Posts Tagged ‘democratici di sinistra’

Giudici, presidenti e musicisti

dicembre 4, 2008

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Siccome la Giustizia italiana va a gonfie vele e di lavoro ce n’è poco, Clementina Forleo, ex Gip di Milano, trasferita a Cremona, in punizione per aver indagato i sinistri, e il vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, Nicola Mancino, invece di sgobbare, parlano.

Partiamo da quest’ultimo.

Lo scoop (o presunto tale) lo fa Il Giornale, quotidiano di Silvio Berlusconi che non sospetto abbia simpatie nei confronti di Luigi De Magistris: secondo il quotidiano diretto da Mario Giordano, Mancino sarebbe coinvolto nell’inchiesta della Procura di Salerno sul “complotto” contro de Magistris, il cui trasferimento è stato deciso proprio dal Csm. Nell’articolo pubblicato dal Giornale si fa riferimento al decreto di perquisizione nei confronti dei magistrati di Catanzaro emesso dalla Procura di Salerno, in cui – alla pagina 442 – si dà conto di una telefonata giunta a Saladino da un numero fisso intestato a Mancino.

Ma il vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura si difende:

“Non ho mai telefonato a Saladino, la chiamata partita da uno dei miei numeri di telefono è stata fatta da un’altra persona, da un rappresentante di Comunione e liberazione, Angelo Arminio, che nel 2001 era nella schiera dei miei collaboratori. Saladino non lo conosco, mi è stato presentato nel 1985 per un comizio che fece un candidato delle liste Dc e appartenente a Cl, pensavo fosse milanese, non ho mai avuto rapporti con lui”.

Poi la promessa o, forse, la minaccia:

“Il giorno in cui una campagna di stampa dovesse incidere sulla mia autonomia non ho difficoltà a togliere l’incomodo”.

Non usa la parola “delegittimazione”, Nicola Mancino, ma, in pratica, parla proprio di quella. Parla di una delegittimazione, quella a mezzo stampa, diversa, forse un po’ meno grave, da quella che avrebbe subito Luigi De Magistris, vittima, ma questo bisognerà ancora accertarlo, di un complotto da parte dei suoi stessi colleghi. Una delegittimazione sulla quale Nicola Mancino, da presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, ha messo becco poco e male.

Nel frattempo, Clementina Forleo, Gip dell’inchiesta Unipol-Antonveneta, quella che coinvolse esponenti dei ds (D’Alema, Latorre) in un libro-intervista, afferma:

“Fino a quando s’era attaccato il nemico della magistratura, il nemico di destra, era andato tutto bene. Avevo avuto la solidarietà. La magistratura era stata compatta nel proteggere il giudice Forleo. Poi, quando spunteranno caimani d’altro colore, tutti si dilegueranno”.

Anche lei, come Mancino, non usa l’affermazione diretta ma, in definitiva, parla delle cosiddette “toghe rosse”.

Ma esisteranno davvero?

A ben guardare l’operato di Gerardo D’Ambrosio, ex pm di Tangentopoli, eletto nel senatore dei Ds nel 2006 e riconfermato, nel 2008 nel Pd, si direbbe di sì.

Ma magari l’apparenza inganna.

Vi consegno, però, le riflessioni, che non disprezzo affatto, di Clementina Forleo:

“Se qualcuno lascia la toga per diventare un politico, poi dovrebbe avere il buon gusto di non creare confusione di ruoli”.

E concludo parlando proprio di Tangentopoli. Sull’abitudine di consegnare gli indagati a quello che la letteratura battezzerà come “carcere preventivo”, Clementina Forleo dice:

I fatti erano “gravissimi, ma lo strumento carcerario doveva essere limitato ai più gravi”.

La risposta di Francesco Saverio Borrelli, che, ai tempi, era Procuratore capo di Milano e che oggi ha finalmente trovato la sua strada, essendo direttore del conservatorio milanese, fa rabbrividire:

“È assurdo, e questo sì lo capisco oggi più di allora, che la custodia cautelare venga effettuata in galera e che non esistano strutture apposite. E del resto anche nei confronti del carcere come punizione sono diventato un critico molto aspro: il recupero è un’altra cosa”.

A distanza di sedici (quasi diciassette) anni Borrelli ha capito. Meglio tardi che mai…

Ma la cosa più simpatica, e qui concludo davvero, l’ha detta, come spesso accade, il presidente emerito della Repubblica, Francesco Cossiga:

“Buona la notizia che la procura della Repubblica di Salerno indaga sull’operato del Procuratore Generale di Catanzaro e di altri magistrati della Calabria, e presto credo anche dello stesso Consiglio Superiore della Magistratura. Finche’ si indagano tra di loro e forse anche tra di loro si arrestano, non violano la liberta’ dei cittadini!”.

Chissà cosa pensa il musicista Borrelli…

Aggiornamento da www.corriere.it

La Procura di Catanzaro ha bloccato gli atti già sequestrati dalla Procura di Salerno. Il provvedimento è stato firmato dal procuratore generale Enzo Jannelli e dai sostituti Garbati, De Lorenzo e Curcio. Il provvedimento di sequestro è stato notificato ai carabinieri di Salerno che erano negli uffici della Procura generale per effettuare l’indicizzazione dei documenti sequestrati relativi all’inchiesta ‘Why Not’ e ‘Poseidone’. Un gruppo di carabinieri del Reparto operativo provinciale di Catanzaro è partito alla volta di Salerno per notificare ai magistrati campani il provvedimento di sequestro emesso dalla Procura generale del capoluogo calabrese. Inoltre sette magistrati della Procura di Salerno, fra cui il procuratore capo Apicella, sono indagati dalla Procura di Catanzaro.

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Pensaci, Giacomino

ottobre 24, 2008

E’ uno bravo Giacomo Mancini junior.

E’ stimato a sinistra, ma è stimato a destra. Intrattiene rapporti cordiali con i sinistri, ma anche con i destri: questa, per esempio, è un’agenzia Asca di qualche mese fa, in cui l’ex deputato socialista si schiera al fianco del sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Scopelliti:

”Conosco il sindaco di Reggio Calabria e, sebbene abbia una formazione politica molto distante e differente dalla mia, lo considero un amministratore attento ai bisogni della sua comunita’ e un dirigente politico apprezzato anche al di fuori del suo partito e della sua coalizione e per questo, nel momento in cui e’ vittima di un ingiusto tentativo di infangare la sua onorabilita’, esprimo a Giuseppe Scopelliti la piu’ sentita solidarietà” . Lo ha dichiarato Giacomo Mancini, del Partito Socialista. ”Mi auguro – ha continuato Mancini – che gli schizzi di fango, che colpiscono Scopelliti, non siano il preludio ad una lunga campagna elettorale, combattuta con i veleni, le insinuazioni e alimentando i verminai. Se cosi’ dovesse essere – ha concluso Mancini – sarebbe l’ennesima sconfitta per la Calabria e per i calabresi”.

Giacomo Mancini junior è nipote di quel Giacomo Mancini che, insieme alla combriccola composta anche da Misasi e Pucci, nel 1970, la mise in quel posto, e senza vaselina, a Reggio Calabria. Ai tempi, infatti, il capo del Governo, quel briccone di Emilio Colombo, aveva promesso che sul capoluogo della Regione Calabria avrebbe deciso il Parlamento, ma Mancini, il cui fantoccio, in quei mesi convulsi, è stato più volte impiccato in città, minacciò la crisi di Governo qualora non fossero stati mantenuti i patti già stabiliti nei salotti della Capitale: capoluogo di regione a Catanzaro, università a Cosenza e le industrie, promesse tramite quella truffa del pacchetto-Colombo, a Reggio Calabria.

Dicevo, Giacomo Mancini è uno bravo: è giovane (ha 36 anni) si è abbracciato per una vita con la sinistra, con i Democratici di Sinistra (pace all’anima loro), con lo SDI, poi con la Rosa nel pugno. Adesso, però, sembra essere rimasto ammaliato dall’indiscutibile fascino di Re Silvio, ma, soprattutto, dal lauto compenso da parlamentare europeo, posto assicurato qualora effettuasse il salto dai Socialisti al Popolo della Libertà.

Sì, Giacomo Mancini è pronto a fare il salto della quaglia: al Pdl, con il culetto poggiato, a Bruxelles, su una comoda sedia del Parlamento Europeo.

Più di 12mila euro mensili, escludendo benefits, rimborsi, ecc. ecc.

Alcuni giornali, come nel calciomercato estivo, danno l’affare per concluso.

Io aspetto l’ufficialità e nel frattempo sono indeciso se fare un appello o stare zitto.

Che faccio lo dico? Lo dico o non lo dico?

Massì lo dico!

“Pensaci, Giacomino!”