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Le interviste (im)possibili

agosto 20, 2008

Potrebbe sembrare così, ma io e il amico Antonino Monteleone non giochiamo a linkarci i blog.

La verità è che con il suo intervento sulla recente intervista che un certo Don Fedele avrebbe rilasciato al giornale tedesco Der Spiegel, parlando della strage di Duisburg, ha anticipato una mia riflessione elaborata proprio la notte scorsa.

Parto dal presupposto che aver messo una faida tra le più sanguinose della storia sul terreno della telenovela, con intrecci, misteri e interviste che appaiono, di tanto in tanto, sulla stampa, pur essendo un fan del giornalismo d’inchiesta, non mi piace nemmeno un po’.

Comunque sia, che Marco Marmo fosse l’obiettivo dei killer di Duisburg lo avevo letto già nei primi lanci di agenzia in quel 15 agosto del 2007, ma che, adesso, a distanza di un anno, un fantomatico “padrino” ci dica che quei sei morti sono stati il prezzo da pagare per evitare un’ulteriore recrudescenza della faida di San Luca e che lo stesso Marmo sia l’assassino di Maria Strangio, uccisa a San Luca nel Natale del 2006, mi sembra davvero troppo.

Sia chiaro, ogni elemento utile per ricostruire dinamiche criminali, non solo relative a San Luca e Duisburg è ben accetto. Ma buttare lì, sul giornale, una confessione anonima, assomiglia moltissimo, secondo me, a una mossa pubblicitaria di caratura internazionale.

Le ipotesi sono due:

1) Der Spiegel inventa di sana pianta l’intervista a Don Fedele. E questo è molto grave, non solo dal punto di vista deontologico.

2) Der Spiegel  intervista davvero Don Fedele. E questo, forse, è ancora più grave, perchè significa dare voce (come ha fatto alcuni giorni fa Panorama con Giovanni Strangio) a un individuo che, certamente, non ha la fedina penale fresca di bucato.

Ho riflettuto soprattutto su quest’ultimo caso. Se l’intervista fosse vera? Se anche le parole di Don Fedele fossero vere?

Tra gli arresti scattati lo scorso anno, a distanza di pochi giorni dalla strage, e quelli avvenuti successivamente (gli ultimi in ordine di tempo sono quelli di Peppe e Paolo Nirta e di Gianfranco Antonioli) solo un uomo, un boss, resta, per ora, uccel di bosco e quindi in grado di rilasciare eventuali interviste come quella di Der Spiegel: Antonio Pelle, 75 anni, detto “Ntoni Gambazza”.

Fabrizio Gatti, per L’Espresso, tempo fa parlava di lui.

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San Luca oggi piange

agosto 15, 2008

C’è un locale, è una pizzeria, si chiama “Da Bruno”: lo usano per riunirsi, come punto d’appoggio.
C’è sempre un locale d’appoggio: un po’ come accade in “C’era una volta in America”, in “Bronx”, in “Quei bravi ragazzi”, in “Casino”. Ma in questa storia il protagonista non è Robert De Niro.
Ci sono sei ragazzi, sei ragazzi italiani, calabresi, che muoiono a migliaia di chilometri da casa.
E’ il 15 agosto del 2007 quando, sul suolo tedesco, a Duisburg, cadono in sei: Tommaso Venturi, 18 anni quel giorno, Francesco Giorgi, minorenne, Francesco e Marco Pergola, rispettivamente di 22 e 20 anni, Marco Marmo, di 25 anni, e Sebastiano Strangio, di 39 anni.
E’ l’alba, i sei sono appena usciti dalla pizzeria dove hanno festeggiato i diciotto anni di Tommaso Venturi, l’unico delle vittime nato in Germania. Insieme alla maggiore età di Venturi, probabilmente, hanno celebrato anche il suo ingresso ufficiale all’interno della ‘ndrangheta: in una tasca dei pantaloni del giovane, infatti, verrà ritrovato un santino bruciato, testimonianza di un antico rito d’affiliazione, forse ripetutosi, quindi, quella notte.
I sei vengono investiti da una tempesta di piombo. Cadono a terra, agonizzanti; vengono finiti con un colpo di pistola alla testa: tipico clichè da esecuzione mafiosa.
“E’ un regolamento di conti senza precedenti”, dicono a caldo gli inquirenti.
La mattanza di Duisburg si inquadra fin da subito, infatti, all’interno della Faida di San Luca, iniziata nel 1991 per un banale lancio di uova tra giovani del paese, proseguita poi, negli anni, per ragioni ben più grosse. La faida contrappone i Nirta-Strangio ai Vottari-Pelle-Romeo.
E’ una vendetta: alcuni mesi prima, il 25 dicembre, giorno di Natale, a San Luca, un gruppo di fuoco spara per uccidere Giovanni Luca Nirta, considerato uno dei capi dei Nirta-Strangio, ma uccide la moglie, Maria Strangio e ferisce altre tre persone, tra le quali un bambino di 5 anni.
Da quel lontano Carnevale del 1991 vengono scelte, infatti, sempre date significative, spesso coincidenti con le festività. Si vuole lasciare il segno, in modo tale che le ricorrenze, festose per tutti, vengano ricordate, invece, come giornate di lutto e di morte.
Dopo il massacro il cerchio si stringe nel giro di pochi giorni: una telecamera a circuito chiuso “cattura”, nel corso della fuga, le immagini dei due killer che hanno scatenato l’inferno nella notte di Duisburg, la città che circa un anno prima ospitava gli azzurri che sarebbero diventati Campioni del Mondo. Il 30 agosto, quindici giorni dopo la strage, vengono arrestati in quaranta. C’è quello che gli inquirenti ritengono essere il gotha della ‘ndrangheta di San Luca: tra i fermati, appartenenti a entrambe le famiglie rivali -Nirta-Strangio e i Vottari-Pelle-Romeo-, tuttavia, nessuno è direttamente accusato dell’eccidio di Duisburg perché Giovanni Strangio, il ricercato numero uno, colui che avrebbe guidato il commando omicida, del quale prima viene fornito un identikit e, dopo alcuni giorni, diffusa la foto segnaletica, è irreperibile. A suo carico, con colpevole ritardo, verrà spiccato un mandato di cattura internazionale.
San Luca, comunque, balza, nuovamente, sulla prima pagina della cronaca nera: giornalisti da tutto il mondo vengono inviati in Calabria per immortalare, attraverso gli obiettivi di macchine fotografiche e telecamere, il paese, un comune di 4.171 abitanti della provincia di Reggio Calabria, posto sul versante ionico alle falde del massiccio dell’Aspromonte, a 93 chilometri dalla città dello Stretto. Un luogo in cui 134 abitanti si chiamano Pelle, 121 Strangio, 92 Romeo, 85 Nirta e quasi tutti sono imparentati da matrimoni e battesimi.
San Luca, per l’Italia, per tutto il mondo, fa rima con ‘ndrangheta. Se scrivete all’interno di Google, la risposta a ogni problema, le parole chiave “alberghi San Luca Calabria” il primo risultato della ricerca reca questa intestazione: “Faida San Luca, Calabria, ‘ndrangheta”.
Una fama, un’eredità, cominciata diciassette anni fa e che il 15 agosto del 2007 ha raggiunto il proprio, drammatico, apice.
L’operazione di contrasto, da parte delle forze dell’ordine, è continua: l’ultimo arresto “eccellente”, quello di Paolo Nirta, risale poco più di una settimana fa. Non c’è pace a San Luca e, anche quando non si spara, il clima è sempre quello della bonaccia che preannuncia la tempesta.
A San Luca, oggi, è il giorno del dolore: per i familiari delle vittime, per i familiari delle persone arrestate, per i familiari di Giovanni Strangio, latitante: la madre giura, fin dal primo momento, sull’innocenza del figlio.
A distanza di un anno, San Luca oggi piange.