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Il “sacco di Reggio” nelle 159 pagine della relazione della Commissione d’indagine

giugno 15, 2009

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da www.strill.it

Il sindaco Scopelliti non c’è, è impegnato a Cosenza per sostenere la candidatura alla Provincia di Gentile, e molti consiglieri di maggioranza asseriscono di non aver avuto modo di visionarla, ma, finalmente, a distanza di quasi un anno dall’istituzione, datata 27 giugno 2008, la relazione della Commissione d’indagine presso Palazzo San Giorgio, composta da dieci membri e presieduta da Nuccio Barillà, giovedì verrà discussa dal Civico Consesso. A parte il duro scontro, oggi in Aula, sul rinvio, l’aspetto fondamentale riguarda, soprattutto, la fine di un percorso, avviato, di fatto, il 17 settembre del 2008, e concluso il 18 febbraio del 2009: 49 riunioni, 24 audizioni e 2 denunce alla Procura della Repubblica.

Il focus di Nuccio Barillà e dei dieci consiglieri (6 di maggioranza, 4 d’opposizione) nasce in seguito alle pesanti dichiarazioni del Presidente del Consiglio Comunale, Aurelio Chizzoniti che, nella Conferenza dei Capigruppo del 21 maggio 2008, paventa la grave ipotesi delle “mazzette” in alcuni settori cruciali di Palazzo San Giorgio: quelli di Urbanistica, dei Lavori Pubblici e della Manutenzione. Tra la Commissione e lo stesso Chizzoniti, poi, dei duri contrasti che, col tempo, però, vengono colmati.

“E’ stato un lavoro difficile”, Nuccio Barillà, nella relazione, lo ripete più volte: difficile perché i settori interessati sono i più delicati, quelli più redditizi, difficile perché non tutti hanno mantenuto le proprie promesse che, soprattutto prima dell’inizio dei lavori, lasciavano presagire audizioni dai contenuti sconvolgenti: un politico regionale, due storiche ditte reggine (una tuttora attiva), il responsabile di un’associazione di categoria, tanti soggetti che, come scrive Nuccio Barillà, hanno preferito “la ritirata strategica”.

I lavori, però, sono andati avanti e si sono occupati, innanzitutto, della cosiddetta costruzione selvaggia:

“Si è costruito dappertutto, si sono realizzate superfetazioni e chiusure terrazzi al centro, sopraelevati  piani, realizzati edifici in zone franose. Ci sono in questo responsabilità della politica per il cattivo, o forse più propriamente mancato, governo del territorio. Però anche i tecnici privati e i funzionari comunali e degli altri Enti , hanno dato il loro contributo”.

Assai dura è l’accusa lanciata, in sede di audizione, dall’Ordine dei Geologi:

“Non solo viene denunciata  l’esclusione sistematica dei geologi dagli avvisi pubblici per le opere relative al piano triennale ma, addirittura, ci sarebbe, da parte degli uffici tecnici comunali, il ricorso dell’affidamento della prestazione geologica per mezzo di subappalto, per il tramite del cosiddetto progettista. Ciò è tassativamente vietato dalla legge”.

Accusa respinta dall’Amministrazione per bocca del dirigente dei Lavori Pubblici, Crucitti che spiegato

“come il settore Lavori Pubblici abbia utilizzato la professionalità del Geologo interno, in considerazione che il costo di una parcella, riferita ad un Geologo esterno, è sempre sproporzionata rispetto alla effettiva prestazione fornita”.

L’Ordine, a distanza, ha replicato che lo stesso criterio non vale per le altre professionalità, selezionate in gran parte all’esterno.

La parte più corposa e interessante della relazione, però, è quella relativa agli abusi edilizi:

“si coglie come l’abusivismo sia stato l’anello di saldatura di fasce compattamente edificate. Sono sorti quelli che qualcuno ha chiamato “quartieri senza architettura”.

Il coordinatore Barillà, per argomentare, sceglie i numeri, citando il recente rapporto “Paesaggi e Identità” promosso dall’Assessorato all’Urbanistica della Regione Calabria:

“Emerge che il Comune di Reggio Calabria, assai vasto per estensione territoriale, accoglie quasi la metà degli abusi SIC individuati nell’intera costa calabrese e la parte nettamente prevalente su scala provinciale( ben 215 su un totale di 280). Anche per quanto riguarda le consistenti “abusive offese edilizie”, collocate nell’ambito di pregiate aree sottoposte a vincolo archeologico, su  72 casi, la quasi totalità sono concentrati nel nostro Comune”.

Particolarmente esaustiva l’analisi del dirigente del settore Urbanistica, Putortì, che, però ha stigmatizzato i rischi di generalizzazione per un comparto così chiacchierato: “noi di urbanistica – questa è la verità ( ha detto) – siamo carne da macello”. Il lavoro della Commissione, però, non è stato semplice anche a causa di un numero assai elevato di denunce anonime che, proprio per tale motivo, vanno interpretate con grande cautela. Una lettera anonima, in particolare, è assai dura:

“viene portata all’attenzione del Procuratore della Repubblica e di altre 30 persone la descrizione di un vero e proprio sistema che da tempo impererebbe nel Settore Urbanistica. Si parte dal racconto degli ostacoli frapposti, in modo ricattatorio, all’anonimo cittadino in relazione alla richiesta di un condono “impossibile” di un fabbricato abusivo, sfociato nella pretesa da parte di due funzionati, “per sciogliere il dilemma” e operare la forzatura , di 40 mila euro. Senza sconto. La somma stando alle parole, che l’anonimo denunciante attribuisce ai due funzionari corrotti, di cui fa nome e cognome, doveva servire per “accontentare un po’ di persone, a partire dal dirigente (addirittura 50%), fino alla segretaria(10%) e all’usciere(5%)”.

Alcune, la maggior parte, di queste lettere anonime non trovano riscontro nella realtà e si mostrano piuttosto fantasiose, purtuttavia è assai onesta e significativa l’ammissione del dirigente Putortì che non si è sentito di escludere la possibile presenza di una organizzazione di malaffare all’interno dei suoi uffici.

Di casi sospetti, comunque, ve ne sono parecchi: si va dai registri manomessi, ai permessi di costruire realizzati, artificiosamente, tramite un pc in uso alla segreteria degli uffici comunali, fino alle firme false, ottenute tramite una fotocopia, fino alla cosiddetta teoria dei “vasi comunicanti” che denuncerebbe, secondo alcune voci, un contatto tra determinati dipendenti di Urbanistica e taluni studi professionali privati che farebbero da prestanome, firmando i progetti, venendo privilegiati nell’ iter autorizzativo: si tratta, comunque, e lo scrive anche Nuccio Barillà, di “un sistema fragile”, come testimoniato dall’audizione dell’ex assessore all’Urbanistica, Adornato, che rende conto di una lettera che aveva  scritto e intendeva consegnare al Sindaco in cui denunciava  di non riuscire ad avere alcun potere sui dirigenti del proprio settore. Un sistema che, nella relazione, viene definito di “maglie larghe di cui approfitta chi vuole perseguire azioni illecite”.

Una spiegazione di un simile abusivismo, del “sacco della città”  oltre a comportamenti forse illegali, di sicuro poco edificabili, viene fornita adducendo grosse responsabilità all’artifizio dell’articolo 22 che regolamenta la procedura finalizzata all’ottenimento al permesso di edificare zona agricola, consentendo, previo parere favorevole del Consiglio Comunale, di edificare “industrie estrattive e cave, attrezzature sportive, turistiche, ricreative pubbliche e private, impianti tecnologici o servizi di interesse pubblico che richiedono localizzazioni isolate”. Uno strumento che nasce come straordinario, per evidenti interessi pubblici, ma che si trasforma ben presto in un utile escamotage per la costruzione dissennata e selvaggia.

L’analisi dei casi, delle testimonianze, anche dei dirigenti, porta la Commissione a una dura conclusione:

“Dalle relazioni, dalle denunce, dalle audizioni, oltre che dalla conoscenza della città e dei fenomeni del territorio, la Commissione ha tratto il convincimento che la Vigilanza, sugli interventi edilizi e di controllo del territorio, in fase preventiva e repressiva, rappresenta l’anello più debole della catena del Settore Urbanistica”.

Il tutto dovuto, anche, a un serio problema di comunicazione tra il settore dell’Urbanistica e la Polizia Municipale cui, ovviamente, toccherebbe l’opera di controllo e repressione:

“Lo conferma, tra l’altro, un rilievo forte venuto dalla Polizia Municipale, riguardante i ritardi riscontrati nella trattazione dei fascicoli da parte dell’U.O. Pianificazione Territoriale. Spesso si va avanti per mesi tra rinvii e solleciti…. Si va dai  4 mesi ai nove, dodici, ventitré,venticinque mesi tra la richiesta di sopralluogo e il sequestro, o tra la richiesta di sopralluogo e le notizie d reato alla Procura… Le pratiche di abusivismo che aspettano, avendone i requisiti, di chiudersi con le demolizioni  sono tantissime. Dai tabulati trasmessi alla Commissione dall’Ufficio Urbanistica, le ordinanze di demolizione esecutive  risultano essere un numero elevato:194 nel 2006, 201 nel 2007, 171 (parziale) nel 2008”.

Rimpallo delle responsabilità, veri e propri atti da scaricabarile che portano, inevitabilmente, al fatto che le pratiche giacciano, sommerse dalla polvere, in fondo ai cassetti.

Il caso più emblematico, riguardante il settore dell’Urbanistica, riguarda, paradossalmente, una sede istituzionale, quella della Direzione Investigativa Antimafia, a Calamizzi: costruita abusivamente, come la Caserma dei Carabinieri del Viale Calabria, allorquando la Società si è avvalse, di una concessione edilizia piuttosto datata, indebitamente e incredibilmente data, all’epoca, dall’Ufficio Urbanistica (n.39 del 18.03.1987). Una vicenda che arriva fino al febbraio del 2007, quando viene portata alla valutazione del Consiglio Comunale la proposta che l’edificio, piuttosto che demolito, venga mantenuto in vita, per via dei prevalenti interessi pubblici, dati dal fatto che è utilizzato dalla D.I.A.

Quanto al settore della Manutenzione, i disastri comportati dai lavori di realizzazione delle condutture del metano sono certificati dalla Commissione tramite diversi sopralluoghi che hanno

“confermato un quadro generale non certo rassicurante. Troppo spesso le imprese incaricate della metanizzazione non hanno eseguito i lavori ad opera d’arte, con gravi danni inflitti al patrimonio stradale ed a quello del sottosuolo urbano. In particolare, in fase di ripristino, contrariamente agli accordi, non viene messo lo strato di cemento e  non viene fatta bene la copertura. Inoltre l’area di scavo non è quella prevista ma molto più estesa. Per non parlare dei tempi di realizzazione, protratti oltre ogni ragionevole tolleranza”.

Assai significative, in questo senso, due audizioni. La prima è del dirigente al settore Manutenzione, Cammera, che la dice lunga su un certo modo di lavorare da parte delle ditte interessate:

“Durante l’esecuzione dei lavori e degli scavi venivano danneggiate le condotte idriche che non venivano prontamente riparate o se coperte subito dopo spuntava la perdita idrica e poi chiamavano noi che dovevamo affrontare le spese attingendo al bilancio comunale…veniva estratto sotto il manto bituminoso il basolato che costituiva la sottostante pavimentazione”.

La seconda è, addirittura, del sindaco Scopelliti:

“il nostro tecnico di riferimento che deve seguire queste cose è stato da me tempestato e insultato più volte e anche minacciato che l’ avrei tolto da responsabile. Questo soprattutto nei primi anni, quando bastava guardare i danni che si facevano. Io passavo, telefonavo in continuazione, facevo anche qualche riunione, ho più volte bloccato i lavori del metano, perchè chiedevo che le aziende realizzassero i lavori in maniera adeguata e perfetta”.

Problemi che attengono al decoro, ma anche alle casse comunali, dato che le richieste di risarcimento danni che attengono al problema “manutenzione strade” costituiscono l’oggetto prevalente degli atti di citazione nei confronti del Comune: Nel 2004 sono state notificate all’Ente 91 sentenze di condanna che hanno comportato una spesa di 708.546,41 euro, nell’anno 2005 sono state notificate 114 sentenza di condanna che ha comportato una spesa di 748.576,89 euro. Nell’anno 2006, notificato al 30 giugno, sono state notificate 46 condanne di risarcimento danni di manutenzione stradale. A queste spese vanno naturalmente aggiunte quelle legali per CPT e difesa dell’Ente.

Per quanto riguarda il settore degli appalti pubblici, che adesso otterrà una grossa mano, in termini di trasparenza, da parte della Stazione Unica Appaltante Provinciale approvata dal Civico Consesso il 19 novembre del 2008, il nodo più difficile da sciogliere è quello relativo ai lavori per affidamento diretto:

“Oggetto di grande contestazione da parte di numerosi imprenditori (che purtroppo non hanno inteso esporsi) è il fatto che per anni i lavori sarebbero stati assegnati, in modo fiduciario, più o meno sempre alle stesse ditte e con una “fiducia” attribuita sulla base di criteri che non sarebbero stati oggettivi, che non sempre avrebbero rispettato la competenza e la professionalità e, addirittura, in molti casi, la disponibilità adeguata di mezzi e di addetti o il rispetto delle norme sulla sicurezza”.

Si tratta di storie difficili da capire appieno, di storie pericolose, fatte anche di gravi attentati, come quelli subiti dai dirigenti Putortì e Crucitti. Storie portate alla luce dal lavoro della Commissione d’indagine che, accanto alla “denuncia” offre delle soluzioni: informatizzazione dei servizi che offrirebbe meno discrezionalità e “potere” ai dipendenti comunali, rotazione dei dipendenti (peraltro annunciata dal sindaco Scopelliti), che eviterebbe le “incrostazioni” negli uffici, dato che in alcuni settori vi sono dipendenti che operano da trent’anni, e l’incremento del personale, che faciliterebbe la velocità con cui l’Ente offrirebbe il servizio al cittadino.

Questo il parere della Commissione. Per sapere cosa ne pensa la compatta maggioranza e, soprattutto, il sindaco Scopelliti, bisognerà aspettare giovedì.

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Reggio Calabria e la sicurezza

aprile 10, 2009

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Era settembre e su questo blog si discuteva delle dichiarazioni del sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Scopelliti, che, al convegno del Movimento per le Autonomie, aveva dichiarato: “Reggio, a parte la ‘ndrangheta, è una città sicura”.

Una città così sicura che costringe il proprio Primo Cittadino a muoversi, nelle proprie uscite pubbliche, accompagnato da una scorta.

Comunque sia, ho già espresso la mia idea in proposito, ma l’ennesimo attentato subito da un dirigente del Comune di Reggio Calabria, Pasquale Crucitti, gambizzato ieri sera, da ignoti, mentre rientrava a casa, dovrebbe indurre tutti noi a fare qualche riflessione.

Il sindaco Scopelliti, quel sindaco che, nelle dichiarazioni, chiudeva in un compartimento stagno la ‘ndrangheta, è lo stesso sindaco che, nell’ultimo anno e mezzo ha dovuto incassare, purtroppo, numerosi attentati e/o avvertimanti da parte di quella signora chiamata ‘ndrangheta nei confronti della sua Amministrazione Comunale.

Riavvolgiamo il nastro.

Nel gennaio del 2008, nel giro di nemmeno una settimana viene prima incendiata l’autovettura dell’avvocato Franco Zoccali, all’epoca Capo di Gabinetto del sindaco, oggi City Manager del Comune di Reggio Calabria; poi, per ben due volte, i camion della Leonia SpA, la società che, per conto dell’Amministrazione Comunale, si occupa della raccolta dei rifiuti, vengono riempiti di piombo.

Passano diversi mesi, nel frattempo finisce la latitanza di uno dei capi carismatici della ‘ndrangheta reggina, Pasquale Condello, incomincia e finisce l’estate, ma, a ottobre, un altro attentato: vengono date alle fiamme le autovetture di Saverio Putortì, dirigente del settore Urbanistica.

Il settore Urbanistica in cui lavora Putortì, e quello dei Lavori Pubblici in cui opera Pasquale Crucitti, insieme al settore della raccolta dei rifiuti (ricordate gli spari ai camion Leonia SpA), sono, notoriamente, gli ambiti più delicati per gli amministratori locali del Meridione.

Proprio recentemente il Comune di Reggio Calabria ha stanziato un milione e 770 mila euro per far fronte alla manutenzione delle strade. Le cosiddette “strade-groviera”, riammodernate dalle ditte reggine e, nel giro di poche settimane, nuovamente in condizioni pietose, che hanno spinto il sindaco Scopelliti a paventare uno “scandalo mazzette” e indotto il Consiglio Comunale a istituire la Commissione d’indagine a Palazzo San Giorgio.

Sì, perchè c’è da aggiungere che dei settori Urbanistica e Lavori Pubblici, quelli dei due dirigenti minacciati, si è occupata, in questi mesi, la Commissione d’indagine presso Palazzo San Giorgio, coordinata dal consigliere di minoranza Nuccio Barillà: presentata in pompa magna, attiva nell’ombra, ha concluso i propri lavori, in ritardo siderale sulla tabella di marcia, alcune settimane fa. Ma non ha ancora informato la città (che avrebbe tutto il diritto di sapere) dei risultati ottenuti.

Siamo quasi alla fine della cronistoria. Dopo l’attentato a Putortì, nell’ottobre del 2008, i mesi passano, finisce la latitanza di un altro dei capi carismatici della ‘ndrangheta reggina, Giuseppe De Stefano, e si arriva, piano piano, ad oggi.

Anzi, a ieri. All’ennesimo avvertimento nei confronti dell’Amministrazione Comunale.

Se non fosse per lo scalpore e lo sdegno creato dall’agguato fisico a colpi di pistola patito da Crucitti, non ci sarebbe nulla di che sorprendersi. Sì, perchè, a Reggio Calabria (che è una città sicura, ricordiamolo) non passa notte in cui venga appiccato il fuoco a due, tre, quattro macchine. E anche le attività commerciali, di tanto in tanto, fanno boom (vedasi bar Malavenda e bar “Dolci sapori”).

Ma, quando nel mirino finisce l’Ente che amministra la città, allora la certezza che lo Stato parallelo, la ‘ndrangheta, sia più forte e deciso di quello vero, ufficiale, ritorna a galla.

E quindi, i venti nuovi investigatori promessi, nel corso della recente visita a Reggio Calabria, dal ministro dell’Interno, sono nulla in confronto a quello che servirebbe. E un sindaco come Scopelliti, assai stimato nei Palazzi romani, questo dovrebbe farlo presente alla politica nazionale.

Sollevare il problema sicurezza a livello nazionale, non significa stroncare i flussi turistici cui il sindaco Scopelliti tiene (giustamente) moltissimo. Significa costruire una città più sicura che, in futuro, possa fare proprio del turismo la propria risorsa principale.

Servirebbe anche per riscattare l’errore commesso a monte: non aver richiesto l’invio dell’esercito a Reggio Calabria, quando era possibile farlo.

I progetti a Reggio Calabria: istruzioni per l’uso

marzo 15, 2009

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Qualche giorno fa, sul Quotidiano della Calabria, Peppe Baldessarro ci raccontava che altre due opere cittadine (di competenza dell’Amministrazione Comunale di Reggio Calabria) sono stati bloccati, per vicissitudini varie.

Si tratta delle darsene di Catona e Pellaro, frazioni estreme del territorio di Reggio Calabria, posizionate, rispettivamente, a nord e a sud.

Andiamo con ordine.

Per quanto riguarda la darsena di Catona, il Tar della sezione di Reggio Calabria ha accolto il ricorso di alcuni proprietari terrieri cui era stata espropriata l’area su cui dovrebbe sorgere l’opera.

Adesso il Comune di Reggio Calabria dovrà

rinnovare per intero il procedimento, ponendo a base delle sue decisioni un progetto che tenga conto delle intervenute variazioni e in relazione al quale dovrà essere interamente ripetuto il percorso progettuale.

Insomma, in soldoni: strappare tutto, come si faceva a scuola, per i compiti fatti male, e ricominciare da capo. E questo non lo dico io, ma i magistrati del Tar.

Perchè tutto cio?

Perchè il progetto è vecchio di dieci anni e, nonostante le cose, in dieci anni, siano cambiate parecchio (è stato realizzato il lungomare, per esempio), nessuno ha ritenuto opportuno modificare alcunchè. L’opera, allo stato attuale, sarebbe finita parzialmente in mare.

Un dettaglio non di poco conto.

Mettiamo in moto la macchina e spostiamoci a Pellaro, dove dovrebbe essere costruita un’altra darsena.

In questo caso la situazione è molto più fluida: la darsena dovrebbe essere costruita in un luogo ad alto rischio di inondazioni.

Anche in questo caso, dettagli non di poco conto.

Ma, in fondo, direbbe qualcuno, è una questione di “rischio”. E i rischi, si sa, non sempre si tramutano in realtà.

Ma, forse, non è il caso di affidarsi alla scaramanzia.

Fatto sta che è dovuto intervenire il presidente del Consiglio Comunale, Aurelio Chizzoniti, che conosce bene Pellaro, che ha rimandato al mittente i documenti del cosiddetto “piano spiagge” (nel quale c’è anche il progetto della darsena di Pellaro) alla Commissione presieduta dal consigliere Morisani.

Progetti redatti male, insomma.

A volte sono i progetti, a volte sono le gare d’appalto.

Il risultato è, però, lo stesso: i progetti, talvolta i cantieri, si bloccano e, di conseguenza, i tempi di realizzazione si moltiplicano in maniera gargantuesca.

Come è capitato, alcuni mesi fa, ai cantieri di Piazza Italia, bloccati dal Tar, perchè il bando era irregolare:

l’art. 3 co. 2 del capitolato prestazionale prevede testualmente che “la valutazione dell’offerta economicamente più vantaggiosa sarà effettuata applicando il metodo di calcolo specificato”, ma a ben guardare, nessun metodo di calcolo viene specificato. La violazione rilevata comporta, pertanto, l’illegittimità del bando e di tutti gli atti conseguenti di cui va disposto l’annullamento.

E anche qui, per essere precisi, non lo dico io che faccio il giornalista: lo dicono i giudici.

Io mi limito a scriverlo.

Politica da ombrellone

febbraio 5, 2009

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da www.strill.it

di Giusva Branca e Claudio Cordova – Centrodestra e centrosinistra: due facce della stessa medaglia. In provincia di Reggio i problemi delle due coalizioni sono crescenti e, in qualche modo, speculari e caratterizzati dal medesimo immobilismo. I mesi sono passati inutilmente e lo stato dell’arte è quasi il medesimo di quando eravamo tutti sotto l’ombrellone. 

Focus sul centrosinistra
L’opposizione non si comporta da opposizione o, peggio ancora, non esiste. Demetrio Delfino, consigliere comunale di Reggio Calabria, appartenente a Rifondazione Comunista, avrebbe inviato una lettera, lo scorso primo ottobre, al proprio segretario provinciale,  Antonio Larosa, e, per conoscenza, ai componenti della segreteria del Prc, con un durissimo atto di accusa nei confronti dei suoi stessi colleghi che siedono tra gli scranni del centrosinistra in Consiglio Comunale.

Delfino non scopre l’acqua calda, per carità.

Che l’opposizione, a Palazzo San Giorgio, abbia dei grossi, enormi, problemi, è un fatto, oggettivo, detto e scritto più volte. Fin dalla candidatura, poi finita in disfatta, di Eduardo Lamberti Castronuovo, rivale di Scopelliti, la coalizione di centrosinistra ha sempre dato segni di eccessiva eterogeneità, parola che, non a caso, fa rima con fragilità.

Fin dalla campagna elettorale, alcuni candidati scelsero di omettere, sui propri manifesti di propaganda, la dicitura “con Lamberti sindaco”.

Qualcuno, oggi, siede anche in Consiglio Comunale.

Insomma, la spaccatura all’interno del centrosinistra reggino è storia vecchia, nota e, soprattutto, incontrovertibile. Ma lettera che Delfino avrebbe scritto e inviato ai vertici del proprio partito, cambierebbe, e anche di parecchio, lo scenario, perché a denunciare, oltre che le spaccature, anche il comportamento dell’opposizione non sarebbero più i giornalisti, sciacalli inaffidabili, ma sarebbe un membro della stessa minoranza.

Parlando della coalizione di centrosinistra, Delfino, descriverebbe al proprio segretario provinciale una realtà non coesa, non compatta, che affronta la politica dentro il Palazzo a compartimenti stagni.

Un’accozzaglia di partiti, insomma. E’ bene ricordare, infatti, che, oltre al gruppo, mai costituito, del Partito Democratico, composto da ex Ds e Margherita e da un esponente del Pdm, l’opposizione alla Giunta Scopelliti si avvale anche di un consigliere del Pdci, di un esponente dell’Udeur, di un indipendente, e dello stesso Delfino, di Rifondazione Comunista.

La politica che marcia a “gruppetti”, senza un coordinatore in grado di dare un indirizzo politico all’esigua forza di contrasto delle minoranze che, in una democrazia, è anche più importante dell’azione degli amministratori. Azione di contrasto impossibile dato che il Pd, secondo la lettera-denuncia di Delfino, spaccato al suo interno, avrebbe sempre messo al margine del dibattito politico l’ala della cosiddetta “sinistra radicale”.

E per chi segue con assiduità e attenzione le vicende del Consiglio Comunale di Reggio Calabria, è facile capire, fin da subito, che tali affermazioni non sarebbero affatto fantascientifiche, ma assai aderenti alla realtà e al comportamento, talvolta bislacco e inspiegabile, di alcuni consiglieri comunali del centrosinistra.

Ritornando alla missiva, Delfino accuserebbe anche alcuni consiglieri, uno in particolare, di “flirtare” con la maggioranza, di dare vita a inciuci con il centrodestra, con preciso riferimento a una votazione per il riequilibrio di bilancio, di qualche mese fa. Un atteggiamento imbarazzante che farebbe perdere credibilità all’intera coalizione.

Atteggiamenti strani, controversi, talvolta ridicoli, sui quali avrebbe dovuto e potuto spingere con maggiore insistenza l’informazione locale, che, come l’opposizione politica, dovrebbe essere il “cane da guardia” della democrazia.

Le proteste di Delfino sono sicuramente tardive, ma sbattono contro un muro di gomma. Vista la data della missiva (1 ottobre 2008), forse il consigliere del Prc avrebbe voluto scatenare una nuova “rivoluzione d’ottobre”. Una speranza disattesa, a quanto pare, dallo stesso segretario provinciale Antonio Larosa: nelle ultime righe della lettera al partito, Delfino, infatti, avrebbe chiesto a Larosa la convocazione di una riunione con i dirigenti del Pd. Una sorta di chiarimento con quelli che avrebbero dovuto e dovrebbero essere gli alleati e un’occasione, ottimisticamente parlando, per elaborare sinergie comuni per dare vita a un’opposizione seria alla Giunta Comunale del Sindaco Scopelliti.

Niente da fare: la riunione, a quanto pare, non si sarebbe mai tenuta.

“Mancano gli interlocutori”, potrebbe obiettare qualcuno.

Difficile controbattere: il Pd, al momento, non è ancora riuscito a formare un gruppo unitario in Consiglio Comunale, viaggia a cavallo di scelte discutibili, si affida alla solita storia dei candidati unici e spera che un’ottima personalità come Peppe Strangio riesca, a livello locale, a toglierlo dai pasticci, anche se le gatte da pelare aumentano ogni giorno di più (vedi vicenda-Laganà alla Provincia)

E i problemi del Partito Democratico si ripercuotono su tutti gli elettori del centrosinistra, su tutti coloro i quali non hanno scelto Scopelliti alle ultime consultazioni che, adesso, non si vedono adeguatamente rappresentati e tutelati all’interno del Civico Consesso.

E la vicenda di Demetrio Delfino e del suo partito, Rifondazione Comunista, rappresenterebbe un’ennesima brutta pagina politica.

Nonostante la richiesta di confronto con il Pd, formulata al segretario provinciale di Rifondazione, Delfino, che, comunque, si è mosso in colpevole ritardo, non ha visto scaturire alcun risultato dal proprio grido d’accusa. Quel che è certo, infatti, è che Delfino, come è possibile apprendere tramite il sito del Prc di Reggio Calabria, incontra la segreteria provinciale il 13 novembre, a due giorni dalla riunione del Comitato Politico Federale.

Unici segnali pubblici di confronto tra il partito e il proprio consigliere, dopo la durissima lettera del primo ottobre.

Poi, il nulla.

Come se non fosse un preciso dovere della politica, investita di responsabilità primarie dal popolo sovrano, tutelare ogni interesse della collettività e rispettare, con coraggio e rigore, il mandato dei cittadini che, a Reggio Calabria, hanno voluto che il centrosinistra sedesse al posto dell’opposizione.

E, invece, tutto si riduce alle poche righe della lettera, riservata e interna, di Demetrio Delfino, il più giovane dei consiglieri di centrosinistra.

Quella lettera che si conclude con i “saluti comunisti” del consigliere comunale al proprio segretario provinciale e che rappresenta l’ultimo rantolo di una parte della (presunta) opposizione di Palazzo San Giorgio.


Focus sul centrodestra
Ma, dicevamo, se Atene piange Sparta non ride di certo; ed allora i mal di pancia che il centrosinistra, come sempre, non riesce a gestire privatamente sono tipici anche del centrodestra che, però, i panni sporchi riesce quasi sempre a lavarli in famiglia.

Il fatto è che, anche nel Pdl, come nel Pd, l’unità di misura temporale per poter pervenire a scelte, cambiamenti pare sssere il lustro.

Nulla è cambiato, anche qui, dall’estate scorsa, se non l’acuirsi delle lotte intestine.

Allo stato attuale il Pdl in Calabria è, più o meno, una finzione politica; di gruppi unici non c’è traccia, ma, soprattutto, di coordinatori nemmeno a parlarne.

Dalla poltrona di numero uno regionale a scendere verso gli scranni provinciali e comunali la musica è sempre uguale e la parola d’ordine una sola: immobilismo.

Troppe caselle devono andare a posto, troppe aspettative devono omogenizzarsi tra di loro, troppe aspettative diffuse attendono risposta. Una risposta che, fatalmente, per molte di queste avrà il sapore della delusione.

C’è chi ambisce alle cariche direttive in virtù di ruoli politici già ricoperti e chi, invece, sottolinea che proprio questo presente/passato sia ostativo al coordinamento di alcunchè.

Ma i problemi del Pdl non finiscono sul piano dei nomi; quando si capirà che un’organizzazione è necessaria, ai fini dell’azione politica, ma anche della credibilità, sarà una bella grana riuscire a trovarsi d’accordo sulla gestione delle “poltrone”, con le due anime del Popolo della Libertà, Forza Italia e Alleanza Nazionale, che si sentiranno parimenti legittimate, ciascuna per sè, a reclamare i migliori incarichi.

Sì, perchè, se a livello nazionale, e lo dicono i numeri, Forza Italia non teme rivali, a livello regionale, a Reggio Calabria in particolare, e anche in questo caso lo dicono i numeri, la situazione è diversa, opposta: Scopelliti, esponente di Alleanza Nazionale, è riuscito a creare attorno a sè soprattutto, ma anche intorno al partito, un consenso che gli azzurri di FI, per svariati motivi, non sono riusciti a calamitare (vedasi risultati elettorali alle ultime comunali).

E allora quale linea riuscirà a prevalere?

I posti calabresi saranno decisi, come spesso è accaduto in passato, a Roma? Oppure la volontà e l’indirizzo del “popolo sovrano” verrà rispettato?

Saper aspettare, per i Calabresi è una dote innata

La retta via

dicembre 10, 2008

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Roto San Giorgio, l’agenzia di stampa del Comune di Reggio Calabria, divulga una nota del consigliere comunale di Forza Italia, Demetrio Berna, presidente della seconda commissione consiliare – Programmazione e Servizi generali, alla quale, a mio giudizio, strill.it  non ha dato la giusta rilevanza.

Dalla nota di Palazzo San Giorgio apprendiamo che:

La seconda commissione consiliare – Programmazione e Servizi generali – presieduta dal consigliere di Forza Italia Demetrio Berna  ha approvato all’unanimità, nel corso dell’ultima riunione, l’adesione alla Stazione Unica Appaltante in ambito provinciale, in via sperimentale per 18 mesi.

Adesso, ovviamente, la ratifica di tale decisione passerà al Consiglio Comunale, che, come spero, approverà all’unanimità. E’ una decisione importante, dato che si individua spesso, e giustamente, la chiave di volta nella lotta alle mafie nella sottrazione dei patrimoni.

E’ davvero una decisione importante quella presa dalla commissione di Demetrio Berna, la cui agenzia immobiliare, Management 2000 è stata perquisita, nel luglio del 2007 dai carabinieri di Reggio Calabria, nell’ambito di un’inchiesta, coordinata dai magistrati della Dda reggina, Boemi, Mollace, Lombardo e Galletta,  che ha interessato le principali sedi di compravendita di case di Reggio Calabria, sospettate di legami con le cosche mafiose.

E’ una decisione importante, perchè, per esempio, con una Stazione Unica Appaltante attiva ed efficiente i lavori per la realizzazione della nuova Piazza Carmine a Reggio Calabria (graziosa e già devastata dai bifolchi reggini) non sarebbero potuti finire alla Co.For. srl, di proprietà dei fratelli Antonino e Giovanni Guarnaccia, arrestati nell’ambito dell’operazione “Arca” con l’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso, ma anche (copio e incollo dall’ordinanza di custodia cautelare) per:

il delitto previsto e punito dagli artt. 81, cpv., 110, 629 c.p. e art. 7 legge 203/91, per avere, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, in concorso tra loro e con violenza e minacce costituite dagli attentati subiti dalle ditte sub-appaltatrici e dalla condizione di assoggettamento ed omertà che deriva dall’appartenenza all’associazione per delinquere di stampo mafioso costretto le ditte appaltatrici dei lavori (parliamo della A3, Salerno-Reggio Calabria, ndr) ad assegnare alla propria ditta i sub-appalti, le forniture, gli incarichi lavorativi, a scapito di altre imprese, al fine di agevolare l’attività dell’associazione per delinquere di stampo mafioso.

Per questo motivo, per dare atto all’Amministrazione comunale di Reggio Calabria di aver imboccato (ma non ancora percorso completamente) una strada corretta, ma anche per una questione “simbolica” strill.it avrebbe dovuto dare più risalto alla notizia divulgata da Roto San Giorgio.

Stranezze

dicembre 9, 2008

stranezze

Quando leggo certe cose mi riprometto sempre, ma non lo faccio mai, di fuggire in uno stato più libero e democratico: Cuba.

Sì perchè quando ho letto su strill.it la notizia Catanzaro: mercoledi prossimo il “Christmas show” per beneficenza. Firmato Ruggero Pegna ho pensato che si parlasse del caso-De Magistris e credevo di trovarmi di fronte a una raccolta di fondi per donare una dignità ai magistrati della Procura della Repubblica di Catanzaro.

Mi sbagliavo.

Dall’altra parte, a Reggio Calabria, ho letto sempre su strill.it Reggio: Pizzimenti (Fi) nuovo responsabile comunicazione.

Ho sperato che si trattasse del neo, giovane e smilzo consigliere comunale, Antonio Pizzimenti che, però, a dire il vero, sembra un tipo di poche parole.

In realtà si tratta di Nuccio Pizzimenti, imprenditore che si ispira alla figura di Carcarlo Pravettoni e che in quanto a comunicazioni ha tanto da insegnare a tutti noi: giornalmente, sforna più comunicati del Consiglio dei Ministri e, parimenti, è la stessa persona che, per pubblicizzare salami e caciotte, usa, come colonna sonora, l’inno di Mameli…

Quando, poi ho letto su strill.it Bova: concluso “Visioniamoci” ho pensato che “Visioniamoci” fosse il nome in codice di un’operazione realizzata dalla Guardia di Finanza nel Consiglio Regionale della Calabria di cui Giuseppe Bova è presidente.

Comunque sia, ieri era la festa dell’Immacolata Concezione e il Natale si avvicina: per non dimenticare le tradizioni Pasquale Condello, dal carcere, ha spedito una letterina a Babbo Natale.

La lettera era anonima e conteneva un bossolo di Kalashnikov.

La Commissione d’indagine rischia il naufragio; ma la città merita delle spiegazioni

ottobre 31, 2008

Della Commissione d’indagine di Palazzo San Giorgio avevo già parlato qui.

Ecco, invece, l’articolo che ho scritto oggi per www.strill.it

Come il Titanic, la Commissione d’indagine presso il Comune di Reggio Calabria, nata a furor di popolo e sotto i migliori propositi, rischia di affondare, certificando così una frustrante sconfitta per l’intera città. E infatti, i malumori in seno  alla Commissione presieduta dal consigliere Nuccio Barillà crescono giorno dopo giorno e lo stesso Barillà vede nelle dimissioni un’ipotesi sempre più convincente e seduttiva.

Il gruppo di lavoro, formato alcuni mesi fa, in seguito alle dichiarazioni, rilevate in circostanze diverse, del sindaco Giuseppe Scopelliti e del presidente del Consiglio Comunale, Aurelio Chizzoniti, che parlavano apertamente di “mazzette” in alcuni settori, ha trovato numerose difficoltà nel corso della propria attività. Difficoltà che, evidentemente, giorno dopo giorno, si sono fatte sempre più insormontabili, per svariati motivi.

Ci si è messo di mezzo anche qualche episodio sospetto ancorché inquietante come, per esempio, l’intimidazione subita, qualche settimana fa, dall’architetto Saverio Putortì, dirigente del settore Urbanistica (uno di quelli più attenzionati) cui sono state bruciate due auto proprio nel giorno in cui sarebbe dovuto essere audito dall’equipe coordinata da Nuccio Barillà.

E’ latente nelle dichiarazioni, ma evidente nei fatti, la delusione del coordinatore Barillà per la scarsa collaborazione ricevuta: la Commissione, composta da consiglieri di maggioranza e di opposizione, fa fatica anche a riunirsi, dovendo conciliare gli impegni, peraltro legittimi, dei numerosi professionisti che la compongono

Non lo dice e, probabilmente, non lo dirà mai, ma Nuccio Barillà si sente “sabotato” dai suoi stessi colleghi. Anche per questo Barillà, consigliere esperto e uomo di provata correttezza, sta cercando un modo per svincolarsi dall’incarico.

Ma non sarà facile, perché, oltre alle sue dimissioni bisognerebbe accertare se anche il resto della Commissione sia disposta a lasciare il lavoro intrapreso. Sull’istituzione della Commissione d’indagine ha deciso il Consiglio Comunale, ragion per cui è impensabile che tutto venga spazzato via con un colpo di spugna.

Altro fattore che potrebbe rallentare ulteriormente i lavori: Peppe Raffa, di Forza Italia, componente della Commissione, è stato di recente nominato vicesindaco. Inevitabile, ma non per questo rapida e facile da eseguire, la sua surroga all’interno dell’organo coordinato da Barillà.

Vi sono, insomma, diverse cause che hanno concorso e concorrono a complicare la vita della Commissione d’indagine, chiamata a far luce (ed eventualmente a rivolgersi alla magistratura) su una serie di presunte irregolarità avvenute negli uffici di Palazzo San Giorgio.

Ma, adesso, il lavoro ha subito un’ulteriore, forse decisiva fase di stasi; e, anche se dovesse ultimare il proprio lavoro, ipotesi, al momento, alquanto remota, Nuccio Barillà difficilmente verrà a capo di qualche “magagna”.

E i motivi possono essere molteplici.

A Palazzo San Giorgio è tutto in regola? Può darsi, anche se le dichiarazioni di Scopelliti e Chizzoniti facevano pensare ad altro; Nuccio Barillà è inadeguato per il compito di coordinatore della Commissione d’indagine? Nemmeno a parlarne, le capacità di Barillà, stimato da entrambi gli schieramenti politici, non sono in discussione; molto più probabile, infine, che la Commissione d’indagine abbia trovato, nel corso della audizioni, un muro, una imperforabile reticenza da parte delle persone ascoltate.

Quest’ultima ipotesi, pur rimanendo tale, è quella più preoccupante.

In ogni caso, Nuccio Barillà e la sua Commissione dovranno fornire, per un obbligo morale e istituzionale, un resoconto alla città.

La delicatezza della situazione lo impone, senza alcuna deroga.

100mila euro per la rete wireless, 0 per i precari

settembre 30, 2008

da www.strill.it

Game, set & match per il Comune di Reggio Calabria.
Il termine ultimo per l’approvazione dell’avanzo di bilancio era fissato per oggi, 30 settembre. Puntualmente, con una seduta-lampo, a differenza del solito, viene approvato a maggioranza il maxiemendamento su proposta del consigliere Pasquale Morisani con il quale si propone di destinare la somma di 780mila euro a diverse iniziative.
L’emendamento passa con 24 voti favorevoli (tra i quali anche il consigliere d’opposizione Nino Zimbalatti) 4 astenuti e un voto contrario.

La somma più cospicua del maxiemendamento riguarda il fondo di solidarietà a favore delle famiglie in stato di disagio economico e sociale: 500mila euro su proposta del consigliere Giuseppe Sergi che ha suggerito come questi fondi possano andare a 1000 soggetti attraverso una di una family card di 500 euro.

La battaglia vera, a quanto si apprende, l’opposizione l’ha fatta nelle stanze delle Commissioni. In Aula, invece, il più duro è Nuccio Barillà, poi astenutosi, che, nel proprio intervento lancia un preciso attacco all’operato dell’Amministrazione Comunale: “Il fondo per le famiglie bisognose è certamente un’opera meritoria – dice –, tuttavia sarebbe stato ancora più opportuno concentrare una buona parte dell’avanzo di bilancio per la stabilizzazione degli LSU/LPU del Comune, che, per la maggior parte, sono laureati con famiglia a carico. Avrei, inoltre, destinato dei fondi anche a Ecolandia. Perciò non posso condividere – tuona infine Barillà – questo metodo dell’Amministrazione Comunale che porterà di certo al dissesto e al fallimento”. Di “bilancio fallimentare”, inoltre, parla anche Domenico Meduri dell’Udeur: suo l’unico voto contrario in Aula.

Insomma, LSU/LPU restano, ancora una volta, fuori dai piani dell’Amministrazione Comunale, ma il sindaco Scopelliti non ci sta e difende le proprie scelte: “Abbiamo recuperato i residui attivi. Dall’Amministrazione, oggi, arriva una prova di sensibilità, così come, con la presentazione di un unico maxiemendamento, i consiglieri di maggioranza hanno dimostrato coesione e maturità. I dati sono dalla nostra parte, come testimoniato da uno studio svolto da CittadinanzAttiva: Reggio Calabria – conclude il Primo Cittadino – è la città che più di tutte investe nel sociale”.

Nel dettaglio con l’approvazione e l’immediata esecutività del maxiemendamento vengono destinati 10mila euro per il progetto “strategie di prevenzione primaria e comunicazione territoriale integrata per la riduzione dell’incidenza del carcinoma alla cervice uterina (il papilloma virus); altri 10mila euro per il progetto “Ambiente e Scuola – animazione territoriale ed educazione dei minori alla raccolta differenziata e riciclo dei materiali”; 40mila euro per il progetto “Accoglienza all’ingresso e all’uscita delle scuole elementari comunali”; 100mila euro per interventi di sostegno delle Politiche attive del Lavoro nelle pari opportunità; 20mila euro per beni e servizi da destinare ad attività di ricerca, studio e convegnistica e, infine, su proposta della consigliera Cusumano, 100mila euro per l’ampliamento della rete wireless in città.

100 a 0. Questo il risultato finale: 100mila euro per l’ampliamento della rete wireless, nemmeno un centesimo bucato per i precari, in attesa, da anni, di una meritata stabilizzazione.

I lavori terminano con questo dato.

Il secondo punto all’ordine del giorno, infatti, non viene discusso, ma rimandato per la seconda volta consecutiva: “l’adozione di iniziative a sostegno del mantenimento dell’attività svolta da Sviluppo Italia”, mozione dei consiglieri Scarfone e Morisani, slitta ancora a causa dell’assenza del consigliere Lamberti, già presidente di Sviluppo Italia, il quale aveva manifestato la volontà di intervenire sul punto.

Dove sono gli ultrà?

settembre 24, 2008

E’ tornato ieri a riunirsi quel pittoresco guazzabuglio di personalità che, a Reggio Calabria, si chiama Consiglio Comunale.

Questa la mia cronaca su quanto accaduto, ammesso che sia accaduto qualcosa. 

Da buon cazzaro, però, con voi voglio concentrare l’attenzione su altro. Guardate questa foto:

 

Sono gli scranni, desolatamente vuoti, della minoranza a Palazzo San Giorgio. Quella che dovrebbe essere l’opposizione che, però, mentre si discute in Aula, non c’è. La prova più lampante della latitanza del centrosinitra si manifesta quando, sulla discussione dei debiti fuori bilancio, l’unico a parlare è Massimo Canale.

Dov’è l’opposizione di Palazzo San Giorgio? Il mio amico Antonino Monteleone mi ha detto il nome della persona che può dare alcune risposte ai miei interrogativi.

Sì, c’è solo una persona che può aiutarmi a trovare il luogo in cui si rifugia, da tempo, l’opposizione: è Nuccio Barillà, uno dei consiglieri più esperti: