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Il ritorno dei “Monnezza”

novembre 13, 2009

spazzatura

Il teatro principale è quello del film di Giuseppe Tornatore, Baarìa.

L’Italia, il Sud, vanno avanti di emergenza in emergenza. Probabilmente perchè, nelle fasi di emergenza si prendono, di conseguenza, decisioni straordinarie, si elargiscono, quindi, risorse, soprattutto economiche, straordinarie.

Dopo l’emergenza rifiuti in Campania, quindi, arriva (o, meglio, ritorna) quella siciliana. Sì perchè Palermo, già negli scorsi mesi, era stata sommersa da montagne di spazzatura. Adesso, invece, come detto, l’epicentro è Bagheria, dove, proprio ieri, sono stati bruciati cumuli di immondizia, sparsa per le strade.

E la storia recente, la cronaca giudiziaria, ci hanno dimostrato che dove c’è un’emergenza rifiuti c’è di mezzo la criminalità organizzata.

E’ accaduto in Campania, dove il Governo ha messo in campo persino l’esercito per sgomberare le strade dalla spazzatura.

E c’è, come ben sapete, anche un’ordinanza del Gip di Napoli che accoglie la richiesta d’arresto per un sottosegretario del Governo Berlusconi, Nicola Cosentino, candidato in pectore alla presidenza della Regione Campania e, secondo i giudici, coinvolto, insieme con i clan dei casalesi, proprio nell’affaire rifiuti.

L’accusa per Cosentino, infatti, è quella di concorso esterno in associazione mafiosa. Il Gip, quindi, ha chiesto l’autorizzazione al Parlamento per poter procedere all’arresto, nel frattempo, però, Cosentino, e qui non si parla di legge ma di morale, non ha ancora manifestato la volontà di dimettersi.

Rifiuti-mafie.

E’ accaduto in Campania (a prescindere dall’innocenza o colpevolezza di Cosentino), sta accadendo in Sicilia e non mi sorprenderei di vedere, quanto prima, una situazione simile in Calabria, dove l’emergenza rifiuti comincia, ufficialmente, nel 1998.

A proposito della Sicilia, il 24 giugno scorso Giuseppe Oddo, su IlSole24ore, scriveva qualcosa di molto giusto, alla luce di quanto sta accadendo:

L’emergenza, però, come dicevamo, va ben oltre Palermo. Dalla città è già arrivata ai Comuni limitrofi e ha cominciato a contagiare altre province della Sicilia. Alle porte di Palermo la situazione è al limite dell’ordine pubblico. Tant’è che la Regione è pronta a erogare crediti ai Comuni travolti dall’emergenza, sotto forma di anticipazioni di cassa sui trasferimenti futuri. Un modo per evitare che la situazione sociale degeneri. Bagheria da oltre una settimana è invasa dalla spazzatura per il dissesto del Coinres. Il consorzio che riunisce ventidue Comuni del palermitano come Villabate, Ficarazzi e Bagheria è una fabbrica di debiti.

“Ecco perchè l’emergenza rifiuti in Sicilia non è affatto risolta” era il titolo profetico dell’articolo.

Sono interessanti anche le dichiarazioni, di qualche settimana fa di Gaetano Pecorella che, oltre a essere avvocato di Berlusconi, è anche presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sugli illeciti connessi al ciclo dei rifiuti:

“In Sicilia non c’è ancora uno stato di emergenza sulla gestione dei rifiuti ma se non sicostruiranno i termovalorizzatori si andra’ prima o poi al collasso”.

Ricordiamoci del legame rifiuti-mafie.

E ricordiamo cosa c’è scritto nell’ordinanza di arresto per Nicola Cosentino sul termovalorizzatore da costruire nel territorio di Santa Maria La Fossa Abbate:

L’intervento dell’indagato Cosentino, del collega Mario Landolfi e del sindaco di Santa Maria La Fossa Abbate, converge con quello dei fratelli Orsi, allorquando i due parlamentari s’impegnano in una ‘forte pressione’ affinché in quel territorio fosse realizzato un termovalorizzatore dopo il
fallimento del progetto iniziale di allocare in quell’area una discarica

Sì perchè costruire un termovalorizzatore costa e se di mezzo ci si mette la criminalità organizzata, allora i soldi, elargiti dallo Stato, rischiano di finire in mani assai sporche.

Emergenza rifiuti in Campania: c’è di mezzo la camorra e si cercano accordi per la costruzione di un termovalorizzatore.

Emergenza rifiuti in Sicilia: Gaetano Pecorella, deputato del Pdl, presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sugli illeciti connessi al ciclo dei rifiuti, auspica la costruzione di termovalorizzatori sull’isola.

Emergenza rifiuti in Calabria: annunciata nel 1998. C’è chi vorrebbe un raddoppio del termovalorizzatore di Gioia Tauro.

Il meccanismo del gioco è sempre lo stesso.

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“Cambiando i governi niente cambia lassù”

febbraio 28, 2009

banca_del_mezzogiorno

In principio era il Verbo.

Subito dopo arrivò la Cassa del Mezzogiorno. E’ il 1950 quando il Governo di Alcide De Gasperi decide di istituire un ente per finanziare iniziative industriali tese allo sviluppo economico del meridione d’Italia, allo scopo di colmare il divario con le regioni settentrionali. Di lì a poco la Penisola avrebbe conosciuto il boom economico, il miracolo italiano.

Al Sud, però, gli unici miracoli che si ricordino sono quelli di San Gennaro, a Napoli, mentre sono stati, sono e saranno tantissimi i “boom”. Firmato mafie.

Dopo la Cassa del Mezzogiorno, per tentare di risollevare il Meridione, in perenne stato di arretratezza, arriva un’altra idea: la 488.

Cos’è la legge 488?

La Legge 488/92 prevede la concessione di agevolazioni in favore delle imprese che intendono promuovere dei programmi di investimento in territori “particolarmente depressi”.

I territori del Meridione.

Non dico nulla, vi copio e incollo soltanto ciò che scriveva, appena pochi giorni fa, Antonello Caporale su la Repubblica. Lo condivido in pieno:

La legge 488, la figlia illegittima della Cassa del Mezzogiorno, provoca l’emigrazione al contrario: imprenditori del Nord che scendono al Sud, nel profondo Sud, ripuliscono le casse del Ministero per lo Sviluppo Economico, gabbano migliaia di ragazzi e si eclissano. Oppure solleticano la verve imprenditoriale della mafia locale, coperta dal silenzio della gente e da un manipolo di prestanome. Chi (pochi) finisce in cella, chi (tanti) fugge all’estero, chi (la maggioranza) aspetta che la giustizia si fermi al traguardo della prescrizione.

E infine:

La legge 488, la famigerata 488, ha generato la più grande catena truffaldina nella già devastata economia del sud.

Cerchiamo di non perdere il filo: abbiamo parlato della Cassa del Mezzogiorno e della legge 488.

Insomma, il Sud non cammina e quando cammina lo fa a marce basse. Lo Stato negli anni fa credere di volerle provare tutte per risollevare una porzione assai significativa, dal punto di vista storico e demografico, del proprio territorio.

Oggi, l’ennesimo tentativo che, probabilmente, farà la brutta fine degli altri due strumenti di cui ho appena finito di parlare: il Ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ha scelto il congresso del Movimento per l’Autonomia per annunciare la notizia dell’istituzione della Banca del Mezzogiorno.

La Banca del Mezzogiorno avrà cinque milioni di euro di capitale: la sua istituzione è prevista dall’articolo 6-ter della Finanziaria 2009.

Vi segnalo il punto uno:

1.Al fine di assicurare la presenza nelle regioni meridionali d’Italia di un istituto bancario in grado di sostenere lo sviluppo economico e di favorirne la crescita, è costituita la società per azioni «Banca del Mezzogiorno».

Il punto tre:

3.Con il decreto di cui al comma 2 sono altresì disciplinati:
a) i criteri per la redazione dello statuto, nel quale è previsto che la Banca abbia necessariamente sede in una regione del Mezzogiorno d’Italia;
b) le modalità di composizione dell’azionariato della Banca, in maggioranza privato e aperto all’azionariato popolare diffuso, e il riconoscimento della funzione di soci fondatori allo Stato, alle Regioni, alle Province, ai Comuni, alle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e altri enti e organismi pubblici, aventi sede nelle regioni meridionali, che conferiscono una quota di capitale sociale;
c) le modalità per provvedere, attraverso trasparenti offerte pubbliche, all’acquisizione di marchi e di denominazioni, entro i limiti delle necessità operative della Banca, di rami di azienda già appartenuti ai banchi meridionali e insulari;
d) le modalità di accesso della Banca ai fondi e ai finanziamenti internazionali, con particolare riferimento alle risorse prestate da organismi sopranazionali per lo sviluppo delle aree geografiche sottoutilizzate.

E il punto quattro:

4.È autorizzata la spesa di 5 milioni di euro per l’anno 2008 per l’apporto al capitale della Banca da parte dello Stato, quale soggetto fondatore. Entro cinque anni dall’inizio dell’operatività della Banca tale importo è restituito allo Stato, il quale cede alla Banca stessa tutte le azioni a esso intestate a eccezione di una.

Tremonti, a margine dell’annuncio, ha detto una cosa giusta: “Il problema non è la quantità ma la capacità di spesa, non è quante risorse sono assegnate ma quante sono spese e spese bene. Non è un problema di stanziamenti, ma dell’effettivo utilizzo degli stanziamenti stessi. Il problema è anche nella necessità che la classe politica abbia responsabilità e capacità di governo”.

E’, come ho detto, un ennesimo tentativo. Uno specchietto per le allodole che, grazie all’incapacità e alla connivenza della politica, probabilmente diverrà ben presto un succulento bocconcino per la criminalità organizzata.

A proposito, il casalese Nicola Cosentino, sottosegretario dell’Economia, a proposito della Banca del Mezzogiorno, dice: “Sarà il principale volano dell’economia meridionale. Il suo atto di nascita aggiunge un pezzo importante al mosaico di sviluppo del Mezzogiorno. La Banca del Sud, di cui ieri è stato firmato il decreto attuativo, servirà a dare ossigeno ai programmi di sviluppo del Meridione”. 

A Casal di Principe, a Palermo e, perchè no, a Reggio Calabria qualcuno sta già brindando.