Posts Tagged ‘intercettazioni telefoniche’

E se lo dice lui…

luglio 3, 2009

adriano-sofri

Con l’approvazione parlamentare del “pacchetto sicurezza” il Governo Italiano mette nel proprio carniere l’ennesimo sgangherato provvedimento.

L’introduzione del reato di immigrazione clandestina ha un significato soprattutto simbolico, dato che non risolverà, nè mitigherà, il problema dell’immigrazione.

Il significato simbolico, tuttavia, è quello di fornire, anche a livello internazionale, la concezione che l’Italia sia un Paese razzista, ma soprattutto, che, in tema di legalità e sicurezza sia capace di prendersela solo con i “poveri cristi”, mentre, dall’altra parte si lavora per eliminare le intercettazioni telefoniche che potrebbero portare nella rete “i pesci grossi”.

In merito a questo tema, che è, inevitabilmente, uno dei temi del giorno, leggo un articolo su La Repubblica. Il titolo è “Ora l’Italia è più cattiva”.

Vi segnalo qualche stralcio:

Da ieri, siamo tutti più insicuri, più ipocriti e più cattivi……È una legge incostituzionale, non solo contro la Costituzione italiana, ma contro ogni concezione dei diritti umani.

Un passaggio anche sulla Chiesa:

Ma la Chiesa cattolica, si obietterà, ha ripetuto ancora ieri il suo ripudio scandalizzato del reato di clandestinità e la sua diffidenza per le ronde e in genere lo spirito brutale che anima una tal idea della sicurezza. Appunto. Berlusconi è politicamente ricattabile, ma non da tutti allo stesso modo. Dalla Lega sì, dalle commissioni pontificie no, perlomeno non da quelle che si ricordano che il cristiano è uno straniero.

Ma prima, un bel passaggio per rinverdire i vecchi fasti di lotta contro le forze dell’ordine e coloro i quali indossano una divisa, spesso con onore:

Galera ripristinata – bazzecole, tre anni – a chi oltraggi un pubblico ufficiale: la più tipicamente fascista e arbitraria delle imputazioni.

Ah sì, dimenticavo: l’autore che firma questo articolo è Adriano Sofri, ex leader di Lotta Continua, condannato a 22 anni di carcere quale mandante dell’omicidio del commissario di polizia Luigi Calabresi.

Insomma, un esperto.

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L’ultima vergogna

giugno 11, 2009

intercettazione

Anche a costo di fare la figura della verginella che si impressiona di ciò che non dovrebbe, lo dico: sono seriamente sconvolto dall’approvazione da parte della Camera dei Deputati del ddl sulle intercettazioni telefoniche.

Fino a qualche ora fa credevo, che, come diceva Albert Einstein “Due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, ma riguardo l’universo ho ancora dei dubbi”. Ho scoperto, invece, che, purtroppo, anche la vergogna non ha limiti.

Il ddl approvato dalla maggioranza berlusconiana (e da venti deputati dell’opposizione!) rischia di scatenare una crisi da paese sottosviluppato sia per quanto riguarda il settore giustizia, sia per quello dell’informazione.

Le intercettazioni restano possibili, come previsto dall’attuale articolo 266 del codice penale, per delitti non colposi per i quali è prevista la pena dell’ergastolo o la reclusione superiore nel massimo a cinque anni, per i delitti contro la Pubblica amministrazione, per quelli riguardanti la droga, il contrabbando, le armi e gli esplosivi, l’ingiuria, la minaccia, l’usura, l’insider trading, l’aggiotaggio, la molestia anche telefonica (MA VA…), la diffusione di materiale pedopornografico. Tuttavia saranno autorizzate soltanto quando vi siano “evidenti indizi di colpevolezza” e non più “gravi indizi di reato” come prevede la norma attuale.

Il punto è che sono proprio le intercettazioni, spesso, a fornire indizi e prove!

Anche l’arresto odierno del boss della ‘ndrangheta, Girolamo Molè, non sarebbe potuto avvenire senza intercettazioni che, secondo il ddl, non potranno durare più di 60 giorni, proroghe comprese.

Rispetto alle possibili catastrofi nel settore della giustizia e dalla lotta al crimine, paradossalmente, i gravi vincoli posti dal ddl nei confronti dell’informazione passano quasi inosservati.

Tuttavia, la situazione è grave anche sotto questo punto di vista e l’Italia, già messa piuttosto male, rischia di scivolare ulteriormente nella classifica degli Stati per quanto concerne la libertà di stampa. Infatti sarà vietata la pubblicazione delle intercettazioni anche se non più coperte da segreto, fino alla fine delle indagini preliminari. Chi pubblicherà il contenuto di intercettazioni per le quali è stata ordinata la distruzione sarà punito con la reclusione da 6 mesi a 3 anni.

Grave l’approvazione del ddl, grave il disegno che sembra animare il Governo, grave il voto favorevole di venti deputati dell’opposizione, reso ancora più colpevole dal fatto che la votazione fosse a scrutinio segreto. E mi sorprende, infine, che deputati di maggioranza come Angela Napoli (che stimo molto) e membri dell’Esecutivo come Alfredo Mantovano (che stimo altrettanto) non abbiano alzato la voce davanti a tale vergogna.

Ma è grave, soprattutto, che la gente non si indigni, non si incazzi di fronte a quanto stiamo assistendo.

Concludo con una citazione.

Ecco cosa diceva, nel 1979, Leonardo Sciascia, in un’intervista alla giornalista francese Marcelle Padovani (la stessa che intervistò Giovanni Falcone dando vita allo splendido “Cose di Cosa Nostra”):

Quali garanzie offre questo Stato…per quanto attiane all’applicazione del diritto della legge, della giustizia? Quali garanzie offre contro…l’abuso di potere, l’ingiustizia? Nessuna. L’impunità che copre i delitti commessi contro la collettività, i beni pubblici, è degna di un regime di tipo sudamericano.

Le sue prigioni

gennaio 24, 2009

alfano

Il Ministro della Giustizia, Angelino Alfano, ha annunciato che il problema delle galere che “scoppiano” non verrà più risolto con indulti e amnistie, ma con l’edificazione di nuove carceri.

Il Consiglio dei Ministri, infatti, ha dato il via libera al “piano carceri”. Esso dovrà essere presentato entro 60 giorni, gli edifici dovranno essere “ecocompatibili” e per la loro costruzione il governo ha previsto anche il ricorso ai privati. Il provvedimento, ha spiegato poi il Guardasigilli, sarà inserito come emendamento nel decreto “milleproroghe”.

E’ una buona proposta.

Confermo: se non fosse per il Lodo Alfano, che definisco con certezza una vergogna, ma che, con altrettanta certezza, definisco un “male minore” nello sgangherato e corrotto mondo giudiziario italiano, l’attuale Guardasigilli, per il lavoro fin qui svolto, sarebbe da me promosso a pieni voti.

Mi riservo, comunque, il diritto di modificare decisamente il mio giudizio qualora Alfano dovessere rendersi correo della riforma-vergogna sulle intercettazioni telefoniche o di qualsiasi altra porcata “made in Silvio”.

Ritornando alle carceri: i posti disponibili dovrebbero passare dagli attuali 43mila agli oltre 60mila.

E’, sulla carta, una buona idea, che segna uno stacco piuttosto marcato rispetto alle scelte buoniste del passato, sulle quali forzisti e comunisti (buon’anime) hanno, per la prima volta, trovato un punto d’unione.

Accanto alle buone idee, però, Alfano continua a ignorare i problemi reali: in Calabria, per esempio, vi sono strutture già completate e mai utilizzate che, qualora fossero aperte alle attività, permetterebbero di tagliare (e anche di parecchio) costi e tempi. Vi riporto una notizia:

Nella sola provincia di Vibo Valentia, una tra le piu’ giovani e le piu’ piccole, meno di 200.000 abitanti, vi sono tre strutture carcerarie nuove di zecca, mai utilizzate, senza contare quelle dismesse. Costruite ad iniziare dagli anni ’80: una nel comune di Soriano, l’altra in quello di Arena e un’altra ancora a Mileto, a suon di miliardi non sono entrate appunto mai in funzione a causa della soppressione delle preture. A denunciarlo e’ l’associazione antimafia “Libera”, tramite il suo presidente provinciale, il sacerdote Giuseppe Fiorillo. “Adesso che il problema della popolazione carceraria e’ nuovamente scoppiato in tutta la sua drammaticita’ – si legge in una nota – a causa del sovraffollamento ed il ministro Alfano non sa come affrontarlo, i sindaci di quei comuni interessati che si sono visti appioppare sulle spalle quegli inutili fardelli, si chiedono perche’ quelle strutture debbono marcire quando invece potrebbero essere utilizzati per snellire l’affollamento del sistema penitenziario”.

Senza poi dimenticare il carcere di Arghillà, a Reggio Calabria.

Ma, per ora, Alfano si è fermato alle chiacchiere.

Ne riparliamo tra 60 giorni quando (si spera) le stesse chiacchiere si saranno trasformati in atti concreti.

L’Italia che Berlusconi vorrebbe

gennaio 22, 2009

silvio_berlusconi

Potrebbe presto coronare uno sei suoi sogni. Silvio Berlusconi preme forte l’acceleratore per arrivare alla limitazione delle intercettazioni telefoniche.

Ecco il Silvio-pensiero, in attesa che se lo rimangi, ovviamente:

“Intercettazioni per tutti quei reati che prevedono pene superiori ai dieci anni di reclusione. Per gli altri non è necessario”.

Con un discorso del genere Berlusconi dimostra di subordinare l’utilizzo delle intercettazioni telefoniche in base alla gravità del reato (sancita dalla pena detentiva).

Ora, partendo dal presupposto che, a mio parere, non debba essere modificata di un millimetro l’attuale situazione, se proprio una limitazione ci deve essere, questa non dovrebbe essere dettata dalla gravità dei reati, ma dalla possibilità che essi siano “scoperti” ugualmente anche senza l’utilizzo delle intercettazioni.

Dai reati di mafia (che, comunque, non sarebbero interessati dalle limitazioni), a quelli di natura economica, non esiste oggi reato che possa fare a meno del contributo delle intercettazioni.

Ecco un breve elenco di reati per i quali non potrebbero più essere utilizzate le intercettazioni, qualora passasse (e credo che il rischio sia elevato, purtroppo) il Silvio-pensiero.

<Art. 416 Associazione per delinquere (codice penale). Pena detentiva: da tre a sette anni.

<Art. 610 Violenza privata (codice penale). Pena massima: quattro anni.

Art. 624 Furto (codice penale). Pena detentiva: fino a tre anni.

Art. 628 Rapina (codice penale). Pena detentiva: da tre a dieci anni (salvo aggravanti).

Art. 629 Estorsione (codice penale). Pena detentiva: da cinque a dieci anni (salvo aggravanti quali minaccia armata o appartenenza ad associazioni mafiose).

Art. 634 Turbativa violenta del possesso di cose immobili (codice penale). Pena massima: due anni.

Art. 640 Truffa (codice penale). Pena massima: cinque anni.

Art. 640 bis Truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche (codice penale). Pena massima: sei anni.

Art. 640 ter Frode informatica (codice penale). Pena massima: cinque anni.

Art. 644 Usura (codice penale). Pena detentiva: da due a dieci anni (salvo aggravanti).

Art. 646 Appropriazione indebita (codice penale). Pena massima: tre anni.

Art. 648 Ricettazione (codice penale). Pena detentiva: da due a otto anni.

Art. 621 Rivelazione del contenuto di documenti segreti (codice penale). Pena massima: tre anni.

Art. 306 Banda armata: formazione e partecipazione (codice penale). Pena detentiva: da tre a nove anni (solo partecipazione).

Potrei continuare ancora per tanto tempo, ma credo che l’elenco sia già piuttosto inquietante. Ho citato solo i reati per i quali potrebbe essere davvero utile avere a disposizione lo strumento delle intercettazioni.

Ecco l’Italia che Silvio Berlusconi vorrebbe.

Silvio Berlusconi, evidentemente, ritiene che questi (e altri) reati non siano degni dell’utilizzo delle intercettazioni.

Robetta, per carità: usura, estorsione, associazione a delinquere, truffa, ricettazione, financo banda armata.

Non v’è dubbio che tali reati possano essere scoperti anche senza il mezzo elettronico, ma io ragiono per esperienza.

E per esperienza non ricordo nessun magistrato, nessun investigatore che non abbia mai sottolineato l’importanza delle intercettazioni telefoniche e/o ambientali per l’attività d’indagine.

Sono tutti spioni?

Un nome, una garanzia

ottobre 16, 2008

Un anno fa, a quest’ora, mi trovavo, in “missione” per TeleReggio, insieme ad Antonino Monteleone, a Locri, per la commemorazione del secondo anniversario della morte di Franco Fortugno, il vicepresidente del Consiglio Regionale, assassinato dalla ‘ndrangheta nel 2005. A distanza di 365 giorni Locri ricorda, ancora, l’onorevole Fortugno, mentre il processo contro presunti mandanti ed esecutori va avanti con buon ritmo, tanto da farmi sperare nella sentenza di primo grado entro la fine dell’anno.

A distanza di 365 giorni io sono qui a scrivere, per ricordare Franco Fortugno.
365 giorni fa, Maria Grazia Laganà, vedova di Franco Fortugno, era già indagata dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria per questioni inerenti il suo passato incarico (sino all’elezione in Parlamento) di Responsabile del Personale – Vice Direttore Sanitario di quella Asl di Locri sciolta per infiltrazione mafiosa, avvenuta dopo l’omicidio di Franco Fortugno.

Avanzando nel tempo, il nome di Maria Grazia Laganà, peraltro, compare anche nell’ordinanza di custodia cautelare dell’operazione “Onorata Sanità” che portò in carcere, tra gli altri, il consigliere regionale, Domenico Crea, tuttora detenuto.

Ma, nonostante tutto, Maria Grazia Laganà di strada ne fa parecchia: eletta in Parlamento, componente della Commissione Parlamentare Antimafia (!), eletta nuovamente in Parlamento.

Non male.

Lunedì, però, la Polizia di Stato arresta, tra gli altri, ex sindaco e vicesindaco di Gioia Tauro e sindaco di Rosarno in un’operazione contro il potentissimo clan Piromalli.
Anche nell’ordinanza di custodia cautelare che porta in carcere Dal Torrione, Gioacchino Piromalli e tutto il cucuzzaro appare il nome Maria Grazia Laganà Fortugno. E la tematica è piuttosto delicata: si parla della Commissione d’accesso che avrebbe indagato e poi sciolto, per mafia, il consiglio comunale di Gioia Tauro, tuttora commissariato.

Intercettazione telefonica del 21.02.2008 – ore 10.40
Fabio chiama il sindaco Dal Torrione Giorgio per dirgli che ha avuto la notizia della proroga firmata  ieri sera anche se non sa per quanti altri giorni, che bisogna stare con gli occhi aperti ma che comunque è un dato  positivo altrimenti avrebbero già chiuso il discorso. Il sindaco commenta: “se no ci avrebbero fatto il culo  a cappello di prete!”. Fabio continua il discorso sulle vicende che riguardano il sindaco e che sta seguendo tramite giornali. Fabio chiede dello scioglimento della giunta e se non sarebbe bastato che si dimettesse il personaggio equivoco. Dal Torrione risponde che questo soggetto non si è dimesso e lui ha dovuto azzerare la giunta anche per dare un segnale di trasparenza. L’intenzione del sindaco è di mettere su una giunta di transizione composta da tecnici esterni. Fabio chiede di Nicola, Dal Torrione risponde che deve aspettare che si chiarisca il problema prima di farlo rientrare.

 
Ho dimenticato di dirvi che Fabio chiama dall’utenza intestata a Laganà Fortugno Maria Grazia: va bene, ma chi è Fabio? Fabio è, udite udite, il fratello di Maria Grazia Laganà. E’ la stessa Maria Grazia Laganà ad affermarlo.

Viva la sincerità!

Peccato che l’onorevole Laganà definisca quella del fratello “una leggerezza”.
La Procura della Repubblica di Reggio Calabria, invece, interpreta in maniera leggerisssssssssssimamente diversa la telefonata del 21 febbraio del 2008 tra “Fabio” e l’allora sindaco di Gioia Tauro, Giorgio Dal Torrione:

Particolarmente significativa la superiore conversazione, almeno per due ordini di motivi.
Il primo è quello relativo alla esigenza ed alle iniziative che il DAL TORRIONE ha adottato per ritardare al massimo l’accesso della Commissione, al punto che il “Fabio”, membro della segreteria dell’On. LAGANA’ si affretta a chiamarlo per comunicargli della proroga. E non manca di sottolineare il valore positivo della cosa, segno evidente del fatto che ben sa come tale risultato fosse particolarmente desiderato dal DAL TORRIONE.
Il secondo è quello relativo al timore manifestato da entrambi gli interlocutori con riferimento agli esiti del lavoro della Commissione, su cui essi mostrano di voler intervenire, quanto meno per ritardarne l’inizio dei lavori.

 
Ma io, oggi, volevo solo ricordare Franco Fortugno.