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Le manovre della famiglia Zappalà

marzo 19, 2011

da www.strill.it

“Abbiamo scalato la montagna fratello, lo sai dove siamo? Nella discesa”. Il 21 gennaio 2011, Antonino Zappalà, fratello di Santi Zappalà, l’ex consigliere regionale del Pdl, tratto in arresto nell’ambito dell’operazione “Reale 3”, è fiducioso. E’ andato a trovare il fratello, a quel tempo detenuto presso il carcere di Nuoro. Una settimana prima il Tribunale della Libertà di Reggio Calabria ha annullato l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa con la cosca Pelle di Bovalino: Zappalà, nella campagna elettorale per le regionali del marzo 2010, sarebbe andato a trovare il boss Giuseppe Pelle, per parlare delle elezioni e di voti: “Ti dò una scadenza massima, che San Valentino vai e te lo passi con tua moglie. Buone, buone possibilità, stiamo lavorando, non pensare, stiamo facendo un lavoro grossissimo. Guardami negli occhi e non ti preoccupare” dice ancora Antonino Zappalà.

Tanti i tentativi messi in atto dalla famiglia Zappalà, nel tentativo di far uscire dal carcere il congiunto. Tutti raccolti nell’informativa del Ros di Reggio Calabria che è stata depositata dal pubblico ministero Giovanni Musarò, nell’ambito dell’udienza preliminare “Reale 3”, che si celebra al cospetto del Gup di Reggio Calabria Roberto Carrelli Palombi, in cui tutti gli imputati (Liliana Aiello, Filippo Iaria, Francesco Iaria, Giuseppe Mesiani Mazzacuva, Pietro Antonio Nucera, Giuseppe Pelle, Mario Versaci e Santi Zappalà) hanno chiesto di essere giudicati con la formula del rito abbreviato.

Tutta l’attività difensiva di Zappalà è stata incentrata in questi due mesi (viene arrestato, infatti, a ridosso del Natale) a uscire dal carcere dove è detenuto a causa dell’ordinanza di custodia cautelare spiccata nei suoi confronti. E così Zappalà si dimette da consigliere regionale e, con una lettera formale ai giudici, si impegna a non fare più politica.

Nei colloqui in carcere è anche la moglie Francesca Parisi a rassicurare il marito, Santi Zappalà. Oltre ai due legali, Francesco Albanese e Antonino Curatola, ci sarebbe un altro soggetto pronto a interessarsi della vicenda del politico. Un certo “Antonello”:

“PARISI Francesca:              Vedi che mi ha detto tuo cugino Antonello di dirti …omissis… che non c’è solo Francesco Albanese e Tonino Curatola … c’è tuo cugino Antonello con loro.

ZAPPALA’ Antonino:          Ohh…Santo, vedi che tutto Antonello, tutto Antonello!

(ZAPPALA’ Antonino nel contempo gesticolava con le mani facendo intendere che il soggetto in questione si stava interessando costantemente alla sua problematica giudiziaria. Zappalà Carmela immediatamente  scostava, in modo discreto, il braccio dello zio seduto al suo fianco per invitarlo a cambiare discorso. Zappalà Antonino, infatti, comprendendo il senso del gesto della nipote Carmela, proseguiva la conversazione incentrandola su altri argomenti).

Allora fammi ridere, vai…”

Un uomo che gli uomini del Tenente Colonnello Stefano Russo identificano in Agatino Antonio Guglielmo, funzionario del Ministero della Giustizia, presso la Corte d’Appello di Reggio Calabria. I parenti di Zappalà tengono molto a rassicurare il congiunto in carcere circa l’impegno profuso per tirarlo fuori di galera:

“ZAPPALA’ Antonino:        Tu Santi non ti potrai mai immaginare …

ZAPPALA’ Carmela:            Quale cosa?

ZAPPALA’ Antonino:          … essendo qua, il lavoro che è stato fatto fuori.

ZAPPALA’ Santi:     …incompr…

ZAPPALA’ Antonino:          Quanto abbiamo lavorato”.

I familiari di Zappalà sono sicuri che Zappalà uscirà prima della scadenza dei termini di custodia cautelare, fissati per il prossimo 21 marzo e farebbero poi riferimento a una persona robusta, che avrebbe un ruolo fondamentale nelle sorti dell’ex consigliere regionale. Ancora dall’informativa che il Ros di Reggio Calabria ha spedito al Procuratore Giuseppe Pignato, adesso agli atti del processo “Reale 3”:

“ZAPPALA’ Santi:    … (dal servizio di videoripresa si nota Santi Zappalà che,  rivolgendosi al fratello Antonino, allargava le braccia e stringeva i pugni come a mimare una persona robusta e/o importante)…

PARISI Francesca:    Santo…

ZAPPALA’ Santi:     … (dal servizio di videoripresa si nota Santi Zappalà che,  rivolgendosi al fratello Antonino, allargava le braccia e stringeva i pugni come a mimare una persona robusta e/o importante)…

ZAPPALA’ Antonino:                      Chi?

ZAPPALA’ Santi:     Antonello…

ZAPPALA’ Antonino:          …incompr… (tono di voce molto basso e i due fratelli dialogano a distanza ravvicinata) …

ZAPPALA’ Santi:     … Gianfranco.

ZAPPALA’ Antonino:          Avvicinati … avvicinati …(dalle videoriprese si nota Antonino Zappalà che si alza dalla sedia e si avvicina a Santi ZAPPALA’. I due interlocutori iniziano a parlare a distanza molto ravvicinata e con un tono di voce molto basso) … lo saprà stasera … incompr …

PARISI Francesca:    Santo … (parla con tono di voce bassissimo guardando negli occhi Santi ZAPPALA’) … incompr …

ZAPPALA’ Santi:     …incompr…”

Nel corso del colloquio del 21 gennaio, nel carcere di Nuoro, Antonino Zappalà, sempre in merito alla problematica della scarcerazione del fratello Santi, dopo aver riportato al fratello quanto riferitogli dall’avvocato Albanese e cioè che il Tribunale della Libertà aveva creato un precedente  rigettando l’istanza di scarcerazione della coimputata Liliana Aiello, la cui udienza era stata tenuta prima di quella di Santi Zappalà, e che se la sua udienza fosse stata la prima sarebbero stati scarcerati anche gli altri indagati), riferisce al fratello di avere interessato alcune persone per la risoluzione della problematica giudiziaria, specificando che era in attesa di una telefonata e che a breve gli avrebbe comunicato qualcosa. Figura centrale, secondo i Carabinieri del Ros, sarebbe dunque Antonino Guglielmo che “grazie alla sua posizione lavorativa e alle connesse conoscenze all’interno dell’apparato giudiziario, avrebbe potuto acquisire e/o ricevere, con anticipo rispetto alla normale procedura, informazioni sulla vicenda giudiziaria riguardante il cugino Santi Zappalà”.

Secondo i Carabinieri del Ros di Reggio Calabria, Guglielmo sarebbe un vero e proprio factotum della famiglia Zappalà, capace di dettare le strategie difensive, entrando in contrasto con uno dei legali di Zappalà, l’avvocato Antonino Curatola:

ZAPPALA’ Antonino:          Noi abbiamo avuto una discussione con Tonino CURATOLA, ha detto…

ZAPPALÀ S.:            No, io gli … incompr … mi salgono i cazzi! Proprio così!

PARISI Francesca     Bravo!

ZAPPALA’ Antonino:          E hai fatto bene, perché lui è venuto qua determinato, perché Tonino lo sai che cosa ha messo? Ha messo in dubbio anche la mia parola, gli ho detto: “ci sono io qua e rappresento mio fratello, c’è la moglie? E si deve fare così!”… “Mah!” Allora ALBANESE dice: “vediamo cosa” … “avvocato…” gli ho detto: “…avvocato CURATOLA, basta, si deve fare così!”

PARISI Francesca:    Antonello si è infuriato, perché poi gli ha detto a Francesco: “se continua così faccio nominare un altro.”

ZAPPALA’ Santi:     Poi io ho capito un’altra cosa, che Francesco è un’altra cosa .

ZAPPALA’ Antonino:                      Ma Antonello …

ZAPPALA’ Santi:     Mentre Tonino ho capito che … incompr …

ZAPPALA’ Antonino:                      Non hai capito! Noi gli dobbiamo dare conto solo a Francesco, solo!

PARISI Francesca:    Si, si basta!

ZAPPALA’ Santi:     Ah?

ZAPPALA’ Antonino:          Se gli dobbiamo dare conto … solo a Francesco!

ZAPPALA’ Santi:     Si ho capito, quello l’ho capito! L’ho capito, l’ho capito in una parola perché Francesco è vicino … incompr … hai capito?

Ed è grande la considerazione e l’affidamento che si fa su “Antonello”, colui il quale si informa anche presso l’ufficio Gip/Gup dell’iter giudiziario del caso Zappalà. Ancora dai colloqui in carcere:

 ZAPPALA’ Santi:     Antonello chissà cosa fà?…

ZAPPALA’ Antonino:                      Tutto, abbiamo lavorato, abbiamo…

ZAPPALA’ Santi:     Senti …

(…attimo di pausa… dal servizio di video osservazione interno, si notava che lo stesso Santi ZAPPALÀ che allargava le braccia e stringeva i pugni come ad indicare una persona robusta e/o importante).

ZAPPALA’ Antonino:          Abbiamo fatto il massimo!

La figura dell’uomo corpulento, peraltro, è assai ricorrente nei discorsi della famiglia Zappalà:

“ZAPPALA’ Santi:    Ah … ti voglio dire … (dal servizio di video osservazione interno, si notava che lo stesso Santi ZAPPALÀ che allargava le braccia e stringeva i pugni come ad indicare una persona robusta e/o importante) … la dà per sicura al cento per cento (100 %)?

ZAPPALA’ Antonino:                      Ha parlato! (dal servizio di video osservazione interno, si notava Antonio ZAPPALÀ fare cenno di  “si” con il capo).

ZAPPALA’ Santi:     Personalmente lui?

ZAPPALA’ Antonino:                      Si!

ZAPPALA’ Santi:     Ah?

ZAPPALA’ Antonino:                      Si, Santo si!”

Tra il nove e il dieci febbraio, peraltro, i familiari di Zappalà si sarebbero recati a Nuoro, dove il congiunto era detenuto, convinti della sua scarcerazione. A tal proposito, in alcune intercettazioni concorderebbero sul fatto di dichiarare che erano preoccupati per le condizioni fisiche del parente detenuto e che, quindi, avevano deciso di andare a trovarlo: “I familiari del Santi Zappalà – scrivono i militari del Ros – si stavano precostituendo una giustificazione plausibile alla loro presenza in Nuoro, proprio il giorno della scarcerazione – non avvenuta – del congiunto”.

Da ultima, la delusione per la mancata scarcerazione porta i soggetti coinvolti nelle intercettazioni a parlare delle dinamiche che avrebbero portato alla decisione. Santi Zappalà attraverso la mimica (allargava le braccia e  stringeva i pugni come a mimare una persona robusta e/o importante) più volte utilizzata per indicare una terza persona, evidentemente interessata a seguire la propria situazione giudiziaria, si rivolgeva al fratello Antonino e gli chiedeva, riferendosi a Guglielmo “… incompr. … l’ha preso in giro?”. Dalle telecamere, quindi, si vede Antonino Zappalà avvicinarsi al fratello Santi e parlargli all’orecchio: “Praticamente quello della Cancelleria gli ha detto: “vedi di non nominare quello che … che non si è saputa la cosa che il Presidente gli aveva detto: “chi l’aviva a cacciare” … qua perchè abbiamo parlato noi   (Antonino Zappalà muove il dito intorno l’orecchio mimando il gesto di essere ascoltato),   per questo si è venuto a sapere qualcosa … Per questo ti dico va bene, stai più tranquillo … Santo   (nuovamente Antonino Zappalà si avvicinava all’orecchio del fratello)   … incompr … per non passare guai sopra a guai, noi ci dobbiamo … lo sai che significa “… non m’ ndii taccunu a tutti … (ndr: che non ci arrestano a tutti!!)”  a mia ed Antonello …  mettitelo in testa che siamo vicini”.

Un’ultima conversazione che, secondo il Ros, implicherebbe la figura di almeno quattro uomini, disposti, evidentemente, ad agevolare la scarcerazione di Zappalà. Adesso resta solo da vedere di chi si tratti.

Rallegratevi ed esultate!

marzo 29, 2009

reggio_calabria_citta_metropolitana

Sono ancora leggermente nauseato da come destra e sinistra reggina abbiano dato vita a una stucchevole lotta per il pennacchio di “Reggio città metropolitana”.

Questione di tempo, passerà. Spero.

Lo scorso 24 marzo, la Camera dei Deputati ha approvato l’emendamento all’articolo 22 della legge inerente il federalismo fiscale.

Da sinistra si ringrazia Maria Grazia Laganà parlamentare del Partito Democratico, da destra invece, tutti a elogiare l’interessamento di Italo Bocchino, del Popolo della Libertà.

Una delle due parti si sbaglia, è evidente.

E molti tra quelli che adesso si compiacciono per la “vittoria di Reggio” sono gli stessi che, nemmeno poche settimane fa, conducevano crociate contro l’invio dei Bronzi di Riace al G8 del prossimo luglio. Voi dite che le cose non siano collegate?

Non divaghiamo. Dove eravamo rimasti? Ah sì, Reggio esulta!

Alè ohhhhhhh, alè ohhhhhh!

Eh sì, basta fare un giro in città: non avete notato i numerosi manifesti di soddisfazione bipartisan? Molti del Pd, molti del Pdl.

Sono uno sciocco: qui ci sono in ballo gli interessi di Reggio Calabria e io sto a parlare di destra e sinistra.

Tanti esultano, ma, parliamoci chiaro, in pochi sanno cosa comporti effettivamente essere una “città metropolitana”.

Ha provato a spiegarcelo, qualche giorno fa, la Gazzetta del sud, intervistando, a riguardo, Gabriella Andriani.

A che titolo? Shhhh, non fate domande impertinenti!

A parte questo, comunque, non è affatto facile sapere a che diavolo servano queste dannatissime città metropolitane e, soprattutto, perchè i cittadini di Reggio Calabria dovrebbero rallegrarsi. Non è facile, se non altro perchè, al momento, le città metropolitane non esistono. Si sa solo che, quando entreranno in funzione, esautoreranno il ruolo delle Province.

Sarà contento il presidente Pinone Morabito.

Insomma, le città metropolitane esistono solo sulla carta e sono le seguenti:

Bari
Bologna
Firenze
Genova
Milano
Napoli
Reggio Calabria
Roma
Torino
Venezia

Sì sa quali sono, ma non si sa quando inizieranno ad avere un ruolo e, soprattutto, che funzioni avranno.

Nel dubbio, però, è meglio esultare e chi non lo fa è:

1) un ignorante

2) un idiota

3) un nemico di Reggio Calabria

E allora, in attesa di sapere perchè lo facciamo, esultiamo!

Esultano tutti: esulta il sindaco Giuseppe Scopelliti, esulta il presidente del Consiglio Regionale, Giuseppe Bova, esulta il segretario provinciale del Partito Democratico, Giuseppe Strangio.

Esulta il Popolo della libertà, esulta il Partito democratico.

A proposito del Pd: il 30 marzo, presso la sala Nicholas Green del Consiglio Regionale si terrà “una grande assemblea aperta a tutti i cittadini per salutare uno dei più importanti successi politici ottenuti dalla città: il via libera della Camera dei Deputati all’Area metropolitana di Reggio Calabria”.

Si discuterà, ma si “saluterà uno dei più importanti successi politici…”.

Una festa, insomma.

E’ il vero banco di prova del Partito Democratico: più sarà noiosa la festa, più si capirà se il Pd è davvero un partito “di sinistra”.

Lascia o raddoppia?

febbraio 27, 2009

enzo_sculco

Che Enzo Sculco fosse un tipo a cui non va di farsi mancare nulla lo avevo capito da un po’.

Sì perchè nel Consiglio Regionale più indagato d’Italia (del mondo, direi), quello della Calabria, lui non solo si è fatto indagare, ma si è anche fatto condannare in primo grado.

Eletto alle Regionali del 2005 nel collegio di Crotone con la Margherita, il 2 febbraio del 2007 è stato condannato in primo grado dal tribunale di Crotone a sette anni di reclusione per frode in pubbliche forniture, truffa, tentata truffa, falso ideologico, concussione, abuso d’ufficio, rivelazione del segreto d’ufficio, corruzione, turbata libertà degli incanti. I reati contestati a Sculco riguardano fatti accaduti tra il 2000 e il 2001, all’epoca in cui era vicepresidente dell’amministrazione provinciale di Crotone.

Il 16 marzo dello stesso anno, il 2007, l’allora presidente del Consiglio dei Ministri, Romano Prodi, sospende lo stesso Sculco dalla carica di consigliere regionale. Sculco viene surrogato da Salvatore Lucà, primo dei non eletti nella Margherita, ora in quota Pdm (il partito fondato da Agazio Loiero).

Enzo Sculco resta fuori dal Consiglio Regionale della Calabria. Vi rientra un anno e mezzo dopo, il 7 agosto del 2008, lasciando la Margherita, per approdare al Gruppo Misto. Enzo Sculco rientra a Palazzo Campanella con queste parole:

Sono qui, dopo lunghi mesi di assenza, non a dispetto di qualcosa o di qualcuno, ma per ragioni di diritto e in forza della mia rappresentatività e per volontà di migliaia di cittadini che hanno liberamente scelto di farsi rappresentare dal sottoscritto in questa Istituzione regionale.

In questi lunghi mesi, non ho mai rinunciato a svolgere le mie prerogative e le mie funzioni politiche sul territorio, con i cittadini e in Calabria. L’ho fatto, come sempre, in ossequio e in coerenza con i principi ed i doveri riconosciuti e richiesti dalla Carta Costituzionale. Torno, ora, ad esercitare, legittimamente, i miei doveri e le mie prerogative di rappresentanza istituzionale nel Consiglio regionale; continuerò a   farlo nel solco della mia tradizione d’impegno,  con tutta la mia esperienza,  ed in coerenza con la mia storia e la mia identità politica e sociale. Ho interrotto e sospeso la mia attività da capogruppo della Margherita: esperienza che ho vissuto con passione e impegno, insieme a tanti meravigliosi amici che oggi ritrovo in quest’Aula. Scelgo di appartenere al Gruppo Misto, che non è per me un punto d’arrivo ma semplicemente un punto  di passaggio. Faccio questa scelta  perché la ritengo, al momento,  la più giusta e la più  corretta, per me e per tutti.  In attesa, naturalmente, di concludere una dolorosa vicenda giudiziaria il cui esito, sono certo, restituirà tutto e per intero.

Questa decisione  non m’impedirà, e spero non impedirà a nessuno, di dialogare e confrontarsi e soprattutto collegarsi e ricollegarsi, non solo idealmente ma anche sulle tante e complesse questioni che saremo chiamati ad affrontare in quest’Aula. E’ mio forte desiderio offrire il  contributo e tutto il mio impegno, come sempre, e senza risparmio alcuno.

Io non dimentico, né voglio in alcun modo dimenticare, che sono qui in rappresentanza dei miei elettori, del mio territorio e dei calabresi tutti. Per loro e a loro sarà dedicato  ogni mio sforzo istituzionale,  nella speranza che da questo lavoro in comune la Calabria e i calabresi possano trarre vantaggi e nuove prospettive.

Da allora, Enzo Sculco, “per volontà di migliaia di cittadini che hanno liberamente scelto di farsi rappresentare in questa Istituzione regionale”, si accomoda, da condannato in primo grado, tra gli scranni di Palazzo Campanella.

Nulla da eccepire dal punto di vista legal-giudiziario: Sculco ha diritto di difendersi nel corso dei tre gradi di giudizio che la legge italiana prevede. Ma la sua presenza in Consiglio Regionale è assai sconveniente sotto il punto di vista morale ed etico.

E’ una mia valutazione. Torniamo ai fatti.

Come dicevo, Enzo Sculco è uno che non si vuole far mancare proprio nulla: indagato, condannato in primo grado a sette anni, oggi ha incassato una seconda condanna: è stato condannato oggi anche ad un anno e tre mesi per il reato di truffa aggravata e falso ideologico.

Al centro del processo alcuni corsi di formazione che erano stati organizzati tra il 2001 e il 2002 dall’ente Ial Calabria di cui all’epoca Sculco era amministratore. Secondo l’accusa, i corsi non si sarebbero mai tenuti anche se lo Ial avrebbe percepito, all’epoca, 300 milioni di lire.

Ricapitoliamo per l’ultima volta: indagato (come tanti suoi colleghi della massima Assise calabrese), condannato in primo grado a sette anni, condannato da un giudice monocratico a un anno e tre mesi.

Siede ancora nell’aula del Consiglio Regionale della Calabria.

La Befana è morta. E la Calabria?

gennaio 6, 2009

operazionecenereecarbone

Ho apprezzato molto l’iniziativa della Fiamma Tricolore, tenutasi a Reggio Calabria e a Villa San Giovanni.

Leggo all’interno del comunicato:

Disoccupazione, precariato, corruzione politica, usura, estorsioni, etc.: sono questi alcuni dei doni destinati alla Calabria e portati in spalla dalla Befana del 2009 che disperata ha cosi deciso di suicidarsi vittima anch’essa della classe politica regionale e nazionale.

Disoccupazione, precariato.

In Calabria di lavoro ce n’è davvero poco. E la fame, insieme alla poca cultura, portano al malaffare. In questo siamo esperti.

Corruzione politica.

Il Consiglio Regionale più inquisito della storia, consiglieri comunali chiacchierati, comitati d’affari, magistrati amici delle cosche, ex pubblici ministeri che si mettono in società con dei condannati, pm onesti che vengono mandati via, in punizione. Che bellezza!

Usura

Un imprenditore, Nino De Masi, costretto a scrivere al Capo dello Stato, affinchè questi possa vigilare sull’imparzialità e la correttezza del processo di appello, che il prossimo 9 gennaio vede alla sbarra i vertici di alcuni dei maggiori istituti di credito italiani con l’accusa di usura. Ma i processi non dovrebbero essere, a priori, giusti, imparziali e corretti?

Estorsioni

Decine di macchine bruciate ogni notte, le saracinesce di diversi esercizi commerciali fatte saltare in aria, imprenditori, come Cosimo Virgiglio, 42enne di San Ferdinando, amministratore della Cargoservice s.r.l., costretto a chiudere la propria attività, lasciando disoccupati i suoi sette dipendenti, con la speranza di poter ricominciare a lavorare al Nord. All’indomani della chiusura della mia società dirò ai miei figli: “Papà è costretto ad andare a lavorare al nord perché qui in Calabria non c’e’ rispetto e tutela”, scrive in un comunicato. L’arresto di Giuseppe Filice, che estorceva soldi per conto della famiglia Barreca, giunto dopo la denuncia di una vittima, lascia un briciolo di speranza.

La stessa speranza che danno, giorno dopo giorno, le forze dell’ordine, mai così attive in Calabria, a Reggio in particolare, come in questi giorni.

La speranza che la Calabria, dove, in media, si consuma un omicidio o una minaccia al giorno, possa un giorno liberarsi.

La speranza, l’unica cosa che ci resta.

Ora che anche la Befana se n’è andata.

Stranezze

dicembre 9, 2008

stranezze

Quando leggo certe cose mi riprometto sempre, ma non lo faccio mai, di fuggire in uno stato più libero e democratico: Cuba.

Sì perchè quando ho letto su strill.it la notizia Catanzaro: mercoledi prossimo il “Christmas show” per beneficenza. Firmato Ruggero Pegna ho pensato che si parlasse del caso-De Magistris e credevo di trovarmi di fronte a una raccolta di fondi per donare una dignità ai magistrati della Procura della Repubblica di Catanzaro.

Mi sbagliavo.

Dall’altra parte, a Reggio Calabria, ho letto sempre su strill.it Reggio: Pizzimenti (Fi) nuovo responsabile comunicazione.

Ho sperato che si trattasse del neo, giovane e smilzo consigliere comunale, Antonio Pizzimenti che, però, a dire il vero, sembra un tipo di poche parole.

In realtà si tratta di Nuccio Pizzimenti, imprenditore che si ispira alla figura di Carcarlo Pravettoni e che in quanto a comunicazioni ha tanto da insegnare a tutti noi: giornalmente, sforna più comunicati del Consiglio dei Ministri e, parimenti, è la stessa persona che, per pubblicizzare salami e caciotte, usa, come colonna sonora, l’inno di Mameli…

Quando, poi ho letto su strill.it Bova: concluso “Visioniamoci” ho pensato che “Visioniamoci” fosse il nome in codice di un’operazione realizzata dalla Guardia di Finanza nel Consiglio Regionale della Calabria di cui Giuseppe Bova è presidente.

Comunque sia, ieri era la festa dell’Immacolata Concezione e il Natale si avvicina: per non dimenticare le tradizioni Pasquale Condello, dal carcere, ha spedito una letterina a Babbo Natale.

La lettera era anonima e conteneva un bossolo di Kalashnikov.

Il commissario Boemi

ottobre 15, 2008

Mi piace scrivere, ma, al momento, il commissario Boemi non è il nuovo personaggio di un romanzo.

Dell’importanza della Stazione Unica Appaltante avevo già parlato.

Se ben utilizzata la stazione unica appaltante può diventare un’arma eccezionale nella lotta alla ‘ndrangheta, togliendo soldi, tanti soldi, alle cosche.

“Senza soddi non si canta missa”, diceva qualcuno.

Dopo l’approvazione in Consiglio, la Regione Calabria sembra voler fare sul serio e di questo non posso che essere felice, dando atto al presidente Agazio Loiero di aver scelto, almeno in questo caso, una strada seria che condivido.

Per intenderci, il nome del magistrato Salvo Boemi, al quale verrà affidata la poltrona di commissario della SUA, non mi esalta, ma, certamente, affidare l’incarico a un magistrato piuttosto esperto come il barbuto procuratore aggiunto di Reggio Calabria se non mi fa fare i salti di gioia, parimenti non mi deprime.

Credo che Boemi, che peraltro, se non vado errato, ha praticamente concluso il proprio ciclo a Reggio Calabria, accetterà di buon grado. Mi auguro soltanto che i tempi per condurre in porto l’operazione siano brevi, in modo tale da poter cominciare al più presto un lavoro che non sarà per nulla facile.

Punti di (s)vista

settembre 15, 2008

Calabria: efficiente e produttivo il rapporto tra Regione e Università

E’ una nota apparsa pochi minuti fa su strill.it, a firma di Antonino Castorina e Francesco Gatto, rispettivamente Consigliere di Amministazione Ardis “Università Mediterranea” e Vice Presidente “Ius Rheginum Onlus”.

Preciso subito una cosa, per i malpensanti: Nino Castorina e Ciccio Gatto sono due miei amici.

Eh sì, l’amicizia è una bella cosa, ma le opinioni sono un altro paio di maniche: sì perchè, a volte, mi sembra di essermi coricato sulla Terra e risvegliato su Marte.

Fin dal titolo del comunicato stampa, infatti, si elogia la sinergia tra Regione Calabria e Università Mediterranea. Insomma l’Università Mediterranea è in salute, può usufruire dei voucher, ecc.ecc. e tutto questo grazie alla Regione Calabria.

Ora, a memoria, l’utopistica Città del Sole è un’opera di Tommaso Campanella, nonchè una casa editrice abilmente diretta da Franco Arcidiaco (anche lui è un amico).

Reggio Calabria, e di conseguenza la sua Università, non mi sembra assimilabile a questo tipo di ragionamento.

Anche perchè, tanto per fare l’esempio più stupido, ma, nello stesso tempo, più evidente, sono costretto a ricordare ad Antonino e Francesco che l’Università Mediterranea, fiore all’occhiello di Reggio Calabria, è quella stessa Università che si dipana da Gallina ad Archi (alla faccia della cittadella universitaria!), le cui Facoltà hanno sede in un punto della città e l’Aula Magna in un altro. Senza dimenticare che il Rettorato, poi, è in un altro punto ancora.

E questo lo sa anche la Regione Calabria, dato che molte lezioni vengono tenute anche all’interno della sede del Consiglio Regionale, non di certo per spirito di aggregazione con il personale di Palazzo Campanella o con i tanti consiglieri indagati.

Ad Antonino e Francesco chiedo: siete ancora sicuri che sia “efficiente e produttivo” il rapporto con la Regione?

SUA maestà

settembre 13, 2008

Ho partecipato, ieri sera, a un convegno sulla Stazione Unica Appaltante: la SUA.

Ora, mi sembra lapalissiano specificare (ma ieri sera l’ho fatto) l’importanza di questo istituto: ieri il ministro dell’Interno del Governo Ombra (ihihihihihih), Marco Minniti, ha spiegato il funzionamento della SUA regionale, ben diverso da quella di Crotone, che ha dato ottimi risultati (nel giro di un anno l’80% degli appalti crotonesi passerà da lì).

La Stazione Unica Appaltante dovrà monitorare il settore, sempre pericoloso e quasi sempre colluso, degli appalti: non dimentichiamo che già dagli anni ’60, ai tempi della costruzione della A3, le ditte pagavano il famoso 3% sulla cifra degli appalti alle cosche. Ora, come dimostrato dall’operazione “Arca” dello scorso luglio e, spostandoci sulla SS106, quella denominata “Bellu lavuru”, le cose non sono cambiate, ma, come un bubbone che nel tempo s’ingrossa, sono peggiorate. E non dimentichiamo che una società prestigiosa, come Condotte SpA, si è vista revocare il certificato antimafia, salvo poi riceverlo indietro, dopo qualche mese, dal TAR.

Ma questa è un’altra storia.

In un territorio, quello calabrese, infestato da 160 cosche, è quanto mai necessario che la Stazione Unica Appaltante, già approvata dal Consiglio Regionale, sia perfettamente efficiente e funzionante.

In Sicilia la SUA (quella non “ufficiale”, specifico) era affidata ad Angelo Siino, referente delle più potenti famiglie di Cosa Nostra, detto Bronson per la sua somiglianza con l’attore (Il giustiziere della notte, C’era una volta il West, ecc. ) Charles Bronson.

Ovviamente la speranza è che, in Calabria, la SUA (quella vera) non venga affidata all’Angelo Siino di turno.

P.S. Come ho detto ieri a Minniti, De Sena e Cisterna, sono sempre in attesa dell’Agenzia sui beni confiscati.

Grazie.