Posts Tagged ‘criminalità organizzata’

In fondo a destra

marzo 21, 2009

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Muore oggi, ufficialmente, la destra italiana.

Alleanza Nazionale si scioglie in due giorni. In due giorni, presso la Fiera di Roma, con un colpo di spugna, si cancellano anni e anni di tradizione: non vi annoierò con il solito discorso sulla svolta di Fiuggi. La storia la conosciamo tutti.

Muore oggi, ufficialmente, la destra italiana.

Dico ufficialmente, perchè era da diversi anni che Alleanza Nazionale, salvo sporadici casi, non rappresentava nemmeno lontanamente i valori della destra. Legalità in primis.

Basta stare attenti quando qualche esponente di Alleanza Nazionale o Forza Italia viene tratto in arresto con accuse, a vario titolo, legate alla criminalità organizzata.

Aennini e forzisti si prodigano in messaggi di solidarietà: “saprà dimostrare la propria innocenza”, dicono. A destra gli unici che sembrano “tifare” per i giudici e per le forze dell’ordine che provano, giorno dopo giorno, a ripulire terre difficili come quelle del Meridione sembrano essere quelli della Fiamma Tricolore che però, non me ne vogliano, sono quattro gatti.

Nel prossimo weekend ci sarà congresso fondativo del Pdl, con la fusione tra An e Forza Italia: firma e controfirma per sancire la morte della destra.

Quella che dovrebbe essere la vera destra, Alleanza Nazionale, si fonde a Forza Italia, il partito che, a memoria (ma chiunque abbia voglia può smentirmi), conta, in tutta Italia, più indagati o condannati.

Ignazio La Russa ha pronunciato una frase, probabilmente per tranquillizzare la folla della Fiera di Roma, che però, per quanto mi riguarda, ha un suono altamente inquietante: con Forza Italia non siamo «fidanzati», ha dichiarato La Russa, ma «gemelli».

Amen.

“Cambiando i governi niente cambia lassù”

febbraio 28, 2009

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In principio era il Verbo.

Subito dopo arrivò la Cassa del Mezzogiorno. E’ il 1950 quando il Governo di Alcide De Gasperi decide di istituire un ente per finanziare iniziative industriali tese allo sviluppo economico del meridione d’Italia, allo scopo di colmare il divario con le regioni settentrionali. Di lì a poco la Penisola avrebbe conosciuto il boom economico, il miracolo italiano.

Al Sud, però, gli unici miracoli che si ricordino sono quelli di San Gennaro, a Napoli, mentre sono stati, sono e saranno tantissimi i “boom”. Firmato mafie.

Dopo la Cassa del Mezzogiorno, per tentare di risollevare il Meridione, in perenne stato di arretratezza, arriva un’altra idea: la 488.

Cos’è la legge 488?

La Legge 488/92 prevede la concessione di agevolazioni in favore delle imprese che intendono promuovere dei programmi di investimento in territori “particolarmente depressi”.

I territori del Meridione.

Non dico nulla, vi copio e incollo soltanto ciò che scriveva, appena pochi giorni fa, Antonello Caporale su la Repubblica. Lo condivido in pieno:

La legge 488, la figlia illegittima della Cassa del Mezzogiorno, provoca l’emigrazione al contrario: imprenditori del Nord che scendono al Sud, nel profondo Sud, ripuliscono le casse del Ministero per lo Sviluppo Economico, gabbano migliaia di ragazzi e si eclissano. Oppure solleticano la verve imprenditoriale della mafia locale, coperta dal silenzio della gente e da un manipolo di prestanome. Chi (pochi) finisce in cella, chi (tanti) fugge all’estero, chi (la maggioranza) aspetta che la giustizia si fermi al traguardo della prescrizione.

E infine:

La legge 488, la famigerata 488, ha generato la più grande catena truffaldina nella già devastata economia del sud.

Cerchiamo di non perdere il filo: abbiamo parlato della Cassa del Mezzogiorno e della legge 488.

Insomma, il Sud non cammina e quando cammina lo fa a marce basse. Lo Stato negli anni fa credere di volerle provare tutte per risollevare una porzione assai significativa, dal punto di vista storico e demografico, del proprio territorio.

Oggi, l’ennesimo tentativo che, probabilmente, farà la brutta fine degli altri due strumenti di cui ho appena finito di parlare: il Ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ha scelto il congresso del Movimento per l’Autonomia per annunciare la notizia dell’istituzione della Banca del Mezzogiorno.

La Banca del Mezzogiorno avrà cinque milioni di euro di capitale: la sua istituzione è prevista dall’articolo 6-ter della Finanziaria 2009.

Vi segnalo il punto uno:

1.Al fine di assicurare la presenza nelle regioni meridionali d’Italia di un istituto bancario in grado di sostenere lo sviluppo economico e di favorirne la crescita, è costituita la società per azioni «Banca del Mezzogiorno».

Il punto tre:

3.Con il decreto di cui al comma 2 sono altresì disciplinati:
a) i criteri per la redazione dello statuto, nel quale è previsto che la Banca abbia necessariamente sede in una regione del Mezzogiorno d’Italia;
b) le modalità di composizione dell’azionariato della Banca, in maggioranza privato e aperto all’azionariato popolare diffuso, e il riconoscimento della funzione di soci fondatori allo Stato, alle Regioni, alle Province, ai Comuni, alle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e altri enti e organismi pubblici, aventi sede nelle regioni meridionali, che conferiscono una quota di capitale sociale;
c) le modalità per provvedere, attraverso trasparenti offerte pubbliche, all’acquisizione di marchi e di denominazioni, entro i limiti delle necessità operative della Banca, di rami di azienda già appartenuti ai banchi meridionali e insulari;
d) le modalità di accesso della Banca ai fondi e ai finanziamenti internazionali, con particolare riferimento alle risorse prestate da organismi sopranazionali per lo sviluppo delle aree geografiche sottoutilizzate.

E il punto quattro:

4.È autorizzata la spesa di 5 milioni di euro per l’anno 2008 per l’apporto al capitale della Banca da parte dello Stato, quale soggetto fondatore. Entro cinque anni dall’inizio dell’operatività della Banca tale importo è restituito allo Stato, il quale cede alla Banca stessa tutte le azioni a esso intestate a eccezione di una.

Tremonti, a margine dell’annuncio, ha detto una cosa giusta: “Il problema non è la quantità ma la capacità di spesa, non è quante risorse sono assegnate ma quante sono spese e spese bene. Non è un problema di stanziamenti, ma dell’effettivo utilizzo degli stanziamenti stessi. Il problema è anche nella necessità che la classe politica abbia responsabilità e capacità di governo”.

E’, come ho detto, un ennesimo tentativo. Uno specchietto per le allodole che, grazie all’incapacità e alla connivenza della politica, probabilmente diverrà ben presto un succulento bocconcino per la criminalità organizzata.

A proposito, il casalese Nicola Cosentino, sottosegretario dell’Economia, a proposito della Banca del Mezzogiorno, dice: “Sarà il principale volano dell’economia meridionale. Il suo atto di nascita aggiunge un pezzo importante al mosaico di sviluppo del Mezzogiorno. La Banca del Sud, di cui ieri è stato firmato il decreto attuativo, servirà a dare ossigeno ai programmi di sviluppo del Meridione”. 

A Casal di Principe, a Palermo e, perchè no, a Reggio Calabria qualcuno sta già brindando.

Professione vacanze

novembre 18, 2008

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Leggo che il Dipartimento di Amministrazione Penitenziaria ha vietato la lettura dei giornali locali ai detenuti in regime di 41bis.

Questa la spiegazione fornita da un lancio dell’Ansa:

…in seguito a indagini scaturite dalle minacce rivolte da boss detenuti a giornalisti o imprenditori, alcuni dei quali sono adesso sotto scorta. Molti mafiosi risultano abbonati a giornali della propria citta’ che ricevevano ogni giorno in cella prima che entrasse in vigore il divieto.

Niente paura, però: Santo Araniti, condannato all’ergastolo per l’omicidio dell’ex presidente delle Ferrovie dello Stato, Lodovico Ligato (27 agosto 1989), potrà leggere in santa pace, davanti a una buona tazza di caffè, le pregevoli e coraggiose inchieste di Gazzetta del Sud.

Giuro che è vero!

Il carcere, soprattutto per chi se lo merita, sta diventando una barzelletta, come quelle raccontate da Jerry Calà & C. nella fortunata serie “Professione Vacanze”: Santo Araniti, alleato del Supremo Pasquale Condello (anch’egli condannato per l’omicidio Ligato), non è più rinchiuso in regime di 41bis:

Lo ha deciso la Cassazione respingendo il ricorso del Procuratore della Corte di Appello di Torino che chiedeva, appoggiato dal parere favorevole espresso dal Ministero della Giustizia, il ripristino del ‘carcere duro’ per Araniti a causa della sua perdurante pericolosita’ e del ruolo di capocosca che tuttora ricoprirebbe. Senza successo il Pg di Torino ha sostenuto – nel suo ricorso in Cassazione contro la decisione del Tribunale di sorveglianza del capoluogo piemontese che a gennaio ha revocato il 41 bis ad Araniti – che la cosca del boss ”e’ tuttora attiva, che perdura la latitanza di Pasquale Condello (ai tempi ancora uccel di bosco, ndr), sodale di Araniti e complice dell’omicidio Ligato, che Araniti e’ indagato per concorso in un altro omicidio”.

Del resto, se Santo Araniti è nato il 25 aprile (classe ’47) un motivo ci sarà.

Lo spessore criminale di Santo Araniti è percepibile fin dai tempi del processo Olimpia, fino ad arrivare, poi, all’operazione Bless, di un anno e mezzo fa.

Santo Araniti è, per esempio, l’esecutore materiale dell’agguato a Sebastiano Utano, del 12 dicembre del 1975 in cui perse la vita la figlioletta di quest’ultimo.

Giuseppina, tre anni.

Già condannato per detenzione di armi, estorsione e traffico di droga, Santo Araniti è il reggente dell’omonima cosca di Sambatello.

Per avvalorare la mia tesi vi propongo questa notizia dello scorso 22 maggio:

Beni per un valore di due milioni e 750 mila euro sono stati confiscati dalla Dia di Reggio Calabria a due presunti affiliati alla ‘ndrangheta.  G.C. indicato dalla Dia come elemento di spicco delle cosca Libri e capo del gruppo criminale dominante nel quartiere San Giorgio Extra di Reggio Calabria, accusato di avere gestito un traffico di droga con il Brasile, dove il suo gruppo criminale avrebbe una base operativa. C. A. secondo l’accusa, sarebbe un prestanome del boss Santo Araniti, con una partecipazione diretta in attivita’ di traffico di droga ed usura. le forze dell’ordine hanno confiscato un fabbricato di cinque piani ed un terreno in localita’ San Giorgio di Reggio Calabria, tre appartamenti ed un edificio di cinque piani. 

Insomma, come si dice in gergo, Santo Araniti, anche da dietro le sbarre è “unu chi cunta”.

Insieme a lui, però, escono dal regime di carcere duro anche altri illustri personaggi della ‘ndrangheta (ma anche esponenti di mafia e camorra): Giuseppe Iamonte, Fioravante Abbruzzese e Mario Pranno,  Carmine De Stefano, Francesco Perna, Gianfranco Ruà (per questi ultimi il regalo risale alla scorsa estate).

Insomma, il carcere si trasforma in villaggio turistico, tanto per ritornare a “Professione vacanze: “libidine, doppia libidine…libidine coi fiocchi!”

Tutto mentre il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, si dimena riuscendo a rispedire in 41bis il solo Antonino Madonia, uno dei mandanti dell’omicidio del generale Dalla Chiesa, e l’emendamento sul nuovo 41 bis, approvato all’ unanimità nei giorni scorsi dalla commissione Giustizia e Affari costituzionali del Senato, deve ancora andare in aula.

Ma, francamente me ne infischio e corro dal consigliere regionale Maurizio Feraudo a firmare contro il lodo Alfano: peccato che si possa fare solo una volta… Non c’è gusto!