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Recensione – Toghe rosso sangue

giugno 5, 2009

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Estraendo dall’oblio i casi dei ventisette magistrati uccisi in Italia dal 1969, Paride Leporace, oltre a raccontare ventisette vite spezzate per quello che viene definito “il senso del dovere”, ripercorre, inevitabilmente, le vicende più controverse, oscure e drammatiche della storia d’Italia del dopoguerra. Un Paese strano, l’Italia. Un Paese che ha sempre vissuto sul sottile filo di emergenze, economico-sociali, come la cosiddetta Questione Meridionale, eversive, legate al terrorismo, nero e rosso, politico-criminali, rappresentate dalla corruzione e dagli intrecci tra aule parlamentari e le mafie: il libro, racconta, quindi, storie di morte, di lacrime e di colpevoli.

In “Toghe rosso sangue” – La vita e la morte dei magistrati italiani assassinati nel nome della giustizia, edito da Newton Compton, ci sono proprio tutti i giudici uccisi in Italia: ci sono Francesco Coco, Girolamo Tartaglione ed Emilio Alessandrini, assassinati dal terrorismo rosso, Brigate Rosse e altri movimenti che negli anni di piombo hanno sparso il terrore per tutta l’Italia, ci sono Mario Amato, il giudice dalle scarpe bucate, e Vittorio Occorsio, trucidati dal terrorismo nero, quello di estrema destra, quello dei Nar (Nuclei armati per il terrorismo) e di Ordine nuovo. C’è poi l’infinita lista di giudici uccisi dalle mafie, da Cosa nostra: Terranova, Costa, Ciaccio Montalto, Chinnici, Livatino, il giudice ragazzino, fino a Falcone e Borsellino. Ci sono anche Francesco Ferlaino e Bruno Caccia, uccisi dalla ‘ndrangheta e Antonino Scopelliti, il giudice solo, per eliminare il quale si è resa necessaria una sinergia, una partnership tra siciliani e calabresi. C’è anche un giudice, Paolo Adinolfi, che ufficialmente non è nemmeno morto: lo hanno fatto scomparire. Un classico caso di “lupara bianca”. Tutti uomini, tranne una, Francesca Morvillo, moglie di Giovanni Falcone, magistrato, rimasta vittima nella strage di Capaci.
La toga, dunque, non è solo un vestiario richiesto dai codici, dalla procedura. Non è la parrucca dei giudici inglesi: è uno status, è il simbolo, come la bilancia lo è della Giustizia, di una vita che dovrebbe essere spesa, totalmente, per salvaguardare il diritto dei più deboli. La toga l’avevano sposata tutti i ventisette giudici uccisi in Italia dal 1969: non sarebbero stati uccisi se non avessero fatto con passione, ma, soprattutto, con competenza e coraggio, il proprio mestiere. L’Italia, probabilmente, sarebbe un Paese diverso, se solo una parte delle “Toghe rosso sangue” fosse viva. Un Paese strano, quello è nel DNA, ma, forse, migliore. Ma, come detto, le storie dei ventisette giudici trucidati, sono anche storie di colpevoli. Con la morte di questi giudici, infatti, l’Italia paga la propria colpa: la colpa di aver lasciato soli, alcuni persino senza scorta, quelli che erano dei semplici uomini, fatti di carne e ossa, rendendoli, di fatto, dei facili bersagli. Osteggiati in vita, eroi da morti. Falcone e Borsellino sono solo i casi più noti: il primo passo verso la solitudine e, quindi, la fragilità, è la delegittimazione, in passato come oggi.

Le emergenze, quelle che da sempre affliggono l’Italia, non si combattono e sicuramente non si vincono con gli eroi. Quelle partite, contro il terrorismo e le mafie, l’Italia le ha perse per colpe proprie, sacrificando, volutamente, alcune tra le migliori personalità e questo Paride Leporace, giornalista, già direttore di Calabria Ora e attuale direttore de Il Quotidiano della Basilicata, lo sa bene: per questo, tramite un minuzioso lavoro di ricerca, tramite la consultazione di giornali dell’epoca, degli atti giudiziari, l’ascolto delle testimonianze, riporta alla memoria di tutti la morte, ma, soprattutto, la vita di ventisette magistrati.

Perché il ricordo del sacrificio, la conoscenza del passato, sono il modo, unico e infallibile, di riappropriarsi della coscienza e dell’intero Paese. Sono l’unico modo di risalire la china e vincere e ripulire quelle toghe sporche di sangue.

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Lo scrittore che non sai

marzo 8, 2009

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In bagno solitamente leggo le Orazioni di Cicerone, in salotto, invece, preferisco le Metamorfosi di Kafka, mentre prima di dormire mi affido a Nietzsche o Freud.

Da oggi, però, abbandonerò tutto.

Per voi comuni mortali, infatti, oggi è semplicemente la festa della donna: mimosa a go-go e, nelle città meno bigotte, stripman in perizoma pronti ad allietare più o meno giovani donzelle.

Ma oggi succede qualcosa di molto più importante.

E voi questo non lo sapete.

Ve lo dico io: oggi, alle 21 presso il Kasino Flamingo di Reggio Calabria, in via Filippini, si terrà la presentazione del romanzo d’esordio di Peppe Plutino!

Quest’uomo:

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Peppe Plutino è il conduttore della seguitissima trasmissione “Sparliamone”. Quella che si occupa di temi caldi, attuali e controversi.

“Come uscire da una delusione d’amore”, per esempio.

Da oggi, però, Peppe Plutino è anche uno scrittore.

Il suo libro si intitola “La vita che non sai”, Città del Sole edizioni, dell’amico Franco Arcidiaco.

E’ un evento e ogni spesa è giustificata: perfino la gigantografia che campeggia tra le impalcature del Teatro Francesco Cilea, in via Osanna.

Devo ammetterlo, mi era sfuggita. Ma ho delle ottime gole profonde.

Peppe Plutino romanziere.

Un mio amico mi ha anche offerto mille euro per leggere il libro, dimostrandolo, ovviamente tramite un’accurata interrogazione. In tempo di crisi, potrei accettare.

“La vita che non sai”.

“Semplicemente leggilo…”

…se ci riesci.

Cari libri, libri cari

febbraio 4, 2009

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No, non parlerò della cosca Libri di Reggio Calabria. Non oggi, almeno.

Parlerò di una cosa completamente diversa: parlerò di cultura (e già questo è un paradosso, dirà qualcuno).

La cultura non ha prezzo e su questo siamo d’accordo.

I libri però, che per noi comuni mortali rappresentano il veicolo attraverso il quale assimilare la cultura stessa, ce l’hanno. E hanno un prezzo assai caro.

Che siano saggi scritti da magistrati (di recente ne ho letto uno di Giuseppe Ayala), che siano inchieste scritte da giornalisti, che siano libri universitari, che siano romanzi o biografie, i libri costano esageratamente troppo e questo è inoppugnabile.

17, 20, 24 euro per un libro, anche molto bello, sono assolutamente tanti. Soprattutto in un periodo in cui tanti, tutti si prodigano a spiegarci che “c’è crisi” e che i soldi scarseggiano.

Giovanni Floris, per esempio, dedica, ogni martedì, una puntata del suo “Ballarò” a temi di natura economica, portando in studio i più noti imprenditori e docenti di economia. In Italia ci sarebbero anche altre cose di cui parlare, ma non importa.

Dicevo che i libri costano parecchio, per questo, in Italia, si legge molto poco. Per questo in Italia, siamo un manipolo di ignoranti che, proprio in quanto tali, possono essere infinocchiati dal ricco di turno che avrà avuto modo di leggere più di noi. Sarà molto più facile truffare il popolo se il popolo è composto capre.

Sì, perchè, come nel 1200, ma anche in altre epoche, nel 2009 in Italia la cultura continua a essere una questione per pochi intimi, roba d’élite.  A scuola, ringraziando Dio, ci vanno quasi tutti, ma in pochi hanno la voglia e i soldi per approfondire le proprie conoscenze.

Questo per due motivi:

1) Produrre libri costa troppo. Di conseguenza le case editrici sono costrette a tenere prezzi alti.

2) I contributi statali, mi riferisco soprattutto alle piccole e medie case editrici, non sono sufficienti per consentire la creazione di un mercato accessibile a tutti.

Ma lo Stato che interesse ha a “creare” cittadini colti che, quindi, riuscirebbero con più facilità a scoprire porcate e intrallazzi?

Nessun interesse.

Allo Stato, in ogni epoca, ha sempre fatto comodo avere a che fare con un popolo ignorante: avere a che fare con gli ignoranti facilita, di molto, ogni compito.

Nel libro di Ray Bradbury, Fahrenheit 451, pubblicato nel 1951, (trasposto sul grande schermo da Francois Truffaut nel 1966), ambientato in un ipotetico futuro, leggere libri è considerato un reato per contrastare il quale è stato istituito un apposito corpo di vigili del fuoco impegnato a bruciare ogni tipo di volume. Chi viene sorpreso in possesso di libri, passa guai seri.

In Italia siamo più bravi. Abbiamo tagliato la testa al toro: prezzi alti così nessuno compra libri e si risparmiano pure i soldi per l’apposito corpo di vigili del fuoco.

In Fahrenheit 451 si applicava la repressione, in Italia usiamo metodi preventivi. Il risultato è sempre lo stesso: il popolo non deve sapere, in modo tale che non sia in grado di capire.

L’uomo più furbo

giugno 14, 2008

 L’uomo più furbo è lui.

Francesco Forgione, Rifondazione Comunista, anzi, chiedo scusa, Sinistra Arcobaleno.

Ex deputato, ex presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, non rieletto nel corso delle ultime consultazioni, pur essendo capolista in Calabria al Senato.

Forgione, che stimo moltissimo dal punto di vista politico, da presidente della Commissione Parlamentare Antimafia scrive, aggiornando la precedente, datata diversi anni addietro, una lunga e interessante relazione sul cosiddetto fenomeno ‘ndrangheta.

Fin qui niente di male, anzi. Ho avuto modo di leggere lo scritto di Forgione, ricavando tante notizie che torneranno utili nella mia, ancor giovane, carriera giornalistica.

Ma poi succede qualcosa, succede che, nell’anno in corso, il 2008, come detto, il quasi 48enne catanzarese Forgione non viene rieletto in Parlamento.

Un vero peccato dal mio punto di vista, che ho avuto modo di apprezzare la sua condotta durante l’ultima legislatura, un vero peccato per lui perchè dovrà rinunciare al corposo stipendio da parlamentare.

Per quanto mi riguarda dovrò aspettare cinque anni per rivedere, forse, in Parlamento Forgione.

Per quanto lo riguarda, invece, il compagno Forgione ha trovato subito una soluzione per fare quattrini: ‘Ndrangheta. Boss, luoghi e affari della mafia più potente al mondo.

E’ questo il titolo del libro dell’ex presidente della Commissione Antimafia.

Non c’è che dire, per il suo esordio letterario, Forgione ha scelto un tema interessante, ancorchè appetibile per le vendite.

Soprattutto se il malcapitato acquirente non sa che il libro altro non è se non la relazione compilata da Forgione durante l’ultima legislatura. Una relazione che può essere consultata, integralmente, tramite una veloce ricerca su google, che vi farà rimbalzare su una delle pagine del sito della Camera dei Deputati.

Per inciso, il libro costa 14 euro.