Posts Tagged ‘governo’

Lettere al blog: Sulla questione morale

agosto 7, 2009

giustizia_e_questione_morale

di Franco Cascio

Se c’è una cosa rimasta irrisolta negli anni che la politica delle Prime e Seconde Repubbliche non è stata in grado di affrontare esaurientemente e con la giusta attenzione che merita è la questione morale.

L’immoralità non presuppone necessariamente il perseguire la via del male. Basta infatti mantenere una staticità  di fronte all’affermarsi dell’immoralità diffusa per essere considerati quantomeno “complici” .
Chi sceglie di adoperarsi per la comunità intraprendendo la strada della politica non può e non deve permettersi di considerare la questione morale come  appannaggio di pochi illusi permeati da valori etici, che i più (gli immorali) definiscono “disillusi”.

Sembra invece che ad essere premiati, in questo intreccio perverso tra immoralità e perdita di valori etici, siano proprio coloro i quali perseguono il male o, perlomeno, rimangono impassibili dinnanzi all’affermazione dello stesso.

Accade e si manifesta un po’ dappertutto. Ma appare ben più grave quando accade e si manifesta in politica. Perché gli interessi non sono più di un singolo individuo, ma di una intera comunità.

Sembra ormai che tutto sia lecito. Questo il leit-motiv degli attori politici odierni. L’importante, credono, è non farsi scoprire. L’importante è che l’evidente non venga evidenziato. E quando ciò accade, basta fare in modo che  quelle accuse si etichettino come provenienti da quel vasto mondo di “disillusi”. Quindi senza valore. Prodotte  dall’astio di chi non si trova al posto di comando. 

La moralità politica è un concetto molto più vasto di quanto si possa pensare. Non basta che chi governa si ripari dietro il paravento dell’onestà e della trasparenza della propria condotta amministrativa. Paradossalmente spesso è proprio attraverso la “trasparenza degli atti” che si riescano a celare le peggiori nefandezze.

Con l’avvento della nuova fase politica italiana, quella post-tangentopoli per intenderci, qualcuno sostenne  la difficoltà del potere governare brandendo la questione morale, poiché la politica è fatta di competenze, decisioni e anche compromessi.  L’analisi appariva assai delicata, facilmente equivocabile.  Specialmente da quelle voci provenienti da spalti “non disinteressati” che proprio sull’immoralità diffusa avevano basato la loro azione di governo. Ma arrivare a sostenere che non si può governare con il moralismo impoveriva  decisamente il senso di quell’analisi.

L’uomo politico che sposa appieno la questione morale sa a cosa rischia di rinunciare.  Sa cosa rischia di perdere. Quella importante fetta di elettorato manovrata da coloro i quali che sull’immoralità, sui compromessi, morali e non,  rincorrono il potere. Sono i “padroncini” della politica. Quelli in grado di decidere il governo di un paese. Loro avvelenano la politica, perché forniscono i “mezzi” al politico assetato di potere. Cosa volete gliene importi dell’etica, della morale?

Si continua ad urlare al cambiamento. Un urlo che non è ancora cessato. E’ ora di smettere di urlare e cominciare ad agire.

Il carcere dimenticato di Arghillà

aprile 18, 2009

carcere_arghilla

da www.strill.it

Il cosiddetto “piano-carceri” viene annunciato, in pompa magna, dal Ministro della Giustizia, Angelino Alfano, lo scorso 23 gennaio, allorquando riceve il nullaosta dal Consiglio dei Ministri, dovendo essere presentato entro 60 giorni.  Il Guardasigilli afferma che il problema delle galere che “scoppiano” non verrà più risolto con indulti e amnistie, ma con l’edificazione di nuove carceri; gli edifici dovranno essere “ecocompatibili” e per la loro costruzione il governo ha previsto anche il ricorso ai privati. Il provvedimento, ha spiegato poi il Guardasigilli, sarà inserito come emendamento nel decreto “Milleproroghe”.

Sessanta giorni di tempo per presentare il progetto.

In realtà, di giorni, ne passano molti di meno: nel mese di febbraio il testo passa all’esame del Parlamento. Il Governo alza le barricate e si cautela richiedendo la fiducia sia al Senato, sia alla Camera. L’Esecutivo fa 13: quella per l’approvazione del decreto “Milleproroghe” è, infatti,  la tredicesima richiesta di fiducia avanzata e ottenuta dal Governo. Alla Camera, in particolare, sono 284 i voti favorevoli e 243 i voti contrari per la conversione del decreto legge, datato 30 dicembre 2008, in disegno di legge.

Entro il 28 febbraio del 2009, termine ultimo per l’approvazione del decreto, in tutti i suoi emendamenti, il “Milleproroghe” diventa legge. E tra gli emendamenti approvati, c’è, appunto, il cosiddetto “piano-carceri”.

 Secondo il Ministro della Giustizia, Alfano, il piano risolverebbe, senza il ricorso a misure quali l’indulto, il problema del sovraffollamento delle carceri: dai 43mila posti disponibili, si passerebbe infatti a 60mila.

Ecco cosa recita, in particolare, l’emendamento sul “piano carceri” che conferisce

“l’attribuzione al Capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria dei poteri previsti dall’articolo 20 del DL 185/2008 anticrisi, al fine di procedere al compimento degli investimenti necessari alla realizzazione di nuove infrastrutture carcerarie o all’aumento della capienza di quelle esistenti. Entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione del DL 207/2008, il Capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria dovrà redigere un programma degli interventi necessari, specificandone i tempi e le modalità di realizzazione ed indicando le risorse economiche occorrenti”.

Nelle settimane successive il capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap), Franco Ionta, presenta le proprie idee relative all’edilizia carceraria che, da qui al 2012, aumenterebbe di 17mila unità la capacità delle carceri italiane: gli interventi previsti dovrebbero consentire un incremento di 4.907 posti nel biennio 2009-2010, un ulteriore aumento di 1.935 posti nel 2011-2012 e ulteriori 10.400 sempre tra il 2009 e il 2011. I nuovi posti deriverebbero dalla ristrutturazione di sezioni inutilizzate, dalla realizzazione di nuovi padiglioni all’interno di strutture esistenti, e dalla costruzione di nuovi istituti.

Anche Reggio Calabria ha una propria struttura penitenziaria ancora totalmente inutilizzata.
Il carcere di Arghillà, zona collinare a nord di Reggio Calabria, doveva essere, inizialmente un carcere di massima sicurezza, poi, però, fu “degradato” a semplice casa circondariale. L’idea, la necessità, di dotare Reggio Calabria e l’intera regione, di una nuova casa di reclusione, nasce nel lontano 1988, ma, ad oggi, nonostante i soldi spesi, non è stato ancora possibile rendere fruibile la struttura.

E’ l’assessore regionale ai Trasporti, Demetrio Naccari, a riportare sul tavolo della discussione la vicenda del carcere di Arghillà, scrivendo al Ministro della Giustizia, Angelino Alfano:

“Le procedure concorsuali permisero, nell’ormai lontano 1994, di aggiudicare la gara al soggetto concessionario nel R.T.I.  CMC Pizzarotti. I finanziamenti ottenuti nel 2003 permisero di realizzare i primi due lotti della struttura e di stabilizzare il fronte settentrionale di essa. Al 31 gennaio 2003 risultavano in avanzata fase di realizzazione il completamento del muro perimetrale dell’area demaniale asservita all’Istituto penitenziario, la realizzazione del muro di cinta e delle postazioni di guardia delle sentinelle, il completamento del corpo di fabbrica adibito ad uffici della direzione e dei servizi sussidiari, il completamento del primo blocco detentivo con capacità allocativa pari a 250 posti, il completamento del corpo di fabbrica da adibire ad infermeria, nonché la predisposizione degli impianti tecnologici, elettrici, idrici e fognari interni al plesso carcerario. Incompleti allora, ed ancora da realizzare oggi sono: gli alloggi di servizio, la caserma per gli appartenenti al Corpo di polizia Penitenziaria; l’edificio servizi, l’allacciamento stradale per collegare il plesso demaniale alla carreggiata del centro abitato di Arghillà ed i relativi impianti fognari, idrici e di illuminazione”.

Insomma, il carcere di Arghillà è una struttura che manca di servizi essenziali per la sua operatività: è una struttura da completare. Per questo l’assessore regionale ai Trasporti, Demetrio Naccari, ha sollecitato il Guardasigilli per un intervento economico a favore della struttura penitenziaria di Reggio Calabria.

Tuttavia, nel programma di massima stilato da Franco Ionta, capo del Dap, nonché commissario straordinario per l’edilizia carceraria, il penitenziario di Arghillà non è contemplato, né tra gli interventi del biennio 2009-2010, né per quelli del 2011-2012. Sono incluse carceri come quelle di Cuneo, Velletri, Carinola, Avellino, Santa Maria Capua Vetere, Enna e Catanzaro, ma anche Frosinone, Pavia, Cremona, Modena e Livorno. Ma il carcere di Arghillà, carente di strutture essenziali come gli impianti fognari, idrici, di illuminazione e persino di una strada, non è inserito.

E la nuova idea di Franco Ionta, quella di far viaggiare parallelamente “piano-carceri” e “piano-casa”, con l’ampliamento del 35% della cubatura degli edifici penitenziari rifacendosi al programma per il sostegno all’edilizia, non sembra risolvere alcun problema.

Un problema che, forse, a Roma, nessuno si è posto.

Le sue prigioni

gennaio 24, 2009

alfano

Il Ministro della Giustizia, Angelino Alfano, ha annunciato che il problema delle galere che “scoppiano” non verrà più risolto con indulti e amnistie, ma con l’edificazione di nuove carceri.

Il Consiglio dei Ministri, infatti, ha dato il via libera al “piano carceri”. Esso dovrà essere presentato entro 60 giorni, gli edifici dovranno essere “ecocompatibili” e per la loro costruzione il governo ha previsto anche il ricorso ai privati. Il provvedimento, ha spiegato poi il Guardasigilli, sarà inserito come emendamento nel decreto “milleproroghe”.

E’ una buona proposta.

Confermo: se non fosse per il Lodo Alfano, che definisco con certezza una vergogna, ma che, con altrettanta certezza, definisco un “male minore” nello sgangherato e corrotto mondo giudiziario italiano, l’attuale Guardasigilli, per il lavoro fin qui svolto, sarebbe da me promosso a pieni voti.

Mi riservo, comunque, il diritto di modificare decisamente il mio giudizio qualora Alfano dovessere rendersi correo della riforma-vergogna sulle intercettazioni telefoniche o di qualsiasi altra porcata “made in Silvio”.

Ritornando alle carceri: i posti disponibili dovrebbero passare dagli attuali 43mila agli oltre 60mila.

E’, sulla carta, una buona idea, che segna uno stacco piuttosto marcato rispetto alle scelte buoniste del passato, sulle quali forzisti e comunisti (buon’anime) hanno, per la prima volta, trovato un punto d’unione.

Accanto alle buone idee, però, Alfano continua a ignorare i problemi reali: in Calabria, per esempio, vi sono strutture già completate e mai utilizzate che, qualora fossero aperte alle attività, permetterebbero di tagliare (e anche di parecchio) costi e tempi. Vi riporto una notizia:

Nella sola provincia di Vibo Valentia, una tra le piu’ giovani e le piu’ piccole, meno di 200.000 abitanti, vi sono tre strutture carcerarie nuove di zecca, mai utilizzate, senza contare quelle dismesse. Costruite ad iniziare dagli anni ’80: una nel comune di Soriano, l’altra in quello di Arena e un’altra ancora a Mileto, a suon di miliardi non sono entrate appunto mai in funzione a causa della soppressione delle preture. A denunciarlo e’ l’associazione antimafia “Libera”, tramite il suo presidente provinciale, il sacerdote Giuseppe Fiorillo. “Adesso che il problema della popolazione carceraria e’ nuovamente scoppiato in tutta la sua drammaticita’ – si legge in una nota – a causa del sovraffollamento ed il ministro Alfano non sa come affrontarlo, i sindaci di quei comuni interessati che si sono visti appioppare sulle spalle quegli inutili fardelli, si chiedono perche’ quelle strutture debbono marcire quando invece potrebbero essere utilizzati per snellire l’affollamento del sistema penitenziario”.

Senza poi dimenticare il carcere di Arghillà, a Reggio Calabria.

Ma, per ora, Alfano si è fermato alle chiacchiere.

Ne riparliamo tra 60 giorni quando (si spera) le stesse chiacchiere si saranno trasformati in atti concreti.

Il paese immobile

gennaio 10, 2009

barcellonapg

da http://www.strill.it

Ci sono tanti tipi di paese: i paesi che si affacciano sul mare, quelli di montagna, paesi grandi e paesi piccoli. E ci sono tanti tipi di crisi: la crisi culturale, la crisi delle Istituzioni, politica e magistratura, la crisi dell’economia, la crisi della società che fa sempre il paio con la crisi della legalità.

Ci sono tanti tipi di paese e ci sono tanti tipi di crisi. Barcellona Pozzo di Gotto è un paese.
Un paese in piena crisi.

Barcellona Pozzo di Gotto è un paese di quasi cinquantamila abitanti: non è un paese piccolo, anzi. E’ il centro più popoloso dell’intera provincia di Messina.

PIEDI INCHIODATI

E’ un paese, però, immobile, fermo su se stesso, come se avesse in piedi inchiodati al terreno.
Palazzi lasciati allo stato rustico, decine di strade interrotte che costringono a numerose deviazioni, anche per percorrere poche centinaia di metri.

Qualcuno dice che l’urbanistica di un luogo sia la cartina di tornasole per verificare il livello culturale (nel senso più ampio possibile) del luogo stesso. Ecco, l’aspetto di Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina, rispecchia perfettamente l’humus culturale di gran parte dei suoi abitanti: ristretto. Tutti chiusi in un involucro, difeso da un muro di gomma, contro il quale è impossibile non rimbalzare.

Gli eventi in ricordo di Beppe Alfano, assassinato l’8 gennaio del 1993, sono l’occasione per verificare, in maniera empirica, quanto sia rimasta immobile, nell’arco di sedici anni, Barcellona Pozzo di Gotto. I manifesti che “pubblicizzano” gli eventi in ricordo di Alfano sono pochi, alcuni anche strappati. Così com’è poca, pochissima, è la gente che partecipa ai dibattiti, agli incontri, della giornata: alcune decine, forse un centinaio, tra mattina e pomeriggio, in un paese che conta quasi cinquantamila abitanti.

SCELTE

Dal punto di vista culturale, il dato più sconfortante arriva, però, dal mondo giovanile: sono pochissime le scolaresche che aderiscono alla giornata del ricordo, mentre gran parte dei presidi di Barcellona negano il permesso di assistere agli incontri. Chi vorrà farlo autonomamente, da “disertore”, dovrà collezionare un’assenza sul registro: è una scelta che non fa quasi nessuno.

Una scelta coraggiosa la fa, invece, Chiara Siragusano, 17 anni. Decide di prendere le redini del primo movimento antimafia di Barcellona Pozzo di Gotto: raccoglie alcune adesioni. Non moltissime, ma è già qualcosa: i tempi difficili arriveranno, ma, per vedere l’alba bisogna, necessariamente, superare la notte buia.

LE VICENDE COMUNALI

Il Comune di Barcellona Pozzo di Gotto, il 4 gennaio, concede, sul proprio sito ufficiale,  poche righe a Beppe Alfano. Lo stesso Comune dedica una piazza ad Alfano: prove tecniche di redenzione.

Quello stesso Comune che, per diverso tempo, ha rischiato di essere sciolto, come è capitato a quello di Terme Vigliatore, grazie alle denunce coraggiose del professor Adolfo Parmaliana. L’ex ministro dell’Interno, Giuliano Amato, ha cincischiato troppo, però. A lungo, la relazione della commissione d’accesso, è rimasta sul tavolo del responsabile del Viminale dell’ultimo governo Prodi, prima che il prefetto di Messina, Stefano Scammacca, optasse per il “non scioglimento”.
E questo, nonostante il coinvolgimento di alcuni membri della Giunta in inchieste giudiziarie e le dichiarazioni rese dal Procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, che, il 13 febbraio del 2007, al cospetto della Commissione parlamentare antimafia, ebbe modo di affermare che era “stata la magistratura, a seguito di alcune indagini, a rilevare alcuni fatti di una certa gravità ed a trasmettere una richiesta di accesso ispettivo al comune di Barcellona Pozzo di Gotto da parte del prefetto di Messina”.

PREFETTO PERFETTO

Niente da fare: il prefetto Scammacca suggerisce al ministro Amato di lasciare tutto com’è. Scammacca, commissario straordinario, a partire dal 1993, di S. Giovanni la Punta, cittadina a monte di Catania nella quale Scammacca a lungo aveva abitato e la cui amministrazione era stata sciolta per mafia. In quell’occasione il dottor Scammacca crea, per farsi collaborare nelle scelte amministrative, una “consulta cittadina”, all’interno della quale personalmente inserisce l’imprenditore multimiliardario Sebastiano Scuto. Con quest’ultimo Scammacca instaura anche rapporti di frequentazione personale, allargata anche alle rispettive mogli.

Scuto, nel 2001, finisce in carcere per concorso esterno in associazione mafiosa.

Ma questa è un’altra storia.

PAESE VECCHIO

La nostra storia è quella di Barcellona Pozzo di Gotto e il sindaco di Barcellona Pozzo di Gotto si chiama Candeloro Nania ed è adesso al secondo mandato, avendo prevalso sugli avversari, con il 56,5% dei voti, nel 2007. Il vero capolavoro lo fece, però, nel 2001, quando fu eletto con l’81% dei consensi. In entrambi i casi, la sua candidatura è stata appoggiata da Domenico Nania, attuale vicepresidente del Senato e segretario regionale di Alleanza Nazionale.

Domenico Nania e Candeloro Nania sono cugini.

Il senatore Nania, anch’egli barcellonese, si spende continuamente per il proprio paese natio: Barcellona Pozzo di Gotto, che dista trentasette chilometri da Messina, ha due corsi distaccati dell’Università del capoluogo e circa 200 studenti. Una sede pagata dal Parlamento, che, nel 2003, approva una legge dal seguente titolo: «Interventi per l’espansione dell’università di Messina nelle città di Barcellona Pozzo di Gotto e di Milazzo». Ben 7,5 milioni di euro da spalmare in tre anni. Primo firmatario è il senatore del Popolo delle Libertà, Domenico Nania.

Un modo per far crescere il paese. Per ringiovanirlo.

Barcellona Pozzo di Gotto, tra le altre cose, è un paese destinato a invecchiare precocemente. Un paese nel quale per i giovani non c’è, non potrà esserci, futuro. E’ un paese dove non esiste nemmeno un pub per bere una birra in compagnia.

L’unico circolo ricreativo, non per giovani, è la Corda Fratres, un circolo fra i cui soci hanno militato insieme Domenico Nania, il sindaco di Messina Giuseppe Buzzanca (anch’egli barcellonese), Rosario Cattafi, estremista di destra in gioventù, legato a Pietro Rampulla (l’artificiere della strage di Capaci) in età adulta, il giudice Cassata, promotore del circolo, attuale procuratore generale di Messina, il capomafia Giuseppe Gullotti, condannato in via definitiva, in qualità di mandante, per l’omicidio di Beppe Alfano.

La Corda Fratres: una congrega di vecchi amici.

GIUDICI & C.

Si diceva all’inizio che Barcellona Pozzo di Gotto esistono tutte le crisi possibili: oltre a quelle già brevemente raccontate la più preoccupante sembra essere quella della magistratura.

Partiamo dal giudice Cassata, promotore della Corda Fratres.

Dal maggio del 2008 è procuratore generale presso la Corte d’Appello di Messina, dopo aver ricoperto, dal 1989 il ruolo di sostituto procuratore presso lo stesso ufficio. Le frequentazioni “particolari” del dottor Cassata cominciano nel 1974, quando è protagonista di un viaggio in auto a Milano in compagnia del boss Pino Chiofalo. Oltre alla frequentazione con Gullotti presso la Corda Fratres, ma non solo, Cassata è avvistato, nel 1994, da due carabinieri, mentre conversa in strada con la moglie proprio del boss Gullotti. Il dottor Cassata gestisce a Barcellona Pozzo di Gotto un museo etno-antropologico che riceve considerevoli finanziamenti dalla Regione Siciliana e da enti locali, quali il Comune di Barcellona Pozzo di Gotto e la Provincia regionale di Messina, che operano nel territorio del proprio ufficio giudiziario.

Cassata è sodale del sostituto procuratore di Barcellona, Olindo Canali, che, insieme al luogotenente della Guardia di Finanza, Santi Antonio Pino e all’appuntato dei carabinieri Antonino Granata, intrattiene rapporti con Salvatore Rugolo, medico, ritenuto inserito a pieno titolo ai vertici della mafia barcellonese, una “cerniera” tra gli ambienti criminali e gli ambienti istituzionali. Salvatore Rugolo è figlio di Francesco Rugolo, ucciso nel 1987 nel quadro della guerra di mafia tra barcellonesi e chiofaliani, allorquando era ritenuto il capo indiscusso della mafia barcellonese ed è il cognato del boss Giuseppe Gullotti.

Su queste strane amicizie, su questi inquietanti intrecci, indaga, qualche anno fa, un giovane sostituto procuratore, De Feis che, però, ben presto riceve delle pressioni da parte di Franco Cassata, sostituto procuratore generale della Corte di assise e d’appello di Messina, da parte di Rocco Sisci, procuratore capo del tribunale di Barcellona, e dallo stesso Olindo Canali, che nonostante gli elementi compromettenti emersi a suo carico, sarebbe stato informato più volte proprio da Sisci, affinché le indagini venissero bloccate, insabbiate.

De Feis si ribella, racconta tutto ai carabinieri che svolgono le indagini. Ma il suo destino è segnato: dell’indagine non si sa più nulla, mentre sia il sostituto procuratore De Feis, sia il capitano dei carabinieri, che indagavano sul caso, Cristaldi, sono trasferiti.

Se nel resto del mondo tutto scorre, a Barcellona Pozzo di Gotto tutto resta immobile, compresi gli uomini di potere.

E’ sull’immobilismo che poggia la corruzione e il malaffare.

Barcellona: un paese immobile. Immobile come i suoi palazzi disastrati, privi di facciata. Quella facciata di posto tranquillo, sano, che la città vorrebbe mantenere.

Ma, ormai, non ci crede più nessuno.

Volemose bene, semo romani!

giugno 25, 2008

Dopo le intemperanze di Re Silvio contro i “pm politicizzati”, il leader del Partito Democratico, Walter Veltroni, ha dichiarato con sdegno pacato e sereno che tra maggioranza e opposizione “il dialogo è finito”.

Parole grosse!

Appresa la notizia, sembra che Re Silvio abbia pianto moltissimo.

Dico la verità, lasciando da parte ogni battuta: Veltroni, che in passato ho apprezzato moltissimo, sta francamente diventando un po’ ridicolo. Già, credo proprio che l’anima del marchese De Coubertin si sia impadronita del corpo del leader del Pd.

Aver trasformato il dibattito politico in una sorta di giochi senza frontiere mi lascia davvero perplesso, anche perchè non oso immaginare cosa accadrà quando Veltroni e il suo Pd decideranno di giocare il “fill rouge”. Nel frattempo, orchestrare il confronto (ma io avrei preferito lo scontro) politico sul clima de “l’importante è partecipare” rischia di assumere connotati alquanto grotteschi.

Italiani.

Un uomo solo al comando

giugno 19, 2008

La sanità reggina va in malora.

La pesante situazione debitoria dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Reggio Calabria, circa mille miliardi del vecchio conio, getta sulla sedia a rotelle una struttura che già da anni zoppicava vistosamente a causa del malaffare dei tanti, troppi, manigoldi che vi hanno operato nel tempo. Con servizi lontani dalla decenza e con la chiusura dell’Hospice “Via delle Stelle” sempre più probabile, con le farmacie chiuse per protesta, la situazione diventa, giorno dopo giorno, ancora più tragica.

E tutto mentre da Catanzaro non arriva alcun cenno di interesse per porre rimedio, soprattutto economicamente, alla situazione creata anche, ma non solo, da gente nominata da Loiero e compagni.

Il commissario dottor generale prefetto monsignor (ops) Massimo Cetola, nominato invece dal Consiglio dei Ministri, per ora non sembra in grado di trovare una soluzione ai disastri combinati dai suoi predecessori anche perchè, nel giro di pochi mesi, è stato lasciato solo: degli altri due commissari, Carli e Ranucci, che avrebbero dovuto comporre il triumvirato inviato dal Governo dopo lo scioglimento, per mafia, dell’Asp, non v’è traccia.

A Reggio nessuno ha avuto l’onore di conoscere il volto di Claudio Ranucci, inviato dal Ministero della Salute. Salvatore Carli, invece, aveva scambiato il ruolo riservatogli dal Governo per una villeggiatura in riva allo Stretto dato che sperava di poter riscuotere il proprio, corposo, stipendio limitando la propria presenza in città a due/tre giorni settimanali. Inevitabile la frattura con il generale Cetola e tanti saluti anche a Carli che abbandona l’incarico “per motivi familiari”.

Massimo Cetola, è, come Fausto Coppi, “un uomo solo al comando”. Al comando di cosa, non si sa, però.

Intanto il 25 giugno l’Azienda Sanitaria Provinciale di Reggio Calabria organizza un programma di screening gratuito, rivolto a tutte le donne dai 50 ai 69 anni, per la prevenzione dei tumori della mammella.

Dove verranno reperiti i soldi francamente non lo so.

Guai a chi s’impiccia

giugno 16, 2008

Giorgio Armani ha dichiarato che “Berlusconi salverà il Paese”.

Non è bello che Santo Versace, deputato del Pdl, lasci intromettere la concorrenza in questioni private.

Attendo una controreplica per mettere i puntini sugli i.

Il nuovo Governo: le pagelle

Mag 7, 2008

Lo avevo promesso: tra il serio e il faceto, per ragioni di audience (il post sulle pagelle della campagna elettorale è il più letto di tutto il blog) scrivo qui le mie personalissime pagelle relative al nuovo, il terzo, Governo targato Berlusconi.

Maroni (Interni): nomina scontata. Sono passati tanti anni da quel 1994, quando ricoprì proprio il Ministero dell’Interno. Non è un’aquila ma di certo in questi 14 anni ha letto qualche libro in più ed è riuscito togliersi di dosso un po’ di scorza. La Lega, il suo partito, ha la fama di essere molto intransigente sul tema sicurezza (soprattutto rispetto al fenomeno immigrazione), spero quindi nella severità che al momento all’Italia serve come il pane. Voto 6, migliorato

Frattini (Esteri): anche questa nomina era ampiamente preventivata. Non mi dispiace, ha esperienza internazionale essendo stato commissario europeo alla Giustizia per cui credo che, almeno sulla carta, sia il più adatto a rappresentare il Paese nel mondo. Voto 7, senza confini

La Russa (Difesa): è l’aspetto a fregarlo. In realtà, nonostante le parvenze mefistofeliche e la vocina tutt’altro che rilassante, si tratta di una persona preparata. Approvo. Voto 7, l’abito non fa il monaco

Tremonti (Economia): posto prenotato da tempo. Beh, difficile dare un giudizio, antipatico è antipatico, competente è competente, ma il compito, risollevare le finanze italiane, è arduo e, conoscendolo, alcuni suoi provvedimenti potrebbero non piacere. Voto 6, salvadanaio

Alfano (Giustizia): quello di Guardasigilli è stato uno dei ministeri che è rimasto per più tempo in bilico. Alla fine se l’è aggiudicato questo 37enne siciliano. Non esprimo un giudizio perchè non ne conosco le capacità. Senza voto, per dimenticare Mastella

Vito (Rapporti con il Parlamento): anni fa ha patteggiato per corruzione e anche per questo quando ho visto il suo nome accostato al Ministero della Giustizia sono stato colto da un conato di vomito. Alla fine viene retrocesso e gli tocca un ministero “minore”, ma, personalmente, avrei gradito non vederlo nella squadra. Voto 4, degradato

Prestigiacomo (Ambiente): non so se sia più buffa lei o la Cortellesi che la imita. La ritengo inadeguata a coprire un incarico di Governo, ma, dato che, rispetto alla scorsa legislatura Berlusconi, viene addirittura promossa dalle Pari Opportunità, avrà di certo delle doti nascoste… Voto 5, qua qua qua

Calderoli (Semplificazione): lasciando per un attimo da parte la mia totale disapprovazione per l’istituzione di questo ministero, sono convinto che la presenza di Calderoli nel Governo sia una pena da girone dantesco che l’Italia pagherà per qualche crimine, evidentemente piuttosto grave. Voto 3, imbarazzante

Gelmini (Scuola e Università): non conosco quest’avvocatessa lombarda, ma sembra che Re Silvio la stimi moltissimo. E poi aveva promesso che quattro ministeri sarebbero stati affidati a delle donne, quindi doveva far quadrare i conti… Senza voto, fidata

Scajola (Sviluppo economico): ricordo quando fu costretto a dimettersi per aver insultato Marco Biagi, poi ucciso dalle Br. Sarà che con la mente vivo nella Città del sole, ma per un ministero così importante avrei scelto qualcun altro. Berlusconi comunque lo ha al seguito fin dagli esordi politici. Voto 5, vecchia guardia

Matteoli (Infrastrutture): sembrava destinato al ministero dell’Ambiente (ruolo che aveva già ricoperto) e invece eccolo alle Infrastrutture. Uno dei suoi primi interventi sulla stampa riguarda il Ponte sullo Stretto… Voto 5, col piede sbagliato

Carfagna (Pari Opportunità): per carità, è una bellissima figliola, però fino a due anni a mezzo fa zompettava in minigonna accanto a Magalli su RaiDue. La nomina a Ministro mi sembra un pochinino azzardata… Voto 10, a prescindere

Bossi (Riforme): mi avvalgo della facoltà di non rispondere.

Bondi (Beni Culturali): il poeta di Forza Italia ai Beni Culturali? Non fa una piega… Voto 6, bonaccione

Zaia (Politiche agricole): non lo conosco, ma il suo curriculum sembra adatto al ruolo che andrà a ricoprire. Voto 6, mai visto nè sentito

Ronchi (Politiche Comunitarie): non lo stimo particolarmente, ma credo si tratti (come tante altre) di una nomina dovuta a equilibri da salvaguardare. Voto 6, fortunato

Sacconi (Welfare): alla fine AN, che reclamava tale ministero, prende un bel due di picche. Si tratta di un incarico delicato, normale che Berlusconi lo affidi a un uomo di fiducia. Voto 6, sorpresa

Fitto (Rapporti con le Regioni): responsabile di FI per il sud, adesso gli tocca il ministero degli affari regionali. Può sembrare un incarico minore ma non è affatto così ed è significativo che sia stato affidato a un “giovane”. Voto 7, sudista

Brunetta (PA e Innovazione): la spunta su Stanca che, in campagna elettorale, era stato indicato più volte da Berlusconi per questo ministero. La digitalizzazione nella PA è una cosa che potrebbe fare risparmiare un bel po’ di quattrini e credo che Brunetta (sottovalutato, come La Russa, per il buffo aspetto fisico) sia la persona adatta. Voto 8, l’uomo giusto

Meloni (Politiche Giovanili): già vicepresidente della Camera quando non aveva nemmeno 30 anni, è la nomina che più mi soddisfa. Ho avuto modo di conoscerla nel corso di una sua visita a Reggio Calabria: una persona davvero in gamba. Voto 9, la migliore

Rotondi (Attuazione del Programma): si tratta di un ministero in cui, sostanzialmente, si deve ripetere in continuazione che “il Governo è bello, il Governo è bravo, il Governo sta rispettendo tutte le promesse fatte agli italiani”: proprio per questo mi sarei aspettato la nomina di uno scagnozzo di Berlusconi. Ma bisogna accontentare tutti… Voto 5, aggiungi un posto a tavola

Un ultimo accenno alla delega alla Salute, che andrà a Michela Vittoria Brambilla: una cosa che non avrei mai voluto vedere, nè, ovviamente, commentare.