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Un uomo solo al comando

giugno 19, 2008

La sanità reggina va in malora.

La pesante situazione debitoria dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Reggio Calabria, circa mille miliardi del vecchio conio, getta sulla sedia a rotelle una struttura che già da anni zoppicava vistosamente a causa del malaffare dei tanti, troppi, manigoldi che vi hanno operato nel tempo. Con servizi lontani dalla decenza e con la chiusura dell’Hospice “Via delle Stelle” sempre più probabile, con le farmacie chiuse per protesta, la situazione diventa, giorno dopo giorno, ancora più tragica.

E tutto mentre da Catanzaro non arriva alcun cenno di interesse per porre rimedio, soprattutto economicamente, alla situazione creata anche, ma non solo, da gente nominata da Loiero e compagni.

Il commissario dottor generale prefetto monsignor (ops) Massimo Cetola, nominato invece dal Consiglio dei Ministri, per ora non sembra in grado di trovare una soluzione ai disastri combinati dai suoi predecessori anche perchè, nel giro di pochi mesi, è stato lasciato solo: degli altri due commissari, Carli e Ranucci, che avrebbero dovuto comporre il triumvirato inviato dal Governo dopo lo scioglimento, per mafia, dell’Asp, non v’è traccia.

A Reggio nessuno ha avuto l’onore di conoscere il volto di Claudio Ranucci, inviato dal Ministero della Salute. Salvatore Carli, invece, aveva scambiato il ruolo riservatogli dal Governo per una villeggiatura in riva allo Stretto dato che sperava di poter riscuotere il proprio, corposo, stipendio limitando la propria presenza in città a due/tre giorni settimanali. Inevitabile la frattura con il generale Cetola e tanti saluti anche a Carli che abbandona l’incarico “per motivi familiari”.

Massimo Cetola, è, come Fausto Coppi, “un uomo solo al comando”. Al comando di cosa, non si sa, però.

Intanto il 25 giugno l’Azienda Sanitaria Provinciale di Reggio Calabria organizza un programma di screening gratuito, rivolto a tutte le donne dai 50 ai 69 anni, per la prevenzione dei tumori della mammella.

Dove verranno reperiti i soldi francamente non lo so.

L’hospice rischia di scomparire. In silenzio

maggio 17, 2008

http://www.strill.it/index.php?option=com_content&task=view&id=15468&Itemid=70

Questa la cronaca, impeccabile, di Gianluca Del Gaiso per strill.

Ma vorrei soffermarmi solo per qualche istante su questo argomento, perchè riguarda tematiche profonde, perchè riguarda Reggio Calabria (ma non solo), perchè riguarda la vita.

Ecco la definizione di “hospice”, tratta da un mio scritto per una trasmissione andata in onda, pochi giorni dopo l’inaugurazione del “Via delle stelle” di Reggio, su Telereggio: “L’Hospice viene anche definito centro residenziale di cure palliative. Si tratta di un luogo situato presso le strutture ospedaliere o sul territorio, ispirato originariamente da principi cristiani, che tuttavia non vengono mai imposti a nessuno. L’obiettivo di queste strutture è quello di confortare i pazienti dai problemi che affliggono le fasi terminali di malattie inguaribili, come il cancro, ma non solo”.

L’Hospice di Reggio Calabria, il “Via delle stelle”, è stato inaugurato solo pochi mesi fa, tra applausi e complimenti da parte di tutti gli Enti, da parte dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Reggio Calabria. Quella stessa ASP che adesso, non erogando più i soldi dovuti all’hospice e necessari per mandare avanti le attività del centro, rischia di far chiudere la struttura.

Una struttura che ospita, come detto nella definizione, alcuni malati terminali, che cerca, attraverso l’amore del personale medico e dei volontari di alleviare le sofferenze dei degenti che in cambio, come ho avuto modo di ascoltare dalla voce di chi lavora all’interno dell’hospice, forniscono tante “lezioni” che nella vita di tutti i giorni è impossibile cogliere.

Sì perchè liberato dal dolore fisico, restituito alla sua dignità umana, il tempo del malato terminale, considerato dalla nostra società come privo di significato, quasi un tempo “non-vita”, da abbreviare, ridurre per pietà, può rivelare a noi che siamo dall’altra parte, nel tempo produttivo, della fretta, dell’efficienza, la verità sulla nostra esistenza.

Ma, adesso, l’hospice di Reggio Calabria che, nel suo piccolo, rappresenta un’oasi di pace per chi è afflitto da gravi malattie, rischia di scomparire senza che nessuno, nè nell’ambito dell’ASP, nè, fatto, forse, ancora più grave, in ambito istituzionale, faccia qualcosa per impedire che si concretizzi la chiusura, che sarebbe una vergogna per tutta la città.

L’hospice “Via delle stelle” rischia di scomparire in silenzio. Con lo stesso silenzio e con la stessa dignità con cui scompaiono i malati che esso ospita.