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Come cambierà l’ex Fiera di Pentimele: le idee, i rischi, e quei 30 milioni di euro che ballano in una zona “calda”

Mag 4, 2009

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da www.strill.it

Nel degrado da anni, quando, in realtà, per tanto tempo, ha rappresentato uno dei pochi polmoni verdi di Reggio Calabria: quel che resta della Fiera delle attività agrumarie di Pentimele, nella periferia nord della città, difficilmente può fare pensare al fatto che, in passato, quella stessa area ospitasse una prestigiosa fiera internazionale. Il complesso è da parecchi anni abbandonato al proprio destino: regnano incuria e sterpaglie, nonché lamiere e porte divelte e anche la recinzione muraria presenta diverse falle, facile accesso per chiunque volesse “colonizzare” la struttura.

Per quell’area, l’Amministrazione Comunale di Reggio Calabria ha in mente una riqualificazione, sdoganando la zona dall’antica destinazione d’uso. Il progetto, sul quale, probabilmente, sarebbe bene riflettere con attenzione, è particolare e ambizioso, ed è inserito all’interno del Piano triennale delle opere pubbliche 2009-2011: l’Amministrazione Comunale avrebbe infatti intenzione di riqualificare la zona attraverso la “realizzazione di strutture ad indirizzo sportivo-alberghiero e congressuale”.

Un investimento da 30 milioni di euro che, però, non graverebbe sul bilancio comunale: l’aspetto più particolare dell’idea è la volontà, da parte dell’Ente, di costruire l’opera in project financing.

Contattato telefonicamente, l’assessore ai Lavori Pubblici, Franco Sarica, spiega a strill.it le ragioni della scelta:

“Quella di riqualificare l’area dell’ex Fiera di Pentimele – dice – è una ferma volontà dell’Amministrazione Comunale di Reggio Calabria. L’attuale, vergognoso, stato di incuria in cui versa quella zona ci impone di fare qualcosa”.

In Italia il Project Financing è attuabile secondo quanto prescritto dalla normativa sui lavori pubblici. La legge di riferimento, la legge 109/1994, è stata sottoposta fino ad oggi una serie di modifiche. Il project financing è una metodologia rivolta al finanziamento di uno specifico progetto produttivo di un reddito autonomo e sufficiente a remunerare il capitale investito: in parole povere, il project financing è riservato alle opere che, una volta realizzate, saranno in grado di finanziarsi e di coprire i costi di progettazione e costruzione. In Italia, Il project financing (o finanza di progetto) ha trovato spazio specialmente nella realizzazione di opere di pubblica utilità. Il primo passo, per la realizzazione di un’opera tramite lo strumento del project financing, è la costituzione di una nuova società (Special Purpose Company) che avrà il compito di reperire i fondi necessari per costruire l’opera tramite azioni, fornite generalmente dai promotori e sponsor, che non dovranno superare l’ammontare del 15-20%, mentre il rimanente 80-85% da obbligazioni ottenute da un pool di banche.

La tecnica del project financing, verso la quale gli Enti guardano con crescente interesse, permette alle Pubbliche Amministrazioni di non sovraccaricare i propri bilanci con spese eccessive:

“La scelta di inserire il progetto nel Piano triennale delle opere pubbliche, approvato venti giorni fa dal Consiglio Comunale – spiega ancora l’assessore Sarica – ci permette di accelerare i tempi per la necessaria riqualificazione dell’area. In più – aggiunge – la scelta del project financing permetterà la realizzazione dell’opera senza spese eccessive per il Comune. In questo senso abbiamo già un precedente positivo, riguardante il porticciolo turistico di Catona (25 milioni di euro, ndi), per il quale, circa due mesi fa, è giunta una proposta”.

Come detto, però, la tecnica del project financing è, solitamente, adoperata per la costruzione di opere di pubblica utilità, quelle che si ripercuotono positivamente, e in maniera tangibile, sulla pelle dei cittadini: le operazioni effettuate seguendo gli schemi del project financing hanno prodotto cimiteri, parcheggi, tratti autostradali, scuole, ospedali, tunnel. La costruzione del ponte sullo Stretto di Messina, per fare un esempio illustre, dovrebbe avvenire tramite project financing.

Carlo Sinatra, già responsabile dell’Associazione Italiana Giuristi di Impresa per la Lombardia e la Liguria, a tal proposito afferma:

“Appare evidente che ad esempio il settore dello smaltimento rifiuti, quello dell’energia, del petrolchimico, della telecomunicazione, dei trasporti e dei servizi, quest’ultimo inteso in senso lato, anche sotto il profilo delle infrastrutture in un contesto connesso alle privatizzazioni in atto nel sistema Italia, appaiono strutturalmente idonei a beneficiare di un sistema puro, di project financing”.

Ed effettivamente, consultando svariate statistiche in merito, non si può fare a meno di notare che i settori nei quali, in Italia, la tecnica del project financing viene utilizzata con maggiore frequenza sono quelli relativi all’arredo urbano e verde pubblico, ai parcheggi e ad acqua, gas, energia, e telecomunicazioni. Li chiamano opere di pubblica utilità: sono quelli che migliorano il traffico, l’aspetto e la funzionalità di una città e, di conseguenza, la vita dei cittadini che la abitano.

Resta da capire se un centro congressuale, che risponda alle ambizioni turistiche di Reggio Calabria, possa essere inteso come opera di pubblica utilità. Secondo l’assessore ai Lavori Pubblici, Franco Sarica, sì:

“Reggio Calabria negli anni, grazie all’operato della Giunta Scopelliti è cambiata molto, e ci proponiamo di cambiarla ancora, in senso positivo. L’implementazione di strutture ricettive e congressuali rende appetibile una realtà, adesso per di più nobilitata dal titolo di città metropolitana”.

A dire il vero l’idea di realizzare “strutture ad indirizzo sportivo-alberghiero e congressuale”, viene lanciata già nel passato: è il movimento “Forza Reggio” a farsene promotore. In un intervista di circa due anni fa (il 25 aprile 2007), in vista delle elezioni comunali a Reggio Calabria, Enzo Ricordo, esponente di “Forza Reggio” e candidato nei ranghi di Forza Italia, afferma:

“L’area dell’ex fiera di Pentimele deve accogliere un complesso turistico alberghiero. È bene non dimenticare che il Consiglio Comunale nel 2002 aveva approvato la nostra petizione popolare, la quale, sottoscritta da migliaia di cittadini, prevedeva di dotare la città di duemila e cinquecento nuovi posti letto”.

I rischi che la realizzazione dell’opera tira in ballo, in particolare, sono soprattuto due: il primo riguarderebbe l’ambiente e l’eventualità che l’area dell’ex Fiera possa essere ricoperta da una colata di cemento. Ma, d’altronde, in città, movimenti come Legambiente, che pure dovrebbero fare “opposizione”, non hanno mosso un dito nemmeno dopo l’abbattimento degli alberi, proprio nella zona in questione. Dall’altra parte, mettere sul piatto una cifra così alta per un’opera edile, in una città come Reggio Calabria, in una zona come Pentimele, appannaggio delle cosche, della famiglia Tegano, soprattutto, comporta, inevitabilmente, delle possibilità di infiltrazioni mafiose.

Insomma, l’investimento di 30 milioni di euro destinato per l’opera e riservato all’anno 2009, che però slitterà agli anni successivi se non dovesse giungere alcuna offerta, può far sorgere diverse, legittime, perplessità:

“La nostra idea – precisa Franco Sarica – è quella di svolgere le attività nella piena trasparenza, come, peraltro, è sempre avvenuto. Per quanto riguarda il progetto, è bene sottolineare che quanto scritto nel Piano delle opere pubbliche non è affatto vincolante: se una società, in futuro, dovesse presentare un progetto convincente per un’opera diversa da quella indicata, l’Amministrazione potrebbe prendere tutto in seria considerazione. Dal canto mio – conclude – la speranza è quella di salvaguardare anche l’ambiente, mantenendo vivo il polmone verde dell’area, magari tramite la costruzione di un porticciolo turistico”.

Trenta milioni di euro per un centro congressuale che dovrebbe sorgere grazie alla tecnica del project financing: quella dell’Amministrazione Comunale di Reggio Calabria è, come detto, un’idea ambiziosa e particolare. Farà discutere, soprattutto qualora giungesse davvero una società vogliosa di realizzare qualcosa all’interno dell’area dell’ex fiera agrumaria; in quel momento il Comune dovrà valutare i cosiddetti “pro e contro”: l’effettiva pubblica utilità di un centro congressuale a Pentimele, il rischio, assolutamente da scongiurare, di una cementificazione della zona, i possibili, ancorché probabili, tentativi di infiltrazioni delle cosche in una parte della città in cui il predominio mafioso è innegabile. Fino a quel momento, come sottolineato anche dall’assessore ai Lavori Pubblici, Franco Sarica si resterà “nella fase delle idee”.

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Reggio Calabria e la sicurezza

aprile 10, 2009

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Era settembre e su questo blog si discuteva delle dichiarazioni del sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Scopelliti, che, al convegno del Movimento per le Autonomie, aveva dichiarato: “Reggio, a parte la ‘ndrangheta, è una città sicura”.

Una città così sicura che costringe il proprio Primo Cittadino a muoversi, nelle proprie uscite pubbliche, accompagnato da una scorta.

Comunque sia, ho già espresso la mia idea in proposito, ma l’ennesimo attentato subito da un dirigente del Comune di Reggio Calabria, Pasquale Crucitti, gambizzato ieri sera, da ignoti, mentre rientrava a casa, dovrebbe indurre tutti noi a fare qualche riflessione.

Il sindaco Scopelliti, quel sindaco che, nelle dichiarazioni, chiudeva in un compartimento stagno la ‘ndrangheta, è lo stesso sindaco che, nell’ultimo anno e mezzo ha dovuto incassare, purtroppo, numerosi attentati e/o avvertimanti da parte di quella signora chiamata ‘ndrangheta nei confronti della sua Amministrazione Comunale.

Riavvolgiamo il nastro.

Nel gennaio del 2008, nel giro di nemmeno una settimana viene prima incendiata l’autovettura dell’avvocato Franco Zoccali, all’epoca Capo di Gabinetto del sindaco, oggi City Manager del Comune di Reggio Calabria; poi, per ben due volte, i camion della Leonia SpA, la società che, per conto dell’Amministrazione Comunale, si occupa della raccolta dei rifiuti, vengono riempiti di piombo.

Passano diversi mesi, nel frattempo finisce la latitanza di uno dei capi carismatici della ‘ndrangheta reggina, Pasquale Condello, incomincia e finisce l’estate, ma, a ottobre, un altro attentato: vengono date alle fiamme le autovetture di Saverio Putortì, dirigente del settore Urbanistica.

Il settore Urbanistica in cui lavora Putortì, e quello dei Lavori Pubblici in cui opera Pasquale Crucitti, insieme al settore della raccolta dei rifiuti (ricordate gli spari ai camion Leonia SpA), sono, notoriamente, gli ambiti più delicati per gli amministratori locali del Meridione.

Proprio recentemente il Comune di Reggio Calabria ha stanziato un milione e 770 mila euro per far fronte alla manutenzione delle strade. Le cosiddette “strade-groviera”, riammodernate dalle ditte reggine e, nel giro di poche settimane, nuovamente in condizioni pietose, che hanno spinto il sindaco Scopelliti a paventare uno “scandalo mazzette” e indotto il Consiglio Comunale a istituire la Commissione d’indagine a Palazzo San Giorgio.

Sì, perchè c’è da aggiungere che dei settori Urbanistica e Lavori Pubblici, quelli dei due dirigenti minacciati, si è occupata, in questi mesi, la Commissione d’indagine presso Palazzo San Giorgio, coordinata dal consigliere di minoranza Nuccio Barillà: presentata in pompa magna, attiva nell’ombra, ha concluso i propri lavori, in ritardo siderale sulla tabella di marcia, alcune settimane fa. Ma non ha ancora informato la città (che avrebbe tutto il diritto di sapere) dei risultati ottenuti.

Siamo quasi alla fine della cronistoria. Dopo l’attentato a Putortì, nell’ottobre del 2008, i mesi passano, finisce la latitanza di un altro dei capi carismatici della ‘ndrangheta reggina, Giuseppe De Stefano, e si arriva, piano piano, ad oggi.

Anzi, a ieri. All’ennesimo avvertimento nei confronti dell’Amministrazione Comunale.

Se non fosse per lo scalpore e lo sdegno creato dall’agguato fisico a colpi di pistola patito da Crucitti, non ci sarebbe nulla di che sorprendersi. Sì, perchè, a Reggio Calabria (che è una città sicura, ricordiamolo) non passa notte in cui venga appiccato il fuoco a due, tre, quattro macchine. E anche le attività commerciali, di tanto in tanto, fanno boom (vedasi bar Malavenda e bar “Dolci sapori”).

Ma, quando nel mirino finisce l’Ente che amministra la città, allora la certezza che lo Stato parallelo, la ‘ndrangheta, sia più forte e deciso di quello vero, ufficiale, ritorna a galla.

E quindi, i venti nuovi investigatori promessi, nel corso della recente visita a Reggio Calabria, dal ministro dell’Interno, sono nulla in confronto a quello che servirebbe. E un sindaco come Scopelliti, assai stimato nei Palazzi romani, questo dovrebbe farlo presente alla politica nazionale.

Sollevare il problema sicurezza a livello nazionale, non significa stroncare i flussi turistici cui il sindaco Scopelliti tiene (giustamente) moltissimo. Significa costruire una città più sicura che, in futuro, possa fare proprio del turismo la propria risorsa principale.

Servirebbe anche per riscattare l’errore commesso a monte: non aver richiesto l’invio dell’esercito a Reggio Calabria, quando era possibile farlo.