Posts Tagged ‘istruzione’

Ci aveva già pensato qualcun altro

agosto 13, 2009

berlusconi_bossi

Intelligente?

Macchè.

Educativa?

Macchè.

Innovativa?

Macchè.

La proposta leghista di inserire lo studio del dialetto nelle scuole non è niente di tutto questo: e se per i primi due punti (intelligenza ed educazione) c’è ben poco da dire, dato che qualsiasi persona dotata di senno riuscirà a farsi un’idea sicuramente equilibrata e lineare, sul terzo punto è bene studiare, e fa sempre bene, un po’ di storia.

Sì perchè il dialetto nelle scuole era già arrivato, leggete e tremate, quasi 90 anni fa, nel ventennio fascista!

E’ la celebre Riforma Gentile (dal nome dell’ideatore) a inserire lo studio del dialetto (d’autore) nelle scuole. La Riforma ridimensiona
alquanto l’uso della grammatica e affermava il ruolo positivo dei dialetti.

Con la Riforma Gentile e l’introduzione del dialetto nelle scuole nei primi anni del Ventennio, l’insegnamento del dialetto in classe viene legato al recupero della tradizione folklorica da parte delle maestre e degli alunni, soprattutto della scuola elementare.

Arriva poi un uomo, un certo Benito Mussolini, a cancellare tutto con un colpo di spugna.

“Scusateci abbiamo sbagliato”.

Ma le vie del Signore sono infinite, per cui chi si domanderà: “Ma quest’affaraccio non lo avevamo già liquidato nel corso del Ventennio fascista?

Neanche per sogno: il Governo Berlusconi è il nuovo che avanza!

Insomma, è una proposta che è già stata cassata nei primi anni ’20. I tempi cambiano, direte voi. E’ vero, ma è anche vero che le cazzate sono come i diamanti: per sempre.

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Cari libri, libri cari

febbraio 4, 2009

libri

No, non parlerò della cosca Libri di Reggio Calabria. Non oggi, almeno.

Parlerò di una cosa completamente diversa: parlerò di cultura (e già questo è un paradosso, dirà qualcuno).

La cultura non ha prezzo e su questo siamo d’accordo.

I libri però, che per noi comuni mortali rappresentano il veicolo attraverso il quale assimilare la cultura stessa, ce l’hanno. E hanno un prezzo assai caro.

Che siano saggi scritti da magistrati (di recente ne ho letto uno di Giuseppe Ayala), che siano inchieste scritte da giornalisti, che siano libri universitari, che siano romanzi o biografie, i libri costano esageratamente troppo e questo è inoppugnabile.

17, 20, 24 euro per un libro, anche molto bello, sono assolutamente tanti. Soprattutto in un periodo in cui tanti, tutti si prodigano a spiegarci che “c’è crisi” e che i soldi scarseggiano.

Giovanni Floris, per esempio, dedica, ogni martedì, una puntata del suo “Ballarò” a temi di natura economica, portando in studio i più noti imprenditori e docenti di economia. In Italia ci sarebbero anche altre cose di cui parlare, ma non importa.

Dicevo che i libri costano parecchio, per questo, in Italia, si legge molto poco. Per questo in Italia, siamo un manipolo di ignoranti che, proprio in quanto tali, possono essere infinocchiati dal ricco di turno che avrà avuto modo di leggere più di noi. Sarà molto più facile truffare il popolo se il popolo è composto capre.

Sì, perchè, come nel 1200, ma anche in altre epoche, nel 2009 in Italia la cultura continua a essere una questione per pochi intimi, roba d’élite.  A scuola, ringraziando Dio, ci vanno quasi tutti, ma in pochi hanno la voglia e i soldi per approfondire le proprie conoscenze.

Questo per due motivi:

1) Produrre libri costa troppo. Di conseguenza le case editrici sono costrette a tenere prezzi alti.

2) I contributi statali, mi riferisco soprattutto alle piccole e medie case editrici, non sono sufficienti per consentire la creazione di un mercato accessibile a tutti.

Ma lo Stato che interesse ha a “creare” cittadini colti che, quindi, riuscirebbero con più facilità a scoprire porcate e intrallazzi?

Nessun interesse.

Allo Stato, in ogni epoca, ha sempre fatto comodo avere a che fare con un popolo ignorante: avere a che fare con gli ignoranti facilita, di molto, ogni compito.

Nel libro di Ray Bradbury, Fahrenheit 451, pubblicato nel 1951, (trasposto sul grande schermo da Francois Truffaut nel 1966), ambientato in un ipotetico futuro, leggere libri è considerato un reato per contrastare il quale è stato istituito un apposito corpo di vigili del fuoco impegnato a bruciare ogni tipo di volume. Chi viene sorpreso in possesso di libri, passa guai seri.

In Italia siamo più bravi. Abbiamo tagliato la testa al toro: prezzi alti così nessuno compra libri e si risparmiano pure i soldi per l’apposito corpo di vigili del fuoco.

In Fahrenheit 451 si applicava la repressione, in Italia usiamo metodi preventivi. Il risultato è sempre lo stesso: il popolo non deve sapere, in modo tale che non sia in grado di capire.