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Cuor di leone

dicembre 17, 2008

PALERMO - SUICIDA IN CARCERE GAETANO LO PRESTI ARRESTATO NEL BLI

Non è un insulto dire che un uomo morto è morto.

Gaetano Lo Presti è morto.

Non è un insulto dire la verità. Soprattutto se si tratta di verità giudiziaria: si evita anche la querela.

Gaetano Lo Presti era stato arrestato ieri nell’ambito di una vasta (99 fermi) operazione dei carabinieri di Palermo contro Cosa Nostra, contro coloro i quali stavano ricostruendo la Commissione interprovinciale della mafia per conto del boss latitante Matteo Messina Denaro.

Gaetano Lo Presti era indicato come il capomafia di Porta Nuova, un mandamento piuttosto importante: significa comandare un buon terzo di Palermo, significa avere un potentato che assorbe Palermo centro, fette dell’Uditore e dell’Acquasanta.

Non è un insulto dire la verità. La verità storica.

E allora è bene ricordare che nomi “illustri” si sono succeduti, in passato, alla guida di Porta Nuova: boss del calibro di don Pippo Calò, Filippo Cancemi, Vittorio Mangano, lo stalliere di Arcore, fino a Salvatore Ingarao, assassinato nel 2007.

Ma torniamo alla verità giudiziaria.

Gaetano Lo Presti era già stato condannato, in passato, a una ventina d’anni per reati di mafia.

Gaetano Lo Presti, reggente di Porta Nuova, che già aveva trascorso una lunga villeggiatura in carcere, insomma, era un boss mafioso tra i più potenti, temuti e rispettati.

Nemmeno una notte.

Tanto ha resistito il potente, temuto e rispettato Gaetano Lo Presti. Questa mattina il suo cadavere, appeso per il collo a una fune, è stato ritrovato, privo di vita, in una cella del carcere Pagliarelli di Palermo.

Della protervia, della prepotenza, dell’arroganza, della forza di un tempo è rimasto solo un corpo esanime, che ciondola appeso per il collo.

Il corpo di un individuo, “potente, temuto e rispettato” che non ha avuto il coraggio di affrontare il proprio destino.

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