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Le sue prigioni

gennaio 24, 2009

alfano

Il Ministro della Giustizia, Angelino Alfano, ha annunciato che il problema delle galere che “scoppiano” non verrà più risolto con indulti e amnistie, ma con l’edificazione di nuove carceri.

Il Consiglio dei Ministri, infatti, ha dato il via libera al “piano carceri”. Esso dovrà essere presentato entro 60 giorni, gli edifici dovranno essere “ecocompatibili” e per la loro costruzione il governo ha previsto anche il ricorso ai privati. Il provvedimento, ha spiegato poi il Guardasigilli, sarà inserito come emendamento nel decreto “milleproroghe”.

E’ una buona proposta.

Confermo: se non fosse per il Lodo Alfano, che definisco con certezza una vergogna, ma che, con altrettanta certezza, definisco un “male minore” nello sgangherato e corrotto mondo giudiziario italiano, l’attuale Guardasigilli, per il lavoro fin qui svolto, sarebbe da me promosso a pieni voti.

Mi riservo, comunque, il diritto di modificare decisamente il mio giudizio qualora Alfano dovessere rendersi correo della riforma-vergogna sulle intercettazioni telefoniche o di qualsiasi altra porcata “made in Silvio”.

Ritornando alle carceri: i posti disponibili dovrebbero passare dagli attuali 43mila agli oltre 60mila.

E’, sulla carta, una buona idea, che segna uno stacco piuttosto marcato rispetto alle scelte buoniste del passato, sulle quali forzisti e comunisti (buon’anime) hanno, per la prima volta, trovato un punto d’unione.

Accanto alle buone idee, però, Alfano continua a ignorare i problemi reali: in Calabria, per esempio, vi sono strutture già completate e mai utilizzate che, qualora fossero aperte alle attività, permetterebbero di tagliare (e anche di parecchio) costi e tempi. Vi riporto una notizia:

Nella sola provincia di Vibo Valentia, una tra le piu’ giovani e le piu’ piccole, meno di 200.000 abitanti, vi sono tre strutture carcerarie nuove di zecca, mai utilizzate, senza contare quelle dismesse. Costruite ad iniziare dagli anni ’80: una nel comune di Soriano, l’altra in quello di Arena e un’altra ancora a Mileto, a suon di miliardi non sono entrate appunto mai in funzione a causa della soppressione delle preture. A denunciarlo e’ l’associazione antimafia “Libera”, tramite il suo presidente provinciale, il sacerdote Giuseppe Fiorillo. “Adesso che il problema della popolazione carceraria e’ nuovamente scoppiato in tutta la sua drammaticita’ – si legge in una nota – a causa del sovraffollamento ed il ministro Alfano non sa come affrontarlo, i sindaci di quei comuni interessati che si sono visti appioppare sulle spalle quegli inutili fardelli, si chiedono perche’ quelle strutture debbono marcire quando invece potrebbero essere utilizzati per snellire l’affollamento del sistema penitenziario”.

Senza poi dimenticare il carcere di Arghillà, a Reggio Calabria.

Ma, per ora, Alfano si è fermato alle chiacchiere.

Ne riparliamo tra 60 giorni quando (si spera) le stesse chiacchiere si saranno trasformati in atti concreti.

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Brinda anche Mimmo Ganci

gennaio 13, 2009

giustizia

Non parlerò del fatto del giorno, almeno qui a Reggio Calabria: l’arresto di Gioacchino Campolo.

Parlerò dell’ennesimo scandalo della Giustizia.

E’ di poche ore fa, infatti, la notizia che i giudici del tribunale di sorveglianza di Roma hanno annullato il 41 bis, ovvero il regime di carcere duro, al boss Mimmo Ganci, detenuto a Rebibbia dove sta scontando diverse condanne all’ergastolo, molte delle quali definitive, per alcune stragi (tra cui quella di Capaci del ’92) e delitti eccellenti compiuti in Sicilia. Ganci è accusato di oltre 40 delitti.

Ganci, oltre per che per la strage di Capaci, è condannato anche per la strage del 13 giugno del 1981, avvenuta a Palermo, quando, sotto i colpi dei killer di Cosa nostra, caddero il capitano dei carabinieri Mario D’Aleo, l’appuntato Giuseppe Bonmarito, il carabiniere Pietro Marici.

La firma di Mimmo Ganci c’è anche sull’omicidio di Giuseppe Insalaco, avvenuto alle 19,45 del 12 gennaio del 1984 in via Alfredo Cesareo, a Palermo. Insalaco era stato sindaco del capoluogo siciliano per cento giorni: aveva denunciato più volte i legami tra mafia e politica.
Si racconta, infine, che, a poche ore dalla strage di via D’Amelio, dove perse la vita Paolo Borsellino, in una casa si brindasse al “colpo grosso”.

Tra i commensali c’era anche Mimmo Ganci.

Mimmo Ganci, da poche ore, non è più rinchiuso in regime di 41bis.
Tutto a pochi mesi dai premi ricevuti dai boss Giuseppe La Mattina,  Giuseppe Barranca, Gioacchino Calabrò, Carmine De Stefano, Francesco Perna, Gianfranco Ruà, Santo Araniti e Luigi Graziano.

Così lo Stato combatte la mafia.

AGGIORNAMENTO

Il ministro della Giustizia Angelino Alfano firmera’ oggi una nuova richiesta di applicazione del regime di carcere duro per Domenico Ganci, l’esponente di Cosa Nostra che ha ottenuto dai giudici la revoca del 41 bis. Lo ha dichiarato lo stesso guardasigilli in mattinata presente a Milano per un incontro con i vertici dell’amministrazione giudiziaria e delle istituzioni milanesi. ”Ho incaricato il mio ufficio ieri di valutare nuovi elementi per riproporre il regime di 41 bis nei confronti di Ganci. Oggi – ha sottolineato – ho avuto notizia che questi elementi sono stati trovati. Nel pomeriggio firmero’ una nuova richiesta di applicazione”. (Adnkronos)

Complimenti al ministro della Giustizia, Angelino Alfano, qualora dovesse rispedire in isolamento Mimmo Ganci.