlo dai pasticci, anche se le gatte da pelare aumentano ogni giorno di più (vedi vicenda-Laganà alla Provincia)

E i problemi del Partito Democratico si ripercuotono su tutti gli elettori del centrosinistra, su tutti coloro i quali non hanno scelto Scopelliti alle ultime consultazioni che, adesso, non si vedono adeguatamente rappresentati e tutelati all’interno del Civico Consesso.

E la vicenda di Demetrio Delfino e del suo partito, Rifondazione Comunista, rappresenterebbe un’ennesima brutta pagina politica.

Nonostante la richiesta di confronto con il Pd, formulata al segretario provinciale di Rifondazione, Delfino, che, comunque, si è mosso in colpevole ritardo, non ha visto scaturire alcun risultato dal proprio grido d’accusa. Quel che è certo, infatti, è che Delfino, come è possibile apprendere tramite il sito del Prc di Reggio Calabria, incontra la segreteria provinciale il 13 novembre, a due giorni dalla riunione del Comitato Politico Federale.

Unici segnali pubblici di confronto tra il partito e il proprio consigliere, dopo la durissima lettera del primo ottobre.

Poi, il nulla.

Come se non fosse un preciso dovere della politica, investita di responsabilità primarie dal popolo sovrano, tutelare ogni interesse della collettività e rispettare, con coraggio e rigore, il mandato dei cittadini che, a Reggio Calabria, hanno voluto che il centrosinistra sedesse al posto dell’opposizione.

E, invece, tutto si riduce alle poche righe della lettera, riservata e interna, di Demetrio Delfino, il più giovane dei consiglieri di centrosinistra.

Quella lettera che si conclude con i “saluti comunisti” del consigliere comunale al proprio segretario provinciale e che rappresenta l’ultimo rantolo di una parte della (presunta) opposizione di Palazzo San Giorgio.


Focus sul centrodestra
Ma, dicevamo, se Atene piange Sparta non ride di certo; ed allora i mal di pancia che il centrosinistra, come sempre, non riesce a gestire privatamente sono tipici anche del centrodestra che, però, i panni sporchi riesce quasi sempre a lavarli in famiglia.

Il fatto è che, anche nel Pdl, come nel Pd, l’unità di misura temporale per poter pervenire a scelte, cambiamenti pare sssere il lustro.

Nulla è cambiato, anche qui, dall’estate scorsa, se non l’acuirsi delle lotte intestine.

Allo stato attuale il Pdl in Calabria è, più o meno, una finzione politica; di gruppi unici non c’è traccia, ma, soprattutto, di coordinatori nemmeno a parlarne.

Dalla poltrona di numero uno regionale a scendere verso gli scranni provinciali e comunali la musica è sempre uguale e la parola d’ordine una sola: immobilismo.

Troppe caselle devono andare a posto, troppe aspettative devono omogenizzarsi tra di loro, troppe aspettative diffuse attendono risposta. Una risposta che, fatalmente, per molte di queste avrà il sapore della delusione.

C’è chi ambisce alle cariche direttive in virtù di ruoli politici già ricoperti e chi, invece, sottolinea che proprio questo presente/passato sia ostativo al coordinamento di alcunchè.

Ma i problemi del Pdl non finiscono sul piano dei nomi; quando si capirà che un’organizzazione è necessaria, ai fini dell’azione politica, ma anche della credibilità, sarà una bella grana riuscire a trovarsi d’accordo sulla gestione delle “poltrone”, con le due anime del Popolo della Libertà, Forza Italia e Alleanza Nazionale, che si sentiranno parimenti legittimate, ciascuna per sè, a reclamare i migliori incarichi.

Sì, perchè, se a livello nazionale, e lo dicono i numeri, Forza Italia non teme rivali, a livello regionale, a Reggio Calabria in particolare, e anche in questo caso lo dicono i numeri, la situazione è diversa, opposta: Scopelliti, esponente di Alleanza Nazionale, è riuscito a creare attorno a sè soprattutto, ma anche intorno al partito, un consenso che gli azzurri di FI, per svariati motivi, non sono riusciti a calamitare (vedasi risultati elettorali alle ultime comunali).

E allora quale linea riuscirà a prevalere?

I posti calabresi saranno decisi, come spesso è accaduto in passato, a Roma? Oppure la volontà e l’indirizzo del “popolo sovrano” verrà rispettato?

Saper aspettare, per i Calabresi è una dote innata

Annunci

Le sue prigioni

gennaio 24, 2009

alfano

Il Ministro della Giustizia, Angelino Alfano, ha annunciato che il problema delle galere che “scoppiano” non verrà più risolto con indulti e amnistie, ma con l’edificazione di nuove carceri.

Il Consiglio dei Ministri, infatti, ha dato il via libera al “piano carceri”. Esso dovrà essere presentato entro 60 giorni, gli edifici dovranno essere “ecocompatibili” e per la loro costruzione il governo ha previsto anche il ricorso ai privati. Il provvedimento, ha spiegato poi il Guardasigilli, sarà inserito come emendamento nel decreto “milleproroghe”.

E’ una buona proposta.

Confermo: se non fosse per il Lodo Alfano, che definisco con certezza una vergogna, ma che, con altrettanta certezza, definisco un “male minore” nello sgangherato e corrotto mondo giudiziario italiano, l’attuale Guardasigilli, per il lavoro fin qui svolto, sarebbe da me promosso a pieni voti.

Mi riservo, comunque, il diritto di modificare decisamente il mio giudizio qualora Alfano dovessere rendersi correo della riforma-vergogna sulle intercettazioni telefoniche o di qualsiasi altra porcata “made in Silvio”.

Ritornando alle carceri: i posti disponibili dovrebbero passare dagli attuali 43mila agli oltre 60mila.

E’, sulla carta, una buona idea, che segna uno stacco piuttosto marcato rispetto alle scelte buoniste del passato, sulle quali forzisti e comunisti (buon’anime) hanno, per la prima volta, trovato un punto d’unione.

Accanto alle buone idee, però, Alfano continua a ignorare i problemi reali: in Calabria, per esempio, vi sono strutture già completate e mai utilizzate che, qualora fossero aperte alle attività, permetterebbero di tagliare (e anche di parecchio) costi e tempi. Vi riporto una notizia:

Nella sola provincia di Vibo Valentia, una tra le piu’ giovani e le piu’ piccole, meno di 200.000 abitanti, vi sono tre strutture carcerarie nuove di zecca, mai utilizzate, senza contare quelle dismesse. Costruite ad iniziare dagli anni ’80: una nel comune di Soriano, l’altra in quello di Arena e un’altra ancora a Mileto, a suon di miliardi non sono entrate appunto mai in funzione a causa della soppressione delle preture. A denunciarlo e’ l’associazione antimafia “Libera”, tramite il suo presidente provinciale, il sacerdote Giuseppe Fiorillo. “Adesso che il problema della popolazione carceraria e’ nuovamente scoppiato in tutta la sua drammaticita’ – si legge in una nota – a causa del sovraffollamento ed il ministro Alfano non sa come affrontarlo, i sindaci di quei comuni interessati che si sono visti appioppare sulle spalle quegli inutili fardelli, si chiedono perche’ quelle strutture debbono marcire quando invece potrebbero essere utilizzati per snellire l’affollamento del sistema penitenziario”.

Senza poi dimenticare il carcere di Arghillà, a Reggio Calabria.

Ma, per ora, Alfano si è fermato alle chiacchiere.

Ne riparliamo tra 60 giorni quando (si spera) le stesse chiacchiere si saranno trasformati in atti concreti.

Onori e disonori

novembre 12, 2008

nassirya1

Il consigliere circoscrizionale di Reggio Calabria, Giuseppe Daniele Canale, a distanza di cinque anni dalla strage di Nassirya ha inviato alla redazioni giornalistiche, il seguente, bellissimo, ricordo:

“Il ricordo del sacrificio di questi eroici italiani non deve essere mai dimenticato”

Cinque anni fa, 12 novembre del 2003, un mercoledì

Tenente Massimiliano Ficuciello: Presente!

Maresciallo Silvio Olla: Presente

Caporal Maggiore Emanuele Ferraro: Presente!

Caporale Alessandro Carrisi: Presente!

Luogotenente Enzo Fregosi: Presente!

Aiutante Giovanni Cavallaro: Presente!

Aiutante Alfonso Tricone: Presente!

Maresciallo Capo Alfio Ragazzi: Presente!

Maresciallo Capo Massimiliano Bruno: Presente!
 
Maresciallo Daniele Ghione: Presente!

Maresciallo Filippo Merlino: Presente!

Vice Brigadiere Giuseppe Coletta: Presente!

Vice Brigadiere Ivan Ghitti: Presente!

Appuntato Domenico Intravaia: Presente!

Carabiniere Scelto Horatio Maiorana: Presente!

Carabiniere Scelto Andrea Filippa: Presente!
E ancora, i Civili:

Stefano Rolla

Marco Beci

Piero Petrucci

 

L’Italia tutta, vi è riconoscente!
Riposate in pace!!!

                                         di Giuseppe Daniele Canale

Non ho il piacere di conoscere Giuseppe Daniele Canale, ma, rinnovando la mia stima nei suoi confronti per questo messaggio, sono costretto a contraddirlo, a segnalare una sua enorme gaffe.

Quando Canale scrive “L’Italia tutta, vi è riconoscente” sbaglia clamorosamente: avrebbe dovuto escludere dal ricordo di questi eroi della Patria i soliti comunistoidi dei centri sociali.

Quelli che cantano “Una, dieci, cento, mille Nassirya”.

Quelli che infangano l’onore dei caduti e che di onore non ne hanno nemmeno un po’.

Zibaldone

novembre 4, 2008

E’ uno Zibaldone di pensieri, per cui questo post sarà un po’ più lungo del solito.

Soffermarsi perditempo.

Mi ha affascinato l’articolo apparso su www.terrelibere.org che consulto spesso. L’articolo si intitola “La succubanza. I quotidiani siciliani e la mafia” e consiglio a tutti voi di leggerlo. I pessimi giornalisti, i criminali che, invece di impugnare una pistola impugnano la penna per conto terzi esistono in Calabria, ma esistono anche in Sicilia, una terra dannata come la nostra, che, comunque, qualche passo in avanti l’ha fatto.

L’articolo ricorda come lo scorso 9 ottobre il quotidiano “La Sicilia” abbia dato voce a Vincenzo Santapaola, detenuto in un carcere del nord, figlio del boss di Catania Nitto Santapaola.

 “Questa città non riesce a dimenticare pagine di cronaca e di storia ormai lontane e chiuse. […] Egregio direttore, mi trovo in un carcere di massima sicurezza, detenuto in regime di 41 bis, proprio quel regime creato per i detenuti considerati più pericolosi, capaci di dare ordini ad associazioni criminali, anche dal carcere: un regime che anche nel mio caso è assolutamente ingiustificato, come ingiustificata è la mia detenzione […]”.

E’ uno stralcio della vergognosa lettera pubblicata su “La Sicilia”. Vincenzo Santapaola vorrebbe che Catania dimenticasse. Eh già, a Vincenzino farebbe parecchio comodo che Catania, la Sicilia, e tutta l’Italia dimenticassero i crimini compiuti dalla sua famiglia.

Del fatto che questi individui non debbano trovare posto sulle pagine dei giornali avevo già parlato qui, ma credo sia fondamentale sottolineare ulteriormente il concetto perchè quelle di Santapaola junior sono parole che offendono la memoria delle vittime della mafia, che offendono le persone oneste, non solo siciliane, ancor di più perchè divulgate sul quotidiano per il quale scriveva Beppe Alfano, giornalista coraggioso assassinato dalla mafia nel 1993.

Ma “La Sicilia” è anche una delle testate giornalistiche edite da Mario Ciancio Sanfilippo, chiacchierato giornalista che controlla praticamente tutta l’informazione siciliana e allora, forse, si spiegano molte cose…

Ma, come vi ho detto, quello di oggi è uno Zibaldone di pensieri, per cui, restando in tema, passo da un individuo senza onore (Vincenzo Santapaola) a un altro: oggi compie 52 anni Domenico Condello, latitante, cugino del “Supremo” Pasquale Condello, e, dopo l’arresto di quest’ultimo, lo scorso 18 febbraio, reggente dell’omonima cosca.

Nel giorno del suo compleanno farebbe un regalo a tutti noi se si consegnasse, senza troppi indugi alle forze dell’ordine. Inutile sperarci.

Parlando di onore, invece, oggi ricorre la festa delle forze armate, nonchè il 90esimo anniversario del Bollettino della Vittoria che, nel 1918, annunciava la resa dell’Austria e la vittoria dell’Italia nella Prima guerra mondiale, la “Grande guerra”, non quella “fascista”, per chi avesse due in storia.

Bene ha fatto il Ministro della Difesa, Ignazio La Russa, a promuovere lezioni di storia nelle scuole realizzate da militari e altrettanto bene ha fatto a proporre che il 4 novembre ritorni a essere festa nazionale, “festa rossa” sul calendario. Ma, a proposito di rossi, non saranno di certo d’accordo i comunistoidi dei centri sociali, quelli che cantano “Vaticano talebano”.

Oggi, inoltre, è il grande giorno per gli Stati Uniti d’America: finisce l’era George W. Bush. Gli americani sono chiamati al voto tra John McCain e Barack Obama. Nella mia dichiarazione di voto, per una volta, mi capita di schierarmi col favorito (almeno secondo i sondaggi). Vedo in Obama qualcosa di buono che non vedo in McCain.

“Ma come, hai appena finito di elogiare le Forze armate e ora dici di preferire Obama?”.

Eh sì, sono un incoerente…

Nel mio sconclusionato tour devo, infine, mettere a verbale la bomba contro l’abitazione estiva del consigliere regionale dell’Udc, Franco Talarico, che segue solo di quattro giorni l’altra intimidazione subita dal segretario regionale del partito di Casini, allorquando ignoti esplosero colpi d’arma da fuoco contro la sua abitazione.

Quando ci si accorgerà che in Calabria la democrazia e le elementari norme di legalità e civiltà sono morte da un pezzo sarà sempre troppo tardi.

Detto questo, vado, ahimè, a Messina.

Lodo Iamonte

ottobre 10, 2008

La vita, si sa, è fatta di priorità.

L’Italia dei Valori (quali?) sta raccogliendo le firme per l’istituzione di un referendum popolare che possa abrogare il Lodo Alfano, quella leggina che ha tolto non pochi impacci a Re Silvio. Vedo il consigliere regionale del partito di Tonino Di Pietro, Maurizio Feraudo, sgolarsi per pubblicizzare l’evento. Domani, invece, la sinistra (o quel che resta di essa) sarà a Roma per protestare contro il Governo Berlusconi e anche contro il già citato Lodo Alfano, che ricopre di vergogna l’intera Penisola.

Eh già, il vero problema della Giustizia, come ci insegna Marco Travaglio, è il Lodo Alfano.

Faccio presente al consigliere Feraudo, al segretario regionale del Pdci, Michelangelo Tripodi (che ha annunciato la propria presenza a Roma) e anche al baluardo dell’informazione italiana, Marco Travaglio, che, appena due giorni fa, il Tribunale della Libertà di Reggio Calabria ha scarcerato per decorrenza dei termini di custodia cautelare (un anno) Carmelo Iamonte, figlio del boss Natale, ritenuto dagli investigatori reggente della cosca di Melito Porto Salvo. Coraggio scandite tutti insieme a me: IA-MON-TE! Scarcerato per l’eccessiva lunghezza del processo “Ramo Spezzato”, scaturito dall’operazione condotta dai pm Santi Cutroneo e Antonio De Bernardo.

Per questi orrori della Giustizia italiana, Feraudo non raccoglie firme, Tripodi non va a Roma e Travaglio non ci propina nemmeno dieci secondi dei propri soliloqui.

Peccato per questa scarcerazione, mi ero quasi convinto che il vero problema della Giustizia italiana fosse il Lodo Alfano…

Del resto, come dicevo, la vita è fatta di priorità.

Bon ton

luglio 4, 2008

Ma i comunisti non erano dalla parte dei giornalisti che scrivono, senza alcuna omissione, ciò che vedono?

Ieri ho seguito la seduta del Consiglio Comunale di Reggio Calabria, che, come punto all’ordine del giorno più succulento aveva la proposta di intitolare Piazza del Popolo a Giorgio Almirante.

La mia cronaca la potete trovare qui: http://www.strill.it/index.php?option=com_content&task=view&id=18542&Itemid=1

Ho documentato, senza pregiudizi o falsità l’accaduto.

Ecco cosa mi accade stamattina.

Entro in un noto bar del centro e vedo il consigliere comunale Daniele Romeo, lo saluto con l’affetto di sempre dato che ci conosciamo dai tempi della scuola.

Alle sue spalle ecco spuntare Massimo Canale, il consigliere del Pdci che ieri, nell’Aula del Consiglio Comunale, ha dato vita all’imbarazzante turpiloquio che ho documentato sia su strill che su questo blog.

“Ti ho turbato, vero?”, chiede con il classico sorriso sarcastico.

“Un pochetto. Le parolacce, sintomo di cattiva educazione, mi turbano”, rispondo.

Intuisco la possibile polemica e, salutando con un gesto della mano, mi allontano.

“Se ti ho turbato mi dispiace molto, ti mandero un mazzo di fiori”, mi dice il Canale, con il solito sorrisetto, alzando la voce per farsi sentire, vista la mia lontananza.

“Ti ringrazio, ma i fiori non servono, mi basta che tu, in futuro, sia più educato”, rispondo con lo stesso tono.

Se questa è l’opposizione a Palazzo San Giorgio non posso di certo lamentarmi se Scopelliti si comporta da despota.

Che barba, che noia!

giugno 23, 2008

Dove è finito Pino Daniele? E Raf? E Gianna Nannini? E Natalie Imbruglia?

“Divertiti, sei a Reggio!”

L’estate è cominciata da due giorni, ma l’Amministrazione Comunale di Reggio Calabria non ha ancora presentato l’estate reggina, valente cartellone atto, nel giro di poche settimane, a disperdere ingenti somme di denaro pubblico.

Spero che il valente consigliere comunale Giuseppe Agliano abbia informato l’eccellente sindaco Scopelliti dell’arrivo della stagione estiva.

In caso contrario che ne sarà della città della gioia? Della Miami del Sud? Basterà il ritorno di Rtl 102,5 a risollevare l’umore di tutti i reggini?

Che barba, che noia! E’ proprio vero, Reggio sta diventando una città triste!

Che siano tornati i comunisti al governo?

Tutto ciò mi inquieta moltissimo.

Liberatemi!

aprile 25, 2008

Sarebbe ben accetto qualcuno che spiegasse ai più il significato della Festa della Liberazione, che oggi si celebra in Italia. Lo farei io se non dovessi lavorare.

Oggi, Festa della Liberazione, dicevo, ma invece di ricordare e celebrare il vero significato della ricorrenza, la Sinistra Arcobaleno cosa fa? Scende in piazza contro il Governo Berlusconi.

Scendere in piazza per i propri ideali è estremamente legittimo, ancorchè nobile, anche in un giorno che, a mio avviso, dovrebbe essere dedicato alla memoria. Ma sono costretto a fare una sola, doverosa, precisazione: il Governo Berlusconi non solo non si è ancora insediato, non è stato ancora nemmeno formato!

Ma se la protesta della Sinista Arcobaleno sembra più che altro una scampagnata tra amici che la pensano tutti allo stesso modo, ancora più ipocrita è Beppe Grillo impegnato in quella discutibile e, dal mio punto di vista, incomprensibilmente partecipata manifestazione che risponde al nome di V-Day: una sagra del qualunquismo organizzata da un plurimiliardario che gioca a fare l’amico del popolo.

Problema di chi gli crede, non certo mio. Anche se, e in questo devo dare atto a Grillo, uno dei punti di questo secondo V-Day comprende l’abolizione dell’ordine dei giornalisti: un tema essenziale. Ve lo dice uno che le tenaglie di questa casta le ha sentite e le sente tuttora mordere sulle caviglie.